Chi è il proprietario del ristorante Del Cambio a Torino?

Del Cambio e la Vigna della Regina: Una Polemica

03/02/2024

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Il ristorante Del Cambio a Torino è un'istituzione che affonda le radici nella storia culinaria e sociale della città. Rinomato per la sua eleganza e la sua tradizione, è da tempo un punto di riferimento per intenditori e appassionati di alta gastronomia. Ma il nome del suo proprietario, Michele Denegri, è recentemente salito alla ribalta delle cronache locali non solo per l'eccellenza legata al mondo della ristorazione, ma per una questione che tocca il cuore del patrimonio storico e agricolo torinese: la gestione della Vigna della Regina.

Chi è il proprietario del ristorante Del Cambio a Torino?
La storica Vigna della Regina a Torino, riportata in auge negli ultimi quindici anni dall' Azienda Balbiano di Andezeno, è passata in mano alla Società Agricola Orsolina di Michele Denegri, titolare del Cambio.

Questa vicenda, che vede protagonista la storica vigna sulla collina torinese, è diventata oggetto di dibattito e polemica, soprattutto dopo il recente processo di riassegnazione della sua concessione. La notizia del passaggio di gestione dalla famiglia Balbiano, che l'ha curata e riportata in auge per quindici anni, alla Società Agricola Orsolina, riconducibile proprio a Michele Denegri, ha sollevato non poche perplessità e discussioni.

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La Controversia della Vigna della Regina

Il fulcro della polemica risiede nei criteri adottati per l'assegnazione della concessione. Secondo quanto emerso, la Direzione Regionale Musei Piemonte, ente banditore, avrebbe privilegiato esclusivamente l'aspetto economico nell'individuazione del nuovo gestore. Questo approccio ha lasciato un forte sapore amaro, specialmente per coloro che, come l'Azienda Balbiano di Andezeno, hanno investito passione, tempo e risorse considerevoli per quindici anni nel recupero e nella valorizzazione di questo sito unico, trasformandolo in un simbolo riconosciuto a livello internazionale.

La decisione di basare l'assegnazione unicamente sul criterio economico, offuscando o almeno ridimensionando l'importanza della progettualità, della sostenibilità del progetto a lungo termine e dell'eredità costruita nel tempo, ha generato un acceso dibattito sull'opportunità di tali procedure quando si tratta di beni culturali e paesaggistici di inestimabile valore.

Quindici Anni di Rinascita: L'Eredità dei Balbiano

È fondamentale comprendere il contesto per apprezzare la portata di questa transizione. L'Azienda Balbiano, con Francesco e Luca Balbiano in prima linea, ha intrapreso nel 2006 un percorso che molti consideravano una sfida ardua: riportare in vita la Vigna della Regina, un vigneto storico legato a Villa della Regina che versava in stato di abbandono. Per quindici anni, attraverso un "processo sofferto ma fruttuoso", hanno lavorato instancabilmente.

Durante questo periodo, hanno realizzato ben 14 vendemmie, recuperando un patrimonio vitivinicolo che si credeva perduto. Il loro impegno ha portato al riconoscimento della Denominazione di Origine Controllata (DOC) per il vino prodotto, il Freisa di Chieri DOC Superiore “Vigna Villa della Regina”, nel 2011. Questo vino non è solo un prodotto enologico, ma è diventato l'emblema di un patrimonio culturale e storico ritrovato, ricostruito con fatica e investimenti significativi.

Ma l'eredità dei Balbiano va oltre la produzione vinicola. Sono stati promotori attivi della Vigna a livello internazionale, facendola diventare ambasciatrice della Urban Vineyards Association, un'associazione che riunisce vigne urbane da tutto il mondo. Questo ha inserito la Vigna della Regina in un network globale di siti unici, valorizzando il concetto di viticoltura in contesti urbani e storici. Hanno ridato vita non solo al vigneto ma anche al contesto di Villa della Regina, riscoprendo la sua antica vocazione agricola che risale al 1615, quando la vigna era parte integrante di un complesso che includeva orti, frutteti e stalle, ben oltre la sola residenza nobiliare.

Il Criterio Economico al Centro della Polemica

Il decreto di aggiudicazione della concessione, pubblicato dalla Direzione Regionale Musei Piemonte, chiarisce i termini economici che hanno determinato l'esito del bando. A fronte di un valore di partenza stabilito in 6 mila euro annui, l'offerta vincente è stata di 24 mila euro all'anno, presentata dalla Società Agricola Orsolina di Michele Denegri. Gli altri contendenti, tra cui la Società Agricola Luca Ferraris e la Società Agricola Amistà, avevano offerto 10 mila euro annui. La differenza economica, quattro volte superiore al valore base e più del doppio rispetto alle altre offerte, è stata l'unica leva decisionale.

Di seguito, una sintesi delle offerte presentate:

OfferenteOfferta AnnualeNote
Valore base bando6.000 €Stabilito dall'ente banditore
Altri contendenti (es. Soc. Agricola Luca Ferraris, Soc. Agricola Amistà)10.000 €Offerte non aggiudicate
Società Agricola Orsolina (Michele Denegri)24.000 €Offerta aggiudicata

Questo approccio puramente finanziario, sebbene legittimo in termini procedurali di bando pubblico, è ciò che ha innescato la polemica. Molti sostengono che la gestione di un bene come la Vigna della Regina, intrinsecamente legato al paesaggio, alla storia e alla cultura di Torino, richieda una valutazione più olistica, che tenga conto della visione progettuale, dell'esperienza pregressa nella gestione di siti complessi e della capacità di preservare e valorizzare l'eredità esistente, oltre al mero rialzo economico.

