12/12/2024
Milano, crocevia di storie millenarie, custodisce nelle sue strade e nei suoi quartieri i segni di un passato glorioso. Uno di questi luoghi, intriso di storia e leggende, è il sestiere di Porta Ticinese. Situato strategicamente all'interno della Cerchia dei Navigli, che ricalca il tracciato delle antiche mura medievali e del loro fossato difensivo, questo sestiere è uno dei sei in cui era anticamente divisa la città. Il suo nome, che risuona di echi antichi, deriva direttamente dall'omonima porta, un punto di accesso fondamentale che ha segnato la storia urbanistica e sociale di Milano attraverso i secoli.

Ma perché si chiama esattamente Porta Ticinese? La risposta ci porta indietro nel tempo, molto prima dell'epoca medievale. Il nome del sestiere e della porta medievale tuttora visibile non è casuale, ma affonda le sue radici nell'epoca romana. La Porta Ticinese medievale, infatti, prese il nome dalla precedente Porta Ticinese romana. Questa porta, fondamentale per le comunicazioni dell'antica Mediolanum, fu eretta durante il periodo repubblicano dell'Impero Romano, presumibilmente intorno al 49 a.C., quando Ottaviano elevò Milano al rango di municipium e ne fece cinta muraria.
La ragione del nome è strettamente legata alla funzione di questa porta. Da Porta Ticinese aveva origine un'arteria stradale di vitale importanza, una delle grandi vie consolari che partivano da Milano e la collegavano ad altre città dell'Impero. In particolare, questa strada conduceva a Ticinum, l'odierna Pavia. È proprio da questa destinazione che la porta, e di conseguenza il sestiere, presero il loro nome: Porta che conduceva a Ticinum, ergo Porta Ticinese.
Nonostante il passare dei millenni e le distruzioni subite, in particolare durante l'assedio di Federico Barbarossa nel XII secolo, alcuni rari resti delle porte cittadine romane di Milano sono giunti fino a noi. Tra questi, i più significativi sono proprio quelli relativi alla Porta Ticinese romana. Si tratta di una delle due torri che fiancheggiavano la porta a scopo difensivo. Oggi, questo prezioso reperto archeologico si trova nel quartiere del Carrobbio, nascosto nel cortile di uno dei palazzi dell'area. È conosciuta popolarmente come la "Torre dei Malsani". Questo nome non ha a che fare con la sua funzione originaria, ma deriva dal suo utilizzo in epoca successiva: persa la sua importanza militare, la torre fu destinata a lebbrosario, un luogo di accoglienza e isolamento per i malati di lebbra.
La conferma definitiva che la "Torre dei Malsani" sia effettivamente uno dei resti della Porta Ticinese romana proviene da un documento storico di inestimabile valore, risalente al 1201. Questo testo, scritto diversi decenni dopo la devastazione operata da Federico Barbarossa che portò alla distruzione delle mura e delle porte romane, descrive con precisione la localizzazione e l'identità della porta:
"[...] ad Portam Isnensem (hoc est Ticinensem, sicut etiam corrupto nunc vocabulo Italice Porta Snesa vulgo nuncupatur), ibi, ubi dicitur ad Turricellam Malsanorum. [...]"
Questo passaggio è cruciale perché non solo identifica la "Porta Isnensem" con la "Porta Ticinensem" (Porta Ticinese romana), ma ne conferma anche la posizione corrispondente all'attuale "Torre dei Malsani", menzionando persino la denominazione popolare "Porta Snesa" in volgare italiano dell'epoca.
L'evoluzione urbanistica di Milano portò alla necessità di nuove cinte murarie, più ampie rispetto a quelle romane. Di conseguenza, anche le porte d'accesso alla città vennero spostate. In epoca medievale, con la costruzione delle mura che diedero origine alla Cerchia dei Navigli, la Porta Ticinese fu ricostruita più esternamente, seguendo la direttrice della strada che portava a Pavia e posizionandosi lungo il nuovo vallo difensivo. Analogamente, in epoca spagnola, quando furono edificate le mura più esterne che ancora oggi segnano parte del perimetro cittadino, una nuova Porta Ticinese, nota come Porta Ticinese spagnola o "Arco di Porta Ticinese", fu eretta lungo queste nuove fortificazioni, sempre mantenendo la sua funzione di accesso privilegiato verso sud, in direzione di Pavia.
