Come si arriva all'isola di Comacina?

L'Isola Comacina: Un Gioiello sul Lago di Como

17/08/2023

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Nel suggestivo scenario del ramo occidentale del Lago di Como, incastonata tra le acque cristalline e le pendici boscose, si trova l'unica isola del Lario: l'Isola Comacina. Questo piccolo fazzoletto di terra, di circa 7,5 ettari di estensione, sorge proprio di fronte alla località di Ossuccio, oggi parte del comune di Tremezzina. È un luogo intriso di storia, leggende e una bellezza naturale che affascina i visitatori, offrendo panorami unici e un'immersione in un passato turbolento e glorioso.

Come visitare l'isola di Comacina?
L'Isola Comacina è una pittoresca isola del Lago di Como ricca di natura, di storia e di panorami unici. È raggiungibile solo imbarcandosi su un traghetto da località Ossuccio (proprio sotto al campanile gotico) nel comune di Tremezzina o da altre località del Lago di Como.

Situata in corrispondenza dell'insenatura della costa occidentale, tra Argegno e la penisola di Lavedo, l'Isola Comacina si trova nelle acque antistanti la cosiddetta Zoca de l'oli, una conca particolarmente mite dove la coltivazione dell'ulivo prospera, rappresentando uno dei territori più a nord d'Italia dedicati a questa coltura. Ancora oggi, gli abitanti di Ossuccio la chiamano affettuosamente 'el castell', un nome che evoca la sua antica funzione difensiva e strategica.

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Le Origini e il Significato del Nome

L'interpretazione dell'aggettivo 'comacina' è da tempo oggetto di dibattito. L'accezione più comune la lega alla città di Como o al lago stesso, significando quindi semplicemente 'isola del lago di Como'. Tuttavia, studi più recenti suggeriscono una derivazione diversa, facendola risalire al greco 'νήσος κωμανίκεια'. Questo nome le sarebbe stato attribuito da Giorgio Ciprio nella sua opera geografica, in un passaggio in cui menziona il presidio bizantino sull'isola e la resistenza eroica di Francione, un magister militum del VI secolo.

Un Passato Intrecciato tra Storia e Archeologia

La storia antica dell'Isola Comacina è avvolta in parte nel mistero. Alcuni autori ipotizzano la presenza di fortificazioni già in epoca gallica e romana. Tuttavia, allo stato attuale, le testimonianze archeologiche preromane sono assenti, e i pochi frammenti architettonici romani ritrovati suggeriscono al più una piccola costruzione votiva o, forse, ruderi riutilizzati da altrove. Nonostante ciò, il toponimo 'castell' potrebbe effettivamente richiamare un utilizzo dell'isola come castrum o rifugio per la comunità vicina degli Ausuciates (gli antichi abitanti di Ossuccio) in epoca anche precedente a quella romana.

Documenti storici come la lettera di Ennodio a Fausto del 501 sembrano descrivere un'isola disabitata e priva di fortificazioni, usata forse per isolare l'area adiacente di Spurano (frazione di Ossuccio), all'epoca un lebbrosario. Un'antica errata interpretazione di una lettera scritta da Floriano nel 550 ha portato a credere che l'isola si chiamasse Cristopoli o Cresopoli e fosse sotto influenza franca, ma è ormai accertato che quella lettera si riferisse all'isola di Lerino, in Provenza.

Le iscrizioni epigrafiche rinvenute sull'isola, a Lenno e a Como, attestano invece l'incastellamento dell'Isola Comacina e confermano che l'intera regione lariana, dopo la caduta del regno gotico, rimase sotto il controllo bizantino. Queste iscrizioni riportano datazioni imperiali e indicazioni consolari, fornendo preziose testimonianze. Recenti indagini archeologiche hanno confermato che l'isola fu effettivamente fortificata nel corso del VI secolo, in contemporanea con altri punti strategici come Castelmarte e il Baradello.

