Cosa c'è sulla Cassia?

Sulla Via Cassia: Percorsi Millenari d'Italia

17/07/2024

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La Via Cassia rappresenta una delle arterie stradali più significative della storia italiana, un percorso che affonda le sue radici nell'epoca della Repubblica Romana e che ha continuato a evolversi e a influenzare la viabilità della penisola per millenni. Non una semplice strada, ma un vero e proprio testimone dei cambiamenti politici, economici e geografici, collegando la capitale con importanti centri etruschi e aprendo la strada verso il nord Italia. Esplorare la Via Cassia significa ripercorrere tappe cruciali del passato, scoprendo come le esigenze di un impero in espansione e, successivamente, le trasformazioni medievali abbiano plasmato il territorio e i percorsi.

Cosa c'è sulla Cassia?
All'inizio della via Cassia, al sesto miglio, nella parte attualmente inglobata all'interno della città, si trova la cosiddetta (in epoca medievale) Tomba di Nerone, che dà anche il nome a quella zona, benché il sarcofago posto sul ciglio della strada (poco prima del sesto miglio), contenga in realtà i resti di Publio ...
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La Cassia Vetus: Origini e Primo Percorso

Contrariamente alla maggior parte delle vie consolari romane che prendevano avvio dal Miliarium Aureum nel Foro Romano, la Cassia Vetus, il percorso più antico (III-II sec. a.C.), partiva da Ponte Milvio, a nord di Roma. Questa peculiarità sottolinea la sua funzione originale: segnare le miglia percorse specificamente nel territorio etrusco, posto sulla destra idraulica del Tevere. Poco dopo Ponte Milvio, la Cassia si separava dalla Via Flaminia, dirigendosi a sinistra.

Nelle prime miglia, il tracciato presentava punti di riferimento storici e logistici. Al sesto miglio, nell'area oggi inglobata nella città, si trova la cosiddetta Tomba di Nerone, un monumento medievale che in realtà custodisce i resti di Publio Vibio Mariano. Qui sorgeva la mansio ad sextum, un punto di sosta cruciale. Al settimo miglio, la via incrociava un acquedotto che captava le acque del Lago di Bracciano. La Cassia condivideva il percorso iniziale con la Via Clodia, separandosi da essa nei pressi dell'attuale località La Storta, al nono miglio. Dopo un'ulteriore mansio al decimo miglio, sulla sinistra si diramava la Via Braccianese Claudia.

Proseguendo verso nord, superata l'area di Veio, tra il diciottesimo e il diciannovesimo miglio, si incontrava la Mansio ad Vacanas. Qui, sulla destra, iniziava la Via Amerina (III sec. a.C.), un'importante via di collegamento che conduceva a Clusium (Chiusi) attraverso città come Orte, Amelia, Todi e Perusia (Perugia). La Tabula Peutingeriana evidenzia chiaramente questo percorso originale dell'Amerina fino a Chiusi via Perugia, che era un punto di arrivo sia per la Cassia che per l'Amerina.

La consolare Cassia attraversava poi centri vitali come Sutri e Forum Cassi, nei pressi dell'odierna Vetralla, addentrandosi forse nella suggestiva Selva Cimina. Il suo cammino in Etruria (o Tuscia) toccava Aquae Passaris, l'area termale a ovest dell'odierna Viterbo (la strada passerà dentro la città solo in epoca medievale), e Mons Flascun (Montefiascone), come menzionato negli Annales Stadenses, prima di raggiungere Volsinii (Bolsena), un'altra importante mansio.

Dopo Volsinii, il tracciato basolato raggiungeva Urbs vetus (Orvieto), l'antica città etrusca di Velzna, celebre per la sua rupe che dominava il fiume Clanis, considerato Sacro dagli Etruschi. Il Clanis, originario vicino Arezzo, si univa al fiume Paglia presso Ciconia di Orvieto, confluendo poi nel Tevere. La Cassia Vetus scendeva nel fondovalle di Orvieto per attraversare il Paglia. La posizione esatta del ponte è dibattuta, con ipotesi che lo collocano in località Colonnacce o lo identifichino con il Pons Iulianus (oggi Ponte Giulio), restaurato dall'imperatore Gioviniano nel IV secolo e ripristinato da Papa Giulio II nel XVI secolo. I maestosi ruderi di Ponte Giulio sono visibili a nord di Orvieto.

