Si dice "colapasta" o "scolapasta"?

Scolapasta e Pasta: Storia, Usi e Prezzi a Tavola

22/04/2024

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È un oggetto così comune nelle case italiane da essere quasi invisibile, eppure la sua storia è lunga e affascinante quanto quella del piatto che più di ogni altro contribuisce a rendere grande la nostra cucina: la pasta. Stiamo parlando dello scolapasta, o forse dovrei dire il colapasta? Un dilemma linguistico che nasconde un universo di storia, evoluzione e, sorprendentemente, utilizzi alternativi.

Chi ha inventato lo scolapasta?
Risale al 1570 la citazione successiva, con disegno che raffigura per la prima volta uno scolapasta (il “foratoro”): è di Bartolomeo Scappi, cuoco di papi, nella sua “Opera (…) dell'arte del cucinare”.
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Scolapasta o Colapasta: Il Dilemma Linguistico

La lingua italiana è spesso ricca di sfumature e sinonimi, ma a volte presenta veri e propri bivi lessicali che generano dibattiti anche tra i parlanti nativi. Uno di questi riguarda proprio l'oggetto bucherellato che usiamo per separare la pasta dall'acqua di cottura. Si dice correttamente "colapasta" o "scolapasta"? La buona notizia è che non c'è un'unica risposta corretta nel linguaggio comune. Entrambe le forme sono ampiamente accettate e utilizzate in tutta Italia. Alcuni vocabolari le registrano entrambe come valide. Addirittura, c'è chi usa il termine "colabrodo", sebbene questo si riferisca più propriamente a un recipiente forato usato per filtrare brodi o altri liquidi, ma l'associazione per la forma e la funzione lo rende comprensibile nel contesto domestico. Dunque, che lo chiamiate scolapasta o colapasta, state utilizzando un termine corretto e compreso.

Un Viaggio nel Tempo: Le Antiche Origini dello Scolapasta

La storia dello scolapasta affonda le radici in tempi molto antichi, ben prima che la pasta diventasse il pilastro della dieta italiana che è oggi. Le sue origini sono legate a metodi di filtraggio e separazione già noti nell'antichità. Si ritiene che l'idea di base derivi dagli strumenti utilizzati nell'età romana per la vinificazione, dove colini e setacci erano indispensabili nella lavorazione dell'uva.

La prima menzione documentata di un utensile simile, specificamente legato alla pasta, risale al lontano 1363, nella città di Genova. Si trattava di un mestolo forato, chiamato "caza lasagnaria", impiegato dai lasagnari genovesi per separare la pasta dal liquido di cottura. Sebbene forse più simile a una schiumarola moderna, rappresenta un antenato diretto del nostro scolapasta, confermando l'esigenza di un simile strumento già nel Medioevo.

Dobbiamo attendere circa duecento anni per trovare la prima raffigurazione visiva di un oggetto che assomiglia in modo sorprendente allo scolapasta che usiamo oggi. L'immagine compare nel 1570, all'interno dell'opera "Opera dell'arte di cucinare" di Bartolomeo Scappi, il celebre cuoco di diversi pontefici. Questo "foratoro", come veniva chiamato, testimonia l'evoluzione dell'utensile verso la forma semisferica forata che conosciamo bene.

Materiali e Design: L'Evoluzione dello Scolapasta

Nei secoli successivi alla sua prima raffigurazione, la forma dello scolapasta è rimasta sorprendentemente stabile, dimostrando l'efficacia e l'ergonomia del design originale. Ciò che è cambiato radicalmente è stato il materiale di fabbricazione, seguendo l'evoluzione delle tecnologie e l'accesso a nuove risorse.

I primi esemplari, come quelli esposti nella collezione dedicata allo scolapasta presso il Museo della Pasta di Parma, erano semplici scodelle di terracotta bucate. Un esempio interessante è un pezzo del XIX secolo in ceramica invetriata con larghi fori e due grandi manici.

