13/12/2021
Il sogno parigino di Lucia Riina, figlia del defunto boss corleonese Totò Riina, è durato appena pochi mesi. All'età di 40 anni, Lucia, una dei quattro figli del capo indiscusso di Cosa Nostra morto in carcere nel 2017, aveva tentato un cambio di vita significativo trasferendosi nella capitale francese nell'autunno del 2018 con l'intento di aprire un'attività nella ristorazione.

Il locale, un bistrò, era stato inaugurato con un nome che avrebbe presto attirato su di sé l'attenzione mediatica e non solo: "Corleone by Lucia Riina". All'interno, le pareti non erano decorate con riferimenti espliciti alla mafia, ma ospitavano le opere pittoriche realizzate dalla stessa Lucia, che si definiva artista.
- Il Nome Controverso e la Reazione
- La Chiusura e le Voci sul Futuro
- Corleone: Un Nome Carico di Storia
- Le Radici della Famiglia Mafiosa di Corleone
- L'Era di Michele Navarra: Potere e Conflitti
- Luciano Leggio: L'Ascesa e i Primi Passi a Palermo
- Il Regime di Terrore di Totò Riina
- Bernardo Provenzano e il Lento Declino
- Stato Attuale della Famiglia di Corleone
- Capifamiglia Storici di Corleone (Lista Parziale)
- Domande Frequenti (FAQ)
Il Nome Controverso e la Reazione
La scelta del nome "Corleone by Lucia Riina" si è rivelata da subito problematica. Appena la notizia dell'apertura si è diffusa, i media hanno dato ampio risalto all'iniziativa, scatenando reazioni negative. Anche il sindaco di Corleone ha espresso il suo disappunto per l'utilizzo del nome della cittadina nell'insegna del locale parigino.
Di fronte alle polemiche, Lucia Riina ha cercato di difendere la sua posizione e le sue intenzioni. Ha dichiarato di non aver voluto in alcun modo provocare o offendere nessuno, ma di voler soltanto valorizzare la sua identità di artista-pittrice e mettere in risalto la cucina siciliana. Tuttavia, per evitare ulteriori malintesi e placare le critiche, ha annunciato la decisione di ritirare il suo nome dall'insegna del ristorante e da tutte le pubblicità. Nonostante ciò, ha espresso il suo dispiacere per il fatto che, a suo dire, la sua identità di pittrice e di donna venisse negata a causa del suo cognome.
La Chiusura e le Voci sul Futuro
Nonostante il tentativo di cambiare nome e immagine, il bistrò non ha avuto lunga vita. Secondo le dichiarazioni di uno dei soci della coppia, Lucia avrebbe lasciato Parigi già nell'estate del 2019. Tra le motivazioni addotte per la cessazione dell'attività e il rientro in Italia, o comunque l'abbandono del progetto parigino, ci sarebbe stata anche la difficoltà di Lucia e di suo marito, Vincenzo Bellomo, con la lingua francese.
Da qualche tempo, Lucia Riina non si vede più nemmeno a Corleone. Diverse sono le ipotesi sul suo attuale luogo di residenza. C'è chi ritiene si sia trasferita scegliendo una meta lontana dall'Italia, mentre altre voci suggeriscono che la coppia possa essersi spostata in Canada.
Corleone: Un Nome Carico di Storia
Per comprendere appieno la reazione scatenata dal nome del bistrò di Lucia Riina, è fondamentale conoscere la storia e il significato profondo che il nome "Corleone" riveste, specialmente in relazione alla mafia. È importante fare una distinzione netta: sebbene nell'immaginario collettivo il nome sia spesso associato alla famiglia immaginaria protagonista del celebre libro e dei film "Il Padrino", la realtà storica di Corleone è legata a una delle famiglie mafiose più potenti e sanguinose di Cosa Nostra, quella reale, chiamata anche famiglia Leggio.
Originata nel villaggio di Corleone, in Sicilia, questa famiglia mafiosa divenne la leader della fazione capeggiata da Totò Riina e, per oltre un decennio, esercitò un potere enorme non solo in Italia ma a livello globale.
Le Radici della Famiglia Mafiosa di Corleone
Nata come un gruppo di gabellotti e ladri di bestiame al servizio di signorotti locali, la famiglia di Corleone iniziò a consolidare il proprio potere già negli anni '50. La sua crescita fu tale da soppiantare le tradizionali famiglie palermitane negli anni '80, emergendo vincitrice dalla Seconda guerra di mafia (1981-1982). Questo status di supremazia all'interno di Cosa Nostra durò per circa dieci anni.