È interessante notare che la Tabula Peutingeriana menziona la mansio ad Paliam fluminem lungo una variante della Cassia (la Via Traiana Nova del 108 d.C.) che collegava Volsinii a Clusium evitando Orvieto. Questa stazione potrebbe essere nei pressi del ponte sul Paglia sotto Monterubiaglio. Non è certo se la Cassia Vetus originale utilizzasse questo ponte o avesse una sua diramazione dedicata.

Superato il Paglia, la Cassia Vetus giungeva ai fines Clusinorum, il confine tra l'area di Chiusi e quella di Orvieto, toccando gli odierni comuni di Fabro e Ficulle. Da qui, correva longitudinalmente nel fondovalle del fiume Clanis, sulla sua destra idraulica (lato occidentale) ma a una quota superiore rispetto all'alveo, risalendo la valle verso nord in direzione di Clusium. All'altezza di Chiusi, abbandonava il fondovalle per salire sulla rupe della città etrusca attraverso l'odierna Via Cassia-Aurelia, un percorso che collegava la Cassia Vetus e l'Etruria interna con la Via Aurelia. Lungo questa via si trova la Catacomba di Santa Caterina d'Alessandria, con sepolture miste pagane e cristiane.

Come accennato, Chiusi era un nodo cruciale, non solo punto di arrivo della Cassia e della Via Amerina, ma anche collegata a Roma tramite la navigazione fluviale sul Clanis e sul Tevere. Dalla città etrusca, che conobbe grande splendore in età ellenistica, partivano percorsi etruschi che la connettevano con le altre civitates dell'Etruria.

Il Primo Prolungamento: Da Chiusi ad Arezzo e Verso il Nord

La Repubblica Romana decise di estendere la Cassia Vetus da Chiusi fino ad Arezzo, attraversando l'agro cortonese. Questo nuovo tracciato, anteriore al 187 a.C., partiva dalla strategicamente importante Clusium, scendeva dalla rupe e si dirigeva verso nord-ovest. Il percorso antico del III-II secolo a.C., precedente alla variante augustea per la mansio ad Novas di Acquaviva, passava per Montevenere (con un tempio dedicato a Venere) e colle San Paolo. Dopo Dolciano e nei pressi di Poggio Gaiella, la strada scendeva nuovamente nel fondovalle del Clanis, attraversandolo con un ponte etrusco-romano ai piedi di Poggio Falcone (oggi forse sommerso).

Da qui, passando per Madonna del Popolino, Mugnanesi e Binami, si raggiungeva Pozzuolo, dove, a dodici miglia romane dalla porta di Chiusi, si trovava probabilmente la mansio Ad statuas, menzionata nell'Itinerarium Antonini. Da Pozzuolo, vari percorsi (come quelli per loc. I Bertoni o per il cimitero di Pozzuolo) portavano a Ferretto, Pietraia e infine alla Strada Lauretana, che conduceva a Camucia, Cortona e Arretium (Arezzo), ricalcando in gran parte l'odierna S.S. 71 tra Cortona e Arezzo. Esistevano anche percorsi alternativi, come quello per Petrignano del Lago, Strada della Stella e Centoia (il cui nome richiama le centuriazioni romane), il più breve per raggiungere Camucia, sebbene con alcuni dislivelli. La molteplicità di tracciati suggerisce che, durante la manutenzione di uno, si potesse utilizzare un altro.

Nel 187 a.C., la Cassia Vetus fu ulteriormente prolungata fino a Faesulae (Fiesole). Il dibattito accademico verte sull'esatto itinerario di questo tratto. Alcuni propendono per la Strada dei Setteponti, di origine etrusca, mentre altri suggeriscono un percorso più a ovest, ricalcando in parte l'attuale S.R. 69 e l'A1, passando per Montevarchi, San Giovanni Valdarno, Figline e Incisa, con l'obiettivo finale di raggiungere Bologna per ragioni militari. Tito Livio riporta che il console Flaminio, dopo vittorie sui Liguri, per tenere occupati i soldati, fece costruire la strada da Bononia (Bologna) ad Arretium (Arezzo), passando per Fiesole. Ciò implica che il tratto Chiusi-Arezzo fosse probabilmente già esistente.

