16/06/2023
La domanda su chi sia l'attuale proprietario della Reggia di Caserta ci introduce in un percorso affascinante attraverso la storia di un monumento di inestimabile valore. Sebbene storicamente appartenuta ai Borbone delle Due Sicilie, la sua gestione e proprietà sono cambiate nel corso dei secoli, in particolare dopo l'unità d'Italia, passando al Demanio statale. Ma al di là delle questioni amministrative moderne, la storia di questa residenza reale affonda le radici nel Settecento, un'epoca di grande splendore e ambizione.

Voluta con fermezza da Carlo di Borbone, re di Napoli e Sicilia, la Reggia di Caserta fu concepita come un simbolo del potere e della grandezza del suo regno, capace di competere con le più celebri residenze europee, prima fra tutte la Reggia di Versailles. La posa della prima pietra avvenne il 20 gennaio 1752, segnando l'inizio di un'impresa colossale affidata al genio dell'architetto Luigi Vanvitelli. Alla morte di Luigi, il progetto fu portato avanti dal figlio Carlo Vanvitelli e da altri architetti, fino al completamento definitivo nel 1845.
I lavori di costruzione procedettero con notevole celerità nei primi anni, finché il re Carlo non lasciò Napoli per tornare in Spagna nel 1759, succeduto dal figlio Ferdinando IV. Successivamente, l'avanzamento subì dei rallentamenti significativi, arrivando quasi a fermarsi nel 1764 e 1765 a causa di un'epidemia di colera e una grave carestia che colpirono il regno. Nonostante non fosse ancora del tutto completata, la reggia iniziò a essere abitata a partire dal 1789. Giuseppe Maria Galanti, in quell'anno, documentò che i lavori erano già costati ben sette milioni di ducati e impiegavano oltre duemila persone nel cantiere. Con la proclamazione della Repubblica Napoletana nel 1799, la reggia fu espropriata come le altre proprietà della Corona. Pur non subendo danni strutturali gravi, fu saccheggiato il mobilio, che venne poi recuperato a seguito della Restaurazione borbonica. La costruzione continuò anche durante il decennio francese sotto il governo di Gioacchino Murat.
La Reggia di Caserta è situata all'estremità occidentale della città di Caserta, il cui sviluppo moderno è strettamente legato alla costruzione del complesso reale. L'antico centro abitato era infatti quello che oggi è noto come Casertavecchia, mentre l'area dove sorge la reggia era originariamente un piccolo villaggio chiamato La Torre. La vasta piazza antistante il palazzo, di forma ellittica, era destinata alle parate militari e prevedeva, nel progetto originale, la costruzione di alloggiamenti per le guardie reali ai lati, che però non furono mai realizzati. Un ambizioso viale lungo circa quindici chilometri avrebbe dovuto collegare direttamente il palazzo a Napoli, ma anche questo progetto fu solo parzialmente completato.
Il palazzo reale è un'imponente struttura rettangolare con quattro grandi cortili interni, coprendo una superficie di 47.000 metri quadrati. Misura 247 metri in lunghezza, 190 in larghezza e raggiunge un'altezza di 41 metri. I cortili interni hanno angoli smussati di 45 gradi e dimensioni di 74 metri per 52 ciascuno. Nel punto di intersezione dei due bracci principali, dove era prevista una cupola nel progetto iniziale, si trova invece una lanterna. L'edificio si sviluppa su cinque piani – terreno, mezzanino, piano nobile, secondo piano e attico – oltre a un piano sotterraneo illuminato da feritoie, destinato a cantine, cucine e officine. Al suo interno si contano ben 1.200 stanze, 34 scale e 1.742 finestre. Nei sotterranei è allestito il Museo dell'Opera e del Territorio.
La facciata del palazzo è realizzata con una combinazione di laterizi, travertino e marmi pregiati provenienti da diverse aree d'Italia. Il piano terra e il primo piano presentano un basamento in bugnato, mentre il piano nobile e il secondo sono caratterizzati da semicolonne e lesene. Le finestre dell'ultimo piano sono integrate in una trabeazione, e il cornicione è sormontato da una balaustra. Questo schema architettonico si ripete anche sulla facciata interna, arricchita da paraste intorno alle finestre dei primi due piani. Il progetto originale di Vanvitelli prevedeva quattro torri angolari, che avrebbero conferito al palazzo una somiglianza con il monastero dell'Escorial, ma queste non furono mai costruite. La facciata principale conta 245 finestre e tre ingressi. L'ingresso principale è affiancato da quattro basi, destinate a statue allegoriche (Magnificenza, Giustizia, Clemenza, Pace) mai realizzate, e sopra il portone, inquadrato da colonne binate, una nicchia avrebbe dovuto ospitare una statua di Carlo III. Un'epigrafe sul portone commemora Carlo e Ferdinando IV e riporta le date di costruzione.
