28/11/2021
La costa che oggi conosciamo come Scoglitti cela una storia millenaria, intessuta di eventi marittimi, minacce da oltre mare e la semplice ma potente descrizione del suo paesaggio. Ma da dove deriva il nome che porta? Per comprenderlo, dobbiamo fare un viaggio a ritroso nel tempo, esplorando documenti antichi e le testimonianze di coloro che per primi hanno descritto questo tratto di litorale siciliano.

Le prime tracce scritte che riguardano questa specifica area geografica ci giungono da fonti lontane nel tempo e nella cultura. Un riferimento precoce si trova nell'opera del celebre geografo arabo Edrisi (o Idrisi), risalente al 1154. Nel suo 'Libro di Re Ruggero', Edrisi menziona una località chiamata 'Penisola dei Colombi' (gazirat al hamam), che l'autore del testo fonte identifica con l'odierna Scoglitti. Edrisi la colloca a una distanza di 7 miglia da un punto che lui chiama K.r.n.i. Tradizionalmente identificato da alcuni studiosi, come Michele Amari, con Cammarana, l'autore della fonte suggerisce invece un'identificazione più probabile con Capo Scaramia o Scalambri (ras karani). Questa correzione è significativa, poiché la distanza tra Scoglitti e Cammarana è assai inferiore a un miglio, mentre 7 miglia (circa dieci chilometri) corrispondono meglio alla distanza tra la collina di Cammarana e Capo Scaramia. Questo primo toponimo, 'Penisola dei Colombi', ci offre uno spaccato della percezione di questo luogo nel XII secolo, forse legato alla presenza di questi volatili o a qualche caratteristica geografica che ricordava una penisola.
Il Battesimo del Nome: Naufragi e Scogli
Il nome 'Scoglitti' come lo conosciamo oggi compare per la prima volta nei documenti storici molto più tardi, all'inizio del XIV secolo. Michele Amari, nelle sue 'Istorie...', riferisce di un evento drammatico accaduto nel luglio del 1300, alla fine della Guerra del Vespro. La flotta di Roberto d’Angiò fu colpita da una violenta libecciata dopo la 'strage di Gulfi'. Il naufragio avvenne «presso li Scoglitti sulle rive di Camerina». Questo evento portò alla dispersione sulla spiaggia di numerosi cadaveri di soldati angioini. È in questo contesto di tragedia marittima che per la prima volta compare il toponimo Scoglitti (talvolta italianizzato anche come Scoglietti). Il nome fu assunto, come chiaramente indicato dalla fonte, dalla caratteristica predominante di quel tratto di mare: essere pieno di scogli. La parola dialettale 'scugghitti', derivata da 'scuogghiu', comune nelle parlate della Sicilia sud orientale, dovrebbe indicare una vasta distesa di scogli piccoli. L'autore del testo suggerisce che la forma diminutiva in –ittu/itti possa far pensare a un influsso del dialetto di Caltagirone, città che nei primi secoli del Mille aveva un controllo significativo sulla zona costiera da Gela verso Cammarana.
Una Costa Sotto Assedio: Pirati e Difese
Per secoli, i rapporti tra la Sicilia e la costa nordafricana furono segnati da un'alternanza di conflitti e scambi commerciali. Dopo la conquista araba del Nord Africa nel VII secolo d.C., l'isola subì la minaccia costante che culminò nella sua stessa conquista, iniziata nell'827 e completata nel 902. Con la successiva conquista normanna, la situazione si invertì e fu la Sicilia a condurre incursioni sulle coste africane. Tuttavia, dal 1399, con il sacco di Terranova, il pericolo per le coste siciliane tornò prepotentemente. Questo pericolo si trasformò in un vero incubo dopo la conquista di Costantinopoli nel 1453 da parte dei Turchi e, soprattutto, con l'insediamento ad Algeri (dal 1517) e Tunisi dei pirati barbareschi, sostenuti dall'Impero Turco (la Sublime Porta). Si scatenò una vera e propria guerra marittima, caratterizzata da improvvise e violente incursioni sulle coste. Queste incursioni portavano a saccheggi, violenze, distruzioni e, tragicamente, alla cattura di schiavi che venivano poi riscattati, quando possibile. Anche nella zona di Scoglitti, molte persone furono rapite dalle loro case e rese schiave. Il Conte di Modica Federico I Enriquez Cabrera, nel suo testamento del 1538, lasciò persino un fondo apposito per il riscatto di questi sventurati.