Marco Tullio Cicerone, nel I sec. a.C., afferma che la Cassia divide in due l'Etruria e che per raggiungere Mutina (Modena) si potevano usare la Flaminia, l'Aurelia o la Cassia. Questo potrebbe riferirsi al tratto Arezzo-Bologna, considerato un prolungamento della Cassia Vetus, o ad altri percorsi appenninici come la Piccola Cassia. Alcuni studiosi definiscono il tratto Arezzo-Bologna del 187 a.C. "Via Flaminia Militare" a causa del suo costruttore, Gaio Flaminio, ma è più appropriato parlare di "Via Cassia militare" per una diramazione della Cassia Vetus, assente nella Tabula Peutingeriana che privilegiava i percorsi commerciali. Cicerone chiarisce che la Cassia offriva una via mediana attraverso gli Appennini per raggiungere la Gallia Cisalpina.

Il Secondo Prolungamento: Verso la Costa Tirrenica

Il percorso della Cassia fu ulteriormente esteso. Un nuovo tratto, da Faesulae (Fiesole), raggiungeva Pistorium (Pistoia), da cui si diramava verso nord la cosiddetta Piccola Cassia in direzione di Modena. Da Pistoia, la consolare proseguiva per Luca (Lucca) seguendo l'itinerario dell'odierna S.R. 435 Lucchese. Da Lucca, il tracciato si innestava sul percorso della Via Clodia Nova, attraversando la valle del Serchio e la Garfagnana, fino a raggiungere Luna (colonia romana). Questo lungo itinerario permetteva di aggirare l'area costiera all'epoca impaludata.

È significativo che, lungo questo nuovo tracciato nei pressi di Fiesole, lungo il fiume Arno, fu fondata Florentia (Firenze) nel I secolo a.C., una città destinata a diventare un nodo cruciale nella rete viaria.

Successivamente, con la bonifica dell'area costiera, fu realizzata una variante più rapida per collegare Lucca a Luna. A Lucca fu creato un nuovo bivio che, a partire dal I secolo a.C., permetteva di seguire un itinerario che valicava il Monte Magno per raggiungere Campus Maior (Camaiore) e un Campus dove sarebbe sorta in seguito Pietrasanta. Questo Campus romano aveva come Decumano il prolungamento della Cassia da Lucca e come Cardo il futuro prolungamento da Pisa della Via Aurelia. Da qui, il nuovo tracciato costiero proseguiva fino a Taberna Frigida (Massa), ricongiungendosi all'itinerario originario e consentendo uno spostamento rapido lungo la costa fino a Luna e alla Via Aemilia Scauri.

Anche Pisa, già collegata a Lucca per aggirare le zone paludose, fu allacciata a questo nuovo percorso costiero, migliorando la connessione tra il tratto Roma-Pisa della Via Aurelia e le città di Massa e Luna. L'intera evoluzione del percorso della Cassia, inizialmente orientato al controllo militare delle città etrusche interne e poi esteso per collegare la capitale con la Gallia Cisalpina (attraverso i passi appenninici, evitando Aurelia e Flaminia) e con la Via Aurelia, conferma la sua doppia funzione: strategica-militare e di collegamento economico, specialmente con il "granaio di Roma", la Valle del Clanis, raggiungibile anche per via fluviale.

Le Varianti Imperiali: Ottimizzazione e Bypass

Con il passare del tempo e l'evoluzione delle esigenze imperiali, la Via Cassia fu oggetto di importanti modifiche e varianti volute dagli imperatori per ottimizzarne il percorso.

La Via Traiana Nova (108 d.C.)

Agli inizi del II secolo d.C., per ovviare al deterioramento di alcuni tratti della Cassia Vetus, l'imperatore Traiano ordinò la costruzione di un nuovo percorso tra Volsinii e Clusium, noto come Via Traiana Nova. Questa variante aveva lo scopo principale di "bypassare" la rupe di Orvieto, un centro che, sebbene storicamente importante, aveva subito un declino dopo le sconfitte etrusche contro Roma. Tuttavia, il fondovalle di Orvieto manteneva una vitale importanza economica. Qui, nell'area tra cui Ciconia e lo strategico Porto Romano di Pagliano (alla confluenza del Clanis-Paglia con il Tevere), si sviluppavano attività legate al commercio fluviale. I prodotti agricoli dalla fertile Valle del Clanis (un vero "granaio") venivano trasportati via fiume fino a Orvieto e Pagliano, lavorati e stoccati prima di essere inviati tramite imbarcazioni fino al porto fluviale di Ripetta a Roma, la capitale che necessitava di ingenti rifornimenti, specie nei giorni di mercato (Nundinae). Sappiamo che Nerone fece costruire piccole chiuse sul Tevere per facilitare il passaggio dei battelli durante le secche estive. Il fondovalle era quindi già ben collegato a Roma tramite il percorso fluviale e le strade "alzaie" lungo gli argini, usate per il traino controcorrente.