Superato il portone d'ingresso centrale, si accede alla Galleria interna, nota anche come Cannocchiale per la vista prospettica che offre sul parco e le sue fontane, fino alla cascata artificiale sul monte Briano. La galleria è divisa in tre navate: quella centrale per le carrozze e le due laterali per i pedoni. Al centro della galleria si trova il vestibolo inferiore, di pianta ottagonale, che consente una visuale su tutti e quattro i cortili interni. Da uno dei cortili sul lato occidentale si accede al teatrino di corte, l'unica parte della reggia completata interamente, incluse le decorazioni, da Luigi Vanvitelli. Nelle nicchie del vestibolo sono collocate statue in marmo, tra cui un imponente Ercole a riposo proveniente dalle terme di Caracalla (collezione Farnese), Venere e Germanico di Andrea Violani, e Apollo e Antinoo di Pietro Solari.
Il teatrino di corte, costruito in circa dieci anni e inaugurato nel 1769, ha una forma a ferro di cavallo con cinque ordini di palchetti. La volta è affrescata con Apollo che calpesta il pitone, opera di Crescenzo Gamba. Una particolarità è il palcoscenico mobile, che poteva aprirsi direttamente sul Parco.
Sul lato destro del vestibolo inferiore si apre il maestoso scalone d'onore, composto da centosedici gradini in marmo bianco di Carrara. Presenta una rampa centrale che culmina in un pianerottolo, da cui si dipartono due rampe parallele che conducono al vestibolo superiore. L'ambiente è riccamente decorato con marmi colorati, colonne in marmo di Billiemi e illuminato da ventiquattro finestre. Alla base della rampa centrale si trovano due Leoni scolpiti da Paolo Persico e Tommaso Solari, simboli della forza delle armi e della ragione. La parete di fondo ospita tre nicchie con statue in gesso (originariamente previste in marmo) raffiguranti Maestà Regia (Carlo di Borbone), Merito e Verità, opere rispettivamente di Tommaso Solari, Andrea Violani e Gaetano Salomone. La volta è affrescata con la Reggia di Apollo di Girolamo Starace Franchis, circondata da medaglioni con le Stagioni. Domenico Bartolini nel 1827 commentò la sua eccessiva magnificenza, tale da oscurare la sontuosità della cappella e degli appartamenti reali.
Il vestibolo superiore, speculare a quello inferiore e anch'esso ottagonale, presenta ventiquattro colonne di brecciolina rossa e gialla. In epoca borbonica, sopra la volta, prendeva posto l'orchestra per accogliere gli ospiti. Da qui si accede alla Cappella Palatina, consacrata nel 1784, con una tela sull'altare maggiore raffigurante l'Immacolata Concezione di Giuseppe Bonito, e agli appartamenti reali.
Gli appartamenti reali, situati sul piano nobile, furono decorati tra il XVIII e il XIX secolo, presentando stili diversi: rococò per quelli settecenteschi e stile Impero per quelli ottocenteschi. Tra le sale più significative si trovano la Sala degli Alabardieri, la Sala delle Guardie del Corpo (o Sala degli Stucchi) con affreschi, bassorilievi e busti scultorei, e la Sala di Alessandro, posta al centro della facciata, che fu rimaneggiata e utilizzata come sala del trono durante l'epoca murattiana e borbonica, con affreschi e bassorilievi a tema storico e mitologico.
Alle spalle della Sala di Alessandro è ospitata la collezione TerraeMotus, un'importante raccolta di opere d'arte contemporanea voluta da Lucio Amelio in seguito al terremoto dell'Irpinia del 1980. Sessantacinque artisti, tra cui nomi come Andy Warhol, Giulio Paolini, Keith Haring e Joseph Beuys, contribuirono con opere sul tema del tragico evento. La collezione, esposta per la prima volta altrove, fu donata alla Reggia nel 1993 ed è esposta ciclicamente.
