06/08/2021
Settecento anni fa, l'8 gennaio 1324, moriva a Venezia un uomo il cui nome sarebbe risuonato nei secoli come sinonimo di avventura, scoperta e connessione tra mondi lontani: Marco Polo. Mercante, viaggiatore, diplomatico e scrittore, la sua figura incarna lo spirito indomito della Repubblica di Venezia e la sua inarrestabile proiezione verso nuovi orizzonti di conoscenza e commercio.

Nato nel 1254, Marco Polo è universalmente noto per l'impresa che lo vide protagonista nel XIII secolo. Ancora ragazzo, partì dalla Serenissima insieme al padre Niccolò e allo zio Matteo per un viaggio che li avrebbe condotti fino alla lontanissima Cina, allora parte del vasto Impero Mongolo sotto il dominio del Gran Khan Qublai. Questo viaggio epico, durato tre anni, si snodò lungo la leggendaria Via della Seta, una complessa rete di rotte terrestri e marittime che per secoli aveva collegato il Mediterraneo all'Estremo Oriente, attraversando l'Asia Centrale.
Un'Avventura Lunga Venticinque Anni
Il viaggio intrapreso da Marco Polo, suo padre e suo zio non fu una semplice escursione. Si trattò di un'impresa monumentale, dettata da motivi economici e diplomatici. Niccolò e Matteo Polo avevano già compiuto un viaggio precedente in Oriente, raggiungendo la corte di Qublai Khan. Al loro ritorno a Venezia, furono incaricati dal Papa Clemente IV di portare un messaggio e dei doni al sovrano mongolo, che si era mostrato interessato al cristianesimo e alla cultura occidentale. Fu in questa seconda spedizione che Marco, all'epoca poco più che un adolescente, si unì a loro.
Il percorso fu irto di difficoltà. Lungo la Via della Seta, i viaggiatori dovevano affrontare pericoli naturali, condizioni climatiche estreme, fiumi in piena e persino conflitti locali che rendevano le rotte insicure. La malattia colpì anche il giovane Marco, rallentando ulteriormente il cammino. Nonostante ciò, l'ospitalità dei popoli incontrati, in particolare dei Mongoli che controllavano vaste aree dell'Asia, fu un fattore determinante per il successo dell'impresa. I Tatari, come venivano chiamati all'epoca, mostravano grande rispetto per gli stranieri e un vivo interesse per il commercio e lo scambio culturale.
Dopo circa tre anni di viaggio, la famiglia Polo raggiunse la corte di Qublai Khan. Il sovrano mongolo rimase particolarmente colpito dall'intelligenza e dalla vivacità di Marco, notando la sua rapida capacità di apprendere le lingue e di comprendere le nuove culture. Qublai decise quindi di prendere Marco sotto la sua protezione, impiegandolo al suo servizio. Per quasi diciassette anni, Marco Polo non fu un semplice ospite o mercante, ma divenne un alto funzionario dell'Impero, un consigliere fidato del Gran Khan.
Marco Polo al Servizio del Gran Khan
Il ruolo di Marco Polo alla corte di Qublai Khan fu cruciale per la sua successiva fama. Non si limitò a rimanere nella capitale, ma fu inviato in numerose missioni ufficiali in diverse parti del vastissimo impero. Queste missioni avevano scopi amministrativi, diplomatici e di controllo. Marco viaggiò molto, spingendosi in regioni che nessun europeo aveva mai descritto prima con tale dettaglio e precisione. Visitò province della Cina, si spinse verso la Birmania, l'India, l'Indonesia e la Persia. Il suo status di funzionario imperiale gli permise di osservare da vicino l'organizzazione politica e sociale dell'impero, la sua economia, le sue usanze e le sue meraviglie. Questo accesso privilegiato gli fornì una quantità enorme di informazioni di prima mano, molto più approfondite di quelle che un semplice mercante avrebbe potuto raccogliere.

Gli incarichi affidatigli dal Gran Khan erano spesso delicati, richiedendo grande abilità e fiducia. Doveva assicurare il rispetto degli ordini imperiali, risolvere dispute locali, stabilire accordi con sovrani soggetti all'impero e relazionare dettagliatamente al Gran Khan su tutto ciò che vedeva e udiva. Questa esperienza unica gli diede una comprensione senza precedenti della vastità e della complessità del mondo orientale.
"Il Milione": Il Libro Che Aprì l'Oriente all'Europa
Dopo quasi venticinque anni trascorsi tra viaggi e permanenza in Asia, la famiglia Polo decise di fare ritorno a Venezia. Il viaggio di rientro, intrapreso via mare, fu altrettanto lungo e avventuroso, durando circa due anni. Arrivarono finalmente nella loro città natale nel 1295. Marco aveva ormai quarant'anni, avendo trascorso in Oriente un periodo quasi pari a quello vissuto in patria prima della partenza.