L'Impero, proiettato verso una rapida connessione con il Nord-Europa, preferì investire nella velocità dei collegamenti stradali piuttosto che nel miglior collegamento delle antiche lucumonie etrusche ormai romanizzate. La Via Traiana Nova, quindi, partiva da Volsinii e raggiungeva Clusium passando per località come Castel Giorgio e Castel Viscardo, attraversando poi il fiume Paglia sotto Monterubiaglio, come mostrato nella Tabula Peutingeriana. Si ricongiungeva ai fines Clusinorum (vicino Fabro) e scendeva nel fondovalle del Clanis, unendosi alla Cassia Vetus che correva in destra idraulica del fiume. Questo nuovo "raccordo" presentava una doppia numerazione miliare: una da Volsinii ai fines Clusinorum (Via Traiana Nova) e una da Clusium ai fines Clusinorum (lungo il percorso che probabilmente è oggi sepolto dai sedimenti dell'allagamento medievale nella Valle del Clanis).

Variante Augustea e Cassia Adrianea (123 d.C.)

Un'altra variante importante, probabilmente iniziata in età augustea, collegava Clusium a Saena Iulia (Siena) passando per la mansio ad novas (Acquaviva), ad Maliana, ad mensulas e Umbro fl.. Da un bivio presso la mansio ad novas si diramava verso nord-ovest il tracciato per Siena, passando per Torrita di Siena e La Fratta, come confermato da recenti scoperte archeologiche.

Su disposizione dell'imperatore Adriano nel 123 d.C., fu realizzata un'ulteriore variante, la Cassia Adrianea, che dai fines Clusinorum si dirigeva verso nord fino a Florentia (Firenze). Questa via attraversava la Val di Chiana e la Valdambra, costeggiando poi l'Arno. Le sue stazioni di sosta, indicate nella Tabula Peutingeriana, includevano ad grecos (probabilmente Bettolle), ad ioglandem, Umbro fl. (forse il torrente Ambra), Bituriha (ubicazione ignota) e ad aquileia prima di arrivare a Florentia. Il bivio tra la Cassia Vetus e il percorso (augusteo) per i fines Clusinorum (punto di inizio della Cassia Adrianea) si trovava a ovest di Chiusi, lungo l'odierna S.P. 326. Da qui, il percorso scendeva nel fondovalle del Clanis, verso Montallese, e risaliva la valle longitudinalmente. Purtroppo, una parte significativa di questo tracciato (sia augusteo che adrianeo nella Val di Chiana) è rimasta sepolta sotto i sedimenti dell'allagamento e della successiva bonifica avvenuti dalla metà dell'XI secolo.

Vicino ai fines Clusinorum, un altro bivio permetteva di scegliere: a destra (verso Valiano) ci si ricongiungeva alla Cassia Vetus tra Petrignano del Lago e Centoia, potendo proseguire per Cortona e Arezzo. A sinistra, proseguendo verso nord, si imboccava la Cassia Adrianea verso la Valdambra, Figline Valdarno e Firenze, evitando Arezzo. Un cippo miliare di questa nuova arteria conferma che collegava i fines Clusinorum a Firenze, aggirando il vecchio tratto della Cassia, all'epoca in cattive condizioni. Il recente ritrovamento di resti di un ponte romano vicino a Ponte Vecchio a Firenze suggerisce che la Cassia Adrianea in Val d'Arno corresse sulla sinistra del fiume fino a tale opera idraulica.

Varianti Tardo-Imperial e l'Importanza nell'Alto Medioevo

Anche in epoca tardo-imperiale e nell'alto medioevo, la Cassia continuò ad essere una via fondamentale, con ulteriori adattamenti e un'importanza crescente data la decadenza di altre consolari.

Variante di Gioviniano nei pressi di Orvieto (363-364 d.C.)

Tra la fine del IV e l'inizio del V secolo, il crollo di alcune infrastrutture chiave, come il ponte sul Tevere presso Ocriculum (Otricoli) sulla Via Flaminia e il ponte sul Paglia (detto "della Mola") sulla Via Traiana Nova, rese necessari interventi. L'imperatore Gioviniano (363-364 d.C.) fece costruire o restaurare un altro ponte sul Paglia, il Pons Iulianus (oggi Ponte Giulio). Questo ponte divenne essenziale sia per chi percorreva la Cassia Vetus sia per chi utilizzava la Via Traiana Nova. Un ritrovamento miliare del IV secolo vicino a Bardano (Orvieto) suggerisce che i viaggiatori provenienti da Volsinii avessero due opzioni per raggiungere il Pons Iulianus: dirigersi prima a Orvieto e poi al ponte passando per Sferracavallo, oppure dirigersi a Castel Viscardo sulla Traiana Nova, svoltare a sud-est per Viceno e scendere a valle per aggirare il colle di Bardano e raggiungere il ponte.

