16/08/2023
La storia della fondazione di Roma è avvolta nel fascino del mito, una narrazione potente che ha plasmato l'identità di un impero. Al centro di questa leggenda vi sono due figure emblematiche: i gemelli Romolo e Remo. Secondo le fonti antiche più accreditate, la nascita dell'Urbe si colloca intorno alla metà dell'VIII secolo a.C., per opera di Romolo, discendente della stirpe reale di Alba Longa. Ma prima che Romolo potesse tracciare il solco sacro della nuova città, lui e suo fratello dovettero affrontare un destino crudele: l'abbandono. Questa vicenda, carica di elementi soprannaturali e colpi di scena, è fondamentale per comprendere non solo le origini mitiche di Roma, ma anche il modo in cui i Romani stessi percepivano il proprio passato e la propria grandezza.

La tradizione letteraria, sviluppatasi e consolidatasi soprattutto in epoca augustea, ci offre un resoconto dettagliato di questi eventi. Autori come Tito Livio, Virgilio e Dionisio di Alicarnasso, sebbene con sfumature diverse, concordano sugli elementi essenziali della storia. Essi miravano a nobilitare le origini di una città ormai padrona del mondo, collegandola a un passato glorioso che affondava le radici persino nel mito greco, tramite la figura dell'eroe troiano Enea.
- La Nascita dei Gemelli e la Paura di Amulio
- Perché Furono Abbandonati Romolo e Remo?
- Il Miracoloso Salvataggio e la Crescita
- La Scoperta della Verità e la Vendetta
- La Fondazione di Roma e il Fratricidio
- Mito e Storia: La Critica della Tradizione
- I Dati dell'Archeologia: Uno Sguardo Concreto
- La Teoria del Sinecismo: L'Ipotesi Più Plausibile
- Confronto: Leggenda vs. Realtà Storica
- Domande Frequenti sulla Fondazione di Roma
La Nascita dei Gemelli e la Paura di Amulio
La leggenda inizia ad Alba Longa, un'antica città del Lazio fondata, secondo il mito, da Ascanio, figlio di Enea. Qui regnava Numitore, il legittimo sovrano, che fu però spodestato dal fratello minore, il crudele Amulio. Temendo che la stirpe di Numitore potesse un giorno reclamare il trono, Amulio agì con spietatezza. Fece uccidere i figli maschi di Numitore e costrinse la figlia, Rea Silvia, a diventare una Vestale. Le Vestali erano sacerdotesse consacrate alla dea Vesta, vincolate da un voto di castità. Impedendo a Rea Silvia di avere figli, Amulio sperava di estinguere definitivamente la linea di successione legittima.
Tuttavia, il destino aveva altri piani. Secondo il mito, il dio Marte, affascinato dalla bellezza di Rea Silvia, si unì a lei nel bosco sacro. Da questa unione divina nacquero due gemelli: Romolo e Remo. La nascita dei bambini rappresentava una minaccia diretta per Amulio e il suo potere usurpato. Nonostante il tentativo di imprigionare Rea Silvia, Amulio non poteva permettere che i gemelli crescessero e potessero un giorno vendicare il nonno e reclamare il trono. La sua paura di essere spodestato era così grande da spingerlo a un atto estremo.
Perché Furono Abbandonati Romolo e Remo?
È qui che arriviamo al cuore della domanda: perché furono abbandonati Romolo e Remo? La risposta, secondo la leggenda, è semplice e brutale: per ordine di Amulio. Il tiranno, consumato dal timore per la sua posizione e per la vendetta della stirpe di Numitore, decise di eliminare i neonati. Non osando macchiarsi direttamente le mani del loro sangue regale e divino, ordinò alle sue guardie di abbandonarli. Il luogo scelto per l'abbandono non fu casuale: vennero portati presso un'ansa del fiume Tevere, nelle vicinanze del colle Palatino. L'intenzione era chiara: lasciati in un luogo desolato e pericoloso, i gemelli sarebbero morti per gli stenti o sarebbero stati travolti dalle acque del fiume, senza che Amulio dovesse affrontare le conseguenze dirette di un infanticidio.
