23/05/2022
Piana degli Albanesi, conosciuta dai suoi abitanti come Hora e Arbëreshëvet, rappresenta un'isola etnica e culturale di straordinario interesse nel panorama siciliano. Questa cittadina, incastonata in un suggestivo paesaggio collinare ai piedi dei monti, custodisce da oltre cinquecento anni l'identità, la lingua e le tradizioni di una comunità che affonda le sue radici in Albania. La sua storia è un affresco di migrazione, resistenza culturale e profonda spiritualità, elementi che ancora oggi definiscono l'anima di questo luogo.

- Origini del Nome: Un Viaggio nella Storia
- La Lingua Arbëreshe: Un Patrimonio Vivo
- La Letteratura Arbëreshe: Voce di un Popolo
- Il Rito Bizantino: Cuore Spirituale della Comunità
- Economia e Tradizioni Artigianali: Tesori Locali
- Geografia e Toponomastica: Le Radici nel Territorio
- Domande Frequenti (FAQ)
- Nomi Storici di Piana degli Albanesi
Origini del Nome: Un Viaggio nella Storia
La storia del nome di Piana degli Albanesi è complessa e riflette le vicende della sua fondazione e della sua gente. Nella licentia populandi concessa agli esuli albanesi il 13 gennaio 1487, la località era inizialmente circoscritta come Casale Planicili Archiepiscopatus Montisregalis o Piana dell’Arcivescovo. Tuttavia, fin dalle sue origini, l'abitato fu ufficialmente conosciuto in latino come Nobilis Planae Albanensium Civitas.
Questa denominazione subì un'evoluzione, diventando Nobilis Planae Graecorum Albanensium Civitas. L'inserimento del termine Graecorum non si riferiva all'origine etnica, bensì indicava il rito bizantino (spesso chiamato "rito greco" dai contadini forestieri) professato dalla popolazione albanese, distinto dal rito romano-latino. Nei secoli, a causa di questo equivoco e dell'uso abituale da parte delle popolazioni siciliane limitrofe, prevalse il nome di Piana dei Greci, un'identificazione errata che persistette a lungo.
La cittadina fu anche conosciuta con altri nomi nel corso della storia, in mappe o nell'uso locale, come Casale di lu Mercu, Graecorum Oppidum, Badia (per il ruolo centrale della chiesa per gli albanesi), Plana de Griegos, La Chiana o Piano de' Greci. I suoi abitanti, invece, la identificavano nella loro lingua come Sheshi (piazza, centro), Kazallot (italianizzato in Casalotto, equivalente a Hora), Fusha e Arbreshëvet e, infine, Hora e Arbëreshëvet. Questo nome, che significa letteralmente "Città degli Albanesi", è ancora oggi quello utilizzato localmente, spesso abbreviato in Hora, un vocabolo tipico dell'albanese medievale e degli arbërorë che indica "paese/nazione" o "capoluogo", sottolineando il suo ruolo di centro principale tra le comunità siculo-albanesi.
La volontà di correggere l'erronea denominazione "Piana dei Greci" e di evidenziare l'origine albanese portò, il 30 agosto 1941, a un regio decreto che modificò ufficialmente il nome in Piana degli Albanesi. Pochi mesi dopo, anche a livello ecclesiastico, la Sacra Congregazione per le Chiese orientali sancì il cambio del nome da Planen Graecorum a Planen Albanensium, consolidando definitivamente il legame nel nome con l'identità degli Arbëreshë.
La Lingua Arbëreshe: Un Patrimonio Vivo
La lingua arbëreshe, conosciuta anche come lingua albanese d'Italia o italo-albanese (in lingua nativa arbërishtja o gluha arbëreshe), è uno degli elementi distintivi fondamentali della comunità di Piana degli Albanesi e delle altre colonie albanesi in Italia. Questa lingua è una varietà linguistica derivata dalla parlata del sud dell'Albania (il tosco), da dove ebbe origine la massiccia diaspora a partire dalla seconda metà del XV secolo.
Ciò che rende l'arbërishtja un patrimonio unico è la sua straordinaria conservazione. Essendosi distaccata dall'Albania e dai Balcani secoli fa, ha mantenuto tratti arcaici della lingua albanese, evolvendosi solo marginalmente nel corso di cinquecento anni. La sua struttura fonetica e morfosintattica è rimasta fedele alle origini, sebbene abbia acquisito prestiti linguistici. Tra questi, spiccano i prestiti dal greco antico, utilizzati soprattutto in ambito ecclesiastico (influenzato dalla Chiesa Italo-Albanese che usava la koinè greca nelle liturgie), e, più recentemente, prestiti dai dialetti meridionali italiani. L'influenza della lingua turca, che ha toccato l'albanese parlato nei Balcani, è invece minima nell'arbërishtja.
