20/06/2022
Immersa nel vasto territorio tra l'entroterra e la costa del Lazio, in quella che un tempo era una frazione di Roma e oggi è parte del comune di Fiumicino, si trova Maccarese SpA. Non è una semplice azienda agricola, ma un vero e proprio gigante del settore in Italia, estendendosi su circa 32 chilometri quadrati. La sua storia è un intreccio complesso di grandi opere, cambiamenti di proprietà e una costante vocazione produttiva che la rende ancora oggi un punto di riferimento.

- Un Territorio Vasto e Strategico
- Le Radici Storiche: Dalle Paludi alla Bonifica
- La Nascita della SAB e il Passaggio all'IRI
- I Tentativi di Privatizzazione e il Passaggio alla Famiglia Benetton
- Maccarese Oggi: Agricoltura, Innovazione e Patrimonio
- La Ricchezza Naturale della Tenuta
- Domande Frequenti su Maccarese
Un Territorio Vasto e Strategico
Con una superficie di circa 32 km², pari a circa 3200 ettari, la tenuta di Maccarese è una delle più estese aziende agricole del nostro Paese. La sua posizione, a cavallo tra l'entroterra e la costa, le conferisce caratteristiche ambientali e operative uniche. L'attività dell'azienda si concentra principalmente nel settore agricolo, con vaste coltivazioni e allevamenti, ma tocca anche quello immobiliare, gestendo un patrimonio significativo all'interno della tenuta.
Le Radici Storiche: Dalle Paludi alla Bonifica
L'origine del nome stesso, Maccarese, sembra legata alla sua antica vocazione: deriverebbe infatti da “Vaccareccia” o “Vaccarese”, richiamando il pascolo di vacche e bufali che popolavano gli acquitrini prima delle grandi opere di trasformazione. Per secoli, le famiglie nobiliari proprietarie, come i Rospigliosi che restaurarono il Castello di San Giorgio nel 1765, mantennero i terreni allo stato primitivo, utilizzandoli prevalentemente per il pascolo estensivo.
Dopo l'Unità d'Italia, il governo si pose l'obiettivo fondamentale di bonificare queste aree paludose, flagellate dalla malaria. Nonostante tentativi precedenti dello Stato Pontificio non fossero riusciti, nel 1878 fu approvata una legge specifica. L'opera di bonifica vera e propria iniziò nel 1884 con l'arrivo dei primi lavoratori specializzati dal Nord, i “ravennati”. Il loro lavoro fu immane e pagato a caro prezzo: molti morirono per le privazioni e la malaria. Realizzarono 94 km di canali e un impianto idrovoro, ma il prosciugamento nella zona di Maccarese non fu completato. Il fallimento parziale fu causato dalla mancata trasformazione fondiaria: i grandi proprietari terrieri non volevano sostenere i costi di manutenzione delle opere, preferendo mantenere le paludi ideali per i loro bufali.
La Nascita della SAB e il Passaggio all'IRI
Per superare questo stallo e realizzare la necessaria trasformazione agricola, nel 1925 nacque la “Maccarese Società Anonima di Bonifiche” (SAB). Fu un'iniziativa congiunta del principe Giovanni Torlonia, già proprietario di vasti terreni, e della SGIBI (Società di Bonifiche e Irrigazione), gestita da importanti banche nazionali. La SAB acquisì oltre 4.500 ettari, in gran parte palude, con l'obiettivo di bonificare, coltivare e rivendere a prezzo maggiorato.
Parallelamente alle opere idrauliche, approvate con decreto governativo nel 1927, si procedette alla costruzione di infrastrutture e insediamenti per accogliere la manodopera necessaria. Nel 1925 i residenti erano solo 50; l'anno successivo, grazie alle strade e all'acquedotto realizzati dallo Stato, salirono a 3.000. Furono progettati insediamenti per migliaia di abitanti, divisi in un villaggio centrale vicino al Castello San Giorgio (con servizi essenziali come ospedale, scuola, chiesa), un centro industriale vicino alla stazione (con strutture per cereali, latte, vino, macchine agricole, bestiame) e 35 micro-aziende agricole distribuite sul territorio. Vennero installate reti elettriche e idriche da pozzi artesiani.
