Chi alimenta la Fontana di Trevi?

Il Segreto dell'Acqua di Trevi

16/01/2024

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La Fontana di Trevi, con la sua maestosità barocca e il fragore delle sue acque, è uno dei simboli più iconici di Roma, un luogo dove turisti da tutto il mondo lanciano monetine esprimendo desideri e ammirando la grandezza scultorea. Ma da dove proviene tutta quest'acqua cristallina che zampilla con tanta vitalità? Chi alimenta incessantemente questa meraviglia? La risposta ci porta indietro nel tempo, a oltre duemila anni fa, all'epoca dell'antica Roma e a una delle sue più straordinarie opere di ingegneria idraulica: l'Acqua Vergine.

Chi ha restaurato Fontana di Trevi?
Il servizio è affidato a Zètema Progetto Cultura.

Proprio l'Acqua Vergine, un acquedotto inaugurato nel lontano 19 a.C., rappresenta la mostra terminale di cui la Fontana di Trevi è l'incarnazione moderna. Fu Agrippa, il lungimirante genero dell’imperatore Augusto, a volere quest'opera per portare acqua fresca e abbondante nel Campo Marzio, un'area di Roma all'epoca in grande sviluppo con terme, teatri e altri edifici pubblici. Il nome dell'acquedotto, Aqua Virgo, ha un'origine dibattuta. Alcuni storici ritengono derivi semplicemente dalla purezza e freschezza delle sue acque, caratteristiche molto apprezzate nell'antichità. Altri, invece, preferiscono una suggestiva leggenda che narra di una giovane fanciulla, una 'vergine', che indicò il luogo delle sorgenti nascoste ai soldati romani incaricati della loro ricerca. Questa leggenda aggiunge un tocco di poesia a un'opera di grande pragmatismo.

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Le Radici dell'Acqua Vergine: Dalle Sorgenti Lontane al Cuore dell'Impero

Il viaggio dell'Acqua Vergine inizia ben lontano dal trambusto della città eterna. Le sue sorgenti primarie erano poste nell'Agro Lucullano, un'area ricca fuori Roma, precisamente presso l’VIII miglio dell'antica via Collatina, nell'attuale località conosciuta come Salone. Da qui, l'acquedotto intraprendeva un percorso lungo e complesso di oltre 20 chilometri per raggiungere il Campo Marzio. La maggior parte di questo tragitto si snodava nel sottosuolo, una scelta ingegneristica tipica romana per proteggere il condotto e mantenere l'acqua fresca e pura. È affascinante pensare a questo fiume nascosto che scorreva silenzioso sotto campi e colline, portando vita verso la capitale dell'impero.

Il percorso dell'Acqua Vergine non era diretto. Partendo da una zona a sud-est di Roma, compiva un ampio arco per poter entrare in città da nord, sfruttando al meglio la pendenza naturale del terreno. Seguiva, infatti, il tracciato della via Collatina fino a raggiungere la località di Portonaccio. Qui, l'acquedotto doveva superare un ostacolo importante: la via Tiburtina. Questo attraversamento avveniva probabilmente su arcate, un segno dell'abilità romana nel gestire i dislivelli e le infrastrutture esistenti.

Un Capolavoro di Ingegneria Idraulica: Tratti in Elevato e Strutture Nascoste

Nonostante fosse prevalentemente sotterraneo, l'Acqua Vergine presentava anche significativi tratti in elevato, dove il condotto correva su imponenti arcate. Uno degli esempi più noti e visibili si trova alla confluenza del Fosso della Marranella con l'Aniene. Qui, l'acquedotto superava il corso d'acqua e la valle su una serie di arcate. È un luogo dove l'antica ingegneria romana si manifesta in tutta la sua solidità e bellezza funzionale. In questo tratto, è ancora oggi possibile ammirare un ampio segmento del condotto in elevato, lungo ben 320 metri. La tecnica costruttiva impiegata in questa sezione è l'opera reticolata di tufo, una muratura caratteristica romana che creava un disegno a rete, solida e duratura, testimonianza delle competenze tecniche raggiunte all'epoca di Agrippa e Augusto.

Dopo aver superato l'Aniene, l'Aqua Virgo proseguiva il suo cammino dirigendosi verso le antiche vie Nomentana e Salaria. Da lì, con una svolta decisa verso sud, l'acquedotto attraversava zone che oggi sono parte integrante del tessuto urbano di Roma, come i quartieri di Villa Ada e dei Parioli. È quasi incredibile pensare che sotto parchi e palazzi moderni scorresse (e scorra ancora in parte) l'acqua su un percorso stabilito oltre duemila anni fa. In questa area, il condotto passava anche sotto il ninfeo di Villa Giulia, un altro punto di contatto tra l'infrastruttura idraulica e l'architettura monumentale romana.

Attraverso Roma: Resti Nascosti e Monumenti Segnati dall'Acqua

L'ingresso dell'Acqua Vergine nella città antica avveniva in prossimità del Muro Torto, una parte delle Mura Aureliane che, secondo la leggenda, non cadde mai nonostante la sua pendenza, protetta da San Pietro stesso. All'interno delle mura, l'acquedotto continuava il suo percorso verso il Campo Marzio, il suo punto di destinazione finale.