Le comunità Arbëreshë si configurano come vere e proprie isole etno-linguistiche in un ambiente romanzo, erede del latino, ma hanno tenacemente custodito la loro lingua madre. Sebbene esistano piccole variazioni tra le parlate dei diversi paesi arbëreshë, che riflettono le diverse zone di provenienza degli esuli e i loro sviluppi locali, tutte conservano una base lessicale fondamentale comune. Si stima che l'arbërishtja attuale condivida circa il 45% del lessico con la lingua albanese parlata oggi in Albania. Un altro 15% è costituito da neologismi creati dagli scrittori arbëreshë, alcuni dei quali sono entrati anche nell'albanese moderno. Il resto del vocabolario deriva da prestiti linguistici.
La consapevolezza della necessità di valorizzare e tutelare questa lingua a rischio d'estinzione ha portato al suo riconoscimento ufficiale come lingua di minoranza etno-linguistica da parte dello Stato italiano e delle amministrazioni locali, con iniziative anche nelle scuole. Nonostante le sfide, la lingua arbëreshe continua ad essere parlata in ambito familiare e religioso, rappresentando un legame vivo con il passato.

La Letteratura Arbëreshe: Voce di un Popolo
La letteratura prodotta dagli Arbëreshë in Italia non è una semplice appendice, ma fa organicamente parte della letteratura albanese nel suo complesso. Gli scrittori e i poeti italo-albanesi hanno giocato un ruolo significativo nella genesi e nell'evoluzione della letteratura albanese stessa, comparendo con grande rilievo nelle storie della letteratura dell'Albania.
La letteratura albanese nella variante tosca, parlata dagli Arbëreshë, vide la sua prima opera pubblicata in Italia con l'opera a stampa E Mbësuame e Krështerë di Luca Matranga (Lekë Matrënga), un papàs e scrittore di Piana degli Albanesi, risalente al 1592. Quest'opera contiene la prima poesia religiosa in arbërishtja.
Nel corso dei secoli, i temi si sono evoluti. Nel XVIII secolo prevalsero i motivi religiosi e folkloristici. Nel XIX secolo, con figure come Girolamo De Rada, la letteratura arbëreshe si arricchì di contenuti civili e politici, intrecciandosi con il movimento della Rilindja (Rinascita) albanese e la lotta per l'indipendenza della madrepatria. Intellettuali come De Rada e, successivamente, Giuseppe Schirò, posero al centro della loro opera la necessità di rafforzare l'identità Arbëreshë e il suo legame con l'Albania, utilizzando saggi linguistici, poemi epico-lirici e raccolte di canti popolari per diffondere la questione albanese a livello nazionale ed europeo.
Dopo l'indipendenza dell'Albania nel 1912, i temi patriottici della Rilindja persero vigore. Nel periodo fascista, alcuni intellettuali si allinearono a posizioni nazionaliste italiane. È nel secondo dopoguerra che la letteratura arbëreshe riacquista vitalità, con un crescente interesse per il risveglio culturale e la valorizzazione della minoranza. Accanto al tema della diaspora, emergono motivi legati all'attualità e a temi esistenziali universali, come nelle opere di Carmine Abate e Giuseppe Schirò Di Maggio.
Il Rito Bizantino: Cuore Spirituale della Comunità
Un elemento distintivo e fondamentale dell'identità culturale degli Arbëreshë di Piana degli Albanesi è la conservazione del rito bizantino all'interno della Chiesa Cattolica. Questa tradizione spirituale, portata dagli esuli dall'Albania e dall'Epiro, ha rappresentato per secoli non solo una pratica religiosa, ma un pilastro per la salvaguardia dell'identità etnica e culturale.
L'istituzione più importante che ha garantito la continuità di questo rito e della formazione culturale degli Arbëreshë è l'Eparchia di Piana degli Albanesi. Storicamente, istituzioni come il Monastero basiliano A. Reres di Mezzojuso (1609), l'Oratorio di S. Filippo Neri (Rritiri) di Piana degli Albanesi (1716) per i sacerdoti celibi, il Collegio di Maria di Piana degli Albanesi (1731) per le giovani arbëreshe, e il Seminario italo-albanese di Palermo (1734) per i candidati al presbiterato, hanno giocato un ruolo cruciale. Ancora oggi sono attivi il Seminario eparchiale, il collegio delle Suore "Collegine" e i monasteri basiliani.