La Resistenza Bizantina e l'Arrivo dei Longobardi

La fonte storica più importante riguardo la fortificazione dell'isola nel VI secolo, sotto il dominio bizantino, è un passo di Paolo Diacono (Historia Langobardorum, III, 27). Egli narra che sull'«Insula Amacina», un certo Francione, magister militum, mantenne il controllo indiscusso per vent'anni e resistette per ben sei mesi all'assedio longobardo. Dopo l'invasione dell'Italia nel 569 e la conquista di Milano, i Longobardi spinsero la classe dirigente bizantina alla fuga. La territorialità esatta e i confini di questo ultimo, tenace baluardo imperiale in terra longobarda non sono del tutto chiari, anche perché le comunicazioni con Bisanzio erano ormai interrotte. Le fortificazioni di Francione non si limitavano all'isola: il suddiacono Marcellino sorvegliava la Val d'Intelvi dal castello di Laino, a sud c'era Castel Baradello e Como, Castelmarte e il Buco del Piombo presidiavano la Valassina, e Lecco-Civate controllavano l'oriente lariano. A nord, i passi alpini erano difesi dai Franchi, con i quali c'era un'alleanza. Esiste ancora una disputa storica sul 'Burgus Francionis' nel Pian di Spagna, se fosse sotto il controllo diretto di Francione o dei Franchi.

La resistenza bizantina sull'isola terminò nel 588, quando l'esercito longobardo guidato da Autari, eletto re nel 584, espugnò le fortificazioni. Francione riuscì a ritirarsi a Ravenna 'cum uxore et suppellectili' (con moglie e bagagli). Paolo Diacono aggiunge che sull'isola furono scoperte molte ricchezze, evidentemente portate lì dalle città vicine in cerca di sicurezza.

È importante segnalare una controversia storiografica più recente: uno studio del 2016 suggerisce che l'«Insula Amacina» di cui parla Paolo Diacono non sia l'attuale Isola Comacina del Lago di Como, ma piuttosto una porzione di territorio tra due fiumi confluenti, forse l'attuale frazione Capiate nel comune di Olginate (LC). Secondo questa teoria, la confusione tra l'isola comasca (quella di Tremezzina) e l'isola comacina (quella di Paolo Diacono) risalirebbe agli eruditi del Settecento. Se questa interpretazione fosse corretta, gli eventi di epoca longobarda descritti da Paolo Diacono andrebbero trasferiti a Capiate.

Ad ogni modo, anche il territorio lariano cadde sotto il dominio longobardo, sebbene forse non subendo saccheggi, ma conquistato in guerra regolare.

L'Isola Comacina e la Storia Religiosa

Nel VI secolo, l'Isola Comacina fu importante non solo per le vicende militari e politiche, ma anche per quelle religiose. La tradizione popolare narra di una presenza stabile di sant'Abbondio sull'isola, forse legata alla fondazione della basilica di sant'Eufemia nel 1031 da parte del vescovo Litigerio. Tuttavia, questa presenza non trova conferme storiche, sia perché l'isola era disabitata nel 501 secondo Ennodio, sia perché l'attività missionaria di sant'Abbondio si concentrava principalmente nella città di Como.

Chi è il proprietario dell'Isola Comacina?
Attualmente l'isola è di proprietà dell'Accademia di Brera, a Milano. Ogni anno, la domenica più vicina al 24 giugno, vi si svolge la tradizionale festa di san Giovanni, con solenne processione di barche e con il tradizionale spettacolo pirotecnico sul lago.

Fu invece il vescovo Agrippino a scegliere l'Isola Comacina come centro della sua attività e luogo di sepoltura. Agrippino, annoverato tra i santi nonostante il suo coinvolgimento nello scisma dei Tre Capitoli (a cui la chiesa di Como aderì fino al 698), fece costruire e consacrò un 'opus', probabilmente la chiesa dedicata a sant'Eufemia. Questa santa era un simbolo importante per i tricapitolini, poiché una chiesa a lei consacrata a Calcedonia fu sede del IV concilio, dove sant'Abbondio fu protagonista. È possibile che la leggenda della presenza di Abbondio sull'isola sia nata proprio qui, forse perché Agrippino dotò la chiesa di reliquie del suo predecessore. Una nuova basilica di Sant'Eufemia, di cui oggi restano solo ruderi, fu rifondata nell'XI secolo dal vescovo Litigerio, nell'ambito di una riorganizzazione della diocesi che elevò la chiesa al rango di plebana.

Dai Longobardi alla Distruzione Finale

Una volta passata sotto il controllo longobardo, l'Isola Comacina divenne un caposaldo militare. La vicina località di Sala, il cui nome suggerisce un luogo di raccolta delle contribuzioni, testimonia la presenza amministrativa longobarda. Il territorio lariano fu posto sotto la giurisdizione del duca di Bergamo, suggerendo che la sconfitta di Francione sia avvenuta per opera dei Longobardi di quel ducato. La città di Como, già municipium romano, fu aggregata a Milano, probabilmente perché l'attacco decisivo dal sud fu condotto dai Longobardi milanesi. Como rimase così all'ombra di Milano per diversi secoli, fino all'ascesa del potere temporale dei suoi vescovi.