Il sestiere di Porta Ticinese, oltre al suo nome e ai resti antichi, possiede un'identità unica che si riflette nel suo stemma. La storia di questo simbolo è affascinante e ha subito delle modifiche nel corso dei secoli. Secondo le descrizioni di storici medievali come Bonvesin de la Riva e Giorgio Giulini, lo stemma originario, il più antico, era di una semplicità disarmante: era interamente bianco.
Tuttavia, a partire dal XIV secolo, compare un elemento distintivo. Sulla Loggia degli Osii in piazza Mercanti, edificata nel 1316, lo stemma del sestiere di Porta Ticinese mostra al centro un oggetto inequivocabile: uno scanno, ovvero uno sgabello a tre gambe (in dialetto milanese, scàgn). Questa aggiunta non è un caso isolato, ma è confermata da un altro documento storico fondamentale, il Codice Cremosano, dove è riportato il disegno dello stemma del sestiere nella forma di uno scudo bianco con uno scanno/sgabello di colore rosso al centro.
La presenza di uno sgabello al centro dello stemma è legata a due significative tradizioni, entrambe con un forte legame con la storia e la spiritualità del sestiere, e in particolare con la "Torre dei Malsani" e il Carrobbio.
La prima tradizione è di carattere religioso e si svolgeva proprio all'interno della "Torre dei Malsani". Era un rito che si teneva il lunedì della Settimana Santa. Un lebbroso veniva solennemente lavato all'interno della torre. Terminata l'abluzione, il lebbroso usciva dal bagno, si asciugava e si rivestiva. È qui che entra in gioco lo sgabello: per vestirsi, il lebbroso si sedeva su di esso. Un documento di Beroldo, cronista milanese vissuto nella prima metà del XII secolo, descrive questo rito con notevole dettaglio, illustrando come il lebbroso si vestisse con abiti nuovi e come l'Arcivescovo stesso partecipasse al rito con un gesto di umiltà e carità cristiana:
"[...] camicia nova et femorariis novis et serrabario de nova corrigia et cingulo novo de nova corrigia similiter. [...] Sedere debet super scannuni, et Archiepiscopus accingit se manutergio, et flectitur ad pedes eius, et lavat pedem eius dexterum, et extegit manutergio, et esculatur cumdem pedem. [...]"
Questo passaggio, che descrive il lebbroso che si siede sullo "scannum" e l'Arcivescovo che, cinto da un asciugamano, si inginocchia ai suoi piedi per lavarli, asciugarli e baciarli, sottolinea l'importanza simbolica dello sgabello come parte integrante di un rito di purificazione e carità profonda, strettamente legato al luogo della "Torre dei Malsani".
La seconda tradizione legata allo sgabello è connessa a un'altra processione religiosa di grande importanza per Milano: quella che aveva luogo il giorno dell'Epifania. Questa processione partiva dalla basilica di Sant'Eustorgio, luogo legato alla leggenda del passaggio dei Re Magi a Milano, e si dirigeva verso il Duomo, trasportando le reliquie tradizionalmente attribuite ai Magi stessi. Il percorso era lungo e faticoso. Si narra che quando la processione giungeva al Carrobbio, nei pressi di dove sorgeva l'antica Porta Ticinese romana e la "Torre dei Malsani", i sacerdoti necessitassero di un breve riposo. In segno di rispetto e ospitalità, i milanesi che assistevano alla processione offrivano loro degli sgabelli su cui sedersi. Anche in questo caso, lo sgabello diventa un simbolo di sosta, accoglienza e partecipazione popolare a un evento religioso.

L'importanza culturale e simbolica dello sgabello nel sestiere di Porta Ticinese era tale da dare il nome persino a un'antica e celebre osteria situata nella zona: "Alle tre scranne" (in dialetto milanese, "Ai tri scàgn"), un chiaro riferimento allo sgabello a tre gambe presente nello stemma e nelle tradizioni locali.
