Dove si balla a Milano?

Felix Lo Basso: A Milano, il Ristorante Casa

27/07/2023

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Con l'attesa trepidante delle riaperture, il desiderio di tornare a vivere l'esperienza del ristorante si fa sempre più forte. E a Milano, c'è un luogo che promette non solo un pasto eccezionale, ma un vero e proprio invito a entrare nella dimora dello chef, dove l'ospitalità si fonde con l'alta cucina. Parliamo del Felix Lo Basso Restaurant, un indirizzo che ridefinisce il concetto di accoglienza, presentandosi non come un semplice locale, ma come una vera e propria casa del gusto.

Qual è il nome del ristorante a Milano che sembra una casa?
La versione di Felice Lo Basso è quella più “casalinga”. Si arriva nel suo nuovo ristorante, stesso nome del precedente in Duomo, all'angolo fra via Ciro Menotti (civico 6) e via Carlo Goldoni.

Situato all'angolo tra via Ciro Menotti e via Carlo Goldoni, questo ristorante si distingue fin dal primo approccio. L'ingresso, infatti, non è quello classico da vetrina, ma un discreto portoncino che si apre su via Goldoni, facendoti sentire immediatamente come un ospite atteso. Varcata la soglia, ci si ritrova in un accogliente salottino, completo di armadio guardaroba, dove l'atmosfera rilassata preannuncia un'esperienza diversa dal solito. La prima cosa che cattura lo sguardo è la cucina, sapientemente disegnata da Lube. Non è l'avveniristica, asettica cucina a vista a cui molti ristoranti ci hanno abituato, ma un ambiente che, pur professionale, richiama le linee e il calore di una cucina domestica. Mobili, fornelli sulla parete di fondo e un lungo tavolo a L che la abbraccia creano un senso di familiarità inaspettata.

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Il Concept: Un Ristorante che è una Casa

La scelta di strutturare gli spazi in questo modo non è casuale, ma riflette la profonda volontà di Felice Lo Basso di creare un luogo dove poter condensare e far percepire tutta la sua esperienza, i suoi viaggi e la sua visione di cucina. L'idea è chiara: invitare gli ospiti a sentirsi a casa sua, partecipi di un momento intimo e conviviale. Con soli 12 posti a tavola nella sala principale, l'ambiente è volutamente raccolto, favorendo l'interazione e la vicinanza (a distanza di sicurezza, ovviamente) tra lo chef, la sua brigata e i commensali. Esiste anche un salottino separato con un tavolo, capace di ospitare una decina di persone, ideale per occasioni speciali, meeting o riunioni private, mantenendo comunque l'atmosfera riservata e accogliente del resto del locale.

Girando per gli ambienti, si notano dettagli curiosi e personali, come la presenza di un gorilla, l'animale portafortuna di Felice, e una serie di scimmiette-appliques, che aggiungono un tocco ludico e personale, rafforzando l'idea di trovarsi in una casa, non in un locale formale.

L'Esperienza Vis-à-vis: Cucina Aperta e Interazione

Una delle tendenze che il Felix Lo Basso Restaurant sposa e interpreta in modo originale è quella del rapporto vis-à-vis, che valorizza l'interazione diretta tra chi crea il piatto e chi lo degusta. Se in molti ristoranti questo si traduce nello chef table o nel servizio parziale da parte della brigata, qui l'approccio è ancora più integrato. Grazie alla cucina a vista, la possibilità di chiacchierare con i ragazzi al lavoro – il sous chef Dario Fisichella, Andrea Orioli, Franco Rios Vera, Lorenzo Tomasi – è parte integrante dell'esperienza. Si crea un dialogo, si scoprono aneddoti, si comprende meglio la genesi dei piatti. È uno spettacolo vedere la brigata lavorare in perfetta sintonia, un meccanismo oliato dove ognuno conosce il proprio ruolo e contribuisce a creare un'atmosfera al contempo professionale e rilassata. Felice stesso si muove tra i tavoli, racconta i piatti, condivide ricordi legati alle preparazioni, intessendo un filo diretto con i suoi ospiti che rende la serata non solo una cena, ma un vero e proprio incontro.

Ho avuto modo di constatare di persona quanto questo aspetto sia curato e ben riuscito. L'interazione non è forzata, ma nasce spontaneamente, arricchendo la degustazione con storie e passione. Perfino Barbara, che si occupava di un cliente straniero, traduceva il menu e le spiegazioni con grande competenza e naturalezza, dimostrando un'attenzione all'ospite a 360 gradi.