Tornato a Venezia, Marco riprese la sua attività di mercante, dedicandosi agli affari di famiglia e assicurando una vita agiata alla moglie Donata Badoer e alle loro tre figlie, Fantina, Bellela e Moreta. Tuttavia, il destino aveva in serbo un altro capitolo cruciale per lui. Poco dopo il suo ritorno, Venezia fu impegnata in un conflitto navale con la rivale Repubblica di Genova. Marco partecipò a una battaglia navale e fu fatto prigioniero dai Genovesi.
Fu durante la prigionia a Genova che nacque l'opera che avrebbe immortalato Marco Polo: Il Milione. Nella stessa prigione si trovava Rustichello da Pisa, un letterato autore di romanzi cavallereschi. Marco, forse su suggerimento degli stessi Genovesi interessati a ottenere informazioni commerciali sull'Oriente, decise di dettare a Rustichello il racconto delle sue straordinarie avventure e di tutto ciò che aveva visto in Asia. Rustichello mise per iscritto le narrazioni di Marco in un francese arricchito da termini italiani, la lingua letteraria più diffusa all'epoca per quel genere di storie. Il risultato fu un diario di viaggio rivoluzionario, noto con vari titoli, tra cui Devisement dou monde (Descrizione del mondo) o semplicemente Il Milione.
Il libro non era solo un resoconto cronologico del viaggio, ma una miniera di informazioni inedite sull'Oriente: descrizioni geografiche ed etnografiche dettagliate di regioni, città e popoli mai descritti prima in Europa; trascrizioni di leggende locali raccolte oralmente; informazioni storiche, militari ed economiche di grande valore pratico per i mercanti. Il Milione divenne immediatamente un successo editoriale clamoroso. Nonostante l'assenza della stampa in Europa (già inventata in Cina), il libro circolò in un numero enorme di copie manoscritte, tradotte e adattate in diverse lingue. La sua influenza fu immensa, cambiando per sempre la percezione che gli europei avevano del mondo e dei suoi confini.

Tra Meraviglia e Incredulità
Nonostante il successo, il racconto di Marco Polo fu accolto in Europa con una miscela di meraviglia e scetticismo. Le descrizioni di città immense, eserciti sterminati, ricchezze inaudite e tecnologie avanzate (come la carta moneta, considerata ridicola dagli europei abituati all'oro e all'argento) sembravano talmente lontane dall'esperienza europea da apparire inverosimili, quasi favolose. L'Europa medievale aveva una popolazione sparsa, città relativamente piccole e una conoscenza limitata dell'organizzazione statale su larga scala. Le cifre riportate da Marco Polo per le città e gli eserciti cinesi, perfettamente realistiche per l'Asia, apparivano iperboliche agli occhi europei. Questo scetticismo fu tale che si dice che il soprannome "Milione" derivasse proprio dall'idea che Marco Polo raccontasse "milioni" di bugie o esagerazioni. Si narra persino che, sul letto di morte, gli amici lo esortassero a confessare le sue menzogne, al che lui avrebbe risposto di aver raccontato solo la metà di ciò che aveva visto, perché altrimenti non sarebbe stato creduto affatto.
Eppure, le "esagerazioni" di Marco erano spesso interpretazioni di una realtà vista con occhi diversi o descrizioni di pratiche sconosciute in Occidente. I tetti "d'oro" non erano fatti d'oro massiccio, ma rivestiti con lamine d'oro, una pratica comune per gli edifici importanti in Asia e ancora oggi visibile. La carta moneta era una realtà economica avanzatissima che superava di gran lunga i sistemi di scambio europei. Le dimensioni delle città e degli eserciti erano accurate per la Cina dell'epoca. Solo secoli dopo, con la verifica incrociata con altre fonti storiche, come gli archivi cinesi, gli studiosi avrebbero confermato l'incredibile precisione delle osservazioni di Marco Polo riguardo a luoghi, popolazioni, usanze, eventi e organizzazione dell'Impero. Le sue erano le notizie pratiche ed essenziali di un mercante che si era trasformato in funzionario, un resoconto che lasciava poco spazio alla fantasia, sebbene Rustichello potesse averne arricchito la forma letteraria.
L'importanza de Il Milione non risiede solo nella sua accuratezza, ma anche nella sua influenza. Fu una fonte fondamentale per i cartografi che iniziarono a rappresentare l'Asia con maggiore dettaglio e precisione. E soprattutto, fu una fonte di ispirazione cruciale per gli esploratori successivi. Cristoforo Colombo possedeva una copia de Il Milione, annotata a margine, e si basò sulle descrizioni di Marco Polo per pianificare il suo viaggio attraverso l'Atlantico, convinto di raggiungere l'Asia. Quando sbarcò in America, ancora credeva di essere arrivato in Estremo Oriente e chiese dove potesse trovare il Gran Khan menzionato da Marco Polo. Anche se alcuni autori successivi, come John Mandeville, attinsero a piene mani da Il Milione per creare racconti di viaggi fittizi, l'opera di Marco Polo rimase il primo e più autorevole resoconto dell'Oriente per secoli.