Prima di giungere al suo terminale, l'acqua passava attraverso una piscina limaria, un serbatoio di decantazione fondamentale per purificare ulteriormente l'acqua, lasciando depositare eventuali impurità. Questo serbatoio era strategicamente posizionato presso le pendici del Pincio. Un dettaglio affascinante legato a questo punto è la possibilità di accedere all'antico condotto tramite una scenografica scala a chiocciola. Questa scala non è un resto romano, ma fu costruita nel Rinascimento, a dimostrazione dell'interesse continuo per quest'opera e della necessità di manutenzione anche in epoche successive.

Il percorso dell'Acqua Vergine diventava a cielo aperto in alcuni tratti man mano che si avvicinava al suo terminale, proseguendo su arcate. Resti di queste strutture sono visibili in luoghi inaspettati nel cuore di Roma. Imponenti vestigia delle arcate sono state ritrovate e sono oggi visibili all'interno della "Rinascente" di via del Tritone. Trovare strutture antiche perfettamente integrate in un moderno grande magazzino offre una prospettiva unica sulla stratificazione storica della città eterna.

Un altro punto cruciale del percorso si trova presso via del Nazareno. Qui si conservano, parzialmente interrate, tre arcate realizzate con blocchi bugnati di travertino, affiancate a un fornice centrale più grande. Questo fornice maggiore è di particolare importanza storica e archeologica. È stato identificato come l'arco fatto erigere dall'imperatore Claudio per celebrare la sua vittoria sui Germani. Al di sopra di questo arco trionfale, è ancora oggi visibile un'iscrizione che commemora il restauro dell'Acquedotto Vergine. L'iscrizione recita: Ti(berius) Claudius Drusi f(ilius) Caesar Augustus Germanicus / pontifex maxim(us) trib(unicia) potest(ate) V imp(erator) XI p(ater) p(atriae) co(n) s(ul)desig(natus) IIII / arcus ductus aquae Virginis disturbatos per C( aium) Caesarem / a fundamentis novos fecit ac restituit. Questa lunga epigrafe ci informa che Tiberio Claudio, figlio di Druso, Cesare Augusto Germanico, con i suoi vari titoli e poteri, ricostruì e restaurò dalle fondamenta gli archi dell'acquedotto dell'acqua Vergine che erano stati danneggiati da Gaio Cesare, meglio noto come Caligola. L'incidente causato da Caligola è stato da alcuni ricollegato alla sua ambiziosa, ma mai completata, costruzione di un anfiteatro nel Campo Marzio. Questa iscrizione è una preziosa testimonianza non solo della manutenzione dell'acquedotto, ma anche delle dinamiche politiche e dei lavori pubblici dell'epoca imperiale.

Il percorso dell'Acqua Vergine incrociava anche una delle vie più importanti dell'antica Roma, la via Lata, l'attuale via del Corso. Al di sotto di Palazzo Sciarra, presso via del Corso, sono visibili altri due fornici in travertino. L'Aqua Virgo attraversava la via Lata con una grande arcata. Anche questa arcata fu trasformata da Claudio, questa volta in un arco trionfale per celebrare la conquista della Britannia. È notevole come un'infrastruttura essenziale come un acquedotto potesse essere inglobata e monumentalizzata per celebrare le vittorie militari dell'impero, dimostrando la stretta interconnessione tra utilità pubblica, potere politico e arte.

Il Terminale Antico: Il Castellum e il Campo Marzio

Superata Piazza S. Ignazio, l'antica Piazza Lucina, il condotto dell'Acqua Vergine giungeva infine alla sua destinazione finale, il Campo Marzio. Il punto esatto di arrivo era probabilmente situato in via del Seminario, dove si trovava il castellum terminale. Il castellum era l'edificio finale dell'acquedotto, da cui l'acqua veniva distribuita tramite una rete di tubazioni (solitamente in piombo o terracotta) a fontane pubbliche, terme, ninfei e, con permessi speciali, a case private. Secondo Sesto Giulio Frontino, curatore delle acque di Roma nel I secolo d.C. e autore di un fondamentale trattato sugli acquedotti, il castellum terminale dell'Aqua Virgo era posizionato davanti alla fronte dei Saepta.

I Saepta Iulia erano un vasto e importante edificio pubblico situato nel Campo Marzio, originariamente concepito come luogo per le votazioni dei comizi tributi, poi trasformato in spazio per esposizioni e passeggiate. La sua posizione era strategica, in prossimità di altri edifici significativi del Campo Marzio, tra cui il Pantheon e le adiacenti Terme di Agrippa. L'Acqua Vergine fu infatti costruita in gran parte proprio per alimentare le immense e lussuose Terme di Agrippa, le prime terme pubbliche di Roma, un dono dell'architetto e politico Agrippa al popolo romano. Il castellum terminale garantiva la pressione e la distribuzione necessarie per il funzionamento di questi grandi complessi.

