23/08/2022
Immersa nel suggestivo paesaggio collinare della Murgia barese sud-east, a circa metà strada tra i capoluoghi di Bari e Taranto, sorge Noci, un comune che affonda le sue radici in una storia millenaria e vanta un patrimonio naturale di notevole valore. Situata su una collina a 420 metri sul livello del mare, Noci si distingue per la sua altitudine rispetto ai comuni limitrofi, inserendosi pienamente nella caratteristica area della 'Murgia dei Trulli', un territorio celebre per le sue architetture rurali uniche, come i trulli e le masserie.

Geografia e Clima: Un Territorio Unico
Il territorio nocese si estende su una superficie di 148,82 km², con altitudini che variano dai 331 metri s.l.m. nella parte nord-ovest ai 470 metri di Monte Carello a nord-est. Questa conformazione collinare, unita alla breve distanza da due mari – 25 km dall'Adriatico e 32 km dallo Ionio – contribuisce a determinare un clima generalmente mite. La zona è classificata come 'caldo temperata', con una temperatura media annua di circa 15-16 °C. Le estati sono tipicamente calde e asciutte, con massimi che possono raggiungere i 30-35 °C nei meriggi di agosto, caratterizzate da una certa siccità estiva. Gli inverni sono miti, con minimi termici che raramente scendono al di sotto dei 3 °C. La piovosità media annua si aggira sui 720 mm, concentrandosi principalmente nei mesi autunnali e invernali. Tuttavia, data l'altitudine e l'esposizione ai gelidi venti orientali, Noci non è immune da episodi nevosi, che possono talvolta portare a accumuli significativi, come accaduto a fine dicembre 2014 o all'inizio di marzo 1987, quando il manto nevoso ha quasi raggiunto i 50 cm.
Un elemento distintivo del paesaggio nocese è il suo patrimonio boschivo. Nonostante un'ampia deforestazione avvenuta tra il XVII e il XVIII secolo, i boschi coprono ancora circa il 20% dell'intero territorio comunale. La specie arborea predominante, costituendo circa il 90% della copertura forestale, è il fragno (Quercus trojana), un tempo risorsa fondamentale per i primi coloni. La rilevanza naturalistica del territorio è stata riconosciuta dalla legge regionale n. 19 del 24 luglio 1997, che ha individuato l'area di Barsento, in cui rientra Noci insieme a comuni come Putignano, Alberobello, Monopoli e Castellana Grotte, come 'area naturale protetta e avente interesse naturalistico, ambientale e paesaggistico'.
Le Radici Storiche di Noci
Le origini di Noci sono state oggetto di dibattito storiografico. Una vecchia teoria, legata allo storico locale Pietro Gioja, collocava la fondazione nel VI secolo, attribuendola al capitano Conone per volontà dell'imperatore Giustino II, come cittadella militare denominata Castellum Nucum. Questa ipotesi, sostenuta da testimonianze settecentesche, è oggi considerata meno probabile. La fondazione del nucleo abitativo è più verosimilmente da ascrivere al periodo della dominazione normanna. Il primo insediamento normanno sarebbe stato incentrato attorno a una torre, forse di origine normanna o sveva, i cui resti sono ancora visibili nel basamento e in una feritoia all'interno dell'attuale torre campanaria della collegiata.
Le prime attestazioni documentali risalgono alla fine del XII secolo. Un documento del 1188, relativo a una disputa giurisdizionale tra gli arcivescovi di Bari e i vescovi di Conversano, menziona Sanctam Mariam de Nucibus tra le località soggette alla giurisdizione del vescovo di Conversano. Nel periodo svevo, lo Statutum de reparatione castrorum del 1240 attesta l'esistenza del casale di Santa Maria delle Noci, i cui uomini erano chiamati a contribuire alla manutenzione del castello di Ruvo. Un atto di vendita privato del 1218, rogato a Conversano, indica che la chiesa nocese era retta da un abate, di nome Maraldizzo, segno di una certa organizzazione ecclesiastica già in quell'epoca.
Secondo una tradizione storiografica, l'ingrandimento del nucleo originario fu favorito dal trasferimento degli abitanti dai vicini borghi di Barsento e Casaboli. Questi antichi centri, documentati anche in epoca normanna (come la donazione di Casaboli ai Benedettini di Santo Stefano di Monopoli nel 1086-1088), risultavano completamente disabitati nel XV secolo (un documento del 1481 li definisce 'locis inhabitatis Casabolae'). Una vecchia versione, oggi smentita, attribuiva la loro distruzione nel 1040 al duca Rainero de Fumis; tuttavia, le prove documentali dimostrano la loro esistenza e vitalità anche in epoche successive.