Le guardie eseguirono l'ordine, ma, forse per pietà o per timore di un intervento divino, non gettarono i gemelli direttamente nel fiume in piena. Li deposero in una cesta sulla riva, sperando che la corrente li portasse via o che il loro destino si compisse senza il loro diretto coinvolgimento. Questo piccolo atto di 'clemenza' involontaria aprì la strada agli eventi successivi che avrebbero portato alla salvezza dei gemelli.
Il Miracoloso Salvataggio e la Crescita
La cesta con i neonati non fu travolta dalla corrente, ma si arenò in un luogo protetto, ai piedi del Palatino, vicino a una grotta chiamata Lupercale. Qui, secondo la leggenda, i vagiti dei bambini attirarono una Lupa, un animale sacro a Marte, il loro padre divino. Invece di divorarli, la lupa li allattò, offrendo loro il nutrimento vitale per sopravvivere in quel luogo selvaggio. Questo elemento, forse il più iconico e riconoscibile del mito romano, simboleggia il legame primordiale tra Roma e la forza selvaggia e vitale della natura, spesso associata a Marte.
Poco tempo dopo, i gemelli furono trovati da Faustolo, un pastore del re Amulio, che pascolava il suo gregge nella zona. Faustolo e sua moglie, Acca Larentia (che alcune fonti razionalizzano come una prostituta, detta 'lupa' nel gergo dell'epoca, offrendo una spiegazione più terrena dell'allattamento), accolsero i bambini e li allevarono come propri figli. Romolo e Remo crebbero tra i pastori, distinguendosi per forza, coraggio e doti di comando. Divennero leader tra i giovani del luogo, spesso coinvolti in scontri con i briganti.
La Scoperta della Verità e la Vendetta
Durante uno di questi scontri, Remo fu catturato e portato ad Alba Longa davanti a Numitore, accusato di rubare il bestiame. Numitore, colpito dalla nobiltà d'animo e dalla somiglianza del giovane con la sua famiglia, iniziò a indagare. Contemporaneamente, Faustolo rivelò a Romolo la verità sulla loro nascita e sul loro abbandono. Romolo e Faustolo si precipitarono ad Alba Longa. Qui, i gemelli si riunirono con il nonno Numitore e, scoprendo tutta la verità sull'usurpazione di Amulio e sul destino della madre Rea Silvia, decisero di agire. Con l'aiuto di un gruppo di pastori fedeli, assalirono il palazzo di Amulio, lo uccisero e restituirono il trono a Numitore. Il legittimo ordine era stato ristabilito ad Alba Longa.
La Fondazione di Roma e il Fratricidio
Compiuta la vendetta e assicurato il futuro di Alba Longa, Romolo e Remo non desideravano rimanere lì. Il loro cuore li spingeva verso i luoghi della loro infanzia, le rive del Tevere dove erano stati abbandonati e salvati. Decisero quindi di fondare una nuova città in quel luogo. Ma sorse una disputa cruciale: chi avrebbe dato il nome alla città e chi l'avrebbe governata? Per risolvere la questione, i gemelli si affidarono al volere degli dei attraverso gli auspici, l'interpretazione del volo degli uccelli.
Remo si posizionò sull'Aventino, Romolo sul Palatino. Remo vide per primo sei avvoltoi, mentre Romolo ne vide dodici. Nacque una feroce contesa: Remo sosteneva che la priorità spettasse a chi aveva avuto il primo avvistamento, mentre Romolo rivendicava la superiorità data dal numero maggiore di uccelli. La disputa degenerò in uno scontro armato. Durante la rissa, Remo venne ucciso. Secondo alcune versioni, fu Romolo stesso a colpire il fratello, forse per aver osato oltrepassare con disprezzo il solco sacro (il pomerium) che Romolo stava tracciando per delimitare i confini della nuova città. Con la morte di Remo, Romolo rimase l'unico fondatore.
Romolo procedette quindi a fondare la città, chiamandola Roma in suo onore, e a organizzarne le prime istituzioni, gettando le basi per quella che sarebbe diventata la più grande potenza del mondo antico.
Mito e Storia: La Critica della Tradizione
Quanto di questa affascinante narrazione è storia e quanto è mito? Gli stessi autori antichi si interrogavano sull'attendibilità di alcuni passaggi. Essi basavano la "storicità" delle loro vicende su diversi elementi:
- L'autorità di annalisti e storici più antichi che avevano già tramandato la storia.