Nel 591, il re longobardo Agilulfo, successore di Autari, iniziò il suo regno epurando i duchi ribelli. Mimulfo, duca di San Giulio, rifugiatosi sull'isola d'Orta, fu catturato e ucciso. Anche il duca di Bergamo Gaidulfo si rifugiò sull'Isola Comacina, che fu nuovamente attaccata ed espugnata, sebbene Gaidulfo ottenne il perdono. Nel 690, Cuniberto trovò rifugio sull'isola dopo la ribellione del duca Alachis di Trento, riconquistando poi il regno con l'aiuto dei fratelli Aldo e Grauso di Brescia. Nel 701, Ansprando, tutore del giovane re Liutberto, si fortificò sull'isola. Riuscì a fuggire in Baviera sotto la protezione dei Franchi, mentre Liutberto fu catturato e il duca Rotarit di Bergamo sconfitto. Anche in questa occasione, l'Isola Comacina subì invasioni e distruzioni.

Alla fine del primo millennio, l'isola fu di nuovo al centro di eventi di portata internazionale. Nelle sue fortificazioni si rifugiarono i sostenitori di Berengario II, attaccati dal Vescovo Waldone di Como, alleato di Ottone I di Sassonia. L'isola fu nuovamente rasa al suolo. Como ottenne la giurisdizione su tutto il Lago di Como e sul Lago di Mezzola, privilegi confermati da imperatori successivi.

La secolare rivalità tra Como e Milano per l'egemonia e il controllo delle vie di comunicazione e dei passi alpini sfociò nel 1118 nella sanguinosa Guerra Decennale (1118-1127). Quasi tutte le terre del Lario si schierarono contro Como. L'isola, descritta dall'Anonimo Cumano come un 'oppidum' (città fortificata), fu teatro di scontri alterni. Per due volte subì duri colpi dai comaschi: nel 1119 vide distrutta la sua flotta e l'abitato di Campo (oggi frazione di Lenno) sulla terraferma, e nel 1124 l'isola stessa fu occupata.

Il conflitto si concluse nel 1127 con la vittoria dei milanesi e la completa distruzione della città di Como. Tuttavia, Como risorse dalle sue rovine e, grazie all'alleanza con Federico Barbarossa, preparò la sua vendetta, che si consumò nel 1169. Aiutati dalle tre pievi di Dongo, Gravedona e Sorico, i comaschi si scagliarono contro le terre ribelli. L'Isola Comacina fu l'obiettivo principale: venne distrutta dalle fondamenta, rasa al suolo. Tutti i presidi, le abitazioni, le chiese e le mura furono abbattute e i sassi dispersi nel lago per impedirne la ricostruzione. L'unico edificio a essere risparmiato fu un'abbazia di benedettine con una piccola chiesa dedicata a San Giovanni Battista.

Dopo questa devastazione, il vescovo di Como Vidulfo lanciò un anatema contro l'isola, una vera e propria maledizione. Questa fu seguita da un decreto imperiale di Federico Barbarossa nel 1175 che confermava il divieto di ricostruzione con parole durissime: «Non suoneranno più le campane, non si metterà pietra su pietra, nessuno vi farà mai più l'oste, pena la morte violenta». I pochi fuggiaschi scampati trovarono rifugio a Varenna, sulla sponda opposta del lago, che per un certo tempo fu chiamata 'Insula nova'. Da allora, l'Isola Comacina rimase disabitata per secoli.

Dalla Distruzione ai Giorni Nostri: Rinascita Artistica e Leggende

Per lungo tempo, l'Isola Comacina rimase un luogo desolato, segnato dalla sua tragica storia. Solo nel XVII secolo fu ricostruita una piccola chiesa dedicata a San Giovanni Battista, che ancora oggi conferisce all'isola il nome popolare di 'San Giuann' accanto all'antico 'castell'.

Di proprietà vescovile in un primo tempo, l'isola passò poi attraverso diverse mani private. Un evento cruciale per la sua storia più recente avvenne nel 1919, quando un certo Augusto Caprani di Sala Comacina la lasciò in eredità al re Alberto I del Belgio. L'anno successivo, nel 1920, il re Alberto I donò l'isola allo Stato italiano. Quest'ultimo la cedette a un Ente morale, guidato dal Console del Belgio e dal presidente dell'Accademia di Brera, con l'intento di creare un villaggio per artisti e un albergo.

