14/10/2021
Marghera, oggi noto quartiere di Venezia, affonda le sue radici in una storia profondamente legata alla posizione strategica del suo territorio, punto di congiunzione cruciale tra la terraferma e la laguna. La sua fama è indissolubilmente legata alla presenza imponente del Forte Marghera, una struttura difensiva che ha giocato un ruolo di primaria importanza nelle vicende militari e politiche che hanno interessato Venezia e l'intero Nord-Est italiano per oltre un secolo e mezzo. Questo forte non fu solo una barriera fisica, ma un simbolo delle mutevoli dominazioni e delle lotte per il controllo di una delle città più ambite d'Europa.

La necessità di un presidio militare robusto in questa specifica area fu chiara fin dalla fine del Settecento. Dopo il trattato di Campoformio del 1797, che segnò la fine della millenaria Repubblica di Venezia e il suo passaggio sotto il dominio austriaco, l'Impero Asburgico riconobbe immediatamente il valore strategico di quel lembo di terraferma che si protendeva verso la laguna. Le nuove tecnologie belliche, in particolare l'artiglieria, rendevano possibile colpire Venezia, distante appena quattro chilometri in linea d'aria, da posizioni avanzate sulla terraferma. Era quindi essenziale controllare e fortificare quest'area per proteggere la città lagunare da attacchi via terra.
- Le Origini della Fortezza: Dal Borgo Antico alle Prime Opere
- L'Impronta Francese e le Prime Battaglie
- Il Forte Sotto Dominio Asburgico e l'Assedio del 1849
- Il Forte Sotto il Regno d'Italia: Centro del Campo Trincerato
- Il Declino e l'Abbandono
- Cosa Rende Famosa Marghera Oggi?
- Domande Frequenti su Forte Marghera
Le Origini della Fortezza: Dal Borgo Antico alle Prime Opere
La scelta del sito per la costruzione del forte cadde su un'area non facile: un vasto territorio acquitrinoso e paludoso, caratterizzato da un complesso reticolo naturale e artificiale di canali e ghebi. Questa conformazione geografica, se da un lato rendeva difficile l'accesso per un potenziale assalitore, dall'altro presentava notevoli sfide ingegneristiche per la costruzione di una struttura solida. L'area era già attraversata da infrastrutture vitali: il Canal Salso, un canale artificiale risalente al Trecento, fungeva da principale via di collegamento navigabile tra il porto di Mestre e la laguna, rappresentando l'accesso fondamentale di Venezia alla terraferma. A sud del Canal Salso, si estendeva il lungo argine di intestadura, una maestosa opera idraulica realizzata dai Veneziani per deviare le acque della Brenta Vecchia e di altri fiumi, preservando la laguna dall'interramento e contrastando la formazione di zone malariche. A nord, il Canale Osellino, deviando le acque del fiume Marzenego, offriva un'ulteriore possibilità strategica: grazie al dislivello delle sue acque, poteva essere utilizzato per allagare ampie porzioni di terreno circostanti il forte, isolandolo efficacemente in caso di minaccia.
Sull'area prescelta sorgeva già il vecchio borgo di Malghera (da cui il nome attuale di Marghera), un piccolo insediamento con magazzini e dogane, che venne quasi completamente sacrificato per far spazio alla nuova fortificazione. La chiesa del borgo fu trasformata in caserma, il ponte cinquecentesco sul Canal Salso divenne un magazzino coperto, e l'unica osteria fu riutilizzata come deposito. Nel 1805, gli Austriaci avviarono i lavori, spianando il borgo esistente per costruire il primo nucleo del forte, rinforzato sul retro da batterie su palafitte per controllare i canali navigabili, aggiungendosi alle preesistenti ma meno significative fortificazioni veneziane.
L'Impronta Francese e le Prime Battaglie
I lavori austriaci furono interrotti nel 1806 con il ritorno delle truppe napoleoniche. I Francesi, riconoscendo l'importanza strategica del sito, ripresero la costruzione secondo nuovi e più ambiziosi progetti. L'architetto francese Marescò e successivamente gli ingegneri militari François-Joseph Chaussegros de Léry e Chasseloup, ridisegnarono il forte introducendo sei nuovi bastioni esterni, un doppio fossato di cinta e la previsione di due ridotti laterali strategici, uno lungo il Canale Osellino e uno lungo il canale Brentella. Di questi ultimi, tuttavia, solo il forte stellato di Campalto fu effettivamente realizzato, posizionato per controllare la chiusa cruciale che permetteva l'inondazione delle campagne circostanti Marghera.
Nonostante i lavori fossero ancora in corso, il forte fu messo alla prova già nel 1809, quando un'armata austriaca guidata dall'arciduca Giovanni d'Asburgo invase il Veneto. La guarnigione francese, preparandosi alla difesa, fece spianare gli edifici che potevano ostruire le linee di tiro e allagare le terre a est del forte. Riuscirono così a costringere gli Austriaci ad attaccare il lato occidentale, dove le fortificazioni erano più complete, respingendo l'assalto.
