Dove andare a mangiare nella Tuscia?

Tuscia: Un Viaggio nei Sapori Autentici

22/04/2023

Rating: 3.92 (5804 votes)

La Tuscia viterbese è un territorio che incanta non solo per la sua storia millenaria e la natura incontaminata, ma soprattutto per una tradizione gastronomica profondamente radicata nella sua anima contadina e popolare. Un viaggio attraverso questo lembo di terra del Centro Italia significa immergersi in un mondo di sapori autentici, dove ricette tramandate di generazione in generazione convivono con audaci reinterpretazioni moderne proposte da chef locali che guardano al futuro senza dimenticare le origini.

Cosa mangiare in provincia di Viterbo?
NEL NOSTRO IDEALE VIAGGIO, ANDIAMO ALLA SCOPERTA DI COSA MANGIARE A VITERBO E, PIÙ IN GENERALE, NELLA TUSCIA VITERBESE.1Pignattaccia. Cappelletti di pignattaccia, di Danilo Ciavattini – Ph. ...2Acquacotta. ...3Fieno di Canepina. ...4Panzanella. ...5Sbroscia e coregone. ...6Gli altri prodotti tipici: tra nocciole, olio, castagne e formaggi.

Storicamente, la Tuscia comprendeva un'area più vasta, estendendosi anche nelle attuali Toscana e Umbria, ma oggi si identifica principalmente con la provincia di Viterbo. È una terra di contrasti geografici: dalle coste bagnate dal Mar Tirreno a ovest, si innalza verso est in un paesaggio brullo e frastagliato, punteggiato da alture, rilievi e borghi storici arroccati su colli impervi. È la terra di grandi laghi vulcanici come quello di Bolsena e di Vico, di antichi cammini come la Via Francigena e del fiume Tevere. Un territorio che ha ospitato papi (Viterbo è non a caso soprannominata la Città dei Papi) e che vanta gioielli unici al mondo come Civita di Bagnoregio, la "città che muore", candidata a Patrimonio dell'Umanità Unesco.

Questa diversità geografica e storica si riflette potentemente sulla tavola. La cucina della Tuscia attinge a piene mani dalla tradizione povera, basata su ciò che la terra e i laghi offrivano: carni, legumi, formaggi, verdure spontanee, ma anche pesce d'acqua dolce. È una cucina semplice, che nasceva dall'esigenza di sfamare famiglie numerose o gruppi di pastori e contadini dopo lunghe giornate di lavoro nei campi. Le materie prime, sebbene umili, venivano utilizzate in grande abbondanza e sapientemente trasformate in piatti sostanziosi e saporiti. Negli ultimi anni, numerosi chef del territorio hanno saputo valorizzare questi prodotti tipici, proponendo rivisitazioni che elevano la tradizione a nuove vette gastronomiche, mantenendo però intatto il rispetto per le ricette originali.

Indice dei contenuti

I Sapori Autentici: Piatti Tipici Imperdibili

Esplorare la Tuscia significa intraprendere un viaggio culinario che va oltre la semplice degustazione; è una scoperta di storie, di persone e di un legame indissolubile con la terra. Ecco alcuni dei piatti simbolo che non potete assolutamente perdere.

1. Pignattaccia: L'Antico Bollito dei Mandriani

Partendo idealmente dal litorale viterbese, al confine con la Toscana, incontriamo la Pignattaccia. Questa preparazione affonda le sue radici tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento ed è legata alla vita dei mandriani della zona. Al mattino, prima di condurre le mucche maremmane al pascolo, i mandriani usavano gettare in grossi calderoni, le cosiddette "pignatte", i tagli meno pregiati delle carni di maiale che avevano a disposizione. Parti come coda, muscolo, trippa, guance (il cosiddetto "quinto quarto") venivano messe nella pignatta con acqua, vino bianco e aromatizzate con erbe selvatiche raccolte sul posto. Il pentolone veniva poi adagiato sulla cenere ancora calda del fuoco notturno e lasciato cuocere lentamente per tutta la giornata. La sera, al ritorno dal pascolo, i mandriani ritrovavano una sorta di bollito tenerissimo e saporito, pronto per essere consumato.