L'albergo non fu mai realizzato, ma il progetto artistico prese forma. Nel 1964 fu costruita una locanda, e nel 1939 furono erette tre villette su progetto dell'architetto Pietro Lingeri. Queste case per artisti, realizzate in uno stile razionalista, si integrano armoniosamente nel paesaggio isolano e sono tuttora considerate un esempio pregevole di architettura. Attualmente, l'isola è di proprietà dell'Accademia di Brera a Milano, che ne gestisce il patrimonio storico, archeologico e paesaggistico.

Cosa Vedere sull'Isola Comacina Oggi

Nonostante la sua piccola estensione di circa 7,5 ettari, l'Isola Comacina offre diverse attrazioni per i visitatori, permettendo di immergersi nella sua ricca storia e godere della sua bellezza naturale. Passeggiando tra la rigogliosa vegetazione mediterranea, si possono scoprire le rovine della chiesa di San Giovanni Battista (risalente al XVII secolo) e i resti dell'antica Basilica di Sant'Eufemia, testimonianza dell'importanza religiosa dell'isola nel Medioevo.

Cosa c'è sull'Isola Comacina?
Cosa vedere sull'Isola Comacina Troverai le rovine della chiesa di San Giovanni Battista, del XVII secolo, ma anche i resti della Basilica di Sant'Eufemia. Non meno interessanti solo le tre case progettate nel 1937 per gli artisti, la cui particolarità risiede nello stile razionalista.

Di notevole interesse sono le tre case per artisti progettate da Pietro Lingeri nel 1939, esempi significativi dello stile razionalista. L'isola è considerata uno dei siti archeologici più importanti dell'Italia settentrionale per l'Altomedioevo. Molti dei reperti ritrovati sull'isola sono conservati ed esposti presso il Museo Antiquarium di Ossuccio, situato vicino all'imbarcadero sulla terraferma, offrendo un approfondimento sulla sua lunga e complessa storia.

La Leggenda della Maledizione

Un elemento che aggiunge un fascino misterioso all'Isola Comacina è la leggenda della maledizione. Si narra che l'isola sia stata colpita da un anatema lanciato nel lontano 1169 dal vescovo di Como, Vidulfo, come reazione alla distruzione della città da parte delle truppe di Federico Barbarossa, che erano alleate dell'isola. Questa maledizione avrebbe condannato l'isola a un declino irreversibile e a non essere mai più riabitata. La storia della maledizione è un intreccio di fatti storici, come la scomunica e il decreto imperiale, e miti popolari. Ancora oggi, alcuni eventi tragici avvenuti intorno all'isola nel secolo scorso vengono, per superstizione, attribuiti a questa antica maledizione, mantenendo viva l'aura di mistero che avvolge il luogo.

Come Visitare l'Isola Comacina

L'Isola Comacina è accessibile esclusivamente via lago. Il modo più comune per raggiungerla è imbarcarsi da Ossuccio, proprio sotto il campanile gotico. Da qui partono sia battelli che taxi-boat. Il costo per il taxi-boat è generalmente di 6 euro a persona per un viaggio di andata e ritorno.

Per raggiungere Ossuccio: in auto, si può prendere l'autostrada Milano Laghi, uscire a Como Nord e proseguire seguendo le indicazioni per Menaggio. In treno, la stazione più vicina è quella di Como, da cui è possibile prendere un autobus di linea per il paese di Ossuccio. L'isola è anche raggiungibile tramite il servizio di Navigazione Lago di Como, che permette lo sbarco direttamente sull'isola da diverse località del lago.

Una volta sbarcati, si possono percorrere i sentieri che attraversano l'isola, immersi nella sua rigogliosa vegetazione. Una visita completa richiede solitamente circa due ore, durante le quali si possono osservare i resti archeologici e gli edifici più recenti. Per chi desidera fare una sosta, è presente una locanda con bar/ristorante, oltre a zone attrezzate per picnic con panche di legno.

L'Isola Comacina e l'Antiquarium di Ossuccio sono aperti stagionalmente, generalmente da marzo a ottobre. Gli orari di apertura del Parco Archeologico e Naturale variano durante l'anno, con orari estesi nei mesi di luglio e agosto. È sempre consigliabile verificare gli orari aggiornati prima della visita. L'ultimo imbarco con il taxi-boat da Ossuccio è previsto circa mezz'ora prima dell'orario di chiusura.