Nonostante la morsa si fosse un po' allentata dopo la battaglia di Lepanto nel 1571, il pericolo dei pirati rimase sempre elevato. Ne è prova l'incarico che il viceré Colonna affidò nel 1583 all'ingegnere fiorentino Camillo Camiliani. Il suo compito era quello di ispezionare tutte le coste della Sicilia per individuarne i punti deboli e verificare dove i barbareschi avessero la possibilità di ancorarsi e sbarcare indisturbati. La sua 'Descrizione della Sicilia' (1584) offre un quadro dettagliato della costa degli Scoglietti.
Lo Sguardo dell'Ingegnere Militare: Camiliani sulla Costa degli Scoglietti (1583)
Camiliani, nel suo resoconto del 1583, descrive la costa a partire dalla foce del fiume Dirillo. Dopo aver menzionato una spiaggia simile alla precedente, con selve circostanti e un litorale arenoso, per lo spazio di sei miglia, descrive la cala della Balata con due ridotti. Il primo, abbracciato da rocce a semicerchio, è considerato pericoloso per l'isolamento ma capace di ospitare quattro bergantini. Un'altra cala con lo stesso nome ("della Balata") segue, anch'essa priva di riparo dalle rocce circostanti. Poco più avanti, Camiliani descrive un'altra cala chiamata del Cefaglione, considerata più pericolosa delle altre, capace di quattro galeotte. La punta e gli scogli omonimi le offrono riparo, rendendola più coperta. Vicino a questa, un'altra cala omonima, ma più grande, potrebbe occultare sei galere. Le spalle rocciose molto scoscese e precipitose rendono difficile lo sbarco per i corsari in quella zona.
È a un miglio e un terzo dalla cala del Cefaglione che Camiliani arriva alle "rupi degli Scoglietti". Egli le descrive come sette ridotti molto scoperti, con rocce percosse dal mare. La caratteristica fondamentale che Camiliani rileva è che queste rocce e le numerose pietre vicino al lido ("pietre in copia, che apportano seccagne a quella parte") rendono impossibile per i corsari accostarsi a terra e fare danni. Il sito è descritto come molto sterile e selvaggio, privo di commercio, con solo un sentiero usato dai guardiani che pattugliano il litorale. Alla fine di queste rupi, una punta declina verso la spiaggia di Camerana. Di fronte a questa spiaggia, "lontano un tratto di fromba" (a breve distanza), si vedono tre scogli isolati e molto scoscesi, disposti in forma triangolare, su cui è difficile salire. Camiliani nota che le alture precedenti prendono il nome da questi scogli. Questa spiaggia di Camerana è descritta come arenosa e scoperta, estesa per un terzo di miglio.
La descrizione di Camiliani nel 1583 conferma la percezione del luogo legata alla presenza di scogli e rocce, e ne sottolinea l'importanza strategica come difesa naturale contro gli sbarchi pirici, un aspetto che rinforza l'etimologia del nome Scoglitti.