Ancora oggi la Pignattaccia è un piatto diffuso, specialmente durante la festa patronale di Santa Rosa a Viterbo (il 3 settembre). Danilo Ciavattini, l'unico chef stellato della città, ha saputo reinterpretare questa ricetta povera in chiave contemporanea, trasformandola in delicati cappelletti ripieni di quinto quarto. Il tutto viene servito in un brodo leggero contenuto in una tazza di ceramica, un'interpretazione che dimostra grande delicatezza ed equilibrio.

L'interpretazione di Danilo Ciavattini: Lo chef ha lavorato per alleggerire il piatto, privandolo della sua originaria grassezza e pesantezza. Utilizzando principalmente lingua, guance e coda, ha creato un ripieno aromatico per i cappelletti, arricchito con buccia di limone e timo per una nota fresca. Il brodo è un doppio consommé di manzo aromatizzato con scorza di liquirizia e tè verde affumicato, che conferisce profondità senza appesantire.

Abbinamento vino: Lo chef consiglia un vino rosso non eccessivamente strutturato, con tannino delicato e buona leggerezza, che possa accompagnare l'eleganza della sua rivisitazione.

2. Acquacotta: La Zuppa Contadina Elevata a Delizia

Piatto iconico di Viterbo e della Tuscia, l'Acquacotta è un'altra ricetta che affonda le sue radici nella tradizione povera e contadina di oltre un secolo fa. Sebbene esista anche una versione maremmana, quella viterbese presenta alcune peculiarità negli ingredienti. Originariamente, i mandriani e i contadini della zona gettavano in ampi calderoni pieni d'acqua bollente ciò che la terra offriva: erbe di campo spontanee, patate, cipolle e spicchi d'aglio. A fine cottura, il tutto veniva condito con abbondante olio extravergine di oliva e servito su fette di pane raffermo. Chi poteva permetterselo aggiungeva un uovo, rotto direttamente nel pentolone, per fornire un minimo apporto proteico e arricchire il sapore di questa zuppa di recupero, pensata per sfamare gruppi numerosi. Erbe come borragine, maggiorana, cicoria o mentuccia venivano utilizzate a seconda della stagionalità e disponibilità.

L'Acquacotta è un piatto che i locali descrivono con il detto "il pane spreca e la trippa abbotta", sottolineando la sua capacità di recuperare il pane raffermo e di riempire abbondantemente la pancia. Nonostante le sue umili origini, l'Acquacotta è oggi un simbolo della cucina viterbese ed è entrata anche nei menu di ristoranti gourmet, come quello di Danilo Ciavattini, che ne valorizza la storia e il sapore.

La versione dello Chef Ciavattini: Per lo chef, l'Acquacotta è un'espressione diretta del territorio, con verdure ed erbe spontanee che ne costituiscono la base. La sua sfida è stata quella di rendere questo piatto visivamente più accattivante e gastronomicamente più complesso, pur partendo da una ricetta che offre pochi margini di manovra. Ha lavorato le verdure per mantenerne il colore verde brillante, ha sostituito il pane raffermo con un'acqua di pane bruciato (che conferisce una nota affumicata e profonda) e aggiunge l'uovo cotto a bassa temperatura al vapore, per una consistenza perfetta.

L'innovativo cocktail: Recentemente, Danilo Ciavattini ha trasformato l'Acquacotta in un'esperienza inedita, proponendola in apertura del pasto sotto forma di cocktail. Si tratta di un'estrazione delle verdure ed erbe aromatiche che viene miscelata con un vino bianco. Il risultato è un drink in cui la parte alcolica del vino si fonde con gli aromi freschi e quasi fruttati delle erbe, con un sentore che ricorda la centrifuga di mela. Uovo e pane, gli elementi impossibili da inserire nel drink, vengono serviti a parte come stuzzichini di accompagnamento.