- Calcoli cronologici precisi basati su liste di magistrati e anni di regno dei re.
- Tentativi di razionalizzare gli elementi più fantastici, come l'allattamento della Lupa (spiegato con la figura di Acca Larentia) o il concepimento divino (spiegato con una violenza).
- La presenza di monumenti o riti antichi che sembravano confermare la leggenda (la "capanna di Romolo" sul Palatino, le feste dei Lupercalia e dei Parilia).
La storiografia moderna, tuttavia, guarda a questi resoconti con maggiore scetticismo. I primi annalisti spesso si basavano su tradizioni orali o cronache familiari (gentes) con evidenti intenti propagandistici. I calcoli cronologici appaiono forzati (come la durata media di un regno pari a una generazione). La razionalizzazione era parziale, accettando comunque elementi chiaramente mitici. L'uso di monumenti o riti posteriori come prova di eventi antichi è considerato un errore metodologico: è più probabile che i riti e i monumenti abbiano celebrato o interpretato una leggenda già formatasi, piuttosto che attestarne la verità storica.
I Dati dell'Archeologia: Uno Sguardo Concreto
Per cercare risposte più concrete, gli studiosi si sono rivolti all'archeologia. Gli scavi nell'area di Roma, in particolare sul Palatino, Campidoglio e Foro, hanno rivelato dati interessanti, anche se di difficile interpretazione:
- Una continuità insediativa nell'area del Campidoglio fin dall'Età del Bronzo e la sua estensione al Foro e al Palatino nel IX secolo a.C., suggerendo lo sviluppo di un unico centro.
- Il rinvenimento di ceramiche greche nell'area del Foro Boario (ai piedi del Campidoglio) databili all'VIII secolo a.C., indicando l'importanza commerciale della zona come punto di scambio strategico.
- Tracce di capanne e il perimetro di un muro sul Palatino, databili alla metà dell'VIII secolo a.C. L'archeologo Andrea Carandini ha interpretato queste scoperte come possibili conferme di alcuni aspetti della leggenda, come la fortificazione del Palatino da parte di Romolo (il cosiddetto "muro di Romolo").
- Rinvenimenti fuori Roma, come tracce del culto di Enea a Lavinio e uno specchio del IV secolo a.C. a Bolsena raffigurante una Lupa che allatta due gemelli, che testimoniano la circolazione della leggenda già in epoca arcaica.
Tuttavia, anche i dati archeologici presentano delle limitazioni. La presenza di ceramiche greche non prova un insediamento stabile, ma solo contatti commerciali. Il culto di Enea era diffuso e le sue raffigurazioni potrebbero essere legate al commercio o all'arte. Il "muro di Romolo" e le capanne si inseriscono bene in un quadro di sviluppo pre-urbano graduale, senza la necessità di postulare un singolo fondatore. Altri elementi della "città" attribuita a Romolo dalla tradizione (come il Foro, la Curia, i templi) sono databili a secoli successivi (VI-VII secolo a.C.).
La Teoria del Sinecismo: L'Ipotesi Più Plausibile
Alla luce della critica delle fonti letterarie e di un'attenta interpretazione dei dati archeologici, la teoria più accreditata oggi per spiegare la formazione di Roma è quella del sinecisimo. Questa ipotesi suggerisce che Roma non sia nata da un atto unico di fondazione da parte di un singolo individuo, ma sia il risultato di un processo lento e progressivo di accorpamento (appunto, sinecisimo) di villaggi e insediamenti preesistenti situati sui colli circostanti, in particolare Palatino e Campidoglio.
La conformazione del territorio, con valli paludose e colli isolati, inizialmente favorì l'esistenza di comunità separate. A partire dalla fine del IX secolo a.C., tuttavia, un generale sviluppo nell'area tirrenica, forse incentivato dall'importanza crescente del punto di scambio sul Tevere (il futuro Foro Boario), potrebbe aver portato le comunità dei colli più vicini, in particolare quella del Campidoglio, a espandersi e a unificarsi progressivamente. La fortificazione del Palatino (il "muro di Romolo") e lo spostamento delle aree sepolcrali fuori dalla zona del Foro indicano una trasformazione dello spazio, con il Foro che inizia ad assumere una funzione civica centrale.
