07/03/2025
Nel ricco e complesso panorama dell'Italia rinascimentale, popolato da signori, papi e audaci capitani di ventura, emerge una figura la cui fama ha superato i secoli, in parte grazie a un soprannome curioso e a un monumento che ne ha immortalato l'immagine: Erasmo da Narni, detto il Gattamelata. Ma chi era realmente quest'uomo d'arme e da dove deriva l'enigmatico appellativo che lo accompagna nella storia? La sua vita fu un susseguirsi di campagne militari, alleanze mutevoli e dimostrazioni di grande abilità strategica al servizio dei potentati dell'epoca, culminata nel lungo e fruttuoso rapporto con la Repubblica di Venezia.

- Le Origini e i Primi Passi di un Condottiero
- Al Servizio della Chiesa e le Campagne in Romagna
- L'Ingaggio con la Repubblica di Venezia
- Le Grandi Imprese per Venezia: Brescia e il Lago di Garda
- La Collaborazione con lo Sforza e gli Ultimi Anni
- Il Mistero del Soprannome "Gattamelata"
- L'Eredità: La Statua Equestre di Donatello
- Famiglia e Possedimenti
- Tabella Comparativa delle Condotte con Venezia
- Domande Frequenti sul Gattamelata
Le Origini e i Primi Passi di un Condottiero
Nato a Narni, in provincia di Terni, intorno al 1370, Erasmo vide la luce con il nome di Stefano. Suo padre, Paolo, era un fornaio, mentre sua madre, Melania Gattelli, proveniva da Todi. Fin dalla giovane età, tuttavia, Stefano assunse il nome di Erasmo, con cui sarebbe stato conosciuto. Le prime notizie certe sulla sua carriera militare lo collocano al seguito di Cecchino Broglia, signore di Assisi, tra il 1398 e il 1400. Già in questo periodo, Erasmo dovette distinguersi per il suo valore, tanto che Broglia, maestro di illustri condottieri come Facino Cane e il Carmagnola, gli fece dono della propria armatura, un cimelio che Erasmo avrebbe poi amato indossare.
Dopo un periodo di circa quindici anni di cui si hanno poche notizie, lo ritroviamo al servizio di Braccio da Montone, uno dei più potenti e temuti condottieri dell'epoca, che aveva conquistato Perugia nel luglio 1416. Sotto Braccio, Erasmo assunse il prestigioso grado di prefetto della cavalleria, combattendo al fianco di compagni d'armi fedeli come Brandolino Conte Brandolini. Partecipò alle campagne di Braccio che estesero il suo dominio su città come Todi, Rieti, Narni, Terni e Spoleto, e all'effimero ingresso a Roma nel 1417. Fu anche presente alla battaglia di Viterbo nel 1419, dove i Bracceschi sconfissero Muzio Attendolo Sforza.
Le fortune di Braccio da Montone, e con esse quelle di Erasmo, ebbero un momento cruciale e tragico nella battaglia dell'Aquila del giugno 1424. Assediata dall'esercito di Braccio, L'Aquila fu soccorsa dalle forze del figlio di Muzio Sforza, Francesco. Secondo la tradizione, Braccio non ascoltò il parere strategico di Erasmo, il quale suggeriva di attaccare subito gli alloggiamenti nemici piuttosto che attendere lo scontro in campo aperto. Questa decisione si rivelò fatale per Braccio, che trovò la morte in battaglia, mentre Erasmo riuscì a fuggire insieme a Niccolò Piccinino.
Al Servizio della Chiesa e le Campagne in Romagna
Dopo la morte di Braccio, Erasmo si unì brevemente al servizio di Firenze contro il duca di Milano, Filippo Maria Visconti, al fianco di Piccinino e del figlio di Braccio, Oddo. Tuttavia, questo sodalizio fu di breve durata. Nel 1427, Papa Martino V lo volle al suo servizio, incaricandolo di recuperare le terre sottratte alla Chiesa da Braccio e ora detenute dalla vedova, Niccola da Varano. Erasmo si distinse nelle campagne per la riconquista di città come Città di Castello (anche se non partecipò all'atto finale della resa) e per sedare le rivolte scoppiate in Romagna, in particolare a Bologna, Forlì e Imola. Sotto Papa Eugenio IV, eletto nel 1431, Erasmo continuò a operare come capitano generale dell'esercito pontificio, intervenendo ripetutamente nel Bolognese e in Romagna per mantenere l'ordine e contrastare i tentativi di ribellione o l'ingerenza delle potenze vicine, come i Visconti.