Il Lungo Periodo Feudale
Sotto il dominio angioino, quello che era un semplice locus conobbe un decisivo sviluppo. Ne sono testimonianza le architetture civili, come gli archi lunati nel centro antico, e religiose, come la cappella della Santissima Trinità nella Collegiata, realizzate in quest'epoca. Sebbene l'ipotesi di una fondazione nel 1316 da parte di Filippo I d'Angiò sia considerata spuria, Noci fu inserita in un programma di pianificazione economica e difensiva volto a rafforzare gli insediamenti urbani del Principato tarantino. Risalirebbe al regno di Giovanna I l'inizio dell'edificazione della cinta muraria.
Le Cedole Angioine del 1340 attestano che il casale era sottoposto a tassazione. Nel 1372, con l'edificazione di una torre commissionata dal feudatario Ludovico d'Enghien, il paese iniziò ad essere attestato come 'terra', indicando il suo status di città fortificata. Giannantonio Orsini Del Balzo (1386-1463) proseguì l'opera di rafforzamento, contribuendo verosimilmente al decollo urbano della città con la costruzione (o ultimazione) delle mura. Un'altra versione storiografica attribuisce l'edificazione del sistema murario a Gualtieri VI di Brienne, tra il 1347 e il 1372.
Durante questo periodo, Noci ottenne il riconoscimento di universitas, termine che nel gergo del tempo indicava l'istituzione comunale. Divenuta 'terra' e 'universitas', assunse la configurazione di un piccolo centro urbano con un proprio consesso civico e la figura del sindaco. Le mura fortificate ebbero una funzione attrattiva, favorendo lo spopolamento dei casali vicini a vantaggio del centro fortificato.
Nel 1407, in seguito a una ribellione contro la contessa di Conversano Margherita del Balzo, re Ladislao I concesse alla comunità lo scioglimento dai vincoli feudali e il rango di città regia attraverso il Diploma delle franchige, ponendo fine alla soggezione feudale e sancendo il trasferimento della terra tra i possedimenti della corona. Tuttavia, alla morte di Ladislao, Noci fu conquistata da Antonio e Giacomo Caldora, che nel 1440 la cedettero ad Antonio Orsini del Balzo. Nel 1417 era stato istituito il capitolo collegiale della chiesa nocese per bolla di Martino V.
Dal 1440, Noci fu retta da Giannantonio Orsini, e nel 1456 fu ceduta in dote a sua figlia Caterina, in occasione del matrimonio con Giulio Antonio I Acquaviva d'Aragona, conte di Conversano. Questo matrimonio segnò il passaggio di Noci, unitamente a numerosi altri feudi, sotto il dominio della famiglia Acquaviva d'Aragona. Sotto il loro dominio feudale, Noci rimase fino alla soppressione della feudalità nel 1806. Caterina e Giulio Antonio promossero lavori di ampliamento nella Chiesa della Natività, come testimoniato da un'iscrizione del 1470 sulla lunetta del portale maggiore.
La storia dell'università nocese è costellata da ricorrenti lotte per l'acquisizione di un proprio territorio, in particolare contro il vicino centro di Mottola. Le usurpazioni di terre mottolesi da parte dei nocesi si susseguirono dal XVI secolo, conoscendo anche esiti sanguinosi. Una sistemazione di queste dispute si ebbe solo a partire dal 1726, quando il consigliere Matteo Ferrante assegnò a Noci una parte consistente del territorio mottolese. Una soluzione definitiva fu raggiunta nel 1739 a Napoli con l'Instrumento di partaggio, un accordo stipulato tra Noci, il Duca di Martina Franca, il Conte di Conversano, l'università di Mottola, Castellana e Palagiano. Questo patto garantì alla comunità nocese gli usi civici, i diritti di parata e fida, e attribuì lo Ius comunale patrimoniale alla comunità cittadina sull'intero territorio, risolvendo una lunga contesa storica e garantendo elevati vantaggi economici.
Un altro evento efferato che segnò la storia nocese fu il saccheggio operato dalle truppe di mercenari cappelletti guidati da Fabrizio Maramaldo nel 1529. Dopo un tentativo fallito di assediare Monopoli, si volsero verso le campagne circostanti, colpendo duramente Noci e Martina Franca. Nel 1595 fu edificato un palazzo pubblico destinato a ospitare un teatro, una corte di giustizia e l'ufficio del rettore nominato dal Conte di Conversano Adriano Acquaviva, fungendo da luogo di governo del paese.
