Chi è il proprietario del castello di Lazise?

Castello di Lazise: Storia e Proprietari

04/09/2021

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Il Castello di Lazise, con la sua imponente mole che si specchia sulle acque del Lago di Garda, rappresenta uno degli esempi meglio conservati di fortificazione lacustre in Italia. La sua storia è un intreccio affascinante di poteri che si sono succeduti, di battaglie, di trasformazioni e di una natura che lo ha infine abbracciato. Ma chi ha posseduto questo gioiello nel corso dei secoli e chi, secondo le informazioni a nostra disposizione, ne è l'ultimo proprietario noto?

La storia del castello e dell'abitato di Lazise affonda le radici in un passato remoto, ma le prime notizie certe che ci riguardano direttamente ci portano al 1193. In quell'anno, il castello e il borgo passarono sotto l'egida del libero Comune di Verona. Questo segnò un momento importante nella vita della comunità lacisiense, legandola strettamente alle sorti della potente città vicina.

Chi è il proprietario del castello di Lazise?
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L'Era Scaligera: Fortificazione e Splendore

Pochi anni dopo il passaggio sotto il Comune di Verona, il destino di Lazise si legò indissolubilmente a quello della Signoria degli Scaligeri, che stavano consolidando il loro potere su Verona e sul vasto territorio circostante. La famiglia Scaligera comprese l'importanza strategica della posizione di Lazise sul lago e investì significativamente nel potenziamento delle sue strutture difensive.

Fu sotto il governo di Alberto II e Mastino II della Scala che, nel 1329, si procedette a una ristrutturazione massiccia delle mura che cingevano il borgo. Queste mura vennero rafforzate e intervallate da circa una ventina di torri scudate, elementi che conferivano maggiore solidità e capacità di difesa all'intera cinta.

Ma la vera trasformazione della rocca, intesa come la fortezza interna, iniziò più tardi. Fu Cansignorio della Scala a dare il via ai lavori nel 1375. La costruzione fu poi proseguita e ultimata dai suoi successori, Antonio e Bartolomeo II della Scala, trovando il suo completamento nel 1381. Questo periodo di intensa attività edilizia trasformò Lazise in un vero e proprio caposaldo dello scacchiere fortificato occidentale veronese, un baluardo essenziale per il controllo del territorio e delle vie d'acqua.

La Cortina Muraria Urbana: Testimone del Passato

Oggi, il borgo di Lazise conserva ancora buona parte della sua cinta muraria urbana, un'eredità preziosa dell'epoca scaligera e dei periodi successivi. Nonostante alcune perdite, la struttura è ancora chiaramente visibile e racconta la storia difensiva del luogo.

La parte più a nord della cortina orientale e una porzione della cortina occidentale, quella che dal castello si estendeva lungo il lago fino all'antico porto, sono andate perdute. In particolare, la scomparsa della torre del Cadenon, eliminata nel 1939 per far spazio al monumento ai caduti, è rimasta impressa nella memoria collettiva. La sua figura perdura nella festa popolare del palio della Cuccagna del Cadenon, che si tiene proprio nel luogo dove un tempo si ergeva la torre medievale, un legame tangibile tra storia e tradizione.

Le cortine meridionale e settentrionale, così come la parte rimanente di quella orientale, sono invece splendidamente conservate. Sono punteggiate da numerose torri scudate, simili a quelle che un tempo proteggevano l'intero perimetro. Tre porte cittadine consentivano l'accesso al borgo fortificato:

  • Porta Nuova (o Cansignorio): Situata a settentrione, fu realizzata tra il 1375 e il 1376, quasi in contemporanea con l'inizio dei lavori alla rocca. Curiosamente, fu murata nel 1701 per proteggere il borgo da milizie che stavano depredando la zona circostante, per poi essere riaperta solo nel 1955.
  • Porta Superiore (o San Zeno): Posta a oriente, è probabilmente la più antica, forse coeva all'impianto altomedievale. Era l'unica destinata al transito della popolazione. La nicchia esterna ha visto succedersi diverse immagini simboliche: una Madonna col Bambino, l'Aquila Imperiale e infine l'immagine di San Marco, protettore della Repubblica di Venezia, a testimonianza del passaggio di Lazise sotto il dominio veneziano (anche se il testo non specifica la data esatta di questo passaggio, la presenza di San Marco e la Porta Lion lo implicano fortemente).
  • Porta Lion: L'accesso da meridione, il suo nome deriva dalla presenza dello stemma della Serenissima, il leone di San Marco, o forse perché utilizzata dalle milizie venete. Un tempo era protetta da un rivellino, una struttura difensiva avanzata.