Le Ragioni dell'Addio dei Balbiano

La profonda delusione di Francesco e Luca Balbiano traspare chiaramente dalle loro dichiarazioni. Dopo aver dedicato quindici anni della loro vita e della loro attività imprenditoriale a questa vigna, affrontando difficoltà e celebrando successi, la decisione di non presentare un'offerta per la riassegnazione della gestione per i prossimi cinque anni è stata sofferta ma, a loro dire, inevitabile.

"È stata una decisione molto difficile", hanno commentato, "sulla quale abbiamo riflettuto lungamente. Alla fine siamo convinti che sia stata l’unica scelta possibile". La motivazione principale dietro questo passo indietro è proprio la percezione che il loro impegno, la loro passione e il progetto di valorizzazione culturale ed enologica siano stati messi in secondo piano rispetto all'offerta economica più alta. "L’unico criterio di cui si è tenuto conto per l’assegnazione è stato quello economico, relegando a un aspetto puramente commerciale quello che per noi è stata prima di tutto passione", hanno spiegato.

Lasciare la gestione di un patrimonio che hanno contribuito a riscoprire e a far conoscere è un atto che segna la fine di un ciclo. Nonostante la delusione per i criteri del bando, i Balbiano hanno espresso l'auspicio che il nuovo concessionario, la Società Agricola Orsolina di Michele Denegri, prosegua nel percorso di valorizzazione intrapreso. In particolare, hanno sottolineato l'importanza che la Vigna della Regina non perda l'adesione alla Urban Vineyards Association, un traguardo da loro raggiunto che ha conferito alla vigna e alla città di Torino un ruolo di protagonista nel panorama delle vigne urbane mondiali.

Cosa Riserva il Futuro per la Vigna Reale?

Con la concessione passata nelle mani della Società Agricola Orsolina per i prossimi cinque anni, l'attenzione si sposta ora sul futuro della Vigna della Regina. Il vigneto di Freisa, pur non raggiungendo l'ettaro di estensione, rappresenta un unicum per la sua posizione e la sua storia. La nuova gestione eredita non solo un terreno coltivato, ma un simbolo riconosciuto, un vino DOC con una sua identità e un legame forte con il territorio e il contesto storico di Villa della Regina.

La sfida per la Società Agricola Orsolina sarà quella di raccogliere il testimone lasciato dall'Azienda Balbiano, mantenendo alti gli standard di qualità raggiunti nella produzione del Freisa di Chieri DOC Superiore “Vigna Villa della Regina” e, possibilmente, proseguendo nel percorso di valorizzazione culturale e di promozione internazionale, come auspicato dai precedenti gestori con riferimento all'Urban Vineyards Association. Sarà interessante osservare come la nuova proprietà, legata al nome di Michele Denegri e al prestigioso ristorante Del Cambio, interpreterà e svilupperà il potenziale di questo gioiello enologico e paesaggistico incastonato sulla collina torinese.

Domande Frequenti (FAQ)

Chi è il nuovo gestore della Vigna della Regina a Torino?
La gestione della Vigna della Regina è stata assegnata alla Società Agricola Orsolina, riconducibile a Michele Denegri, proprietario del ristorante Del Cambio a Torino.

Perché i precedenti gestori, l'Azienda Balbiano, hanno lasciato la concessione?
L'Azienda Balbiano ha scelto di non presentare un'offerta per la riassegnazione in segno di protesta e delusione, poiché il bando di gara ha considerato come unico criterio di valutazione l'offerta economica, trascurando la progettualità e l'eredità costruita in quindici anni di gestione.

Quale criterio è stato utilizzato per l'assegnazione della concessione?
Secondo quanto riportato, l'unico criterio per l'assegnazione è stato quello economico. L'offerta più alta ha determinato l'aggiudicazione.

Quanto è stata pagata la concessione annuale dalla nuova gestione?
La concessione è stata aggiudicata per un valore di 24.000 euro all'anno, a fronte di un valore base d'asta di 6.000 euro e offerte concorrenti di 10.000 euro.

Quanto dura la nuova concessione della Vigna della Regina?
La nuova concessione ha una durata di cinque anni.

Cosa produce la Vigna della Regina?
La vigna produce principalmente uve del vitigno Freisa, da cui si ottiene il vino Freisa di Chieri DOC Superiore “Vigna Villa della Regina”.

Cos'è la Urban Vineyards Association?
È un'associazione che riunisce vigne situate in contesti urbani storici in diverse parti del mondo. La Vigna della Regina, sotto la gestione Balbiano, ne era diventata ambasciatrice.

La vicenda della Vigna della Regina, dunque, pone l'accento su questioni importanti relative alla gestione del patrimonio pubblico, al bilanciamento tra valore economico e valore culturale/storico, e all'importanza di riconoscere e valorizzare l'impegno a lungo termine di chi si dedica con passione alla cura di beni unici. Il legame con il nome di Michele Denegri, proprietario di un'istituzione come il Del Cambio, aggiunge un ulteriore strato di interesse e visibilità a questa complessa e dibattuta situazione.

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