Dall'Antichità alla Mostra Moderna: La Fontana di Trevi

Dopo la caduta dell'Impero Romano e durante il Medioevo, molti acquedotti romani andarono in rovina o furono interrotti. Tuttavia, l'Acqua Vergine fu uno dei pochi a rimanere in funzione, anche se con interruzioni e la necessità di restauri periodici. La sua importanza per l'approvvigionamento idrico della città non venne mai meno completamente.

Fu nel Rinascimento, con il rinnovato interesse per l'antichità e la volontà di ripristinare la grandezza di Roma, che l'Acquedotto Vergine fu oggetto di importanti interventi. Pontefici come Niccolò V e Pio IV promossero restauri e deviazioni del percorso per meglio servire la città. La 'mostra' o 'fontana terminale' dell'acquedotto subì varie trasformazioni nel corso dei secoli, da semplici bocche d'acqua a fontane più elaborate.

La Fontana di Trevi come la conosciamo oggi è il risultato finale di questa lunga storia. Progettata principalmente da Nicola Salvi e completata da Giuseppe Pannini nel XVIII secolo, la Fontana di Trevi fu costruita proprio come la grandiosa e scenografica mostra terminale dell'Acquedotto Vergine restaurato e modificato. Le sue acque provengono ancora oggi, direttamente, dall'antica sorgente scoperta o indicata dalla leggendaria fanciulla, trasportate attraverso il percorso millenario dell'Aqua Virgo.

È un pensiero straordinario: l'acqua che riempie la vasca della Fontana di Trevi, che zampilla dalle sculture di Oceano e dei cavalli marini, ha compiuto lo stesso viaggio, attraverso lo stesso condotto sotterraneo e su arcate, che compiva per alimentare le terme di Agrippa duemila anni fa. La Fontana di Trevi non è solo un capolavoro barocco, ma anche un monumento vivente all'ingegneria romana e alla continuità storica della città. Ogni volta che ammiriamo la sua bellezza o lanciamo una monetina, siamo connessi a un'opera iniziata da Agrippa nel 19 a.C., un filo d'acqua ininterrotto che lega l'antica Roma al presente.

Punti Chiave del Percorso dell'Aqua Virgo

LuogoDescrizione
Agro Lucullano / SaloneSorgenti originarie dell'Aqua Virgo.
Fosso della Marranella / Confluenza AnieneImportante tratto in elevato (320 metri) con struttura in opera reticolata.
Pendici del PincioPosizione della piscina limaria (serbatoio di decantazione); accesso tramite scala rinascimentale.
Via Due MacelliSezione del percorso a cielo aperto con arcate.
Interno "Rinascente" (Via del Tritone)Resti visibili delle antiche arcate dell'acquedotto.
Via del NazarenoTre arcate in travertino e fornice maggiore identificato con l'Arco di Claudio (vittoria sui Germani), con iscrizione del restauro claudio.
Sotto Palazzo Sciarra (Via del Corso)Due fornici in travertino; ex grande arcata trasformata in Arco di Claudio (conquista Britannia).
Via del SeminarioProbabile posizione del castellum terminale antico, vicino al Saepta e alle Terme di Agrippa.
Fontana di TreviLa grandiosa mostra terminale moderna dell'Acquedotto Vergine.

Domande Frequenti sull'Aqua Virgo e la Fontana di Trevi

  • L'Acquedotto Vergine è ancora in funzione?
    Sì, l'Acquedotto Vergine è l'unico degli antichi acquedotti romani ad essere rimasto in uso (sebbene con modifiche e restauri nel corso dei secoli) e ancora oggi alimenta la Fontana di Trevi e altre fontane nel centro di Roma.
  • Quanto è antico l'Acquedotto Vergine?
    Fu inaugurato nel 19 a.C. da Marco Vipsanio Agrippa, il che lo rende un'opera di oltre 2000 anni fa.
  • Da dove proviene l'acqua dell'Acquedotto Vergine?
    L'acqua proviene da sorgenti situate nell'Agro Lucullano, vicino all'attuale località di Salone, a est di Roma.
  • Perché si chiama "Acqua Vergine"?
    Il nome potrebbe derivare dalla purezza e freschezza dell'acqua, o, secondo una leggenda, da una giovane fanciulla ("vergine") che indicò la sorgente ai soldati romani.
  • Si possono vedere resti dell'antico acquedotto a Roma?
    Sì, nonostante gran parte del percorso sia sotterraneo o non più visibile, si possono osservare resti in diversi punti, come i tratti in elevato fuori città, la scala di accesso vicino al Pincio, i resti all'interno della Rinascente di Via del Tritone e le arcate in Via del Nazareno e Via del Corso.
  • Cosa era il "castellum terminale"?
    Era l'edificio finale di un acquedotto nell'antica Roma, il punto da cui l'acqua veniva distribuita alla rete idrica della città. Quello dell'Aqua Virgo si trovava in Via del Seminario.

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