Con l'avanzamento delle tecniche, lo scolapasta iniziò a essere realizzato in materiali più resistenti e lavorabili. Nel Medioevo si diffuse l'uso del rame, un materiale versatile e igienico per l'epoca. Procedendo nel tempo, con l'industrializzazione e l'arrivo dell'età moderna, la gamma dei materiali si ampliò notevolmente. Si passò all'alluminio, al ferro smaltato, e in seguito all'acciaio inossidabile, apprezzato per la sua durabilità e facilità di pulizia. Più recentemente, le materie plastiche hanno offerto alternative leggere, colorate ed economiche.

Quanto costa la pasta in un ristorante?
Un piatto di pasta al ristorante oscilla tra 12 e 26 euro. Per un menu completo in una trattoria si spendono circa 25-30 euro, mentre in un ristorante gourmet non si scende sotto i 50 euro a persona.

In età contemporanea, lo scolapasta ha smesso di essere visto solo come un umile arnese da cucina per diventare oggetto di interesse anche per il design industriale. Designer di fama internazionale si sono cimentati nella sua reinterpretazione, trasformandolo in manufatti che uniscono funzionalità ed estetica, quasi oggetti d'arredo da esibire. Esempi noti includono il modello conico rovesciato in acciaio inossidabile con piedi d'ottone disegnato da Philippe Starck per Alessi nel 1990, i cui fori compongono un disegno stilizzato, o il modello "Ricciolo" di Teseo Berghella per Bugatti, con fori a spirale che richiamano gli spaghetti, nato come portafrutta ma perfettamente utilizzabile come scolapasta.

Non Solo Pasta: Usi Alternativi dell'Utensile Versatile

Il nome "scolapasta" o "colapasta" suggerisce un utilizzo univoco, ma la sua struttura forata lo rende sorprendentemente versatile per altri scopi in cucina e non solo. Pensando fuori dagli schemi, questo semplice oggetto può rivelare insospettate funzionalità.

In cucina, oltre a scolare la pasta, può essere usato per sciacquare frutta e verdura sotto l'acqua corrente, permettendo all'eccesso di defluire rapidamente. Alcuni modelli, se posizionati su una pentola con acqua bollente, possono fungere da cestello per la cottura a vapore di piccole quantità di verdure o altri alimenti. Può anche essere usato come un pratico colino per scolare legumi, tonno dall'olio o altri ingredienti in scatola.

Ma gli usi alternativi non si fermano alla cucina. Uno "life hack" efficace e curioso prevede l'uso dello scolapasta come deumidificatore fai-da-te. Riempiendolo di sale grosso e posizionandolo all'interno di una bacinella, il sale assorbe l'umidità dall'aria circostante e l'acqua in eccesso cola via attraverso i fori, raccogliendosi nella bacinella sottostante. Questo sistema può essere utile in piccoli ambienti umidi come armadi o dispense.

Un altro utilizzo pratico è con il ghiaccio. Usando lo scolapasta come un cestello per tenere i cubetti di ghiaccio, man mano che si sciolgono, l'acqua di fusione viene immediatamente drenata, mantenendo il ghiaccio più solido e utilizzabile più a lungo.

La Pasta al Ristorante: Quantità e Aspettative

Passando dall'utensile alla tavola, un aspetto che incuriosisce molti è la quantità di pasta servita nei ristoranti. A differenza dei negozi che vendono pasta sfusa a peso, gli esercizi di somministrazione come i ristoranti non sono soggetti a normative specifiche che impongano una grammatura fissa per porzione. Ciò significa che la quantità di spaghetti, penne o fusilli che trovate nel piatto è a discrezione del ristoratore.

Non esiste una "porzione standard" universale stabilita per legge. Le quantità possono variare significativamente da un locale all'altro. È comune trovare porzioni che vanno dagli 80 grammi ai 100 grammi, ma alcuni ristoranti potrebbero servirne anche 120 grammi o più, specialmente se la pasta è considerata un piatto principale o unico. Questa variabilità può dipendere dal tipo di ristorante (una trattoria casereccia potrebbe essere più generosa di un ristorante gourmet), dal tipo di condimento (un ragù ricco potrebbe richiedere meno pasta di un sugo leggero), e dalla politica interna del locale. Pertanto, non sorprendetevi se la porzione di pasta che ricevete varia da un'esperienza all'altra.