Un nuovo e più duro assedio si verificò nel 1813, quando Venezia fu attaccata dagli Austriaci. Sebbene il forte fosse in grado di resistere all'aggressione diretta, il generale collasso dell'Impero Francese portò alla sua cessione. Il 16 aprile 1814, Marghera fu ceduta agli Austriaci, che ne presero possesso il 26 aprile.
Il Forte Sotto Dominio Asburgico e l'Assedio del 1849
Tornato in mano asburgica, Forte Marghera fu ulteriormente rinforzato. Gli Austriaci completarono le opere avviate dai Francesi e scavarono un nuovo canale navigabile attorno alla cinta esterna, migliorando ulteriormente la sua capacità difensiva. Nel 1842, un'opera infrastrutturale fondamentale cambiò il paesaggio: la ferrovia Ferdinandea, collegando Venezia alla terraferma tramite un lungo ponte lagunare, fu fatta passare a breve distanza dai bastioni del forte. Questa posizione fu scelta strategicamente per non intralciare il campo di tiro delle artiglierie e per fungere contemporaneamente da via di rifornimento per la fortezza.
La storia di Forte Marghera raggiunse uno dei suoi apici durante i moti rivoluzionari del 1848-1849. Il 22 marzo 1848, mentre Venezia insorgeva e proclamava la Repubblica di San Marco sotto la guida di Daniele Manin e Niccolò Tommaseo, gli abitanti di Mestre, supportati dai lavoratori della ferrovia, costrinsero la guarnigione austriaca a cedere la fortezza di Marghera. Il forte divenne così un baluardo della neonata repubblica.
Nel giugno 1849, tuttavia, l'esercito austriaco, forte dei successi militari nel resto d'Italia, si concentrò sulla repressione della Repubblica di San Marco. Un'armata asburgica di quasi 30.000 uomini, comandata dal generale Haynau, cinse d'assedio Marghera, dove circa 2500 patrioti, molti dei quali volontari provenienti da diverse regioni italiane, si erano asserragliati. Tra i difensori spiccava un'eccellente compagnia di artiglieria, la «Bandiera e Moro», composta in gran parte da studenti universitari e guidata da ufficiali napoletani. Questa compagnia si distinse per il suo valore durante le fasi cruciali dell'assedio, rispondendo con efficacia al fuoco nemico.
Dopo un periodo di stallo, all'alba del 27 ottobre 1849, le forze veneziane asserragliate nel forte tentarono un'audace manovra: uscirono in massa dal forte e assaltarono Mestre, riuscendo temporaneamente a liberarla dagli Austriaci. Questa azione, passata alla storia come la Sortita di Forte Marghera, dimostrò il coraggio e la determinazione dei difensori, sebbene i suoi effetti militari furono di breve durata. Gli Austriaci rioccuparono Mestre e intensificarono l'assedio a Marghera, martellando la fortezza con un incessante fuoco di artiglieria. Sotto la pressione schiacciante e l'impossibilità di ricevere rifornimenti, le truppe asserragliate furono costrette ad abbandonare la posizione il 27 maggio 1849, ritirandosi verso Venezia. Priva del suo baluardo avanzato sulla terraferma e ormai vulnerabile ai tiri dell'artiglieria austriaca anche dalla laguna, Venezia capitolò infine il 22 agosto 1849.
L'assedio del 1849 evidenziò i limiti della fortezza di fronte ai progressi dell'arte dell'assedio e alla potenza delle nuove artiglierie. Senza linee di rifornimento esterne sicure e in assenza di forze in grado di condurre operazioni di disimpegno efficaci, le pur robuste strutture del forte non potevano da sole garantire la difesa a oltranza contro un assalitore determinato e ben equipaggiato.

Il Forte Sotto il Regno d'Italia: Centro del Campo Trincerato
Con l'annessione del Veneto al Regno d'Italia nel 1866, in seguito al Trattato di Vienna, Forte Marghera assunse un nuovo ruolo centrale nella riorganizzazione militare della piazzaforte di Venezia. Il neonato Regno d'Italia considerava Venezia una posizione vitale per la difesa dell'intero settore nord-orientale da una potenziale futura invasione austriaca.
Nei progetti militari italiani, il "campo di Venezia" doveva trasformarsi in un vasto Campo Trincerato di Mestre, un sistema difensivo complesso e interconnesso, con Forte Marghera come perno centrale. Questo campo trincerato doveva fungere da roccaforte, centro d'adunata e copertura per il Regio Esercito, consentendo il controllo del territorio circostante. Il sistema di Mestre doveva inoltre essere strategicamente collegato con l'altro grande complesso difensivo del Nord-Est: il sistema di Verona e le fortezze del Quadrilatero.