Nonostante i successi militari, Erasmo incontrò difficoltà nel riscuotere le paghe dal pontefice, una situazione comune per i condottieri dell'epoca. Questo lo spinse a cercare una nuova sistemazione, attirando l'attenzione di diverse corti italiane, compresa quella milanese.
L'Ingaggio con la Repubblica di Venezia
Dopo complesse trattative, anche grazie all'intervento del diplomatico pontificio Flavio Biondo, Erasmo accettò l'invito della Repubblica di Venezia. L'accordo fu ratificato dal Senato veneziano nell'aprile 1434. La condotta prevedeva l'ingaggio di Erasmo e Brandolino con 400 lance (3 cavalli per lancia) e 400 fanti. Venezia si impegnava a saldare il debito di 10.000 ducati che il Papa aveva nei confronti di Erasmo, e i due condottieri avrebbero custodito Castelfranco d'Emilia come garanzia. Nonostante il passaggio al servizio veneziano, Erasmo rimase per un altro anno al servizio del Papa per completare le operazioni in Romagna.
Riprese in questo periodo la guerra tra Milano e la lega antiviscontea che univa il Papa, Venezia e Firenze. Erasmo fu incaricato di difendere Bologna, minacciata da Gaspare Canetoli. Nonostante rinforzi limitati, riuscì a liberare San Giovanni in Persiceto e a reprimere i tentativi di ribellione a Bologna, anche se fallì nell'entrare in Imola. La situazione bellica divenne critica nel 1434, quando Niccolò Piccinino, inviato dal Visconti, sconfisse duramente le forze della lega, guidate da Erasmo e Niccolò da Tolentino, presso Castelbolognese. In questo scontro, Erasmo stesso rimase ferito.
Il conflitto continuò, con l'ingresso attivo di Francesco Sforza nelle schiere della lega. Erasmo e Brandolino si unirono a lui nel luglio 1435. La pace di Ferrara pose temporaneamente fine alle ostilità, ma nuovi tentativi di supremazia milanese portarono a una rapida ripresa della guerra.
Le Grandi Imprese per Venezia: Brescia e il Lago di Garda
Nel febbraio 1436, Erasmo ottenne una nuova condotta biennale da Venezia, sebbene con un numero ridotto di truppe (400 lance e 200 fanti), ma con l'importante investitura della contea di Valmareno con piena giurisdizione (che poi cedette al Brandolini). La guerra si spostò a settentrione, nel territorio lombardo e veneto. Nel 1437, Venezia progettò di varcare l'Adda per invadere il Milanese. Erasmo preparò e guidò il tentativo, ma una tempesta lo isolò sulla sponda nemica, costringendolo a una fuga a nuoto.
Erasmo fu anche colui che denunciò a Venezia gli abboccamenti segreti tra il marchese di Mantova, Giovan Francesco Gonzaga (allora capitano generale delle forze veneziane), e i Milanesi. Quando l'infedeltà del Gonzaga fu palese, Venezia lo sostituì con Erasmo, nominandolo governatore generale nel dicembre 1437 con uno stipendio di 300 ducati al mese.
La guerra si intensificò nel territorio bresciano. Dopo aver subito alcune perdite iniziali, Erasmo si ritirò a Bagnolo. Nel luglio 1438, Piccinino e Gonzaga invasero la pianura bresciana, conquistando numerose località e ponendo sotto stretto assedio Brescia stessa. Fu in questa situazione disperata che Erasmo compì una delle sue imprese più leggendarie.
Con l'ordine di ritirarsi nel Veronese per riorganizzarsi, Erasmo, il 5 settembre 1438, tentò un primo passaggio sul Mincio che fu respinto. Decise allora di provare la via dei monti, a settentrione, un percorso ritenuto quasi impraticabile per un esercito. Partì con 4.000 cavalli e 1.000 fanti, attraversando la Val Sabbia, le terre dei Lodrone (grazie a un accordo), e affrontando la resistenza dei conti d'Arco e del vescovo di Trento. Attraverso la Val d'Ampolo e la Val di Ledro, le truppe raggiunsero il fiume Sarca, dove furono assalite dai Viscontei. Salvato dall'intervento di un alleato, Erasmo riuscì infine a superare le montagne e a raggiungere la Val d'Adige, entrando trionfalmente a Verona tra il 28 e il 29 settembre. Questa marcia audace attraverso territori ostili e montuosi fu considerata un capolavoro di strategia e logistica.
Venezia riconobbe il valore dell'impresa, promuovendo Erasmo a capitano generale delle forze venete con una nuova condotta di 3.000 cavalli e 500 fanti e uno stipendio mensile di 500 ducati. Gli fu anche donato un palazzo a Venezia.