Si dice
Si dice “colapasta” o “scolapasta”? Colapasta, scolapasta, un dilemma infinito. La risposta è inaspettata, visto che solitamente il vocabolario italiano ha solamente un termine corretto per indicare un oggetto: si possono dire entrambi.

Il Prezzo della Pasta (e non solo) a Milano: Tra Percezione e Realtà

Un argomento che spesso anima il dibattito, soprattutto nelle grandi città, è il costo del cibo consumato fuori casa, inclusa la pasta. Recentemente, la città di Milano è stata al centro dell'attenzione per i suoi prezzi, percepiti da molti come eccessivamente elevati. Uno sfogo sui social media da parte dello scrittore Jonathan Bazzi ha acceso i riflettori su questo tema, raccontando di aver speso 43 euro per pochi articoli da asporto in una panetteria del centro.

L'episodio di Bazzi, pur riferendosi a un take-away e non a un pasto completo al ristorante, ha fatto da innesco per una discussione più ampia sul carovita milanese e sul costo della ristorazione. Sebbene si possa obiettare che i prezzi fossero probabilmente esposti, la percezione diffusa è che Milano stia diventando una città con costi proibitivi per la maggior parte delle persone, anche per beni e servizi non di lusso.

L'autore ha criticato i locali che sembrano rivolgersi esclusivamente a una clientela benestante, con prezzi che rendono difficile l'accesso per il cittadino medio. La sua esperienza, sebbene specifica, ha toccato un nervo scoperto: la sensazione che per mangiare fuori a Milano, anche in posti "normalissimi", si debba essere disposti a spendere cifre importanti.

Milano: Una Città Costosa? Analisi dei Prezzi

Per avere un quadro più completo del costo della vita e della ristorazione a Milano, è utile analizzare i dati disponibili sui prezzi medi in vari settori, come emerso dalla discussione innescata dall'episodio citato.

SettoreDescrizionePrezzo Medio (indicativo)
Abitazione (Affitto)Bilocale in zona centrale~1.200 €/mese
Abitazione (Affitto)Bilocale in zone esclusive (Brera, Quadrilatero)da 1.500 €/mese (per 50 mq)
Abitazione (Affitto)Trilocale medio~1.600 €/mese
Abitazione (Affitto)Trilocale in zone come Moscova o Crocettafino a 2.200 €/mese
TrasportiBiglietto ATM area urbana2 €
TrasportiAbbonamento annuale (metro, bus, tram)350 €
TrasportiParcheggio in centro (orario)3-10 €/ora
CulturaBiglietto intero Scalada 195 €
CulturaMusei civici (ingresso medio)10 €
CulturaMostre temporanee (Triennale)10-16 €
Serate/IntrattenimentoDiscoteca/Club (ingresso con consumazione)~20 €
Serate/IntrattenimentoConcerti (biglietto)15-100+ €
Serate/IntrattenimentoTeatro (biglietto)20-50 €
Serate/IntrattenimentoMusical/Show di livello70-80+ €
ShoppingCapo firmato (vie del lusso)500-2.000 €
ShoppingCapo in negozio low cost30-150 €
Alimentari (negozio)Parmigiano Reggiano (1 kg)~18 €
Alimentari (negozio)Caffè Illy (1 kg)42 €
RistorazioneAperitivo (medio)10 € (con buffet)
RistorazioneAperitivo (locali in voga/qualità)15-20 €
RistorazioneAperitivo (Roof top)fino a 25 €
RistorazioneCaffè (medio)1,30 €
RistorazioneCaffè (locali di tendenza)2-3 €
RistorazionePizza Margherita (media)8-8,5 €
RistorazionePizza Margherita (in alcuni locali)fino a 25 €
RistorazionePiatto di Pasta (ristorante medio)12-26 €
RistorazioneMenu completo (trattoria)~25-30 €
RistorazioneMenu completo (ristorante gourmet)da 50 € a persona

Come si evince dalla tabella, i prezzi a Milano, in particolare per l'abitazione e alcuni servizi, sono significativamente più alti rispetto alla media nazionale. Anche nella ristorazione, sebbene si trovino opzioni più economiche (una pizza margherita media a 8-8,5 €), i prezzi possono salire vertiginosamente. Un piatto di pasta, come evidenziato dall'esperienza di Bazzi e da altri casi riportati, può arrivare a costare anche 26 euro, una cifra che molti considerano eccessiva per un piatto così basilare.