Furono selezionate coltivazioni diverse in base ai terreni (cereali, foraggi, ortaggi, vigneti sulle dune) e l'allevamento fu rinnovato, sostituendo i bufali con mucche alpine e olandesi e allevando cavalli e muli per l'esercito. Circa cinquemila coloni, molti provenienti dalle regioni povere del Nord, in particolare dal Veneto, furono ingaggiati con contratti collettivi che prevedevano una parte del compenso in prodotti agricoli. Si creò così una vita sociale interna all'azienda, per anni piuttosto isolata dal contesto circostante. La bonifica fu completata nel 1936.

A causa di crisi finanziarie ed economiche nei primi anni Trenta, la proprietà della SAB passò definitivamente allo Stato nel 1933, entrando nell'orbita dell'IRI (Istituto per la Ricostruzione Industriale). Nel secondo dopoguerra, Maccarese divenne un importante "laboratorio" imprenditoriale e sindacale, raggiungendo traguardi significativi per l'epoca, come la parità salariale tra uomini e donne già nel 1961.
I Tentativi di Privatizzazione e il Passaggio alla Famiglia Benetton
Negli anni Ottanta, nel quadro di una ristrutturazione delle proprietà dell'IRI, che vedeva Maccarese contribuire con perdite significative (200 miliardi di lire nel 1983), si avviò il processo per la sua privatizzazione. Un primo tentativo di vendita nel febbraio 1983 non andò a buon fine a causa delle forti reazioni politiche e sindacali. Le contestazioni riguardavano la mancanza del nulla-osta governativo e la mancata prelazione a una soluzione pubblica. Inoltre, suscitava preoccupazione l'accordo che impegnava il compratore a mantenere la destinazione agricola per soli cinque anni, facendo temere speculazioni edilizie future.
Nell'aprile 1984, il sindacato braccianti della CGIL presentò un ricorso in Pretura, denunciando un comportamento antisindacale e la violazione del patto trentennale di destinazione agricola. Era emerso che il potenziale acquirente intendeva realizzare strutture turistiche e portuali. L'accoglimento di questo ricorso nel giugno 1984 bloccò di fatto la vendita, anche per le condizioni imposte dal magistrato che la resero poco appetibile.
Dopo alcuni anni, nel 1986, la Sofin (società del gruppo IRI) riavviò la produzione e Maccarese fu incorporata nella SoGEA del gruppo Iritecna. Ancora nel 1993, un ulteriore tentativo di vendita privata fu denunciato e bloccato dalle forze politiche, sempre per la mancanza di chiarezza sulla destinazione d'uso degli ettari, considerati appetibili per la cementificazione turistica.
La svolta arrivò nel 1998. Nonostante l'IRI avesse garantito una prelazione agli enti locali (Comune di Fiumicino, Provincia di Roma, Regione Lazio), l'azienda fu offerta al gruppo Benetton, tramite la sua sussidiaria Edizione Holding. Questa volta, l'opposizione non venne dai partiti di sinistra, ma da Alleanza Nazionale, che paventava crisi occupazionali. L'acquisto fu perfezionato nel settembre 1998 per un controvalore di 93 miliardi di lire. Cruciale fu l'accordo con il sindaco di Fiumicino, Giancarlo Bozzetto, che impose di non variare la cubatura edificabile sulla tenuta, pena una penale di 20 miliardi di lire. A seguito di questo accordo, gli enti locali rinunciarono al loro diritto di prelazione.
Maccarese Oggi: Agricoltura, Innovazione e Patrimonio
Sotto la nuova gestione della famiglia Benetton, la tenuta ha mantenuto la sua forte vocazione agricola. Tutti i 3200 ettari continuano a essere utilizzati per coltivazioni, principalmente seminativi, foraggi e ortaggi. L'azienda è un attore primario nel settore lattiero-caseario, dichiarando nel 2019 il possesso di 3.600 vacche con una produzione giornaliera di 48.000 litri di latte, sufficiente a coprire circa il 10% del fabbisogno di Roma. Maccarese alleva anche vitello da carne.