L'Eredità Duratura di Marco Polo
Marco Polo non fu probabilmente il primo europeo a raggiungere la Cina via terra (suo padre e suo zio lo avevano fatto prima di lui, e altri mercanti potrebbero aver compiuto viaggi simili senza lasciarne traccia), né fu l'unico a viaggiare in quelle regioni. Tuttavia, fu il primo a raccontare quella parte del mondo in modo così dettagliato, completo e accessibile, rendendola reale e concreta per i suoi contemporanei e per le generazioni future. Il suo libro non solo ampliò le conoscenze geografiche, ma aprì una finestra su culture, civiltà e sistemi sociali che sfidavano le percezioni europee dell'epoca, dimostrando l'esistenza di società non europee altamente organizzate e avanzate.
La figura di Marco Polo rimane intrinsecamente legata a Venezia e al suo spirito. Egli rappresenta la capacità della città di proiettarsi sul mondo, di unire la curiosità per l'ignoto con una concreta volontà commerciale, di fungere da ponte tra diverse culture. Nel contesto attuale, che vede crescenti divisioni, la sua storia di apertura, accoglienza dello straniero e curiosità verso il diverso assume un significato ancora più profondo. Marco Polo può essere visto non solo come un pioniere della globalizzazione, ma anche come un promotore di quella mentalità aperta e inclusiva che Venezia ha storicamente incarnato.

In occasione del 700° anniversario della sua morte, Venezia celebra la figura di Marco Polo con una serie di eventi. Il Comune di Venezia, attraverso un Comitato dedicato, e l'Università Ca' Foscari, con la media partnership della RAI, stanno organizzando iniziative volte a rinnovare la conoscenza su questo personaggio fondamentale per la storia della città e del mondo. Queste celebrazioni mirano a utilizzare la storia di Marco Polo come strumento di soft power, promuovendo il dialogo e il confronto tra città, popoli e nazioni, nel segno dei valori universali di libertà, democrazia, uguaglianza e rispetto reciproco. È un modo per Venezia di riaffermare la sua identità di città aperta al mondo, un luogo dove l'incontro tra culture è da sempre fonte di ricchezza.
Questo spirito di apertura e accoglienza si riflette ancora oggi nella città. L'ospitalità veneziana, la volontà di aprire le porte e condividere la bellezza e la cultura locale con chi viene da lontano, è un'eredità viva dello spirito di Marco Polo. Luoghi come Hostaria Bacanera, aperta a pranzo e a cena sette giorni su sette, incarnano questa tradizione, offrendo i tesori della cucina locale e un tavolo accogliente a tutti coloro che visitano la città, mantenendo viva la candela della connessione e della condivisione culturale.
Domande Frequenti su Marco Polo
Perché Marco Polo è così famoso?
Marco Polo è famoso principalmente per tre motivi. Primo, il suo lunghissimo viaggio in Oriente e la sua permanenza di quasi 25 anni in Asia, di cui molti al servizio dell'imperatore mongolo Qublai Khan. Secondo, e forse soprattutto, per aver lasciato un resoconto scritto di questo viaggio nel libro conosciuto come Il Milione. Questo fu il primo resoconto attendibile e completo sull'Oriente a raggiungere l'Europa, contribuendo enormemente alla conoscenza reciproca tra Asia ed Europa. Terzo, la sua giovane età al momento della partenza, che probabilmente lo rese più adattabile e benvoluto nelle terre straniere.
Cosa visitò Marco Polo?
Durante il suo servizio per Qublai Khan, Marco Polo ebbe l'opportunità di viaggiare estensivamente in molte parti dell'Impero Mongolo. Oltre alla Cina (allora sotto la dinastia Yuan), visitò regioni che oggi corrispondono a Birmania, India, Indonesia e Persia. Le sue missioni lo portarono in numerose città e province dell'impero, consentendogli di raccogliere una vasta quantità di informazioni su diverse culture, geografie ed economie.
Che fine ha fatto Marco Polo?
Dopo il suo ritorno a Venezia nel 1295, Marco Polo riprese la sua attività di mercante. Si sposò con Donata Badoer ed ebbe tre figlie. Partecipò a una battaglia navale contro Genova e fu fatto prigioniero, periodo durante il quale dettò Il Milione a Rustichello da Pisa. Fu liberato nel 1299 e continuò la sua vita a Venezia come mercante, senza più intraprendere lunghi viaggi. Morì l'8 gennaio 1324. La sua morte segnò la fine della vita di un uomo straordinario il cui lascito, il suo libro, continuò a vivere, ispirando generazioni future e aprendo la strada a un mondo più connesso.
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