Uso della Cassia nell'Alto Medioevo

Durante l'alto medioevo, la Cassia e le sue diramazioni rimasero regolarmente utilizzate, anche sotto il dominio longobardo e franco. Anzi, la loro importanza aumentò rispetto all'età romana. La Via Flaminia era in gran parte impercorribile già dal IV secolo a causa di interruzioni, e la Via Aurelia presentava molti tratti impaludati. In questo contesto, Clusium (Chiusi) visse un periodo di grande splendore: divenne città Ducale, poi Gastaldato, Contea e sede di un'antica e vasta Diocesi. Era un nodo cruciale, lambita dal fiume Clanis (ancora navigabile) e punto di convergenza di tutte le direttrici della Cassia (inclusa la Cassia Aurelia verso Rusellae e la Via Aurelia) e del tratto Perusia-Clusium della Via Amerina. Clusium fu persino capitale del Regnum Italiae quando il Re Rachis vi si stabilì, fondandovi l'Abbazia di San Salvatore sul Monte Amiata.

L'Allagamento della Valle del Clanis e la Nascita delle Vie Romee Alternative

La storia della Via Cassia subì una svolta drastica nella metà dell'XI secolo con l'allagamento della Valle del Clanis. Questo evento, avvenuto subito dopo la morte del Marchese Bonifacio di Canossa (1052) e causato dall'erezione di una mastodontica diga (il Muro Grosso) presso Carnaiola-Olevole tra il 1052 e il 1055, ebbe conseguenze devastanti sulla viabilità preesistente. Ampi tratti della Cassia Vetus, un breve tratto della Cassia Traianea e sezioni significative della Cassia Adrianea, tutte situate nel fondovalle, finirono letteralmente sott'acqua, rendendo quei percorsi impraticabili.

Questa catastrofe naturale e ingegneristica (la diga fu probabilmente eretta per scopi politici o economici, forse legati al Sacro Romano Impero che cercava di indebolire il potente Marchesato di Toscana) costrinse alla creazione immediata di nuove direttrici. Sorsero nuove località (come Monteleone d'Orvieto e Ficulle lungo la nascente Via Teutonica) e si svilupparono numerosi spedali, ostelli e ricoveri lungo due vie principali alternative: la Via Francigena e la Via Romea Germanica dell'Alpe di Serra (o Via Teutonica).

La Via Francigena, che ricalca grosso modo l'odierna Strada Statale 2 Via Cassia passando per Siena (almeno fino alla diramazione per Lucca), convogliò gran parte del traffico proveniente dal nord Europa e diretto a Roma. La Via Romea Germanica, coincidente per lo più con l'attuale Strada Statale (oggi Regionale) 71, la Umbro-Casentinese, divenne la via preferenziale per i pellegrini e i mercanti provenienti dalla Germania. Il crollo del ponte di Orte sul Tevere lungo la Via Amerina, avvenuto nel 1054, accentuò ulteriormente l'importanza di queste nuove vie "romee". La Via Romea Germanica contribuì alla fioritura di Urbs vetus (Orvieto), mentre la Via Francigena favorì la rapida crescita di Siena.

La Via Teutonica, nella sua fase iniziale, passava sopra la diga del Muro Grosso. Successivamente, nel XIV secolo, fu costruito il ponte di Carnaiola per attraversare il lago (pelagus) formatosi a ridosso della diga. Questo ponte, inizialmente ligneo, valicava l'area allagata. È interessante notare la differenza fondamentale tra le strade romane e le vie medievali: le consolari romane (come la Cassia) erano prevalentemente strade di fondovalle, costruite e gestite da un unico stato (la Repubblica o l'Impero) e dotate di mansiones (stazioni di posta). Le vie romee medievali, invece, attraversavano spesso stati feudali e città-stato in conflitto, ed erano rigorosamente itinerari di crinale, con punti di sosta (spedali, ostelli) situati in città fortificate, centri abbaziali o castelli muniti di solide mura difensive, a garanzia della sicurezza dei viaggiatori.