Per un'esperienza gourmet che celebra i piatti tipici in chiave moderna, il Ciavattini Ristorante è sicuramente una meta da considerare.

Abbinamento vino: Consigliato un Grechetto bianco viterbese: secco, vellutato, fruttato e con un retrogusto amarognolo che si sposa splendidamente con il sapore delle verdure di campo.

3. Fieno di Canepina: La Pasta Sottilissima del Borgo

Lasciando Viterbo e spostandoci verso il borgo di Canepina, a circa 500 metri d'altezza, scopriamo il Fieno di Canepina. Questo piccolo paese, con la sua forte identità gastronomica, è la patria di una tipologia di pasta le cui origini risalgono al Medioevo. Simile alle fettuccine, ma incredibilmente più sottile (spessa appena qualche millimetro), il fieno è il piatto simbolo della zona e si dice sia stata la prima espressione di pasta all'uovo nel territorio viterbese. Gli unici ingredienti sono farina e uova, senza aggiunta di acqua. La tradizione vuole un uovo ogni 100 grammi di farina. Una delle sue peculiarità è il taglio rigorosamente a mano, che le conferisce un'estrema finezza, simile ai "capelli d'angelo".

Originariamente, il fieno era un piatto di condivisione, preparato per le domeniche in famiglia o per i banchetti, tipicamente abbinato a ragù di maiale o pollo, gli animali più comuni negli allevamenti domestici. Dopo la cottura, la pasta veniva tradizionalmente asciugata su panni o canovacci di canapa (pianta storicamente molto lavorata a Canepina, da cui forse deriva il nome del paese), per permettere un migliore assorbimento del condimento. L'abbinamento classico è con il ragù e pecorino locale.

Felice Arletti, cuoco e ristoratore della zona, propone il fieno nel suo ristorante Il Calice e la Stella, sia in versioni tradizionali che moderne.

Le rivisitazioni di Felice Arletti: Felice accompagna il fieno con un ragù bianco di manzetta viterbese, finocchio selvatico e granella di nocciole locali, mantenendo un forte legame con il territorio. Ma la sua creatività non si ferma qui: ha creato supplì di fieno cacio e pepe e persino il fieno fritto, da gustare come fossero patatine. La versione più sorprendente è però quella dolce: una cialda di fieno cotta senza sale, asciugata e caramellata in forno con zucchero di canna. Questa cialda viene poi spezzata e abbinata a creme chantilly fatte in casa con gusti inusuali come menta, zucchine o basilico, creando una sorta di millefoglie salato-dolce.

Abbinamenti vino: Con il fieno al ragù bianco, Felice suggerisce un bianco, un Grechetto viterbese. Per il dessert, l'abbinamento perfetto è con il passito di Aleatico o con la Canaiola di Marta, un vino secco portato a tarda maturazione che, servito fresco, offre un retrogusto amarognolo in grado di bilanciare la dolcezza della crema.

Dove andare a mangiare nella Tuscia?
RISTORANTI VICINO A TERRA DI TUSCIA TRAVELLa Pinseria Di Viterbo. 4,9. (410 recensioni) ...Contrasto. 4,8. (318 recensioni) ...Buongusto Piadineria. 4,6. (491 recensioni) ...Braceria San Lorenzo. 4,7. (330 recensioni) ...L'Archetto. 4,2. (1.091 recensioni) ...Lab - Restaurant & Drink. 4,8. (180 recensioni) ...Il Richiastro. 4,3. ...Osteria Moderna. 4,8.

4. Panzanella: L'Arte del Recupero Estivo

Altra ricetta che incarna l'arte del recupero è la Panzanella. L'origine di questo piatto estivo, che non prevede cottura, è contesa tra la Maremma (bassa Toscana) e la zona di Viterbo. Nata dall'ingegno dei contadini per non sprecare il pane raffermo, nella sua versione più semplice la Panzanella è composta da pane raffermo ammollato e poi strizzato, pomodoro fresco, basilico, olio extravergine di oliva e sale. Il pane si inzuppa dei liquidi del pomodoro e del condimento, diventando morbido e saporito. Spesso vengono aggiunti altri ingredienti a piacere, come cipolla, cetrioli, tonno o mais.