Sebbene l'Eparchia comprenda anche alcune parrocchie di rito bizantino per i pochi residenti o forestieri di rito latino, la stragrande maggioranza delle celebrazioni segue il rito orientale. Le lingue liturgiche utilizzate sono la koinè greca, lingua ecclesiastica tradizionale d'Oriente, e l'albanese, la lingua madre dei fedeli Arbëreshë. Questa dualità linguistica nella liturgia è un'ulteriore testimonianza della specificità di questa comunità.
Nel rito bizantino di Piana degli Albanesi, grande importanza rivestono i paramenti liturgici, ricchi di simboli cristiani e spesso di antica fattura locale. Diversi da quelli della Chiesa latina, contribuiscono a creare un'atmosfera unica durante le celebrazioni. Anche i costumi tradizionali femminili, riccamente ricamati, vengono indossati in occasioni speciali e in alcune solennità del calendario liturgico bizantino, come l'Epifania e la Settimana Santa, chiamata in albanese Java e madhe (la Grande Settimana).
La tradizione musicale e canora bizantina, sia in greco che in albanese, è particolarmente ricca e complessa, riconosciuta anche nel Registro Eredità Immateriali della Sicilia e dall'UNESCO. L'Eparchia di Piana degli Albanesi ha conservato in modo notevole il rito originario neo-sabaitico, legato al monastero di San Saba in Palestina, portando avanti una tradizione che si ricollega direttamente ai tempi della migrazione e all'epoca di Scanderbeg, quando gli albanesi erano fieri della loro fede cristiana e del loro attaccamento al rito bizantino.

Economia e Tradizioni Artigianali: Tesori Locali
L'economia di Piana degli Albanesi si basa su diverse attività, che riflettono le caratteristiche del territorio e le tradizioni storiche della comunità Arbëreshë. Secondo analisi come quella dell'ISTAT del 2003, i settori prevalenti includono il terziario, l'industria del marmo, l'agricoltura, la pastorizia, l'artigianato e il turismo.
L'agricoltura e la pastorizia, favorite dalla presenza di sorgenti e corsi d'acqua, hanno sempre rappresentato una risorsa fondamentale. Tra i prodotti agricoli spiccano olive e uva, ma si coltivano anche cereali, mandorle e fichi d'India. L'allevamento, in particolare di ovini, bovini e caprini, è importante per la produzione di carni e formaggi tipici. Il territorio è anche noto per la produzione di vino, liquori e grappe.
L'artigianato di Piana degli Albanesi è di particolare pregio e testimonia una tradizione secolare. Le attività artigianali includono ricamo, iconografia, mosaico, oreficeria e lavorazione del marmo. I costumi tradizionali femminili Arbëreshë sono un esempio eccezionale di questa maestria, con una produzione quasi ininterrotta da oltre cinque secoli. L'abilità delle ricamatrici nel lavorare seta, velluto e oro con tecniche come il tombolo, il telaio o l'ago è rinomata. Il Collegio di Maria, fin dalla sua fondazione nel 1731, ha svolto un ruolo cruciale nella conservazione e trasmissione di questa tradizione.
Altre forme d'artigianato includono le icone bizantine, realizzate dagli iconografi locali secondo gli antichi canoni artistici e spirituali, mantenendo viva una tradizione fiorente. Gli orafi creano a mano i preziosi gioielli e accessori che completano il costume tradizionale, come i Brezi (cinture), i girocollo e gli orecchini. Anche la lavorazione del marmo "Rosso Kumeta" è un'attività degna di nota. Oltre ai ricami in oro e seta, esistono lavori di ricamo con materiali meno preziosi per i corredi nuziali, come merletti e sfilati.
Il turismo rappresenta una risorsa locale sempre più importante, grazie all'unicità del rito bizantino e all'identità culturale degli Arbëreshë. Progetti come l'Alto Belice Corleonese, l'Itinerarium Rosaliae, la Magna Via Francigena e il Cammino dei Mille contribuiscono a promuovere il settore turistico.
Geografia e Toponomastica: Le Radici nel Territorio
L'ubicazione geografica di Piana degli Albanesi, in una zona montuosa e collinare, ha giocato un ruolo fondamentale nella conservazione della cultura Arbëreshë nel corso dei secoli. Questa posizione isolata ha contribuito a preservare la comunità dall'assimilazione culturale, permettendo di mantenere vive le tradizioni e la lingua.
La presenza di abbondanti sorgenti e corsi d'acqua ha reso possibile lo sviluppo dell'agricoltura e della pastorizia, attività economiche storicamente importanti. Fino al XX secolo, la cittadina godeva di una notevole indipendenza e autosufficienza, grazie alla presenza di strutture essenziali come ospedale e carcere.