Il Menu: Un Viaggio tra Sapori e Ricordi Personali

Il menu proposto al Felix Lo Basso Restaurant non è una carta fissa e immutabile, ma un percorso di 12 portate che cambia in base alla spesa del giorno, all'umore dello chef e a ciò che Felice desidera "cucinare a casa sua" in quel momento. L'idea è quella di offrire un'esperienza completa e dinamica, pensata per durare non più di due ore, permettendo (in tempi di normalità) anche di gestire due turni. Questo approccio garantisce freschezza, creatività e un tocco di imprevedibilità che rende ogni visita potenzialmente unica.

L'apertura è affidata a quattro finger food, piccole esplosioni di gusto che preparano il palato al viaggio. C'è l'Air-bag, un cuscino di pasta croccante leggerissimo con una spuma di rapa, bottarga e limone, un connubio di sapori e consistenze stimolante. Il Bon bon con gorgonzola e radicchio di Treviso è un omaggio a Milano, un boccone intenso e piacevole. Il biscotto croccante al cacao con foie gras e lampone gioca su contrasti dolce-salato e croccante-morbido. Ma quello che mi ha letteralmente entusiasmato è stata l'Oliva nera ricostruita: un'oliva taggiasca (specifica la provenienza, quelle pugliesi non vanno bene per questa preparazione!) frullata con acqua minerale ghiacciata e cioccolato bianco. Un inizio brillante e sorprendente, dove il desiderio di fare il bis è forte, ma la curiosità per ciò che arriverà dopo è ancora maggiore. L'oliva, in particolare, è un colpo di genio.

Il percorso prosegue con piatti che raccontano storie e svelano tecniche. La Scatoletta, ad esempio, è una composizione elegante: una panna cotta di capasanta cotta al vapore, una tartare di capasanta fresca, pane croccante al nero di seppia, e caviale Volzenkha, proveniente da un amico russo dello chef. Un frammento di foglia d'oro aggiunge un tocco estetico raffinato a un piatto estremamente buono.

Il Cappuccino di mare, nato solo pochi giorni prima della mia visita, è un altro esempio di creatività: cavolfiore, spuma di cavolfiore, cinque frutti di mare e corallo. Goloso e "ruffiano", come lo definisce giustamente Felice, conquista per la sua cremosità e l'intensità marina.

La Crema di zucca al mandarino con animelle di vitello fritte e jus di vitello alla liquirizia è stata per me un piatto perfetto, che mi ha entusiasmato per l'equilibrio e, in particolare, per l'idea brillante del mandarino che dona una nota agrumata e fresca a un insieme ricco.

Non mancano gli omaggi e i ricordi. La Parmigiana in un Risotto è un doppio tributo: a Milano e alla mamma di Felice, che preparava questo piatto ogni volta che lui tornava a casa. È un risotto dove la crema di melanzana si fonde con il riso cotto in acqua e latte per mantenerlo bianco e cremoso, mantecato solo con Parmigiano, e completato da polvere di pomodoro e basilico. Un comfort food reinterpretato con tecnica e memoria.

Il Doppio Raviolo, ripieno di guancia di vitello e caciocavallo, accompagnato da jus d'arancia, è un boccone intenso e saporito. L'unico appunto? Avrei desiderato poterne mangiare molti di più!

Per i secondi, un viaggio tra mare e terra. Il Glacier 51 è un pesce sub-antartico, una sorta di baccalà di fondale proveniente dalla Nuova Zelanda, molto amato (e costoso) in Giappone. Viene cotto nel burro, un grasso necessario per valorizzare al meglio la sua carne delicata. Accompagnato da una zuppa di fave secche, funghi cardoncelli, polvere di pane nero, capperi disidratati e germogli di pisello, è un piatto che unisce sapori lontani e vicini.

L'Agnello di Michele Varvara, proveniente dalla Puglia come Felice, è un agnello da latte servito con carciofi. Un altro richiamo alla terra d'origine, proposto con rispetto per la materia prima.

I dessert concludono il percorso in dolcezza e originalità. Il primo, Vaniglia, pepe di Sichuan e caramello, gioca su note aromatiche complesse. Il secondo, Yogurt, frutti rossi e cioccolato al latte, è più classico ma eseguito in modo impeccabile. Entrambi perfetti per pulire il palato.

I petit fours, piccoli assaggi finali, sono un ulteriore vezzo: un bignè crema e mirtilli, un tartufotto con cioccolato bianco e tè nero, una caramella gommosa al lime (l'unico elemento che, per gusto personale, avrei preferito sostituire con una gelatina), e un simpatico Gorilla di gianduia, passion fruit e mango, che richiama l'icona del locale.