Storicamente, il sestiere di Porta Ticinese era ulteriormente suddiviso in cinque contrade. Sebbene i nomi di queste suddivisioni interne siano noti, le informazioni dettagliate sulla vita e le specificità di ciascuna contrada sono meno documentate rispetto alla storia generale del sestiere e della porta che gli dà il nome. Le contrade rappresentavano le unità territoriali e amministrative più piccole all'interno dei sestieri, ognuna con le proprie peculiarità e la propria popolazione legata a specifiche attività o luoghi di culto.
Ecco un riassunto dell'evoluzione della Porta Ticinese:
| Epoca | Nome della Porta | Cinta Muraria | Posizione | Note |
|---|---|---|---|---|
| Romana (dal 49 a.C.) | Porta Ticinese romana / Porta Isnensem / Porta Snesa | Mura romane | Carrobbio | Conduceva a Ticinum (Pavia). Resta la Torre dei Malsani. |
| Medievale | Porta Ticinese medievale | Mura medievali (Cerchia dei Navigli) | Più esterna del Carrobbio, lungo l'attuale Cerchia dei Navigli | Spostata con la nuova cinta. |
| Spagnola | Porta Ticinese spagnola / Arco di Porta Ticinese | Mura spagnole | Ancora più esterna, lungo l'attuale Viale Beatrice d'Este / Corso Italia | Eretta con la cinta successiva. |
Queste diverse incarnazioni della Porta Ticinese mostrano non solo la crescita fisica della città di Milano, ma anche la persistenza di un asse viario fondamentale verso sud, che ha mantenuto la sua importanza per secoli.
Perché, quindi, il nome Porta Ticinese è così radicato? È un nome che racconta la storia di Milano fin dalle sue origini romane, legato a una via di comunicazione essenziale verso Pavia (Ticinum). È un nome che si è adattato all'evoluzione urbanistica, spostandosi con le cinte murarie successive. È, infine, un nome indissolubilmente legato all'identità del sestiere attraverso simboli come lo sgabello, che richiamano antiche tradizioni religiose e di ospitalità, e a luoghi storici come la Torre dei Malsani al Carrobbio. Porta Ticinese non è solo un nome geografico, ma un vero e proprio condensato di storia, cultura e tradizioni milanesi.
Potrebbero sorgere alcune domande comuni riguardo a questo affascinante luogo:
Domande Frequenti su Porta Ticinese
Cosa si intende per "sestiere" a Milano?
I sestieri erano le sei suddivisioni storiche in cui era anticamente ripartita la città di Milano all'interno delle mura medievali (la Cerchia dei Navigli). Porta Ticinese è uno di questi sei antichi quartieri.
Esiste ancora la Porta Ticinese romana?
La porta romana in sé non esiste più, ma uno dei suoi torrioni difensivi è ancora visibile. È la "Torre dei Malsani" situata nel cortile di un palazzo in zona Carrobbio.
Perché la "Torre dei Malsani" si chiama così?
Dopo aver perso la sua funzione militare, la torre romana venne utilizzata come lebbrosario, un luogo per ospitare e isolare i malati di lebbra, da cui il nome "dei Malsani" (degli ammalati).
Qual è il significato dello sgabello (scanno) nello stemma di Porta Ticinese?
Lo sgabello simboleggia due antiche tradizioni: il rito del lavaggio dei lebbrosi nella "Torre dei Malsani", dove il malato si sedeva sullo sgabello per vestirsi, e l'ospitalità offerta ai sacerdoti che riposavano su sgabelli al Carrobbio durante la processione dell'Epifania.
Ci sono state diverse Porte Ticinesi nella storia di Milano?
Sì, ci sono state almeno tre Porte Ticinesi principali, corrispondenti alle successive cinte murarie di Milano: quella romana (al Carrobbio), quella medievale (sulla Cerchia dei Navigli) e quella spagnola (l'attuale Arco di Porta Ticinese, più esterno). Tutte erano situate sull'asse viario che conduceva a Pavia (Ticinum).
La storia di Porta Ticinese è un esempio eloquente di come la toponomastica possa conservare la memoria storica di una città. Ogni volta che ci si trova in questa zona di Milano, si cammina su strati di storia che partono dall'epoca romana, attraversano il medioevo e giungono fino ai giorni nostri, portando con sé il nome di un'antica via e il simbolo di tradizioni uniche.
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