Riflessioni sul Valore e la Qualità

La questione dei prezzi a Milano non riguarda solo il costo in sé, ma anche la percezione del valore e della qualità offerta in cambio. La critica sollevata è che in certi locali i prezzi siano "esorbitanti" anche quando la qualità non è eccezionale. L'esempio di una "pasta in bianco" venduta a 26 euro in un ristorante di un hotel di lusso nel Quadrilatero della Moda è diventato virale proprio perché ha simboleggiato questa percezione di un prezzo slegato dal valore intrinseco del piatto.

Questo dibattito riflette una tensione più ampia nelle grandi città: il desiderio di offrire esperienze di alta qualità e design si scontra con la necessità di mantenere i costi accessibili per una base di clientela più ampia. Mentre alcuni ristoranti puntano chiaramente a un target di lusso, altri locali di fascia media sembrano adeguarsi a prezzi elevati, contribuendo alla sensazione di una città costosa in cui anche le cose più semplici hanno un costo significativo. Il dibattito è aperto e complesso, toccando aspetti economici, sociali e culturali legati alla vita e alla ristorazione in una metropoli come Milano.

Quanta pasta al ristorante?
Purtroppo non c'e' alcuna norma che regolamenti il settore: i ristoranti infatti, considerati esercizi di somministrazione, non sono tenuti a vendere a peso come i negozi. Servire 120, 100 o 80 grammi di spaghetti e' a discrezione del ristoratore.

Domande Frequenti sullo Scolapasta e la Pasta

Q: Si dice colapasta o scolapasta?

A: Entrambi i termini, "colapasta" e "scolapasta", sono considerati corretti e sono ampiamente utilizzati nella lingua italiana. Non c'è una forma unica e universalmente più giusta dell'altra.

Q: Quando è stato inventato lo scolapasta?

A: L'idea di un utensile forato per separare liquidi ha origini antiche, legate ai colini romani per il vino. La prima menzione specifica di uno strumento per la pasta, la "caza lasagnaria", risale al 1363 a Genova. La prima raffigurazione di un oggetto molto simile allo scolapasta moderno è del 1570, nell'opera di Bartolomeo Scappi.

Q: Di che materiali sono fatti gli scolapasta?

A: Nel corso della storia, gli scolapasta sono stati realizzati con vari materiali, partendo dalla terracotta, passando per la ceramica, il rame nel Medioevo, e arrivando in tempi moderni all'alluminio, al ferro smaltato, all'acciaio inossidabile e alle materie plastiche.

Q: Quali sono gli usi alternativi dello scolapasta?

A: Oltre a scolare la pasta, può essere usato per sciacquare frutta e verdura, come cestello per la cottura a vapore, come deumidificatore fai-da-te con sale grosso, o per tenere il ghiaccio e drenare l'acqua di fusione.

Q: Quanta pasta viene servita in un ristorante?

A: Non esiste una norma che regoli la quantità di pasta nei ristoranti. La porzione è a discrezione del ristoratore e può variare, comunemente tra gli 80 e i 120 grammi per porzione.

Q: Perché i prezzi della pasta (e non solo) sono alti a Milano?

A: Milano è una città con un costo della vita generalmente elevato in molti settori (affitti, trasporti, intrattenimento). Anche nella ristorazione, sebbene ci siano opzioni per tutte le tasche, i prezzi medi tendono a essere più alti, e in alcuni locali possono raggiungere cifre considerate molto elevate, anche per piatti semplici, a causa della posizione, del target di clientela o delle politiche di prezzo del locale.

In conclusione, lo scolapasta è molto più di un semplice utensile da cucina. È un oggetto con una ricca storia, che ha attraversato i secoli evolvendosi nei materiali ma mantenendo una forma funzionale. Dalle antiche cucine ai moderni ristoranti, la pasta rimane un simbolo della cucina italiana, e il dibattito sulla sua quantità e sul suo prezzo, soprattutto in città come Milano, continua a riflettere le dinamiche sociali ed economiche del nostro tempo.

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