Cosa fare a Ormea e dintorni?

Ormea: Un Viaggio Tra Storia, Leggende e Sapori

13/09/2021

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Ormea, un gioiello incastonato nel cuore dell'Alta Val Tanaro, è molto più di un semplice punto sulla mappa. È un luogo dove ogni pietra, ogni sentiero e ogni sapore raccontano storie millenarie, un intreccio affascinante di popoli, battaglie e leggende che hanno plasmato l'identità di questo territorio montano unico. Dalle antiche tribù Ligures ai fasti dell'Impero Romano, dalle incursioni 'saracene' alle gesta di nobili leggendari, Ormea conserva un patrimonio storico e culturale di straordinaria ricchezza, che si manifesta ancora oggi nelle sue tradizioni, nei suoi monumenti e, sorprendentemente, nella sua gastronomia.

Per cosa è famosa Ormea?
Importanti tradizioni come il Bal Do Sabre di Bagnasco, antica danza di spadonari, porta gli echi di una leggenda legata al loro passaggio e dominio su questo territorio. Anche il grano saraceno, uno dei prodotti tipici della Valle, pare sia stato introdotto proprio da queste popolazioni.
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Radici Antiche: Dai Liguri ai Romani

Le origini dell'Alta Val Tanaro affondano le radici in un passato remoto, popolato oltre due millenni fa dai Ligures. Questo popolo antico, descritto da Strabone come amante dei territori montuosi in contrasto con i Celti delle pianure, abitava queste valli ben prima dell'arrivo della potenza romana. Le prime testimonianze documentate della loro presenza risalgono al 205 a.C., in concomitanza con le prime spedizioni romane guidate dai consoli Tiberio Sempronio Gracco e L. Aurelio Lentulo, volte a stabilire vie di transito strategiche verso Marsiglia.

In questo contesto di espansione romana e di conflitti che animavano l'Italia antica, l'Alta Val Tanaro divenne teatro di scontri interni tra le stesse tribù Ligures. È noto lo scontro tra i Ligures locali e i vicini Ingauni, una disputa che si inserisce nella più ampia e celebre contesa tra Roma e Cartagine. Mentre gli Ingauni scelsero di allearsi con Annibale, i Ligures della Val Tanaro si schierarono con i Romani. Questa decisione fu, secondo le narrazioni di Tito Livio nelle sue Storie, la causa scatenante di un'incursione ingauno-cartaginese nell'Alta Val Tanaro, preludio allo scontro diretto.

Con la vittoria romana nella Seconda Guerra Punica, il panorama politico della regione cambiò. Gli Ingauni si affrettarono a stringere alleanza con Roma, ma le ostilità tra i Ligures della valle e i Romani proseguirono per un certo tempo, fino alla definitiva integrazione dell'intera Val Tanaro nel mondo romano. Questa regione divenne parte della IX Regio Liguria, distinguendosi come l'unica valle alpina inclusa nell'Impero Romano, estendendosi dal Mar Ligure fino al corso del Po.

La dominazione romana ha lasciato sul territorio di Ormea e dintorni tracce tangibili, visibili soprattutto nell'architettura e nelle infrastrutture viarie. A partire dal II secolo a.C., la regione conobbe un lungo periodo di relativa pace, consolidato da importanti riforme amministrative. In particolare, l'Imperatore Onorio (395 - 423 d.C.) riorganizzò il territorio in municipia e distretti-castra, favorendo la nascita e la diffusione del Castrum, il fortilizio, elemento che avrebbe segnato profondamente il paesaggio e l'organizzazione sociale nei secoli successivi.

Il Medioevo: Fortificazioni e Nuovi Equilibri

Il Medioevo vide l'evoluzione delle strutture difensive già introdotte in epoca tardo-romana. Mentre le città si dotavano di imponenti cinte murarie, nelle aree rurali e montane come l'Alta Val Tanaro emersero e si consolidarono i castra. Queste strutture, caratterizzate da una cinta fortificata che racchiudeva una torre e spesso una cappella, divennero punti nevralgici per la protezione e l'aggregazione delle popolazioni del contado. Erano affiancate da fortificazioni minori, i castella, e da torri di segnalazione (turres), molte delle quali sopravvivono ancora oggi come testimonianze silenziose di quell'epoca turbolenta.