L'attenzione alla qualità e all'ambiente è confermata dalle certificazioni ottenute: ISO 14001 nel 2007 e ISO 45001 nel 2019, entrambe rilasciate da Bureau Veritas. Nel 2018, l'azienda ha dichiarato ricavi per 13.800.000 €.
Oltre alle attività produttive, Maccarese ospita importanti istituzioni e servizi. Il Castello di San Giorgio è la sede del Polo di formazione per lo sviluppo agro-zootecnico, un'associazione di aziende agricole che si occupa di formazione per gli operatori del settore agroalimentare e dell'allevamento. Il piano terra del Castello è inoltre utilizzato dal Comune di Fiumicino per la celebrazione di matrimoni. La tenuta ospita anche la sede di Bioversity International, un'agenzia alimentare patrocinata dalla FAO, dedicata alla ricerca agricola basata sulla biodiversità.
La Ricchezza Naturale della Tenuta
Nonostante la prevalente destinazione agricola, la tenuta di Maccarese vanta aree di grande valore naturalistico. Le Macchie Mediterranee, estese per oltre 400 ettari vicino al mare, costituiscono tre oasi con una ricca varietà di vegetazione, rifugio per numerose specie di uccelli migratori e stanziali, tra cui il falco di palude, l'albanella reale, anatre, il cuculo e l'upupa, oltre a mammiferi come tasso, istrice, coniglio selvatico, riccio e volpe. Un'area è dedicata alle testuggini terrestri. Queste aree di macchia mediterranea, incluse le vasche, sono gestite dal WWF come oasi naturalistiche aperte alle visite guidate.
Le vasche, 36 ettari originariamente realizzati per l'allevamento ma poi abbandonati, hanno dato vita a un singolare biotipo di zona umida con caratteristiche specifiche (acque atrofiche e scarsità di ossigeno) che favoriscono la presenza di numerosissime specie animali.
Anche il vivaio, un'area di 50 ettari bonificata e percorribile, pur non avendo raggiunto gli obiettivi produttivi originali, rappresenta oggi una zona ad alta valenza ambientale grazie alle numerose essenze piantate. È un luogo di interesse storico-naturalistico, basti pensare che gli alberi di pino domestico piantati in Piazza dei Cinquecento a Roma, all'inaugurazione della stazione Termini nel 1950, provenivano proprio dal vivaio di Maccarese.
Domande Frequenti su Maccarese
- Chi è l'attuale proprietario di Maccarese SpA?
L'azienda è di proprietà della famiglia Benetton, tramite la holding Edizione Holding, che l'ha acquisita nel 1998. - Quanto è grande la tenuta di Maccarese?
Si estende su circa 32 chilometri quadrati, equivalenti a circa 3200 ettari. - Quali sono le principali attività produttive di Maccarese?
Le attività principali sono l'agricoltura (seminativi, foraggi, ortaggi), l'allevamento di vacche da latte (con una produzione significativa per l'area di Roma) e l'allevamento di vitello da carne. - Cosa significa il nome Maccarese?
Il nome sembra derivare da “Vaccareccia” o “Vaccarese”, un riferimento al pascolo di vacche e bufali che caratterizzava l'area in passato. - Ci sono aree naturali aperte al pubblico nella tenuta?
Sì, le aree di Macchia Mediterranea e le vasche sono gestite dal WWF come oasi naturalistiche e sono aperte per visite guidate.
In conclusione, Maccarese rappresenta un esempio affascinante di come storia, grandi progetti di trasformazione territoriale, dinamiche economiche complesse e una forte identità agricola possano coesistere e plasmare un territorio vasto e produttivo, con un occhio di riguardo anche alla conservazione di preziosi ambienti naturali.
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