Anche Felice Arletti ha voluto proporre una sua interpretazione di questo classico contadino nel suo ristorante, trasformandolo in un antipasto raffinato ma fedele agli ingredienti originali.

La proposta contemporanea di Felice Arletti: Felice parte da pane tostato, che viene ammorbidito non dall'acqua ma da una mousse di ricotta al basilico, che richiama il cacio che i contadini a volte aggiungevano. Le zucchine vengono marinate nell'aceto di mele per una nota acidula, mentre il pomodoro viene scottato al forno con un po' di zucchero per caramellarsi, intensificando la sua dolcezza. Questa panzanella rivisitata è servita come antipasto, ma nella sua versione tradizionale, preparata in quantità abbondante, può tranquillamente sostituire un primo piatto.

5. Sbroscia e Coregone: I Tesori del Lago di Bolsena

Scendendo dalle pendici del Monte Cimino, noto per le sue nocciole, castagne e funghi, ci dirigiamo verso il Lago di Bolsena, il più grande lago vulcanico d'Europa. Le sue sponde sono costellate di vigneti e uliveti, da cui si ricavano vini pregiati (come il celebre Est! Est!! Est!!! di Montefiascone) e oli monovarietali di leccino e caninese. È qui che nasce la Sbroscia, una zuppa di pesce tipica, chiamata anche Acquacotta alla pescatora.

La Sbroscia ha origine dall'usanza dei pescatori locali di cucinare direttamente sulla barca o sulla riva i tranci del pesce appena pescato nel lago. Tinca, luccio, anguilla e altri pesci di lago sono i protagonisti, cotti nella "pignatta" con sale, olio, cipolla, aglio, peperoncino, mentuccia e, a seconda delle varianti, anche basilico, prezzemolo, pomodoro e patate. È un piatto ricco e saporito che celebra la generosità del lago.

Il pesce "principe" di questa zuppa e più in generale del Lago di Bolsena è però il Coregone. Sebbene non sia una specie autoctona, è stato introdotto oltre un secolo fa e si è perfettamente adattato, diventando così abbondante da costituire oggi circa il 50% del pescato totale. Il Coregone è noto anche come la "spigola di lago" per la sua carne bianca, pulita e delicata, ricca di Omega 3 e Omega 9, altamente digeribile. Per questo motivo, è spesso consigliato dai pediatri locali per lo svezzamento dei bambini.

La pesca del Coregone è limitata a precisi periodi dell'anno, il che ha portato i vecchi pescatori a sviluppare tecniche di conservazione. Paola Dottarelli dell'Associazione Lago Vivo di Bolsena racconta che i pescatori usavano affumicarlo a fine estate per consumarlo in inverno, o marinare piccoli tranci in aceto e olio con spezie e odori come rosmarino, salvia o buccia di limone, conservandoli in grandi vasi. In inverno, durante i periodi di magra, bastava aggiungere un pezzo di pesce sgocciolato a un piatto di pasta per ottenere un pasto completo e sostanzioso.

Oggi il Coregone si presta a innumerevoli preparazioni. Oltre che nella Sbroscia, è apprezzatissimo in piatti come il filetto ripieno di verdure e infornato, o i timballi. L'accostamento più frequente è con le patate e le verdure di stagione, ingredienti che ritroviamo nella zuppa di lago. Si possono creare strati di filetti di Coregone in crosta di patate o aromatizzarlo con il finocchietto selvatico, tipico della zona.

Abbinamento vino: Un Aleatico, vitigno autoctono che cresce su terreno vulcanico, è l'abbinamento ideale. Con sentori di agrumi e fiori bianchi al naso, e un palato minerale e quasi sapido, si sposa perfettamente con piatti a base di pesce e carni bianche come il Coregone.