Tutte queste porte erano dotate di saracinesca e ponte levatoio che superavano un fossato. Purtroppo, questo fossato è oggi completamente scomparso in lunghi tratti, cancellando un elemento essenziale del sistema difensivo originario.

La Fortezza Interna: Mastio e Porto Militare

La fortezza vera e propria, il cuore del sistema difensivo, fu costruita, come accennato, tra il 1375 e il 1381. Rappresenta uno degli ultimi capolavori difensivi voluti dagli Scaligeri.

La sua struttura era complessa, composta da due recinti affiancati. Verso il lago si trovava una cortina rettangolare più grande, che fungeva da porto militare, essenziale per le operazioni navali sul Garda. Sul lato opposto, verso l'entroterra, vi era una cortina rettangolare più piccola, la piazza d'armi, il cuore operativo della fortezza dove si radunavano le truppe. Entrambe le cortine erano rinforzate da sei torri scudate ciascuna, con volte murarie a sostegno delle terrazze merlate e strutture lignee per i piani intermedi. Quattro torri erano poste agli angoli, mentre due intermedie rafforzavano il lato lungo.

Un ampio fossato acqueo, con controscarpa in muratura, circondava la fortezza sia verso la campagna che verso l'abitato. Dal lato campagna, un'ulteriore controfossa aumentava ulteriormente la protezione. L'accesso avveniva tramite due ingressi, uno verso la campagna e uno verso la città, entrambi protetti da un rivellino con porte a doppio battente e un ponte levatoio sul fossato. Una seconda cortina muraria esterna, leggermente più bassa di quella principale, si dipanava ai lati del rivellino campagna per offrire un'ulteriore difesa.

Particolarmente imponente era il mastio, la torre principale e ultimo baluardo difensivo. Costruito in mattoni di cotto, presentava un robusto basamento in pietra alto due metri. Il suo coronamento era formato da una struttura pensile merlata, dotata di caditoie su archeggiature che scaricavano il loro peso su una triplice mensola digradante in pietra. L'accesso al mastio avveniva dal cammino di ronda tramite un piccolo ponte levatoio. Dal piano raggiunto, botole conducevano alle prigioni sottostanti, mentre scale permettevano di salire ai piani superiori.

Alla base del mastio, all'interno della piazza d'armi, sorgevano un tempo la residenza del castellano e le caserme della milizia, addossate alla cinta muraria.

Un rilievo eseguito nel 1756 dall'ingegnere Xaverio Avesani mostra il castello ancora integro nella sua struttura difensiva. Purtroppo, il tempo e le trasformazioni hanno portato alla perdita di importanti elementi. La controfossa, la fossa e la controscarpa muraria sono completamente scomparse. Lo stesso vale per la cortina muraria più esterna sul lato campagna. Il porto militare è stato quasi completamente interrato, e oggi sopravvivono solo pochi frammenti della sua cinta muraria, completa solo sul lato verso il lago, e tre torri.

La Trasformazione Ottocentesca e la Famiglia Buri

La storia del castello prese una svolta significativa nel XIX secolo, legandosi indissolubilmente alla creazione di un grande giardino romantico e al nome della famiglia Buri.

Fu Gian Battista Buri, figlio del noto conte Giovanni Danese Buri (erudito e appassionato di botanica e architettura del verde, figura di spicco nell'ambito veronese e diffusore delle nuove teorie inglesi sull'arte dei giardini), ad acquistare il Castello di Lazise nel 1871. Dopo aver ristrutturato la villa attigua, Gian Battista si dedicò con passione alla realizzazione di un vasto parco annesso. Questa opera portò a radicali cambiamenti nelle forme e nella percezione del castello stesso.

Utilizzando le pietre della cortina più esterna del castello, già in rovina all'epoca, e quelle ricavate dalla demolizione di parte delle mura e di alcune torri del porto militare (un atto che generò opinioni contrastanti tra gli intellettuali dell'epoca), venne creato un promontorio artificiale a sud del castello, noto come "la mara". Il progetto prevedeva anche il quasi completo prosciugamento della darsena militare. Queste operazioni, se da un lato furono criticate per la demolizione di parti delle mura medievali, dall'altro ricevettero elogi per i lavori di pulitura e recupero del castello, purtroppo non completati a causa della morte del conte.