La Cassia Oggi: Un Percorso Sotto i Sedimenti

Oggi, la Valle del Clanis custodisce probabilmente l'antica Via Cassia sotto uno spesso strato di sedimenti alluvionali, nello stato in cui si trovava intorno alla metà dell'XI secolo, quando fu sommersa dall'allagamento. Il suo percorso è stato surrogato da nuove direttrici nei secoli successivi, specialmente nell'Etruria centrale, spesso confusi con le antiche strade romane. Tuttavia, moltissimi tratti delle strade attuali ricalcano ancora il tracciato di antiche vie etrusco-romane e consolari. La Via Cassia continua ad essere oggetto di studi storici e indagini archeologiche, un percorso che, anche se in parte nascosto, mantiene intatta la sua eredità storica e culturale, offrendo uno spaccato unico sulla viabilità dell'Italia antica e medievale.

Domande Frequenti (FAQ) sulla Via Cassia

Per riassumere alcuni punti chiave sulla storia e l'evoluzione della Via Cassia, ecco alcune domande comuni con le relative risposte basate sulle informazioni disponibili:

Q: Da dove prendeva avvio la Via Cassia Vetus?

A: La Via Cassia Vetus partiva da Ponte Milvio a Roma, a differenza della maggior parte delle altre vie consolari che originavano dal Miliarium Aureum nel Foro Romano.

Q: Cosa si trovava lungo il primo tratto vicino a Roma?

A: Nei primi chilometri si incontravano la cosiddetta Tomba di Nerone (in realtà un monumento funerario di Publio Vibio Mariano), la mansio ad sextum e, al settimo miglio, incrociava un acquedotto proveniente dal Lago di Bracciano. Si separava dalla Via Clodia nei pressi dell'odierna La Storta.

Q: La Cassia originale passava attraverso la città di Viterbo?

A: Inizialmente no. La Cassia Vetus passava per Aquae Passaris, l'area termale a ovest di Viterbo. La strada iniziò a passare dentro la città solo in epoca medievale, con l'ascesa politica di Viterbo.

Q: Qual era l'importanza del fondovalle di Orvieto per l'Impero Romano?

A: Il fondovalle di Orvieto, con località come Ciconia e il Porto Romano di Pagliano, era di vitale importanza per l'economia imperiale grazie al commercio fluviale. I prodotti agricoli della Valle del Clanis venivano trasportati via battello fino a Roma tramite il Clanis e il Tevere.

Q: Perché l'imperatore Traiano fece costruire la Via Traiana Nova?

A: La Via Traiana Nova (108 d.C.) fu costruita per creare un collegamento più rapido tra Volsinii (Bolsena) e Clusium (Chiusi), bypassando la rupe di Orvieto e ottimizzando il percorso della Cassia Vetus, che in alcuni tratti era deteriorato.

Q: Cosa accadde alla Via Cassia nella Valle del Clanis nell'XI secolo?

A: Tra il 1052 e il 1055, la Valle del Clanis fu allagata a causa della costruzione di una diga (Muro Grosso). Questo evento sommerse e rese impraticabili ampi tratti della Cassia Vetus, della Traiana Nova e della Cassia Adrianea che correvano nel fondovalle.

Q: Quali furono le principali vie alternative create dopo l'allagamento della Valle del Clanis?

A: Le principali vie alternative che convogliarono il traffico furono la Via Francigena (che passava per Siena) e la Via Romea Germanica dell'Alpe di Serra (o Via Teutonica, che passava per Orvieto).

Q: Qual è una differenza fondamentale tra le strade consolari romane (come la Cassia) e le Vie Romee medievali?

A: Le strade romane erano prevalentemente vie di fondovalle, costruite e mantenute da un unico stato. Le Vie Romee medievali erano spesso itinerari di crinale, attraversavano stati feudali diversi (spesso in conflitto) e avevano punti di sosta (spedali, castelli) situati in luoghi fortificati per garantire la sicurezza.

Q: La Via Cassia esiste ancora oggi?

A: Sì, molti tratti delle strade attuali ricalcano o si trovano in prossimità degli antichi percorsi della Cassia e delle sue varianti. Tuttavia, nella Valle del Clanis, il tracciato originale del periodo romano è probabilmente sepolto sotto i sedimenti dell'allagamento medievale. La moderna Strada Statale 2 è spesso identificata come "Via Cassia", ma segue in gran parte il percorso medievale della Via Francigena, non l'antica Cassia Vetus nel suo tratto centrale.

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