La toponomastica albanese del territorio comunale è un elemento affascinante che rivela il profondo legame degli Arbëreshë con la terra che li ha accolti. I nomi di monti, valli e contrade sono spesso in albanese, riflettendo l'usanza degli esuli di dare ai nuovi luoghi i nomi di quelli lasciati in Albania. Ad esempio, Honi è il nome di rupi nei monti Acrocerauni in Albania ed è anche il nome di voragini simili tra il monte Maganoce e il monte Kumeta a Piana. Questo bisogno di appropriarsi del territorio e di costruire un'identità attraverso riferimenti fisici ha portato anche alla creazione di leggende legate a luoghi specifici, come le grotte (shpella e Gharrunit o e Zabjunit) o a pietre particolari, come quella nella contrada Pizzuta con l'impronta leggendaria del quadro della Vergine Odigitria.

Un esempio noto di toponimo legato a leggende sono i Çapelet e drangoit (le Lastre del drago), un gruppo di rocce naturali all'entrata storica dell'abitato, purtroppo distrutte negli anni '70. Questi e altri segni nel paesaggio formano un'architettura simbolica a scala territoriale che definisce l'eccezionalità culturale ed etnica del comune.
Il territorio comunale include anche altre località degne di nota, come il bacino artificiale del Lago di Piana degli Albanesi, che alimenta la Centrale Idroelettrica di Guadalami (Ghuajdhallam). Nelle vicinanze del lago si trova il Centro spaziale di Scanzano. Altre località includono le case cantoniere Sant'Agata-Rossella e Borgo Aquila. Non distanti, nel territorio di Monreale, si trovano Borgo Giacomo Schirò e il Santuario di Tagliavia, meta di pellegrinaggi Arbëreshë, oltre alla frazione di Ficuzza.
Domande Frequenti (FAQ)
Ecco alcune risposte alle domande più comuni su Piana degli Albanesi, basate sulle informazioni disponibili:
Perché si chiama "Piana degli Albanesi"?
Il nome deriva dall'insediamento di profughi albanesi nel XV secolo. Inizialmente chiamata Piana dell'Arcivescovo, divenne Nobilis Planae Albanensium Civitas. Successivamente, per l'uso del rito bizantino, fu erroneamente chiamata Piana dei Greci. Nel 1941, per evidenziare l'origine etnica, il nome fu ufficialmente cambiato in Piana degli Albanesi. Localmente è ancora chiamata Hora e Arbëreshëvet, "Città degli Albanesi".
Che lingua si parla a Piana degli Albanesi?
Oltre all'italiano, la popolazione Arbëreshë parla l'lingua arbëreshe (o italo-albanese), una varietà arcaica del tosco albanese. È una lingua riconosciuta e tutelata come minoranza etno-linguistica.
Che religione si pratica a Piana degli Albanesi?
A Piana degli Albanesi si pratica prevalentemente il rito bizantino all'interno della Chiesa Cattolica, facente capo all'Eparchia di Piana degli Albanesi. Sono presenti anche alcune parrocchie di rito latino. Le lingue liturgiche sono il greco koinè e l'albanese.
Quali sono le principali attività economiche?
Le attività economiche includono agricoltura (olive, uva, formaggi), pastorizia, industria del marmo, terziario, artigianato (ricamo, icone, oreficeria) e turismo.
Quanti abitanti ha Piana degli Albanesi?
L'informazione sul numero attuale di abitanti non è presente nel testo fornito.
Nomi Storici di Piana degli Albanesi
La storia di Piana degli Albanesi è segnata da diverse denominazioni che riflettono le sue origini e la sua identità unica:
| Periodo/Descrizione | Nome Utilizzato |
|---|---|
| Licentia Populandi (1487) | Casale Planicili / Piana dell’Arcivescovo |
| Ufficiale Latino (Origini) | Nobilis Planae Albanensium Civitas |
| Ufficiale Latino (Successivo) | Nobilis Planae Graecorum Albanensium Civitas |
| Uso abituale (Secoli) | Piana dei Greci |
| Dal 1941 (Regio Decreto) | Piana degli Albanesi |
| Nome locale (Arbëresh) | Hora e Arbëreshëvet / Hora |
Piana degli Albanesi, con la sua storia, la sua lingua arbëreshe, il suo rito bizantino, i suoi costumi tradizionali e il suo profondo legame territoriale, si conferma come un luogo dove l'eredità albanese vive e prospera, offrendo ai visitatori un'esperienza culturale ricca e autentica nel cuore della Sicilia.
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