Olio, Vino e Dettagli che Fanno la Differenza

Un dettaglio che testimonia l'attenzione alla materia prima è l'assaggio iniziale dell'olio. Viene servita una fettina di pane accompagnata da un ottimo olio monocultivar di Coratina, prodotto da Carlo Muraglia, ancora una volta un richiamo alla Puglia. Lo chef è contrario ai cestini di pane, preferendo servire l'olio con una singola fetta, pronto a offrirne altre su richiesta. Un gesto semplice, ma che valorizza un prodotto d'eccellenza.

La cantina è interessante e costruita su misura per accompagnare la cucina di Felix. Non si tratta di una lista chilometrica, ma di una selezione curata, dove i vini e gli abbinamenti vengono proposti direttamente in relazione ai piatti. La cantina stessa, situata nel sotterraneo, è un luogo affascinante che unisce elementi antichi (risale ai primi del '900) a un design moderno. Gli abbinamenti proposti durante la mia visita – dal Flamingo Monte Rossa al Gewürztraminer Vigna Kolbenhof di Hofstätter, passando per Doralice, Montemarino, un San Leonardo 2014 e un Celestiaco Salento IGP 2014 con i dessert – si sono rivelati tutti azzeccati e di grande qualità.

Anche nei dettagli meno appariscenti, l'esperienza è curata. Mi è piaciuto ricevere un gel per le mani personalizzato con il gorilla, un simpatico omaggio che rafforza l'identità del luogo.

L'Atmosfera e il Servizio: Sentirsi Veramente Ospiti

Come accennato, il servizio vis-à-vis non è semplice da gestire, ma qui è stato davvero uno spettacolo. L'interazione con la brigata e con Felice rende l'atmosfera genuinamente rilassata e familiare. Si percepisce la passione e il piacere nel condividere non solo il cibo, ma anche le storie che ci sono dietro. È un'esperienza che va oltre la semplice cena, diventando un momento di scambio umano e culturale. Nonostante qualche piccola nota (il risotto servito in una ciotola che rendeva difficile raccogliere gli ultimi chicchi, la caramella gommosa non gradita personalmente, qualche sovrapposizione tra sommelier e presentazione dei piatti, i grissini portati via troppo presto), l'impressione generale è stata di grande entusiasmo. Questi piccoli appunti non scalfiscono minimamente la qualità complessiva e l'unicità dell'esperienza.

Prezzo e Informazioni Utili

Il prezzo del menu degustazione di 12 portate è di 190 €. Optando per l'abbinamento vini, il costo sale a 230 €. Un prezzo adeguato alla qualità della cucina, all'esperienza offerta e all'intimità dell'ambiente.

Il progetto di Felice Lo Basso non si ferma qui. Negli spazi adiacenti al ristorante è prevista l'apertura di una "bottega" dedicata al dolce e al salato, in collaborazione con un pasticcere parigino, un ulteriore tassello che arricchirà l'offerta e consoliderà l'idea di un luogo vivo e in continua evoluzione.

Felix Lo Basso Restaurant si trova a Milano, in Via Ciro Menotti, 6 (ingresso da Via Carlo Goldoni). Per prenotazioni o informazioni, è possibile contattare il numero +39 02 4540 9759.

FAQ:

Q: Qual è il nome del ristorante a Milano che sembra una casa? A: Il ristorante a Milano che si presenta con un concept che richiama l'ambiente domestico e l'accoglienza di una casa è il Felix Lo Basso Restaurant.

Q: Dove si trova il Felix Lo Basso Restaurant? A: Si trova a Milano, all'angolo tra Via Ciro Menotti (al numero 6) e Via Carlo Goldoni. L'ingresso per gli ospiti è dal portoncino su Via Goldoni.

Q: Che tipo di cucina offre il Felix Lo Basso Restaurant? A: Offre una cucina europea moderna attraverso un menu degustazione di 12 portate che varia in base alla disponibilità degli ingredienti e all'estro dello chef. È una cucina che unisce tecnica, ricordi personali e sapori legati alle origini pugliesi dello chef.

Q: Qual è il prezzo del menu degustazione? A: Il prezzo del menu degustazione di 12 portate è di 190 €. Con l'abbinamento vini, il costo totale è di 230 €.

Q: Perché il ristorante è descritto come una "casa"? A: Il ristorante è stato progettato per richiamare l'ambiente domestico fin dall'ingresso non convenzionale. Dispone di un salottino d'accoglienza, una cucina a vista che ricorda quelle di casa (pur essendo professionale) e un numero limitato di coperti che favorisce un'atmosfera intima e familiare, voluta dallo chef per far sentire gli ospiti come a casa sua.

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