05/12/2024
Dopo oltre settant'anni trascorsi lontano dalla loro amata Patria, le salme del Re Vittorio Emanuele III e della Regina Elena hanno fatto ritorno in Italia nel dicembre 2017. Questo evento di portata storica ha visto la scelta di un luogo simbolico e denso di significato per accogliere le spoglie dei due sovrani: il Santuario-Basilica della Natività di Maria SS. a Vicoforte, in provincia di Cuneo. Ma perché proprio Vicoforte?
Un Mausoleo Sabaudo Incompiuto
La scelta di Vicoforte non è casuale, ma affonda le radici nella storia stessa della Casa Savoia. Fu infatti il Duca Carlo Emanuele I di Savoia, alla fine del Cinquecento, a volere l'edificazione di questo imponente santuario, concepito fin dall'origine per servire da mausoleo per la dinastia. Nonostante le vicissitudini costruttive, che videro l'intervento di architetti illustri come Ascanio Vitozzi e Francesco Gallo, e una lunga interruzione dei lavori a causa di problemi strutturali legati al terreno, l'intento iniziale di creare un luogo di sepoltura per i Savoia rimase vivo nella memoria storica e nella vocazione del luogo.

Il Santuario-Basilica, noto per la sua straordinaria cupola ellittica, la più grande al mondo, divenne così il sito naturale e desiderato dalla famiglia reale e dalle istituzioni per accogliere il ritorno dei sovrani. Riportare le salme a Vicoforte significava, in un certo senso, completare un destino storico e ricongiungere i sovrani esiliati con la terra e la dinastia a cui appartenevano.
La Traslazione del 2017: Un Ritorno Atteso
La traslazione delle salme di Vittorio Emanuele III e della Regina Elena è avvenuta in forma privata e riservata nel dicembre 2017. Il Re, morto in esilio ad Alessandria d'Egitto il 28 dicembre 1947, riposava nella Cattedrale di Santa Caterina. La Regina Elena, scomparsa a Montpellier il 28 novembre 1952, era sepolta nel cimitero di Saint-Lazare nella stessa città francese.
L'iniziativa di riportare i sovrani in Italia fu sostenuta da membri della famiglia Savoia, in particolare da S.A.R. la Principessa Maria Gabriella di Savoia e dal Principe Vittorio Emanuele, e promossa dalla Consulta dei Senatori del Regno. Dopo anni di istanze e negoziati, l'accordo per la tumulazione a Vicoforte fu raggiunto con l'assenso delle autorità ecclesiastiche locali, in primis S.E. Mons. Luciano Pacomio, Vescovo di Mondovì, e con il supporto del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che accolse favorevolmente la richiesta di congiungere le salme nella Patria che tanto avevano amato.
La Salma della Regina Elena fu la prima a giungere a Vicoforte il 15 dicembre 2017, seguita da quella del Re Vittorio Emanuele III il 17 dicembre 2017. Entrambe furono tumulate nella Cappella di San Bernardo, all'interno del Santuario. La cerimonia per il Re fu accompagnata da onori militari essenziali, con la salma avvolta nella bandiera del Regno d'Italia, e la benedizione impartita dal Rettore del Santuario, Mons. Meo Bessone. Erano presenti rappresentanti della famiglia, della Consulta, delle istituzioni locali e delle forze armate.
Il rientro delle salme, in particolare quella del Re Vittorio Emanuele III in occasione del 70° anniversario della sua morte e del centenario della Vittoria nella Grande Guerra, ha rappresentato un momento di riconciliazione storica, permettendo a chiunque desideri rendere omaggio ai sovrani di farlo finalmente in Italia.
Vittorio Emanuele III: Tra Regno e Critiche
La figura di Vittorio Emanuele III (1869-1947) è una delle più complesse e dibattute della storia italiana. Salito al trono nel 1900 dopo l'assassinio del padre Umberto I, regnò per 46 anni, attraversando mezzo secolo di storia italiana, dalla Belle Époque, alla Prima Guerra Mondiale, all'avvento e alla caduta del fascismo, fino alla Seconda Guerra Mondiale e alla nascita della Repubblica.
Cresciuto con una solida formazione militare e storica, il giovane Re si mostrò inizialmente un sovrano moderno e attento alle riforme sociali. Si affidò a governi guidati da figure come Giuseppe Zanardelli e Giovanni Giolitti, cercando di interpretare il suo ruolo all'interno dei limiti dello Statuto Albertino, la costituzione del Regno. Considerava sé stesso il "primo funzionario della Corona", lavorando con dedizione ma mantenendo una certa distanza dalla vita mondana e di corte.
Il suo regno fu segnato da eventi epocali e decisioni cruciali che hanno alimentato un giudizio storico tuttora aperto e spesso severo. Tra le critiche più ricorrenti mosse al suo operato figurano:
- L'intervento dell'Italia nella Prima Guerra Mondiale (1915).
- L'incarico affidato a Benito Mussolini dopo la Marcia su Roma (1922).
- La mancata opposizione al consolidamento del regime fascista, in particolare dopo l'assassinio di Giacomo Matteotti (1924).
- La firma delle leggi razziali (1938).
- La gestione dell'armistizio dell'8 settembre 1943 e l'abbandono di Roma.