Un'altra impresa memorabile di questo periodo fu il tentativo di trasportare una flotta via terra dall'Adige al Lago di Garda. Questo progetto, ideato da Niccolò Brondolo, vide 80 imbarcazioni, tra cui galere da guerra, trainate per circa 5 miglia da 120 buoi su un percorso difficile. Erasmo fornì la protezione militare per questa incredibile operazione ingegneristica, che sebbene non decisive per l'esito finale della guerra, dimostrò l'audacia e l'ingegno messi in campo.
La Collaborazione con lo Sforza e gli Ultimi Anni
La guerra con i Milanesi continuò con alterne fortune. Nel 1439, una nuova iniziativa di Piccinino e Gonzaga portò alla perdita di importanti città venete e all'assedio di Verona. In questa fase, Erasmo subì critiche, sebbene la responsabilità fosse probabilmente del provveditore veneziano Andrea Donà. Venezia, nel frattempo, trattava l'ingaggio di Francesco Sforza. Per non urtare la suscettibilità di Erasmo, si decise di nominare lo Sforza capitano generale della lega (che univa Venezia, Firenze e il Papa), affiancandogli Erasmo con il titolo di capitano delle armi venete. I due si incontrarono nel giugno 1439 e marciarono insieme per riconquistare le terre perdute, riuscendo a rientrare a Verona il 10 luglio. In segno di riconoscimento, il Senato veneziano aggregò Erasmo al patriziato.
Mentre la guerra infuriava nel Bresciano, Erasmo si recò a Torbole per dirigere l'allestimento della flotta sul Garda. Qui, il 2 gennaio 1440, fu colpito da una emorragia cerebrale. Trasportato a Padova, tentò diverse cure, ma la malattia ebbe la meglio. Venezia gli riconobbe una provvisione annua e, in considerazione dei suoi meriti, una nuova condotta di riguardo per l'anno successivo.
Erasmo dettò il suo testamento nella sua casa padovana il 30 giugno 1441, lasciando erede universale il figlio Gianantonio ed esprimendo il desiderio di essere sepolto in una cappella nella chiesa del Santo a Padova. Morì a Padova il 16 gennaio 1443.
Il Mistero del Soprannome "Gattamelata"
Uno degli aspetti più affascinanti della figura di Erasmo da Narni è senza dubbio il suo soprannome: il Gattamelata. Le fonti storiche offrono diverse interpretazioni sull'origine di questo singolare appellativo. Il testo fornito ne menziona tre principali:
- Per la sua furbizia: Un'interpretazione comune vuole che il soprannome derivi dall'astuzia e dall'abilità tattica che Erasmo dimostrava sul campo di battaglia. Come un gatto, sarebbe stato agile, silenzioso e capace di colpi inattesi.
- Per il suo "parlar dolce": Un'altra teoria suggerisce che il nome fosse legato alla sua capacità di persuadere e negoziare, forse usando un linguaggio affabile e mellifluo.
- Come anagramma del nome della madre, Melania Gattelli: Questa è un'interpretazione più speculativa ma non priva di interesse. Alcuni studiosi ipotizzano che il soprannome possa essere un gioco di parole o un riferimento criptico al nome della madre, combinando elementi di "Gattelli" e "Melania".
Non esiste un consenso definitivo su quale di queste interpretazioni sia quella corretta. È possibile che il soprannome abbia avuto origine per un motivo e si sia poi arricchito di significati successivi legati alla fama del condottiero. Ciò che è certo è che il nome "Gattamelata" divenne indissolubilmente legato alla sua persona, tanto da essere utilizzato nelle cronache e nei documenti ufficiali e, infine, da essere immortalato nell'arte.
L'Eredità: La Statua Equestre di Donatello
L'immagine più celebre di Erasmo da Narni è senza dubbio quella rappresentata nella magnifica statua equestre bronzea realizzata da Donatello. Situata di fronte alla Basilica di Sant'Antonio a Padova, quest'opera è uno dei capolavori scultorei del Rinascimento e il primo grande monumento equestre in bronzo fuso dai tempi antichi. Contrariamente a quanto affermato da alcune fonti (come Marin Sanuto), sembra accertato che la statua non fu commissionata dalla Repubblica di Venezia, bensì dal figlio di Erasmo, Gianantonio, per onorare la memoria del padre. Donatello lavorò all'opera per diversi anni, completandola nel 1453, dieci anni dopo la morte del condottiero. La statua raffigura Erasmo in armatura completa, in sella a un cavallo possente, con un'espressione di determinazione e autorità, simbolo del potere e del prestigio raggiunti dai capitani di ventura nel Quattrocento.