Le origini della famiglia risalgono all'inizio del '900. Fu probabilmente fondata da Angelo Gagliano. Un episodio significativo di quel periodo, che testimonia la natura della cosca, è legato a Bernardino Verro, sindacalista e sindaco di Corleone. Verro, per dare forza agli scioperi e proteggersi, divenne membro della cosca, che i suoi stessi membri chiamavano i Fratuzzi (i Piccoli Fratelli). In un libro di memorie, Verro descrisse il rito di iniziazione del 1893, molto simile alla "punciuta" descritta dai pentiti molti anni dopo: "Fui invitato a prendere parte ad una riunione segreta dei Fratuzzi. Entrai in una stanza misteriosa dove erano presenti alcuni uomini armati di pistola, seduti intorno ad un tavolo. Al centro del tavolo c'era un pezzo di carta su cui era disegnato un teschio, e un coltello. Per essere ammessi nei Fratuzzi, dovevo essere sottoposto ad una iniziazione costituita da alcune prove di fedeltà e dalla puntura del labbro inferiore con la punta del coltello: il sangue dalla ferita avrebbe macchiato il teschio."
Angelo Gagliano rimase al potere fino al suo assassinio nel 1930, succeduto da Calogero Lo Bue, un padrino vecchio stampo dedito a contrabbando, estorsione e ricettazione, che affrontò anche la repressione fascista (che non colpì particolarmente la famiglia di Corleone).
Dopo la guerra, nel 1945, Angelo Di Carlo, nipote di Gagliano e reduce dagli Stati Uniti, depose pacificamente Lo Bue e mise alla guida della famiglia suo cugino, Michele Navarra. Navarra era un rispettato dottore locale e "uomo d'onore". Iniziò un regime di supremazia locale, prendendo il controllo dell'ospedale di Corleone (uccidendone il primario) e schierandosi con la Democrazia Cristiana, convogliando voti tramite il controllo di imprese pubbliche come l'Azienda Siciliana Trasporti (AST), usata anche per fini illeciti.
Navarra entrò in conflitto anche con i sindacalisti, come Placido Rizzotto, leader socialista e segretario della Camera del Lavoro di Corleone, assassinato nel 1948. L'omicidio fu anche dovuto al fatto che Rizzotto aveva osato appendere il suo pupillo Luciano Leggio all'inferriata della villa comunale. Col tempo, Leggio divenne un problema per Navarra. Mentre Navarra voleva mantenere la mafia un fenomeno rurale, Leggio ambiva a espanderla a fenomeno metropolitano, con legami politici ed economici a livello nazionale. Le idee politiche di Leggio (che supportava il PLI) compromettevano i rapporti di Navarra con la DC, e il suo favore verso la costruzione di una diga (per cui avrebbe preso l'appalto) avrebbe fatto perdere a Navarra il controllo dei pozzi. Nel 1958, Navarra organizzò l'eliminazione di Leggio, che però fu solo ferito. Prima che potesse ritentare, il 2 agosto 1958, Navarra e un suo collega furono crivellati di colpi.
Luciano Leggio: L'Ascesa e i Primi Passi a Palermo
Dopo la morte di Navarra, Luciano Leggio avviò un'epurazione interna alla cosca di Corleone. Il 6 settembre 1958, i suoi killer uccisero i tre capidecina vicini a Navarra. Nei mesi successivi, Leggio commise diversi omicidi e casi di lupara bianca per "ripulire" la famiglia dalla vecchia guardia. Contemporaneamente, la famiglia mise piede a Palermo, dove Leggio acquistò un'officina meccanica e un garage usati anche per macellare carne illegalmente. Leggio strinse alleanze con famiglie mafiose palermitane, anche se i rapporti con alcune di esse si sarebbero compromessi nei primi anni '60.
Sotto la guida di Leggio, la cosca visse anni di prosperità grazie ad appalti truccati e racket metropolitani. Tuttavia, la guerra di mafia del 1963, che causò anche la morte di poliziotti, scatenò una repressione contro Cosa Nostra che portò all'arresto di Leggio il 14 maggio 1964, processato per gli omicidi di sei anni prima. Nonostante l'arresto e la scoperta di soffrire del morbo di Pott, Leggio fu assolto nel processo di Bari nel 1968.