Questo nuovo assetto territoriale portò a un cambiamento significativo nell'orientamento geopolitico dell'Alta Val Tanaro. Per la prima volta nella sua storia, la valle iniziò a gravitare maggiormente verso la Pianura Padana piuttosto che mantenere il suo legame storico con il Mar Ligure, un cambio di prospettiva che avrebbe avuto ripercussioni nei secoli a venire.

Un evento di portata epocale per queste terre fu l'invasione dei Longobardi nel 568 d.C. Essi conquistarono gran parte del Nord Italia, ma non riuscirono inizialmente a sottomettere la Liguria costiera, che rimase sotto il controllo bizantino per quasi un secolo. In questo periodo, la costa ligure assunse il nome di Marittima Italorum, creando una frattura politico-amministrativa ed ecclesiastica inedita tra la fascia costiera (l'Albenghese) e l'entroterra montano dell'Alta Val Tanaro. Le montagne della Val Tanaro si trasformarono così in una zona di confine cruciale, separando due mondi distinti: uno romano-germanico nell'interno e uno greco-bizantino sulla costa, destini che si sarebbero incrociati e scontrati in futuro.

La conquista del Regno Longobardo da parte di Carlo Magno nel 774 segnò un nuovo capitolo. Carlo Magno, assumendo il titolo di Re dei Longobardi e poi d'Italia, riorganizzò i territori cisalpini. Nell'890, Ugo di Spoleto, ripartendo il ducato d'Italia Neustria, incluse il territorio dell'Alta Val Tanaro nella Marca d'Italia, con capoluogo a Torino.

L'Ombra dei Saraceni e la Nascita di Leggende

Intorno al IX secolo, l'Alta Val Tanaro, come gran parte del Piemonte meridionale e dell'entroterra ligure, fu interessata dalle incursioni di orde di predoni. La storiografia, in particolare quella di fine Ottocento e inizio Novecento, basandosi su cronache d'epoca, ha identificato questi predoni come Saraceni, giunti, si dice, da Frassineto (l'attuale Saint Tropez), da cui partivano per funestare le regioni circostanti con saccheggi e razzie. Sebbene l'identificazione precisa sia oggetto di dibattito storiografico moderno, la memoria di queste incursioni è profondamente radicata nella tradizione locale.

Le tracce del passaggio di questi predoni sono ancora visibili e studiate. Numerose ricerche, come quelle di V. G. Brunelli, G. Casanova, B. Luppi, G. Patrucco, G. Bocca e M. Lentini, documentano la presenza e l'impatto di queste incursioni sull'Alta Val Tanaro. Monumenti come la Torre Saracena di Barchi e la Grotta dei Saraceni di Ormea sono considerate testimonianze dirette della loro permanenza e dei loro rifugi, punti di avvistamento strategici per prevenire o gestire le scorrerie.

L'influenza di queste popolazioni si estende oltre le fortificazioni. Diversi ricercatori hanno documentato l'impatto di matrici linguistiche della costa settentrionale dell'Africa su toponimi locali e su alcuni fonemi del dialetto ormeasco, suggerendo un contatto culturale più profondo di quanto si possa immaginare.

Forse il ricordo più sorprendente e gustoso del passaggio 'saraceno' si trova nella gastronomia locale. Si ritiene che alcune coltivazioni tipiche dell'Alta Val Tanaro siano state introdotte proprio in seguito al contatto con queste popolazioni. La più importante tra queste è la coltivazione del grano saraceno (Fagopyrum esculentum). Sebbene la sua coltivazione abbia attraversato fasi alterne, è stata praticata nella valle fino alla metà del Ventesimo Secolo e, seppur sporadicamente, continua ancora oggi.

L'utilizzo del grano saraceno in cucina è sopravvissuto intatto, diventando l'ingrediente base del piatto tradizionale per eccellenza dell'Alta Val Tanaro: la polenta a base di patate e farina di grano saraceno. Questa polenta, densa e saporita, viene tradizionalmente condita con un sugo ricco ma semplice, preparato con ingredienti poveri e facilmente reperibili in montagna: porri, funghi e panna. È un piatto che racchiude la storia e la resilienza della popolazione locale, un legame diretto con un passato fatto di scambi e adattamenti.