Oltre i Piatti: Altri Prodotti Tipici della Tuscia

Limitare la gastronomia della Tuscia ai piatti sopra descritti sarebbe ingiusto, data la ricchezza del suo territorio. Le pendici del Monte Cimino non sono solo patria di castagneti e noccioleti (la Nocciola Romana è un prodotto d'eccellenza), ma ospitano anche coltivazioni di lamponi. Le aree attorno al Lago di Bolsena sono celebri per i loro uliveti e vigneti, con cantine e frantoi che producono oli e vini apprezzati ben oltre i confini regionali.

Anche il settore caseario è fiorente, con numerosi caseifici che producono formaggi diversi per stagionatura e caratteristiche. Dal primo sale fresco, alle caciotte, fino al Pecorino Romano Dop, ogni formaggio riflette le peculiarità del territorio, influenzate dalle diverse altitudini e vegetazioni dove pascolano mucche, pecore e capre.

Dove Mangiare: Ristoranti e Esperienze Gastronomiche

Se vi trovate a Viterbo e dintorni e cercate un luogo dove gustare le specialità locali, ci sono diverse opzioni. Se siete nei pressi di Terra di Tuscia Travel, ecco alcuni ristoranti e locali con buone recensioni che potreste considerare:

  • La Pinseria Di Viterbo. 4,9 (410 recensioni)
  • Contrasto. 4,8 (318 recensioni)
  • Buongusto Piadineria. 4,6 (491 recensioni)
  • Braceria San Lorenzo. 4,7 (330 recensioni)
  • L'Archetto. 4,2 (1.091 recensioni)
  • Lab - Restaurant & Drink. 4,8 (180 recensioni)
  • Il Richiastro. 4,3
  • Osteria Moderna. 4,8

Per provare le reinterpretazioni dei piatti tipici descritti, potete cercare il Ciavattini Ristorante (per Pignattaccia e Acquacotta gourmet) o Il Calice e la Stella a Canepina (per il Fieno e la Panzanella rivisitati).

Domande Frequenti sulla Cucina della Tuscia

Per aiutarti a orientarti tra i sapori della Tuscia, ecco alcune risposte a domande comuni:

Qual è il piatto simbolo di Viterbo? L'Acquacotta è considerato il piatto simbolo di Viterbo e della Tuscia, una zuppa di origine contadina a base di verdure, erbe spontanee, pane raffermo e uova.

Cosa distingue il Fieno di Canepina? Il Fieno di Canepina è una pasta all'uovo estremamente sottile, tagliata a mano, tipica del borgo di Canepina. È noto per la sua delicatezza e per essere tradizionalmente preparato con un alto numero di uova per quintale di farina, senza acqua.

Cos'è il Coregone? Il Coregone è il pesce più diffuso e apprezzato nel Lago di Bolsena. Sebbene non autoctono, si è ben adattato e rappresenta una risorsa fondamentale per l'economia locale. Ha carni bianche e delicate, ricche di Omega 3.

La cucina della Tuscia è ricca o povera? Le sue radici sono profondamente nella tradizione povera e contadina, basata sull'utilizzo sapiente di ingredienti semplici e locali. Tuttavia, oggi molti chef la reinterpretano in chiave gourmet, elevando i piatti tradizionali.

Ci sono ristoranti gourmet in Tuscia? Sì, la Tuscia vanta ristoranti e chef che propongono una cucina di alto livello, spesso basata sulla valorizzazione delle materie prime e delle ricette tradizionali in chiave moderna, come dimostrano le esperienze di Danilo Ciavattini e Felice Arletti.

Conclusione

La Tuscia offre un'esperienza gastronomica autentica e sorprendente. Dai sapori robusti della tradizione contadina alle raffinate creazioni degli chef moderni, ogni piatto racconta una storia legata a questa terra ricca di storia, natura e cultura. Che scegliate una trattoria tipica o un ristorante gourmet, preparatevi a un viaggio indimenticabile tra i sapori unici della Tuscia viterbese.

Se vuoi conoscere altri articoli simili a Tuscia: Un Viaggio nei Sapori Autentici, puoi visitare la categoria Gastronomia.

Go up