L'Appartamento Nuovo, allestito all'inizio del XIX secolo durante il soggiorno di Gioacchino Murat, presenta ambienti in stile neoclassico con pareti tappezzate da sete di San Leucio e arredi provenienti in parte dalla Reggia di Portici. Include sale come la Sala di Marte e la Sala di Astrea, decorate con affreschi e altorilievi che celebrano virtù militari e figure allegoriche. La Sala del Trono, completata più tardi nel 1845, è un ambiente imponente con colonne scanalate, medaglioni di re di Napoli e un affresco sulla volta che raffigura la posa della prima pietra del palazzo.
Nelle retrostanze di queste sale sono conservati disegni e modelli degli ambienti della reggia, tra cui un plastico della reggia realizzato da Antonio Rosz tra il 1756 e il 1759, modelli lignei e tavole tratte dalle Dichiarazioni dei disegni del Reale Palazzo di Caserta di Luigi Vanvitelli.
L'Appartamento del Re comprende la Sala del Consiglio, il Salotto di Francesco II, la Camera da letto di Francesco II (originariamente di Murat) con affreschi e arredi significativi, e la Stanza da bagno in stile neoclassico.
L'Appartamento Murattiano ospita anche l'Oratorio di Pio IX, dedicato al papa in occasione della sua visita nel 1850, con un altare progettato da Antonio Niccolini. Altri ambienti custodiscono oggetti musicali, modellini di giostre e culle storiche.
L'Appartamento Vecchio, originariamente destinato al principe ereditario ma abitato da Ferdinando IV e Maria Carolina, fu completato da Carlo Vanvitelli e decorato con un ciclo di affreschi ispirati alle stagioni. La Sala della Primavera, dell'Estate, dell'Autunno e d'Inverno presentano affreschi, dipinti di paesaggi e nature morte di importanti artisti dell'epoca, oltre ad arredi pregiati. Lo Studiolo di Ferdinando IV e la Camera da letto di Ferdinando IV completano questa sezione, quest'ultima tristemente nota come luogo di morte di Ferdinando II, evento che portò alla distruzione degli arredi originali per timore del contagio e a un nuovo allestimento in stile Impero.
L'Appartamento della Regina, arredato da Maria Carolina d'Austria negli anni '80 del Settecento, si compone di sale come la Stanza da lavoro con un particolare lampadario con sculture di pomodorini, il Salottino privato (Gabinetto degli Specchi) con affresco e specchi decorati, il Bagno della Regina con vasca in marmo e bidet, la Sala dell'Età dell'Oro (originariamente camera da letto) e la Sala delle Dame di Corte.

La Biblioteca Palatina, voluta dalla regina Maria Carolina, raccoglie circa quattordicimila volumi su svariate materie. Fu integrata da Murat e Ferdinando II. Le sale di lettura presentano affreschi, librerie in mogano e noce, e oggetti scientifici come globi e barometri. Conserva opere rare e importanti documenti storici.
Dalla Biblioteca si accede alla Sala Ellittica, dove dal 1988 è allestito il Presepe Reale. Ricostruito grazie ai dipinti di Salvatore Fregola, presenta scene classiche e figure popolari e contadine realizzate da noti scultori presepiali napoletani.
La Pinacoteca e la Quadreria della Reggia raccolgono una vasta collezione di opere d'arte, tra cui dipinti provenienti dalla collezione Farnese, ritratti della famiglia borbonica e di altre casate europee, opere di genere, nature morte, paesaggi, battaglie e dipinti a tema religioso, offrendo un panorama della produzione artistica legata alla corte e al regno tra il XVIII e il XIX secolo.
L'Archivio Storico, inaugurato nel 1784 per volere di Ferdinando IV, conserva documenti relativi all'amministrazione dei beni reali di Caserta, San Leucio e Carditello tra il 1750 e il 1860, oltre a studi e progetti sulla reggia, commissioni artistiche, costi e persone impiegate. I suoi diecimila volumi, che spaziano dal XV al XX secolo, documentano la storia socio-economica del territorio. Ulteriori volumi coprono la gestione del patrimonio dopo l'unità d'Italia, quando i siti borbonici divennero proprietà dei Savoia e successivamente del Demanio statale.
Il vasto e celebre Parco della Reggia di Caserta, progettato da Luigi Vanvitelli e completato dal figlio Carlo con la collaborazione di botanici, si estende per 120 ettari e circa tre chilometri, ispirandosi alle regge di Versailles e La Granja de San Ildefonso. È suddiviso in un Giardino all'italiana e un Giardino all'inglese.