Questo processo graduale, durato probabilmente decenni se non secoli, avrebbe fornito il nucleo storico su cui si sarebbe innestata in seguito la leggenda del fondatore unico e dei gemelli abbandonati. La figura di Romolo rappresenterebbe quindi una personificazione mitica di un complesso processo storico di unificazione e organizzazione urbana. L'abbandono dei gemelli, il salvataggio da parte della Lupa e il successivo ritorno sarebbero elementi narrativi potenti, aggiunti per conferire alla città origini nobili, divine e predestinate, giustificando il suo successivo dominio.
Confronto: Leggenda vs. Realtà Storica
| Aspetto | Leggenda di Romolo e Remo | Interpretazione Storica/Archeologica |
|---|---|---|
| Fondo della città | Atto unico di fondazione da parte di un singolo (Romolo). | Processo graduale di accorpamento (sinecisimo) di villaggi. |
| Fondatore | Romolo (con il fratello Remo, poi ucciso). | Nessun singolo fondatore identificabile; risultato di evoluzione comunitaria. |
| Data di fondazione | Metà VIII secolo a.C. (tradizionale: 753 a.C.). | Processo evolutivo iniziato prima e consolidatosi nell'VIII secolo a.C. |
| Origini dei fondatori | Discendenti divini (Marte) e reali di Alba Longa (stirpe di Enea). | Probabilmente popolazioni locali latine e sabine. |
| Motivo abbandono | Paura del tiranno Amulio che i gemelli reclamassero il trono. | Elemento mitico per creare un'origine straordinaria e predestinata. |
| Salvataggio | Allattati da una Lupa e allevati da un pastore (Faustolo). | Elemento mitico/simbolico; forse razionalizzato con figura umana ('lupa'). |
Domande Frequenti sulla Fondazione di Roma
Chi erano Romolo e Remo?
Secondo la leggenda romana, Romolo e Remo erano due gemelli, figli di Rea Silvia (una vestale e discendente dei re di Alba Longa) e del dio Marte. Sono considerati i fondatori mitici di Roma.
Perché Romolo e Remo furono abbandonati?
Furono abbandonati per ordine di Amulio, lo zio usurpatore del trono di Alba Longa. Amulio temeva che i gemelli, discendenti del fratello spodestato Numitore, potessero crescere e rivendicare il trono che lui aveva rubato.
Chi salvò Romolo e Remo dopo l'abbandono?
Secondo il mito, i gemelli furono trovati e allattati da una Lupa in una grotta vicino al Tevere. Successivamente, furono trovati e allevati da un pastore di nome Faustolo e sua moglie Acca Larentia.
La storia di Romolo e Remo è vera?
La maggior parte degli storici moderni considera la storia di Romolo e Remo principalmente un mito. Sebbene l'archeologia attesti l'esistenza di insediamenti nell'area di Roma nell'VIII secolo a.C., gli elementi divini, l'allattamento della lupa e la fondazione immediata da parte di un singolo sono considerati leggendari.
Quando fu fondata Roma secondo la leggenda?
La data tradizionale della fondazione di Roma, attribuita a Romolo, è il 21 aprile 753 a.C.
Cosa successe a Remo?
Remo fu ucciso da suo fratello Romolo durante una disputa sulla scelta del luogo e su chi dovesse fondare e governare la nuova città.
In conclusione, la storia di Romolo e Remo e del loro abbandono è un mito potente che spiega le origini di Roma attraverso figure eroiche e interventi divini. Sebbene i dati archeologici confermino la presenza di insediamenti nell'area nell'epoca tradizionale della fondazione, l'idea di un singolo fondatore e gli eventi drammatici come l'abbandono per paura di un usurpatore fanno parte di una narrazione leggendaria, creata per dare a Roma un passato glorioso e unico. La realtà storica fu probabilmente un processo più complesso e graduale di crescita e unificazione di diverse comunità, un processo che la leggenda ha saputo condensare e rendere immortale nelle figure dei due gemelli e della Lupa che li salvò.
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