Eventi e Tradizioni: La Sagra dei Lumaghitt

Ogni anno, l'Isola Comacina e il lago circostante sono teatro di una suggestiva rievocazione storica che commemora la distruzione del 1169: la Sagra di San Giovanni, o Sagra dei Lumaghitt. Si svolge il sabato e la domenica della settimana in cui cade il 24 giugno (festa di San Giovanni Battista). Il momento culminante è lo spettacolo serale del sabato, quando il lago viene illuminato a giorno da migliaia di 'lumaghitt', lumini galleggianti abbandonati sull'acqua, a ricordo delle anime dei fuggitivi che navigarono verso la salvezza. Uno grandioso spettacolo pirotecnico 'incendia' l'isola, ricostruendo simbolicamente la distruzione e le fiamme che la consumarono secoli fa. È un evento di grande fascino e impatto emotivo che attira numerosi spettatori.

Nei Dintorni dell'Isola

La visita all'Isola Comacina offre anche l'occasione per esplorare le splendide località circostanti del Lago di Como. Sulla terraferma, non distante, si trova la celebre Villa del Balbianello, situata sulla punta della penisola di Lavedo. Questa villa, con i suoi magnifici giardini all'italiana e la vista mozzafiato sul lago, è stata scelta come set per numerosi film internazionali ed è un luogo di rara bellezza che merita una visita.

Proseguendo lungo la costa, si incontrano altri incantevoli borghi lacustri come Tremezzo, famoso per la storica Villa Carlotta e i suoi ricchi giardini botanici, e Menaggio, una pittoresca località con un vivace lungolago e caratteristiche stradine acciottolate, anch'essa ricca di storia e fascino.

Domande Frequenti sull'Isola Comacina

DomandaRisposta
Chi è il proprietario attuale dell'Isola Comacina?Attualmente l'isola è di proprietà dell'Accademia di belle arti di Brera, a Milano.
Come si può raggiungere l'Isola Comacina?L'isola è raggiungibile solo via lago, principalmente con battelli o taxi-boat da Ossuccio o con i servizi della Navigazione Lago di Como. Per arrivare a Ossuccio, si può usare l'auto (uscita Como Nord dall'autostrada) o il treno fino a Como e poi un autobus.
Cosa si può vedere sull'isola?Sull'isola si possono vedere le rovine della chiesa di San Giovanni Battista e i resti della Basilica di Sant'Eufemia. Ci sono anche le tre caratteristiche case per artisti progettate da Pietro Lingeri. Molti reperti archeologici trovati sull'isola sono conservati nell'Antiquarium di Ossuccio.
L'Isola Comacina è abitata?No, l'isola è rimasta disabitata dal 1169, ad eccezione della locanda, delle case per artisti utilizzate stagionalmente e della chiesa. La maledizione e il decreto imperiale hanno impedito una ricostruzione permanente su vasta scala.
Cos'è la maledizione dell'Isola Comacina?È una leggenda legata all'anatema lanciato dal vescovo di Como Vidulfo nel 1169 dopo la distruzione dell'isola da parte dei comaschi e degli alleati di Federico Barbarossa. Si dice che abbia condannato l'isola a non essere mai più ripopolata.
L'isola ha un valore archeologico?Sì, l'Isola Comacina è considerata uno dei siti archeologici più rilevanti dell'Italia settentrionale, in particolare per il periodo altomedievale, con testimonianze che vanno dall'epoca romana fino al Medioevo.
Quando è la Sagra di San Giovanni sull'isola?La Sagra di San Giovanni (o Sagra dei Lumaghitt) si tiene annualmente il sabato e la domenica della settimana in cui cade il 24 giugno, con spettacoli di fuochi d'artificio e lumini galleggianti che rievocano la storia dell'isola.

L'Isola Comacina rappresenta un luogo di straordinario interesse, dove storia millenaria, arte, leggende e natura si fondono in un'esperienza unica. Dalle sue antiche origini come presidio strategico e religioso, attraverso le distruzioni e le rinascite, fino al suo ruolo attuale di centro culturale e turistico gestito dall'Accademia di Brera, l'isola continua a esercitare un fascino immutato, testimone silenziosa di un passato complesso e affascinante sulle acque serene del Lago di Como.

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