Cosa c'è a San Paolo Roma?

San Paolo fuori le mura: Una storia millenaria

10/10/2024

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La Basilica Papale di San Paolo fuori le mura è uno dei luoghi più sacri e storicamente significativi di Roma. La sua storia è un intreccio affascinante di fede, martirio, distruzione e rinascita, che affonda le radici nell'antichità romana e si estende fino ai giorni nostri. Situata lungo la Via Ostiense, al secondo miglio, questa imponente basilica sorge su un sito che ha visto un'evoluzione straordinaria nel corso dei secoli, trasformandosi da area portuale e cimiteriale a maestoso centro spirituale.

Cosa c'è a San Paolo Roma?
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Indice dei contenuti

Le Origini Antiche del Sito

Prima che la magnificenza della basilica prendesse forma, l'area su cui oggi sorge era un vivace punto nevralgico dell'antica Roma. Posizionata strategicamente vicino all'argine del Tevere, ospitava un'importante area portuale, conosciuta attualmente come "Darsene di Pietra Papa". Questa struttura era attivamente utilizzata tra il I secolo a.C. e il II d.C., facilitando i commerci lungo il fiume. La zona era anche un crocevia di antiche vie di comunicazione, tra cui la Via Ostiense, la Via Laurentina, una strada che conduceva alla Via Appia e la Via Grotta Perfetta.

Le ispezioni archeologiche condotte prima della costruzione del vicino ospedale Bambino Gesù hanno rivelato la presenza di resti di una vasta proprietà, probabilmente una villa romana di circa 1100 metri quadrati. Si stima che questa villa sia esistita tra il I secolo a.C. e il III d.C. e si ipotizza potesse appartenere alla prestigiosa famiglia dei Calpurni Pisoni.

Il territorio era inoltre caratterizzato dalla presenza di un vasto cimitero subdiale, ovvero un camposanto a cielo aperto. Questo cimitero fu in uso costante per un lungo periodo, dal I secolo a.C. al III secolo d.C., in coincidenza con l'attività del vicino porto fluviale. Sebbene l'uso intensivo cessasse nel III secolo, il cimitero fu sporadicamente riutilizzato, specialmente per l'erezione di mausolei, fino alla tarda antichità. Era un'area sepolcrale molto estesa e diversificata, comprendente varie tipologie di sepolture, dai colombari destinati a famiglie a piccole cappelle funerarie, spesso arricchite da affreschi e decorazioni in stucco. La quasi totalità di questo vasto cimitero è ancora sepolta, in gran parte sotto il livello del Tevere e si ritiene si estenda sotto l'intera area della basilica e della zona circostante. Tuttavia, una minima ma significativa porzione di quest'area sepolcrale è visibile ancora oggi lungo la Via Ostiense, situata appena fuori del transetto nord della basilica, testimoniando l'antichità del sito.

La Sepoltura dell'Apostolo Paolo e la Prima Basilica Costantiniana

È proprio in quest'area, in un luogo identificato come il Praedium Lucinae lungo la Via Ostiense, che una solida e consolidata tradizione cristiana colloca la sepoltura di Paolo di Tarso. Secondo questa tradizione, dopo aver subito il martirio per decapitazione non lontano da qui, presso la località nota come Acque Salvie (oggi Tre Fontane), Paolo fu sepolto all'interno della proprietà di una matrona romana di nome Lucina, grazie al suo intervento.

Sia Paolo che Pietro sono considerati vittime della persecuzione anticristiana scatenata dall'imperatore Nerone in seguito al grande incendio di Roma del 64 d.C. Alcune teorie collocano il loro martirio proprio nel 64, mentre altre fonti, come Eusebio di Cesarea, lo datano al 67 d.C. Similmente a quanto accadde per il sepolcro di Pietro sul colle Vaticano, anche la tomba di Paolo divenne quasi immediatamente un oggetto di profonda venerazione per la numerosa comunità cristiana presente a Roma. Relativamente presto, su entrambe le tombe degli apostoli, furono eretti dei piccoli monumenti funerari. Eusebio di Cesarea, nella sua Storia ecclesiastica, riporta un passaggio di una lettera di Gaio, un presbitero vissuto sotto papa Zefirino, che menziona specificamente i due "trofei" posti sopra le tombe degli apostoli: uno sul colle Vaticano e l'altro lungo la Via Ostiense.