Famiglia e Possedimenti
Erasmo si sposò intorno al 1410 con Giacoma di Antonio da Leonessa. La coppia ebbe diversi figli: Gianantonio, che seguì le orme paterne diventando anch'egli condottiero; Lucia, Polissena Romagnola, Antonia, Angela e Todeschina, tutte sposate in importanti famiglie. La moglie Giacoma morì a Montagnana nel 1466. Tra i beni di Erasmo, oltre al palazzo veneziano donatogli dalla Serenissima, vi fu anche la contea di Valmareno, ricevuta da Venezia nel 1436, sebbene poi ceduta al suo compagno Brandolino. La sua armatura è conservata nel Museo dell'Arsenale di Venezia, mentre il bastone del comando, simbolo della sua autorità come capitano generale delle forze venete, è custodito nel tesoro della basilica del Santo a Padova.
Tabella Comparativa delle Condotte con Venezia
Il servizio di Erasmo da Narni per la Repubblica di Venezia fu caratterizzato da diversi contratti militari, noti come condotte. Questi accordi definivano il numero di truppe che il condottiero doveva mantenere e lo stipendio o la provvisione ricevuta. Di seguito, una sintesi di alcune delle sue principali condotte con la Serenissima, basata sulle informazioni fornite:
| Periodo/Data Accordo | Ruolo/Titolo | Lance (Cavalli) | Fanti | Stipendio/Provvisione | Note Principali |
|---|---|---|---|---|---|
| Aprile 1434 | Condottiero | 400 (+ 50 per figli) | 400 (+ 50 per figli) | Venezia salda debito papale (10.000 ducati) | Custodia di Castelfranco d'Emilia; resta 1 anno al servizio del Papa |
| Febbraio 1436 | Condottiero (Contratto Biennale) | 400 | 200 | Non specificato nel testo | Investitura Contea di Valmareno (poi ceduta) |
| Dicembre 1437 | Governatore Generale | Non specificato nel testo | Non specificato nel testo | 300 ducati al mese | Sostituisce Gonzaga come capo delle forze venete |
| Ottobre 1438 | Capitano Generale delle Forze Venete | 3000 | 500 | 500 ducati al mese | Nomina dopo l'impresa del Garda; donazione palazzo a Venezia |
| Aprile 1441 | Nuova Condotta di Riguardo (per malattia) | 450 | 350 | 250 ducati al mese | Validità per l'anno corrente; vitalizio ridotto per l'anno successivo se non in servizio effettivo |
| Novembre 1441 (dal Gennaio 1442) | Condotta di Riguardo (Vitalizio) | Non specificato nel testo | 500 | 1000 ducati annui (vitalizio) | Mantiene il titolo di Capitano Generale |
Domande Frequenti sul Gattamelata
Chi era esattamente il Gattamelata?
Il Gattamelata, il cui vero nome era Erasmo da Narni (nato Stefano), fu un celebre condottiero italiano del XV secolo. Servì diversi potentati, tra cui la Chiesa e la Repubblica di Venezia, distinguendosi per le sue abilità militari e strategiche.
Perché si chiamava Gattamelata?
L'origine del soprannome è incerta. Le teorie più diffuse lo collegano alla sua furbizia, al suo "parlar dolce" o lo considerano un anagramma del nome di sua madre, Melania Gattelli.
Qual è stata la sua impresa militare più famosa per Venezia?
Una delle sue imprese più celebrate fu la marcia attraverso le montagne per raggiungere Verona nel 1438, eludendo l'assedio di Brescia, e l'organizzazione del trasporto di navi via terra dall'Adige al Lago di Garda.
Dove si trova la famosa statua equestre del Gattamelata?
La celebre statua equestre in bronzo del Gattamelata, realizzata dallo scultore Donatello, si trova a Padova, in Piazza del Santo, di fronte alla Basilica di Sant'Antonio.
Chi commissionò la statua a Donatello?
Sebbene alcune fonti storiche abbiano attribuito la commissione a Venezia, sembra accertato che la statua fu commissionata dal figlio di Erasmo, Gianantonio, per onorare la memoria del padre.
La figura del Gattamelata rimane una testimonianza affascinante dell'epoca delle compagnie di ventura, un uomo che, partendo da umili origini, seppe costruirsi una carriera di successo e lasciare un segno indelebile nella storia e nell'arte italiana.
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