Negli anni '70, la leadership di Leggio a Corleone divenne meno diretta, essendosi trasferito a Milano e venendo spesso rappresentato in Commissione da Salvatore Riina. A Milano, Leggio si coinvolse in sequestri, estorsioni e strozzinaggio, legandosi a figure della 'Ndrangheta (Tripodo, De Stefano) e a Lorenzo Nuvoletta, capo di un clan camorristico napoletano che era anche una costola di Cosa Nostra. Nel 1975, Leggio fu condannato definitivamente all'ergastolo per l'omicidio di Michele Navarra e incarcerato. Fu rimpiazzato da Totò Riina.
Il Regime di Terrore di Totò Riina
Già noto per la sua ferocia, Totò Riina divenne il successore di Leggio. Sebbene inizialmente operasse come reggente, la sua ambizione lo portò presto a staccarsi dagli ordini di Leggio. Sotto Riina, la famiglia di Corleone accrebbe enormemente il proprio potere, entrando nel narcotraffico internazionale e nell'estorsione a grandi gruppi imprenditoriali. Tuttavia, il suo atteggiamento anti-statale e la sua violenza attirarono l'attenzione dei media e delle autorità, segnando l'inizio della disfatta per la cosca e per l'intera Cosa Nostra.
Affiancato da Bernardo Provenzano, Riina pianificò la distruzione della "vecchia guardia" di Cosa Nostra (Di Cristina, Calderone, Badalamenti, Bontate, Inzerillo e i loro alleati). Strinse inoltre legami con altre fazioni siciliane (Greco, Santapaola, Messina Denaro, Colletti) e con quelle fuori dalla Sicilia (Tripodo, Nuvoletta).

Il primo a cadere fu Giuseppe Di Cristina nel 1978. Seguì Giuseppe Calderone. Nel 1981 scoppiò la Seconda guerra di mafia tra i Corleonesi e gli alleati dei Bontate-Inzerillo. Stefano Bontate e Salvatore Inzerillo furono eliminati a pochi giorni di distanza, seguiti dall'eliminazione sistematica dei loro parenti stretti. Pochi sopravvissuti degli Inzerillo fuggirono a New York. Riina decise anche di colpire i parenti di Tommaso Buscetta, legato ai Bontate-Inzerillo. Buscetta, che aveva intuito le intenzioni di Riina, fuggì in Brasile, dove fu arrestato nel 1984. Per ritorsione, divenne collaboratore di giustizia, le cui dichiarazioni a Giovanni Falcone portarono all'istituzione del celebre Maxiprocesso.
Il Maxiprocesso, durato dal 1986 al 1987, portò alla condanna di numerosi mafiosi di spicco alleati di Riina e Provenzano, tra cui Michele Greco, Giuseppe Calò, Benedetto Santapaola, Francesco Madonia, Bernardo Brusca, Gaetano Badalamenti e mafiosi americani coinvolti nella Pizza Connection.
Vedendo la sua posizione indebolita, Riina proseguì con una strategia stragista per colpire lo Stato, ordinando gli omicidi di Piersanti Mattarella, Carlo Alberto dalla Chiesa, Pio La Torre, Beppe Montana e Ninni Cassarà. La reazione dello Stato si fece più dura, con leggi sulla confisca dei beni, il carcere duro (il noto 41 bis) e l'invio di militari in Sicilia. Riina affrontò anche malumori interni, specialmente da Provenzano, che preferiva che Cosa Nostra tornasse ad essere un'organizzazione segreta. L'apice della ferocia di Riina fu raggiunto con le bombe del 1992-1993, che causarono la morte dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e danneggiarono il patrimonio artistico.
Bernardo Provenzano e il Lento Declino
Il 15 gennaio 1993, Totò Riina fu arrestato e condannato a 23 ergastoli. Bernardo Provenzano assunse il comando della famiglia e si diede alla latitanza, cercando di far tornare Cosa Nostra nell'ombra. Per un breve periodo, la cosca fu retta anche dal cognato di Riina, Leoluca Bagarella, arrestato nel 1995. Bernardo Provenzano guidò la famiglia fino all'11 aprile 2006, quando fu arrestato dopo una latitanza record di 43 anni.