Il luogo, che fin dal I secolo divenne meta di ininterrotti pellegrinaggi, fu monumentalizzato in modo significativo dall'imperatore Costantino. Come testimoniato dal Liber Pontificalis, Costantino fece costruire una piccola basilica sul sito. Di questa prima struttura costantiniana si conserva oggi solo la curva dell'abside, visibile nei pressi dell'altare centrale della basilica attuale, e che curiosamente era orientata in direzione opposta rispetto all'edificio attuale. Doveva trattarsi di un edificio di dimensioni modeste, probabilmente a tre navate, al cui interno, in prossimità dell'abside, era custodita la tomba di Paolo, ornata da una croce dorata.

La basilica voluta da Costantino fu consacrata il 18 novembre 324 d.C. durante il pontificato di Silvestro I. La sua costruzione si inserisce nel più ampio programma costantiniano di edificazione di basiliche, sia all'interno che, soprattutto, all'esterno della città di Roma. La basilica di San Paolo fu la seconda fondazione costantiniana per ordine di tempo, successiva solo alla cattedrale dedicata al Santo Salvatore, l'attuale basilica di San Giovanni in Laterano.

La Grande Basilica dei Tre Imperatori

Col passare del tempo, la basilica costantiniana di San Paolo si rivelò insufficiente ad accogliere la crescente folla di pellegrini che vi si recavano. Era infatti molto più piccola rispetto alla coeva basilica di San Pietro in Vaticano. Si decise quindi di procedere a una completa ricostruzione dell'edificio. Questa nuova, imponente basilica fu costruita sotto il regno congiunto degli imperatori Teodosio I, Graziano e Valentiniano II, a partire dal 391 d.C. Questa struttura, nelle sue linee essenziali, rimase intatta per oltre quattordici secoli, fino al disastroso incendio del 1823.

La direzione dei lavori fu affidata a Ciriade, un professor mechanicus. Egli progettò e realizzò un edificio di dimensioni molto maggiori rispetto al precedente, caratterizzato da cinque navate e ben 80 colonne. Fu aggiunto anche un ampio quadriportico. Un'altra differenza fondamentale rispetto alla basilica costantiniana fu l'orientamento opposto dell'abside, un orientamento che la basilica ha mantenuto anche dopo la ricostruzione successiva all'incendio del 1823. La basilica fu consacrata da papa Siricio nel 390 d.C. e venne completata sotto l'imperatore Onorio nel 395 d.C.

Successive aggiunte e abbellimenti arricchirono l'edificio nel corso dei secoli. L'arco trionfale, sostenuto da colonne monumentali, e lo splendido mosaico che lo decorava sono attribuiti rispettivamente ai restauri promossi dall'imperatrice Galla Placidia e agli interventi di papa Leone I. Fu quest'ultimo a far realizzare i celebri tondi con i ritratti dei pontefici che correvano sopra le arcate della navata centrale. Alcuni di questi tondi, sopravvissuti all'incendio, sono oggi conservati nella Raccolta De Rossi, situata nell'attiguo monastero, insieme ad altri restaurati nel corso dei secoli. Il programma musivo voluto da papa Leone I comprendeva anche scene tratte dall'Antico Testamento e dagli Atti degli Apostoli, che decoravano rispettivamente la navata destra e quella sinistra. L'arco absidale era ornato da un mosaico raffigurante Cristo inserito in un clipeo, che reggeva una Croce, affiancato da dodici Vegliardi dell'Apocalisse ai suoi lati, e dalle immagini di San Pietro e San Paolo nei pennacchi, un soggetto che fu ripreso anche nel rifacimento post-incendio. Una testa di San Pietro a mosaico, di notevole espressività, per anni ritenuta parte della facciata della basilica vaticana e oggi conservata nelle Grotte Vaticane, è stata identificata come facente parte della figura dell'apostolo sull'arco absidale di San Paolo.

A papa Leone I si deve anche un innalzamento del transetto. Questa modifica rese necessario elevare il punto devozionale corrispondente alla Tomba di Paolo, per renderlo più accessibile e visibile ai fedeli. Successivamente, papa Simmaco si occupò della ristrutturazione dell'abside, che presentava problemi strutturali, e fece realizzare gli "habitacula", ovvero delle dimore destinate ad accogliere i pellegrini più poveri, strutture che furono poi rinnovate da papa Sergio I.

Trasformazioni nei Secoli, fino al 1823

Il lungo periodo che va dal pontificato di papa Gregorio I (VI secolo) fino al 1823 vide ulteriori modifiche e arricchimenti della basilica. Sotto Gregorio I, l'edificio subì una drastica trasformazione. Il livello pavimentale fu rialzato, in particolare nella zona del transetto. Questa operazione fu funzionale alla realizzazione dell'altare direttamente sopra la Tomba di Paolo. In precedenza, l'altare era probabilmente collocato nella navata centrale, mentre sulla tomba stessa si trovava un basso monumento, delimitato da transenne marmoree. Un intervento del tutto analogo fu compiuto anche nella basilica di San Pietro. L'esito di questo rialzamento fu la creazione della Confessione, un piccolo accesso situato sotto il livello del transetto, che consentiva ai fedeli di avvicinarsi e venerare direttamente la tomba dell'apostolo.