Il Giardino all'italiana è caratterizzato da aiuole geometriche e un sistema di fontane alimentate originariamente dall'acquedotto Carolino. Include il bosco vecchio con la Peschiera e la Castelluccia. La Via d'Acqua, un susseguirsi di fontane e vasche digradanti, culmina nella suggestiva cascata artificiale. Tra le fontane più importanti, la Fontana dei Delfini, la Fontana di Eolo (incompiuta), la Fontana di Cerere, la Fontana di Venere e Adone e la spettacolare Fontana di Diana e Atteone, arricchite da gruppi scultorei a tema mitologico. Il bosco vecchio ospita la Castelluccia, un castello fortificato in miniatura usato per simulazioni militari e poi come casino di svago, e la Peschiera grande, un vasto bacino per esercitazioni navali poi convertito a luogo di ricevimento.
Il Giardino all'inglese, voluto dalla regina Maria Carolina e realizzato dal botanico John Andrew Graefer a partire dal 1786, fu uno dei primi in Italia nel suo genere. Caratterizzato da un aspetto più naturale e romantico, ospita una grande varietà di piante esotiche e rare, alcune delle quali introdotte per la prima volta in Europa. Tra gli elementi distintivi, l'Aperia, la Piramide, la Fontana del Pastore, il suggestivo passaggio con massi di tufo, il Lago di Venere con la statua della dea, il Criptoportico che imita un tempio in rovina con statue antiche, e un lago con isole e un tempio in rovina. Comprende anche l'orto botanico-agrario con serre per la sperimentazione e la riproduzione di piante, e la Palazzina inglese (o casa del giardiniere).
Per quanto riguarda il restauro, il testo fornito menziona in dettaglio il Laboratorio di Restauro per i Beni Archivistici e Librari, diretto dal dott. Gennaro Tortino. Questo laboratorio si occupa specificamente della manutenzione, conservazione e restauro dei documenti conservati nell'Archivio Storico e nella Biblioteca Palatina, inclusi materiali cartacei, pergamenacei, fotografici, cinematografici e digitali. Collabora con università e enti esterni per tirocini e attività didattiche, e con i laboratori fotografico e di digitalizzazione per l'informatizzazione dei documenti, seguendo le norme di buona conservazione.
In sintesi, la Reggia di Caserta è un complesso monumentale di eccezionale valore storico, artistico e paesaggistico, la cui storia è intrinsecamente legata alla dinastia borbonica e alle vicende del Regno delle Due Sicilie, oggi patrimonio dello Stato italiano.
| Aspetto | Dettaglio |
|---|---|
| Superficie palazzo | 47.000 mq |
| Lunghezza palazzo | 247 metri |
| Larghezza palazzo | 190 metri |
| Altezza palazzo | 41 metri |
| Stanze palazzo | 1.200 |
| Finestre palazzo | 1.742 |
| Superficie parco | 120 ettari |
| Lunghezza Via d'Acqua | Quasi 3 km |
| Altezza cascata artificiale | 78 metri |
Domande Frequenti sulla Reggia di Caserta
Chi ha voluto la costruzione della Reggia di Caserta? La Reggia fu voluta da Carlo di Borbone, re di Napoli e Sicilia.
Quando fu iniziata e completata la Reggia? La posa della prima pietra avvenne il 20 gennaio 1752, e la reggia fu completata nel 1845.
Chi fu l'architetto principale della Reggia? Il progetto fu affidato inizialmente a Luigi Vanvitelli, e dopo la sua morte fu continuato dal figlio Carlo Vanvitelli e altri architetti.
Il parco è tutto all'italiana? No, il parco è suddiviso in un Giardino all'italiana, caratterizzato da forme geometriche e fontane monumentali, e un Giardino all'inglese, con un aspetto più naturale e romantico.
Quali collezioni sono ospitate nella Reggia? La Reggia ospita diverse collezioni, tra cui la collezione d'arte contemporanea TerraeMotus, il Presepe Reale, la Pinacoteca, la Quadreria e l'Archivio Storico.
Viene effettuato restauro all'interno della Reggia? Sì, il testo menziona in particolare un Laboratorio di Restauro dedicato specificamente ai beni archivistici e librari conservati nell'Archivio Storico e nella Biblioteca Palatina.
Ci sono elementi del progetto originale che non furono realizzati? Sì, ad esempio, le quattro torri angolari previste sulla facciata e la cupola nel punto di intersezione dei bracci interni non furono costruite, e l'ambizioso viale di collegamento con Napoli fu solo parzialmente realizzato.
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