Tra Rivoluzione e Modernità
Durante la Rivoluzione Partenopea del 1799, Noci ebbe un ruolo particolare, essendo la città natale di Giuseppe Leonardo Albanese, uno degli artefici della Repubblica e membro del governo provvisorio. Inizialmente, la comunità nocese rifiutò l'imposizione dell'"infame albero" delle libertà repubblicano. Tuttavia, minacciata dall'avanzata delle truppe francesi in Terra di Bari, e dopo una violenta insurrezione interna con scontri a fuoco e fucilazioni, Noci si sottomise all'imposizione, aderendo alla Repubblica. È importante notare che, secondo le fonti, non vi erano simpatie giacobine diffuse tra la popolazione, e l'adesione fu inizialmente circoscritta al notabilato locale.
Noci fu coinvolta anche nell'occupazione francese del Regno di Napoli. Nel 1806 divenne residenza di Giuseppe Bonaparte e sede di un presidio militare napoleonico. Sotto il regno di Giuseppe Bonaparte, la legge del 2 agosto 1806 decretò la soppressione della feudalità, colpendo duramente i feudatari delle campagne nocesi. Con la successiva legge di soppressione degli ordini religiosi, l'antico convento dei padri Domenicani fu soppresso, i suoi beni confiscati e assegnati al demanio statale. Il convento dei frati Cappuccini, fondato nel 1588, fu invece abolito durante il periodo unitario. Dopo la Restaurazione, il paese partecipò al fenomeno dell'associazionismo segreto, volto a combattere l'ordine stabilito dal Congresso di Vienna e a diffondere le idee liberali. Tra le diverse associazioni, spicca la Vendita carbonara, cui nel 1820 aderirono 78 nocesi, in un anno significativo per le concessioni costituzionali da parte di Ferdinando I.
Noci nell'Epoca Contemporanea
Dopo l'Unità d'Italia, Noci conobbe una significativa crescita demografica e un ampliamento delle terre di proprietà comunale. Alla fine dell'Ottocento, persisteva in Puglia il fenomeno del brigantaggio postunitario. Nella zona della Valle d'Itria, erano particolarmente note le azioni delle bande del brigante Pasquale Domenico Romano, che fu sconfitto a Noci il 4 novembre 1862 dal Regio Esercito, per poi essere ucciso nelle campagne di Gioia del Colle. Il fenomeno del brigantaggio fu completamente estirpato solo nei primi del Novecento.
Il XX secolo vide Noci partecipare ai grandi conflitti nazionali e mondiali. Nel 1911, diversi cittadini nocesi si arruolarono o furono chiamati a combattere nella guerra italo-turca. Quattro anni dopo, nella Prima Guerra Mondiale, 283 nocesi persero la vita. La situazione si ripeté nella guerra d'Etiopia, dove trovò la morte il generale nocese Francesco Positano, e nella Seconda Guerra Mondiale, che si concluse in Puglia nel settembre del 1943 con l'Operazione Slapstick e la conseguente liberazione di Noci. Questo conflitto causò la morte di oltre 150 abitanti, tra internati nei campi di sterminio e soldati caduti nelle operazioni belliche.
Il dopoguerra fu un periodo di ripresa. Il 16 luglio 1948, il sindaco Antonio Ricco inaugurò una delle prime piscine pubbliche del circondario nella villa comunale del paese, un segno di rinascita per una comunità ancora segnata dalle ferite della guerra. Negli anni sessanta-settanta, Noci, come il resto d'Italia, beneficiò del Miracolo Economico Italiano. Questo periodo portò a un aumento sostanziale della popolazione e alla costruzione di nuove infrastrutture, tra cui l'ospedale, inaugurato nel 1970 dall'allora Presidente del Consiglio Aldo Moro.
Simboli: Stemma e Gonfalone
Il Comune di Noci ha come emblema un robusto albero di noce, sostenuto a sinistra da un leone. La descrizione ufficiale dello stemma, fornita da un decreto del Capo del Governo del 9 marzo 1935 (ai tempi Benito Mussolini), lo definisce 'D'argento al noce nudrito, sostenuto a sinistra da un leone, il tutto al naturale; al Capo del Littorio...'. Questo decreto, tuttavia, alterò la valenza storica del leone. Originariamente, il leone rampante nello stemma rappresentava la nobile famiglia degli Acquaviva d'Aragona, i Conti di Conversano che furono feudatari di Noci per secoli. La descrizione del 1935 lo interpretava invece come simbolo di forza a sostegno dell'albero.
Il gonfalone comunale è costituito da un drappo di colore verde. Il gonfalone attualmente in uso, concesso con D.P.R. del 19 ottobre 1976, è conforme alla descrizione araldica stabilita dal decreto del 1935, pur mantenendo le ornamentazioni esteriori da Comune.
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