Durante i lavori di realizzazione del parco, venne comunque mantenuto riconoscibile l'ingresso all'antico porto, conservando le mura e le due torri che ne segnalavano l'accesso dal lago. Un altro breve tratto di cortina muraria, interrotto da una torre, fu intelligentemente utilizzato come spalla per una serra destinata alle specie vegetali più delicate del giardino.

Il parco romantico, progettato dal conte Buri, si sviluppa come un percorso suggestivo attorno al castello. Il castello stesso diventa l'unico, grande episodio che segna il cammino, senza altri elementi di sorpresa a distogliere l'attenzione da questa imponente presenza storica.

Molte delle essenze vegetali originali sopravvivono ancora oggi, testimoni silenziose di quel progetto ottocentesco. Particolarmente significative sono, per dimensioni e bellezza, una wellingtonia, una sequoia e due esemplari di magnolia grandiflora. Le loro chiome sono così ampie da fondersi, creando una galleria verde sotto la quale si snoda il percorso del parco. Sui margini de "la mara", nella porzione meridionale, crescono numerose piante a foglia caduca, come ippocastani, platani, tigli, carpini neri, olmi e querce. Nel sottobosco si trovano aceri, biancospini, pittospori, allori, tassi e bossi, nutriti dalle acque di un ruscello che raccoglie quelle delle colline circostanti Lazise e che, proprio nel parco della villa, confluisce nel lago.

Chi è il Proprietario del Castello di Lazise Oggi?

Basandosi esclusivamente sulle informazioni fornite, la storia della proprietà del Castello di Lazise che ci viene raccontata si conclude con l'acquisto da parte di Gian Battista Buri nel 1871 e la sua integrazione nel vasto giardino romantico di Villa Buri Bernini. Il testo descrive dettagliatamente come il conte Buri abbia trasformato l'area circostante il castello, rendendolo parte integrante del suo progetto paesaggistico.

Pertanto, secondo quanto riportato nel testo, l'ultimo proprietario di cui si fa menzione in relazione all'acquisto e alla trasformazione del sito è la famiglia Buri, in particolare Gian Battista Buri a partire dal 1871. Le informazioni fornite non coprono sviluppi successivi in termini di proprietà, né indicano chi siano gli attuali proprietari nel presente. Il castello, come descritto, è diventato parte della proprietà di Villa Buri Bernini.

Domande Frequenti

  • Quando fu costruito il Castello di Lazise? La fortezza principale fu realizzata tra il 1375 e il 1381 dagli Scaligeri, ma le mura urbane preesistevano e furono ristrutturate già nel 1329.
  • Chi ha posseduto il castello prima della famiglia Buri? Il castello è passato sotto il Comune di Verona nel 1193 e successivamente sotto la Signoria degli Scaligeri. La presenza della Porta Lion e l'immagine di San Marco sulla Porta Superiore suggeriscono un periodo sotto la Repubblica di Venezia.
  • Cosa è rimasto dell'antico porto militare? Il porto militare è quasi completamente interrato, con solo pochi frammenti della cinta muraria (completa solo lato lago) e tre torri sopravvissuti alla trasformazione ottocentesca.
  • Chi ha creato il giardino che circonda il castello? Il grande giardino romantico fu realizzato da Gian Battista Buri a partire dal 1871, dopo l'acquisto del castello.
  • Il testo specifica chi è il proprietario attuale del castello? No, il testo fornisce informazioni storiche sulla proprietà fino all'acquisto e alle trasformazioni operate dalla famiglia Buri a partire dal 1871, ma non indica chi sia il proprietario nel presente.

In conclusione, il Castello di Lazise è un monumento stratificato che narra secoli di storia veronese e veneta. Dalla sua funzione di caposaldo difensivo scaligero, è passato attraverso varie fasi, fino a diventare, nell'Ottocento, l'elemento centrale di un affascinante giardino privato. Le informazioni a nostra disposizione si fermano a questa importante trasformazione legata alla famiglia Buri, lasciando la curiosità sull'attuale assetto proprietario al di fuori della narrazione qui presentata.

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