Mappa dei Nomi Antichi della Costa
Per orientarsi meglio nella toponomastica storica di questo tratto di costa, è utile consultare le denominazioni antiche raccolte da studiosi come Pace (1927). Partendo dalla foce del Dirillo, troviamo una serie di nomi che descrivono diverse caratteristiche del litorale:
Forgia del Durillo
Maccia Tunna
Furgitella dell’Arciarito (piccola foce di un modesto corso d'acqua)
Punta di Safagghiuni (chiamata anche Grafaglione, Cefaglione, Zafaglione - è la Valata già citata da Camiliani, il nome deriva dalla pianta Chamaerops humilis L., abbondante nella regione)
Valata già ricordata da Camiliani
Scuogghiu Tunnu (con piccola fonte sulla spiaggia)
Punta Bianca (corrisponde a Punta Grande nelle carte del 1868)
Punta Nìura (corrisponde a Punta Viga nelle carte del 1868)
Punta ‘i l’Ancili - Scoglitti: (questo nome più esteso comprende diverse aree locali come Punta del Faro, Scalo, Scogliera dell’Arenella, Ciaramiraro, Palummara - che sono gli Scuogghi ‘i fora)
Maccuna ‘i Cammarana (sbocco dell'emissario del prosciugato "Salito")
Forgia ‘i Cammarana (vicino alla base della torre a levante, dove Camiliani e Massa ricordano il Ridotto del Corvo sotto le rupi)
Cammarana
Questa ricchezza di toponimi antichi ci mostra come la costa fosse minuziosamente conosciuta e descritta attraverso le sue caratteristiche fisiche, dalle falesie alle spiagge, dagli scogli alle foci dei corsi d'acqua, e persino alla vegetazione locale come nel caso del Safagghiuni, oggi noto come Baia Dorica e identificato con la palma nana o palma di San Pietro Martire (Chamaerops humilis).
Domande Frequenti sulla Storia di Scoglitti
Q: Perché la località si chiama Scoglitti?
A: Il nome Scoglitti deriva dalla caratteristica principale del suo litorale, che è ricco di scogli. Questo è attestato dai documenti storici, in particolare da quello del 1300 che per primo menziona il toponimo in relazione a un naufragio avvenuto "presso li Scoglitti".
Q: Quando compare per la prima volta il nome Scoglitti nei documenti storici?
A: La prima attestazione del toponimo Scoglitti risale al luglio del 1300, in un resoconto del naufragio della flotta di Roberto d'Angiò dopo la strage di Gulfi, come riportato da Michele Amari.
Q: La costa di Scoglitti fu interessata dalla pirateria?
A: Sì, la costa di Scoglitti fu un'area a rischio, soggetta alle incursioni dei pirati barbareschi provenienti dal Nord Africa, soprattutto tra il XIV e il XVII secolo. Queste incursioni portavano a saccheggi e alla cattura di persone ridotte in schiavitù.
Q: Chi era Camillo Camiliani e cosa ha descritto riguardo Scoglitti?
A: Camillo Camiliani era un ingegnere fiorentino incaricato nel 1583 di ispezionare le coste siciliane per valutarne le difese contro i pirati. Nella sua opera, descrive dettagliatamente la costa degli Scoglietti, evidenziando come le rocce e gli scogli rendessero difficile lo sbarco per i corsari, confermando la valenza difensiva naturale del luogo.
Q: Cosa significa il toponimo antico Cefaglione o Zafaglione?
A: Cefaglione, Zafaglione o Safagghiuni è un nome antico per una zona della costa (oggi Baia Dorica) che deriva dal nome dialettale della palma nana (Chamaerops humilis), una pianta abbondante nella regione.
Conclusione: Un Nome Radicato nel Territorio
In definitiva, il nome Scoglitti non è frutto del caso, ma è profondamente radicato nella natura stessa del luogo: una costa ricca di scogli che non solo ne ha definito l'aspetto, ma ha anche giocato un ruolo cruciale nella sua storia, fungendo da ostacolo naturale contro le minacce provenienti dal mare, come quelle dei pirati barbareschi. Dalle prime menzioni come 'Penisola dei Colombi' alle dettagliate descrizioni militari di Camillo Camiliani, la storia di questo tratto di litorale siciliano è un affascinante intreccio di geografia, eventi storici e nomi che ne raccontano l'identità profonda, un'identità che risuona ancora oggi nel suo nome: Scoglitti, la terra degli scogli.
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