Provenzano è spesso ricordato come l'ultimo grande boss della famiglia di Corleone, poiché dalla metà degli anni '90 il clan iniziò un forte declino, accelerato dall'arresto di Riina. La Commissione provinciale, che Riina aveva guidato, non ebbe più un segretario ufficiale, ma solo capi informali.
Stato Attuale della Famiglia di Corleone
Dopo l'arresto dei membri di spicco nel 1993 e quello di Provenzano nel 2006, la cosca di Corleone ha perso gran parte del suo potere e ha quasi cessato le sue attività principali. Dopo l'arresto di Riina, la famiglia ha perso influenza a Palermo, mantenendo il controllo solo sull'area meridionale della Provincia. Oggi si stima che conti circa 70 "uomini d'onore", molti dei quali sono anziani e in prigione. L'ultimo capofamiglia di cui si hanno notizie certe sarebbe stato Rosario Lo Bue, arrestato nel 2008.
Capifamiglia Storici di Corleone (Lista Parziale)
- Angelo Gagliano (Inizio '900 - 1930)
- Calogero Lo Bue (1930 - 1945)
- Michele Navarra (1945 - 1958)
- Luciano Leggio (1958 - 1975)
- Salvatore "Totò" Riina (1975 - 1993)
- Leoluca Bagarella (Reggente, 1993 - 1995)
- Bernardo Provenzano (1993 - 2006)
- Rosario Lo Bue (Capofamiglia fino al 2008, data arresto)
Domande Frequenti (FAQ)
Chi è Lucia Riina?
È una dei quattro figli di Salvatore "Totò" Riina, storico capo della famiglia mafiosa di Corleone e di Cosa Nostra.Come si chiamava il ristorante che ha aperto a Parigi?
Inizialmente si chiamava "Corleone by Lucia Riina". Dopo le polemiche, il nome è stato cambiato, ma Lucia ha ritirato il suo nome e il riferimento a Corleone dall'insegna e dalle pubblicità.Perché il nome del ristorante ha causato polemiche?
Il nome "Corleone", soprattutto se associato al cognome Riina, è fortemente legato alla storia della mafia siciliana, in particolare alla potente e sanguinaria famiglia mafiosa di Corleone capeggiata da Totò Riina. L'utilizzo di questo nome è stato percepito come insensibile o provocatorio, data la sofferenza e la violenza associate ad esso.Quanto è durato il ristorante?
Il bistrò è durato solo pochi mesi, aprendo nell'autunno 2018 e chiudendo (o comunque venendo abbandonato da Lucia) entro l'estate 2019.Dove si trova ora Lucia Riina?
Secondo quanto riportato, da tempo non si vede a Corleone. Ci sono voci che la indicano trasferita in una meta lontana, con alcuni che sussurrano si sia spostata in Canada.Cos'è la famiglia di Corleone?
È stata una delle più potenti famiglie mafiose all'interno di Cosa Nostra, originaria di Corleone, in Sicilia. Guidata da figure come Michele Navarra, Luciano Leggio e in particolare Totò Riina, ha dominato la scena mafiosa per decenni.Chi erano i capi più importanti della famiglia di Corleone?
Tra i più noti e influenti ci sono stati Michele Navarra, Luciano Leggio, Salvatore "Totò" Riina e Bernardo Provenzano.Cos'è successo al Maxiprocesso?
Il Maxiprocesso (1986-1987) fu un grande processo penale contro Cosa Nostra, istituito grazie alle dichiarazioni di collaboratori di giustizia come Tommaso Buscetta. Portò alla condanna di centinaia di mafiosi, inclusi molti alleati di Riina e Provenzano.Qual è lo stato attuale della famiglia di Corleone?
Dopo gli arresti di Riina e Provenzano e l'azzeramento dei vertici negli anni '90 e 2000, la famiglia ha perso gran parte del suo potere e influenza, specialmente a Palermo. Si stima che conti ancora circa 70 membri, molti dei quali anziani e detenuti.
La vicenda del bistrò parigino di Lucia Riina evidenzia quanto sia ancora pesante e ingombrante l'eredità di un cognome come "Riina" e quanto il nome "Corleone" sia indissolubilmente legato a una storia di violenza e potere mafioso che va ben oltre la finzione cinematografica. Un tentativo imprenditoriale apparentemente innocuo, incentrato sull'arte e la cucina siciliana, si è scontrato con la realtà di un passato che non si può semplicemente ignorare o mettere da parte.
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