Tuttavia, è importante analizzare questi eventi nel contesto storico dell'epoca e considerare le prerogative e i vincoli imposti dallo Statuto Albertino al sovrano. I sostenitori di una rilettura meno critica sottolineano come il Re abbia agito spesso in risposta a crisi politiche e istituzionali generate dall'instabilità dei governi e dalla frammentazione parlamentare. L'incarico a Mussolini nel 1922, ad esempio, avvenne dopo che i governi liberali non erano riusciti a garantire l'ordine pubblico e a formare maggioranze stabili, e il governo Mussolini ottenne inizialmente un ampio consenso parlamentare.
Le leggi razziali del 1938 furono firmate dal Re perché approvate dal Parlamento, sebbene un Parlamento ormai svuotato di ogni reale autonomia dal regime. La scelta di firmarle, pur con riluttanza, viene talvolta interpretata come un atto dovuto per evitare una crisi istituzionale che avrebbe potuto portare a conseguenze ancora più gravi, come l'ascesa al trono di un erede troppo giovane o il caos, in un momento in cui l'Italia confinava con una Germania nazista in piena espansione.
La decisione dell'8 settembre 1943 e il successivo trasferimento del governo e della famiglia reale a Brindisi sono visti da alcuni come una necessaria mossa per preservare la continuità dello Stato italiano di fronte all'occupazione tedesca, sebbene le modalità siano state oggetto di aspre critiche. Il Re, pur trasferendo i poteri al figlio Umberto come Luogotenente del Regno nel 1944, mantenne il titolo di Re fino all'abdicazione nel maggio 1946, poco prima del referendum istituzionale che sancì la fine della monarchia.

La sepoltura ad Alessandria d'Egitto, lontano dall'Italia, ha forse contribuito a mantenere la figura di Vittorio Emanuele III avvolta in un velo di polemiche e a ostacolare un sereno giudizio storiografico. Il ritorno a Vicoforte, un luogo legato alle origini e alle intenzioni dinastiche dei Savoia, potrebbe invece favorire un confronto critico e documentato sulla sua lunga e complessa parabola esistenziale e sul suo ruolo nella storia d'Italia.
Il Santuario di Vicoforte: non solo Tombe Reali
Oltre ad ospitare le tombe reali, il Santuario di Vicoforte è di per sé un capolavoro architettonico e un importante centro di devozione mariana. La sua storia è legata a un evento miracoloso avvenuto alla fine del Quattrocento, quando un cacciatore ferì un'immagine della Madonna, da cui si dice sgorgò sangue. Questo episodio diede inizio a una crescente devozione che portò alla costruzione di un piccolo santuario, poi ampliato per volere di Carlo Emanuele I.
La caratteristica più distintiva del Santuario è senza dubbio la sua imponente cupola ellittica, un'impresa ingegneristica audace per l'epoca, affrescata con un magnifico ciclo pittorico barocco. Nonostante i problemi strutturali che hanno richiesto importanti interventi di restauro nel corso dei secoli, la cupola rimane un simbolo di fede e ingegno. La presenza delle tombe reali aggiunge un ulteriore strato di significato storico a questo luogo già ricco di arte, architettura e spiritualità.
Domande Frequenti sulla Sepoltura a Vicoforte
Ecco alcune risposte alle domande più comuni riguardo la sepoltura di Vittorio Emanuele III a Vicoforte:
Dove era sepolto Vittorio Emanuele III prima di essere trasferito a Vicoforte?
Era sepolto nella Cattedrale di Santa Caterina ad Alessandria d'Egitto, dove morì in esilio nel 1947.
Quando sono state traslate le salme del Re e della Regina a Vicoforte?
Le salme sono state traslate nel dicembre 2017. La Regina Elena il 15 dicembre e il Re Vittorio Emanuele III il 17 dicembre.
Perché è stato scelto il Santuario di Vicoforte?
Il Santuario fu originariamente concepito dal Duca Carlo Emanuele I di Savoia alla fine del 1500 per essere il mausoleo della famiglia Savoia. La scelta di Vicoforte riporta le salme reali in un luogo storicamente legato alla dinastia.
Chi ha facilitato il ritorno delle salme in Italia?
La traslazione è stata voluta dalla famiglia Savoia e dalla Consulta dei Senatori del Regno, con l'assenso delle autorità ecclesiastiche locali e il supporto del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
La Regina Elena è sepolta nello stesso luogo?
Sì, la Regina Elena, precedentemente sepolta a Montpellier, è stata traslata a Vicoforte quasi contemporaneamente al Re e riposa nella stessa Cappella di San Bernardo.
Qual è la storia del Santuario di Vicoforte?
Il Santuario fu costruito a partire dalla fine del XVI secolo per volontà del Duca Carlo Emanuele I di Savoia. È noto per la sua grande cupola ellittica ed è un importante luogo di culto e di storia.
Conclusione
La scelta di Vicoforte come luogo di sepoltura per Vittorio Emanuele III e la Regina Elena rappresenta un tassello importante nel complesso rapporto tra la Casa Savoia e l'Italia repubblicana. Questo ritorno in Patria, in un luogo carico di storia dinastica e spirituale, offre l'occasione per riflettere non solo sul percorso individuale dei sovrani ma anche sulle vicende che hanno plasmato l'Italia moderna. Il Santuario di Vicoforte, con la sua magnificenza e la sua storia, accoglie ora per sempre le spoglie di un Re e di una Regina, simbolo di un'epoca lontana ma ancora viva nel dibattito storico e nella memoria collettiva.
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