Ad Adriano I si deve il rifacimento del pavimento dell'atrio, mentre il suo successore, Leone III, fece collocare il primo pavimento in marmo all'interno della basilica. Nel IX secolo, per proteggere la basilica dalle incursioni, papa Giovanni VIII la fece circondare da un'imponente cinta di mura fortificata, completa di torri. Questa fortificazione diede origine a un vero e proprio borgo, che fu soprannominato "Giovannipoli". Nell'XI secolo fu eretto il campanile, posizionato accanto alla navata nord, verso la facciata.

Nel corso dei secoli, la basilica fu ulteriormente impreziosita da importanti opere d'arte e architettoniche. Nel 1285, Arnolfo di Cambio realizzò il magnifico ciborio che ancora oggi sormonta l'altare papale. Furono costruiti anche la struttura del chiostro, uno dei più belli di Roma, e un candelabro per il cero pasquale, decorato con sculture. Sotto il pontificato di Clemente VIII, nel 1600, fu costruito l'altare maggiore. Nel 1724, Benedetto XIII fece costruire la Cappella del Crocifisso, oggi dedicata al Santissimo Sacramento, per ospitare un crocifisso ligneo del XIV secolo, attribuito a Tino di Camaino.

Un prezioso documento che ci descrive l'aspetto della basilica poco prima del disastroso incendio è la testimonianza di Johann Wolfgang Goethe. Durante la sua seconda visita a Roma, nel dicembre 1787, Goethe visitò la chiesa e ne lasciò una descrizione nel suo celebre Viaggio in Italia:

...un edificio d'imponenti e belle proporzioni perché raggruppa antichi, pregevolissimi resti. L'ingresso in questa chiesa produce un effetto solenne: possenti file di colonne sorreggono grandi pareti affrescate, chiuse in alto dall'intreccio ligneo del tetto; dimodoché il nostro occhio mal avvezzo riceve a tutta prima quasi l'impressione d'un granaio, benché l'assieme, se nelle festività l'architrave fosse rivestito di tappeti, produrrebbe una visione incomparabile. Nei capitelli troviamo alcuni residui mirabili d'una colossale architettura riccamente ornata, provenienti e salvati dai ruderi del palazzo di Caracalla che sorgeva nelle vicinanze, oggi quasi del tutto scomparso.

Questa descrizione ci restituisce l'immagine di un edificio maestoso, sebbene con alcune caratteristiche che a un occhio moderno potevano apparire inusuali, come il tetto ligneo a vista, e che conteneva numerosi elementi architettonici di reimpiego (spolia) provenienti da edifici classici, come i capitelli dal palazzo di Caracalla.

Il Disastroso Incendio del 1823

La lunga e gloriosa storia della basilica subì un'interruzione drammatica nella notte tra il 15 e il 16 luglio 1823. Un violento incendio del 1823, durato circa cinque ore, si sviluppò all'interno dell'edificio, distruggendone una grandissima parte. La causa del rogo fu la negligenza di uno stagnaio che, dopo aver eseguito lavori di riparazione alle grondaie del tetto della navata centrale, dimenticò acceso il fuoco utilizzato per sciogliere lo stagno. Un'altra versione, riportata in una lettera pubblicata nel volume "Della Vita e delle lettere della baronessa Bunsen", narra di un litigio tra operai ubriachi sul tetto, durante il quale uno di essi avrebbe lanciato un crogiolo con braci accese, che non furono poi raccolte, innescando l'incendio. Il crogiolo fu successivamente ritrovato tra le rovine, e gli operai confessarono il misfatto. Fu un buttero, Giuseppe Perna, che pascolava il bestiame nelle vicinanze, a lanciare l'allarme, ma l'incendio era ormai già ben avviato. I Vigili del Fuoco, guidati dal marchese Origo, arrivarono circa due ore dopo l'allarme, quando i danni erano già ingentissimi.

Dopo che le fiamme si furono spente, rimasero in piedi solo poche strutture dell'antica basilica. Il transetto, quasi miracolosamente, resistette al crollo di parte delle navate e alle altissime temperature, riuscendo a preservare in buona parte il prezioso ciborio di Arnolfo di Cambio e alcuni dei mosaici. Si salvarono anche l'abside, l'arco trionfale, il chiostro e il candelabro per il cero pasquale. Tuttavia, gran parte delle strutture murarie, le navate e il tetto andarono irrimediabilmente perduti. Andò distrutto anche lo splendido ciclo di affreschi nella navata centrale, opera di Pietro Cavallini. Paradossalmente, il campanile trecentesco rimase indenne dalle fiamme, ma fu abbattuto in seguito.