Le prime azioni del Regio Esercito si concentrarono sul potenziamento di Forte Marghera stesso, tenendo conto delle debolezze emerse nell'assedio del '49. Le fortificazioni furono riviste e ampliate, e vennero installati nuovi e più moderni pezzi di artiglieria. Nel 1881, i bastioni, le cortine e le lunette del forte erano guarnite da un considerevole numero di bocche da fuoco, che ne facevano una piazzaforte formidabile per l'epoca:
| Tipo di Cannone | Quantità |
|---|---|
| Cannoni da 16 G.R. | 6 |
| Cannoni da 12 G.R. | 22 |
| Cannoni da 9 B.R. | 9 |
| Cannoni da 13 G.L. | 17 |
| Cannoni da 12 G.L. | 15 |
| Cannoni da 9 G.L. | 10 |
| Mortai da 27 G. | 2 |
| Mortai da 15 G. | 4 |
Completati i lavori di potenziamento del forte centrale, furono avviati i progetti e la costruzione delle altre fortezze e opere campali che avrebbero costituito la cintura esterna del Campo Trincerato di Mestre. Agli inizi del XX secolo, l'inasprirsi delle tensioni internazionali che avrebbero portato alla Prima Guerra Mondiale spinse a una revisione e ulteriore integrazione del sistema difensivo, con la realizzazione di una nuova cintura di fortificazioni destinate a proteggere Venezia da attacchi terrestri.
Il Declino e l'Abbandono
Lo scoppio della Prima Guerra Mondiale nel 1915 trovò il sistema difensivo di Mestre, con Forte Marghera al suo centro, completo ed in piena efficienza operativa. Tuttavia, l'andamento inaspettato del conflitto, che si trasformò rapidamente in una logorante guerra di trincea sui fronti alpini e carsici, e la vulnerabilità mostrata dalle fortificazioni permanenti più esposte, portarono l'Alto Comando italiano a rivedere le proprie priorità. Nel settembre 1915, fu ordinato lo smantellamento delle batterie di protezione del Campo di Mestre: i preziosi pezzi di artiglieria furono inviati a rinforzare il fronte, dove erano disperatamente necessari.
Il disastro di Caporetto nell'ottobre 1917 e la successiva resistenza sul Piave segnarono un punto di svolta. Sebbene il fronte si fosse stabilizzato più a est, la minaccia su Venezia era stata reale. Tuttavia, la fine della guerra nel 1918 e le mutate esigenze strategiche portarono ad abbandonare l'idea di Venezia come principale base navale per la Regia Marina. Le basi de La Spezia e Taranto, ritenute più sicure e meglio posizionate per il controllo del Mediterraneo, divennero preminenti. Con la perdita della sua funzione di base navale principale, venne meno anche la necessità strategica del Campo Trincerato di Mestre. Le strutture difensive, incluso Forte Marghera, persero progressivamente la loro funzione militare attiva. Furono trasformate in caserme, polveriere e magazzini, mantenendo un ruolo logistico secondario, fino al loro definitivo abbandono negli anni ottanta del Novecento.
Cosa Rende Famosa Marghera Oggi?
Molti si chiedono cosa ci sia di "bello" o interessante a Marghera oggi, al di là della sua vicinanza a Venezia. Sebbene le celebri attrazioni come il Canal Grande, Palazzo Ducale, Basilica di San Marco, Piazza San Marco, il Ponte di Rialto o il Teatro La Fenice siano a portata di mano, esse si trovano nella città lagunare e non a Marghera stessa. La fama intrinseca di Marghera, quella che la distingue e le conferisce una propria identità storica, deriva proprio da quella posizione strategica che la rese cruciale per secoli e dalla presenza del suo Forte. Oggi, Forte Marghera è un importante sito di memoria storica, testimone silenzioso di assedi, battaglie e mutamenti politici. Sebbene non sia più una struttura militare attiva, la sua importanza storica e architettonica lo rende il principale punto di riferimento per comprendere il passato di questo territorio e il suo legame con Venezia. È il racconto delle vicende umane e militari che si sono alternate tra i suoi bastioni a definire la fama storica di Marghera.
Domande Frequenti su Forte Marghera
Perché fu costruito Forte Marghera?
Fu costruito per proteggere Venezia da attacchi provenienti dalla terraferma, sfruttando la sua posizione strategica tra la laguna e la terraferma e la vicinanza a importanti canali navigabili.
Chi iniziò la costruzione del Forte?
I primi lavori significativi furono avviati dagli Austriaci dopo il 1797, anche se la struttura fu poi ampliata e modificata dai Francesi e successivamente dagli Italiani.
Cos'è stata la Sortita di Forte Marghera?
È stata un'azione militare avvenuta il 27 ottobre 1849, durante l'assedio austriaco, in cui i difensori del forte uscirono in massa per assaltare le posizioni austriache a Mestre, ottenendo un temporaneo successo.
Perché il Forte Marghera perse la sua importanza militare?
Perse importanza a causa dei cambiamenti nella strategia militare dopo la Prima Guerra Mondiale, l'evoluzione dell'artiglieria che lo rese più vulnerabile e lo spostamento delle principali basi navali italiane.
Cosa si trova oggi a Forte Marghera?
Oggi Forte Marghera è un sito storico e monumentale. Sebbene non più utilizzato militarmente, le sue strutture sono conservate e testimoniano la sua lunga e complessa storia.
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