Questa saporita tradizione culinaria è tuttora celebrata in molte sagre locali e proposta nelle trattorie della zona, offrendo ai visitatori un'esperienza autentica e un assaggio tangibile della storia di Ormea. La polenta di grano saraceno non è solo cibo, ma un racconto di migrazioni, culture e sopravvivenza.

Le leggende legate al passaggio dei Saraceni sono numerose e si intrecciano spesso con altre figure storiche e mitiche della regione. Una di queste è il Bal Do Sabre (Ballo delle Sciabole) di Bagnasco, un'antica danza di spadonari che, secondo la leggenda, rievocherebbe gli echi del dominio saraceno sul territorio.

Per cosa è famosa Ormea?
Importanti tradizioni come il Bal Do Sabre di Bagnasco, antica danza di spadonari, porta gli echi di una leggenda legata al loro passaggio e dominio su questo territorio. Anche il grano saraceno, uno dei prodotti tipici della Valle, pare sia stato introdotto proprio da queste popolazioni.

Aleramo e la Leggenda del Principe-Carbonaio

Un'altra figura leggendaria che aleggia sulla storia dell'Alta Val Tanaro, e in particolare su Ormea e Garessio, è quella di Aleramo. La sua storia si lega indissolubilmente alla nascita del Marchesato del Monferrato e, secondo alcune tradizioni, al periodo delle incursioni saracene.

La leggenda narra di due nobili coniugi franchi, diretti in pellegrinaggio a Roma intorno al 920. Giunti a Sezzadio (AL), ebbero un figlio, Aleramo. Affidato a una nutrice locale, i genitori proseguirono il viaggio, ma morirono a Roma. Aleramo fu cresciuto dai signori di Sezzadio, addestrato alle armi e inviato come paggio alla corte dell'Imperatore Ottone I il Grande, incoronato re d'Italia nel 936.

Aleramo si distinse per coraggio in battaglia, in particolare nello scontro contro Aroldo, re di Danimarca, e contro gli Ungheresi a metà del X secolo. La sua vittoria sul Fiume Lech e la successiva conversione del re di Danimarca al Cristianesimo gli valsero onori e un posto di rilievo a corte. Qui conobbe e si innamorò della bella Adelasia, figlia di Ottone I. Tuttavia, l'Imperatore si oppose alle loro nozze.

Gli innamorati decisero di fuggire, trovando rifugio, secondo la leggenda, sulle rive del Mar Ligure o, più specificamente, in una grotta a Garessio (la 'Gorbu du Paré') o ad Ormea. Per mantenersi, Aleramo, venduti i cavalli, si dedicò al duro lavoro di carbonaio, tagliando legname per navi e producendo carbone da vendere ai paesi vicini. In questo periodo di esilio volontario, Aleramo e Adelasia ebbero quattro figli.

Il destino volle che le guerre contro i Saraceni portassero l'Imperatore Ottone I proprio nelle zone dove viveva Aleramo. Caduto ferito in un'imboscata, Ottone fu curato e riconosciuto dalla figlia Adelasia e salvato una seconda volta dall'intervento provvidenziale di Aleramo. Questa circostanza portò alla riconciliazione. Come ricompensa per il suo valore e in dono per la ritrovata figlia, Ottone I concesse ad Aleramo vasti territori, dando origine al Marchesato del Monferrato, di cui Aleramo divenne il capostipite, il 'principe-carbonaio'.

Un'altra leggenda lega Aleramo alle acque miracolose della fonte di San Bernardo a Garessio, che lo avrebbero guarito da disturbi renali e circolatori. La memoria di Aleramo, o più precisamente della Marca Aleramica di cui fu il fondatore, è mantenuta viva nel territorio dell'Alta Val Tanaro attraverso l'intitolazione di strade e piazze in suo onore, testimonianza di quanto questa figura leggendaria sia radicata nell'immaginario locale.

Ormea Oggi: Un Patrimonio da Scoprire

Oggi, Ormea offre ai visitatori la possibilità di immergersi in questo ricco passato e scoprire le tracce lasciate dai popoli e dagli eventi che l'hanno caratterizzata. Le attrazioni del territorio permettono di toccare con mano la storia e le leggende appena raccontate.