Nonostante la devastazione, il dibattito sulle teorie del restauro era già abbastanza avanzato all'epoca. Per questo motivo, e per espressa volontà dei pontefici successivi, si decise di procedere a una ricostruzione che rispecchiasse il più fedelmente possibile l'architettura dell'antica basilica dei Tre Imperatori. Pur dovendo utilizzare nuovi materiali, data l'entità della distruzione, l'obiettivo era quello di ricreare l'aspetto dell'edificio pre-incendio. Per questo motivo, tra le quattro basiliche papali di Roma, quella di San Paolo fuori le mura è quella che maggiormente richiama la forma e la struttura della basilica paleocristiana originale.

È interessante notare che, nella notte del 15 luglio 1823, papa Pio VII era in agonia, essendo caduto pochi giorni prima e fratturandosi un femore. La notizia del disastroso incendio non gli fu comunicata, e il pontefice morì il 20 agosto dello stesso anno, senza sapere della distruzione di una delle basiliche più importanti della cristianità.

La Magnifica Ricostruzione e l'Aspetto Attuale

L'imponente opera di ricostruzione fu fortemente voluta da papa Leone XII. Il 25 gennaio 1825, il pontefice emanò l'enciclica Ad plurimas, con la quale invitava i vescovi di tutto il mondo a promuovere una raccolta di offerte tra i fedeli per finanziare la ricostruzione della basilica. L'appello fu accolto con grande generosità da gran parte del mondo cristiano, con donazioni provenienti da sovrani e fedeli di diverse nazioni. Tra le offerte più significative vi furono quelle del Re di Sardegna, della Francia, del Regno delle Due Sicilie, dei sovrani dei Paesi Bassi, e dello Zar Nicola I di Russia, che donò i preziosi blocchi di malachite per i due altari laterali del transetto. Anche il viceré d'Egitto contribuì in modo sostanziale, inviando le magnifiche colonne d'alabastro che oggi adornano la basilica.

Proprio il dono dello Zar rese impossibile collocare nella chiesa l'altare monumentale a cui avevano lavorato gli scultori Camillo Rusconi e Luigi Mirri. Questo altare fu quindi donato da Pio IX alla cattedrale di Santa Croce a Forlì in occasione di una sua visita in quella città nel 1857.

Leone XII pose le basi per il progetto di ricostruzione con un chirografo del 18 settembre 1825, in cui espresse chiaramente la volontà di preservare l'aspetto storico dell'edificio:

Vogliamo in primo luogo che sia soddisfatto compiutamente il voto degli eruditi, e di quanti zelano lodevolmente la conservazione degli antichi monumenti nello stato in cui sursero per opera di' loro fondatori. Niuna innovazione dovrà dunque introdursi nelle forme e proporzioni architettoniche, niuna negli ornamenti del risorgente edificio, se ciò non sia per escluderne alcuna piccola cosa che in tempi posteriori alla sua primitiva fondazione poté introdurvisi dal capriccio delle età seguenti.

I lavori iniziarono l'anno successivo, sotto la direzione iniziale dell'architetto Pasquale Belli, che lavorava su un progetto preliminare di Giuseppe Valadier. La prima fase vide la demolizione dell'Arco di Galla Placidia (che era sopravvissuto) e il reinserimento del quadriportico. Tuttavia, l'aspetto attuale della basilica si deve in massima parte al lavoro dell'architetto Luigi Poletti, che subentrò nella direzione. Una prima consacrazione di una parte dell'edificio avvenne il 5 ottobre 1840, ad opera di Gregorio XVI, che dedicò solennemente l'altare della Confessione. L'intera basilica, nella sua forma ricostruita, fu consacrata da Pio IX il 10 settembre 1854. Questa consacrazione avvenne in un'occasione di grande importanza per la Chiesa: la presenza di un gran numero di cardinali e vescovi a Roma per la proclamazione del Dogma dell'Immacolata Concezione.

I lavori di completamento proseguirono anche dopo la consacrazione. I mosaici della facciata, che contribuiscono in modo determinante all'aspetto iconico della basilica, furono completati entro il 1874. Il vasto quadriportico esterno, che oggi accoglie i visitatori, fu aggiunto solo nel 1928, su progetto degli architetti Guglielmo Calderini e Giuseppe Sacconi.

Un evento imprevisto nel 1891 causò ulteriori danni: lo scoppio della polveriera del Forte Portuense mandò in frantumi le vetrate a colori che erano state realizzate da Antonio Moroni nel 1830. Al loro posto furono sistemate sottilissime lastre di alabastro, un dono del re Fuad I d'Egitto, che conferiscono un effetto luminoso unico all'interno della basilica.

In tempi più recenti, nel dicembre 2006, sono stati ultimati importanti lavori di ristrutturazione nella zona antistante l'altare papale. Con la demolizione dell'altare che era presente in questa zona, è stato reso parzialmente visibile il sarcofago marmoreo che si trova sotto l'altare papale e che, secondo la tradizione, contiene i resti mortali dell'apostolo Paolo, la Tomba di Paolo. Questo intervento ha anche permesso di rendere visibile la traccia della piccola abside appartenente alla chiesa più antica, quella costantiniana, che era orientata in senso contrario rispetto all'attuale basilica (l'abside antica era rivolta verso ovest, mentre oggi è rivolta verso est).

All'interno della basilica, nel corso della sua lunga storia, sono stati inumati solo due pontefici: San Felice III e Giovanni XIII. La basilica rimane un luogo di pellegrinaggio fondamentale e una testimonianza vivente della lunga e complessa storia del cristianesimo a Roma, un monumento che ha saputo risorgere dalle proprie ceneri mantenendo viva la memoria delle sue antiche origini.

Domande Frequenti sulla Basilica di San Paolo fuori le mura

Dove si trova la Basilica di San Paolo fuori le mura?

La basilica si trova a Roma, lungo la Via Ostiense, a circa 2 miglia (3.2 km) fuori dalle Mura Aureliane, presso l'argine del Tevere.

Chi è sepolto nella Basilica?

Secondo una consolidata tradizione cristiana, la basilica sorge sul luogo di sepoltura dell'Apostolo Paolo. Il sarcofago marmoreo ritenuto contenere i suoi resti è parzialmente visibile sotto l'altare papale. All'interno della basilica sono anche sepolti due papi: San Felice III e Giovanni XIII.

Cosa c'era nell'area della basilica prima della sua costruzione?

Prima della basilica, l'area era un nodo viario e fluviale importante. Ospitava un'area portuale (Darsene di Pietra Papa), resti di una villa romana e un vasto cimitero a cielo aperto (subdiale).

Quando fu costruita la prima basilica sul sito?

La prima basilica fu costruita dall'Imperatore Costantino, probabilmente a partire dal 313 d.C. e fu consacrata il 18 novembre 324 d.C.

Quando fu costruita la grande basilica a cinque navate?

La grande basilica a cinque navate, la cui struttura rimase fino al 1823, fu costruita a partire dal 391 d.C. sotto gli imperatori Teodosio I, Graziano e Valentiniano II, e completata sotto l'imperatore Onorio nel 395 d.C.

Cosa accadde alla basilica nel 1823?

La notte del 15 luglio 1823, un devastante incendio del 1823, causato dalla negligenza di operai, distrusse quasi completamente la basilica, ad eccezione del transetto, dell'abside, dell'arco trionfale, del chiostro e del ciborio di Arnolfo di Cambio.

Quando e come fu ricostruita la basilica dopo l'incendio?

La ricostruzione fu promossa da papa Leone XII a partire dal 1825, con il contributo di donazioni internazionali. I lavori iniziarono l'anno successivo e la basilica attuale fu consacrata da Pio IX nel 1854. La ricostruzione seguì fedelmente le forme architettoniche della basilica paleocristiana preesistente. I lavori di completamento, inclusi i mosaici della facciata e il quadriportico, proseguirono per diversi decenni.

È possibile vedere la Tomba di San Paolo oggi?

Sì, dopo lavori di ristrutturazione completati nel 2006, il sarcofago marmoreo ritenuto la Tomba di Paolo, situato sotto l'altare papale, è stato reso parzialmente visibile ai fedeli.

Cosa si intende per "Giovannipoli"?

"Giovannipoli" era il nome del borgo fortificato creato intorno alla basilica nel IX secolo da papa Giovanni VIII per proteggerla dalle incursioni. Era circondato da una cinta muraria con torri.

Quali sono alcuni degli elementi artistici importanti presenti nella basilica?

Tra gli elementi artistici e architettonici importanti vi sono il ciborio di Arnolfo di Cambio (1285), il chiostro duecentesco, i mosaici dell'arco trionfale e dell'abside (in parte originali, in parte ricostruiti), i tondi con i ritratti dei papi, e le lastre di alabastro che sostituiscono le vetrate.

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