  • Parco Pollicino: Un'area verde che offre momenti di svago e relax, forse un luogo dove la natura si intreccia con l'immaginario locale.
  • La Balma del Messere: Un sito naturale che potrebbe essere legato a leggende o eventi storici specifici del territorio.
  • Museo dei Ricordi: Un luogo dedicato alla memoria collettiva, dove oggetti e testimonianze raccontano la vita quotidiana e i mutamenti sociali della comunità di Ormea nel tempo.
  • Museo Etnografico Dell'Alta Val Tanaro: Fondamentale per comprendere le tradizioni, i mestieri e lo stile di vita che le popolazioni della valle hanno sviluppato nel corso dei secoli, influenzati dalla storia e dall'ambiente montano.
  • Parrocchiale della Santissima Trinità e Chiesa Parrocchiale Di San Martino: Edifici religiosi che rappresentano centri di vita spirituale e spesso conservano opere d'arte e architetture che riflettono le diverse epoche storiche.
  • Ufficio Turistico: Punto di riferimento essenziale per ottenere informazioni e approfondire la conoscenza del territorio e delle sue peculiarità.
  • Casa del Marchese in Ormea: Un edificio storico, forse legato alla nobiltà locale o a famiglie che hanno avuto un ruolo nella storia della valle, forse persino connesse alla figura di Aleramo.

Visitare questi luoghi significa compiere un viaggio a ritroso nel tempo, dalle vestigia romane alle fortificazioni medievali, dalle dimore storiche ai musei che custodiscono la memoria popolare. Ogni sito offre una prospettiva diversa sulla complessità e la profondità della storia di Ormea.

Domande Frequenti su Ormea e la Sua Storia

Qual è il piatto tipico di Ormea legato alla sua storia?

Il piatto più emblematico legato alla storia di Ormea, in particolare alla presunta influenza 'saracena', è la polenta a base di patate e farina di grano saraceno, tradizionalmente condita con un sugo di porri, funghi e panna.

Cosa sono la Torre Saracena e la Grotta dei Saraceni?

Sono luoghi (una torre di avvistamento e una grotta usata come rifugio) considerati testimonianze materiali del passaggio e della presenza dei predoni 'saraceni' nell'Alta Val Tanaro nel IX-X secolo.

Chi era Aleramo e perché è importante per Ormea?

Aleramo è una figura leggendaria, capostipite del Marchesato del Monferrato. Secondo la tradizione, visse un periodo di esilio in Val Tanaro (vicino a Ormea/Garessio) lavorando come carbonaio prima di riconciliarsi con l'Imperatore Ottone I. La sua leggenda è profondamente radicata nel territorio.

Il Bal Do Sabre è legato alla storia di Ormea?

Sì, il Bal Do Sabre di Bagnasco (vicino a Ormea) è un'antica danza di spadonari che, secondo la leggenda locale, rievocherebbe eventi o figure legati al periodo delle incursioni 'saracene'.

Ci sono tracce dei Ligures o dei Romani a Ormea?

La presenza dei Ligures è documentata storicamente come i primi abitanti. Della dominazione romana rimangono sul territorio tracce soprattutto di tipo architettonico e viario, sebbene meno evidenti rispetto ad altre epoche.

Conclusione

Ormea è una destinazione che sorprende per la profondità del suo patrimonio storico e culturale. Dalle antiche tribù Ligures che per prime popolarono queste montagne, passando per l'integrazione nell'Impero Romano e i tumulti del Medioevo segnato dalle incursioni 'saracene' e dalla leggenda di Aleramo, la valle racconta una storia complessa e affascinante. Queste vicende non sono confinate nei libri di storia, ma vivono ancora oggi nelle tradizioni locali, nei monumenti che punteggiano il paesaggio e, in modo deliziosamente concreto, nei sapori autentici della sua cucina, come l'iconica polenta di grano saraceno. Visitare Ormea significa intraprendere un viaggio nel tempo, un'esperienza che nutre la mente con la conoscenza del passato e il palato con i gusti di una tradizione che resiste, rendendo questo angolo del Piemonte un luogo indimenticabile.

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