Qual è il significato del nome Scalocchio?

Scalocchio: Nome, Storia e Misteri Antichi

01/05/2023

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Immersi nella grande siccità di un agosto infuocato, un gruppo di appassionati di storia e ambiente ha intrapreso un percorso affascinante, inerpicandosi su una strada polverosa poco oltre l'abitato di Apecchio, in provincia di Pesaro e Urbino. La meta era Scalocchio, una località che, pur facendo parte del comune di Città di Castello, in Umbria, è profondamente legata alla storia e alla geografia dell'Appennino centrale. Questo viaggio non era solo un'escursione naturalistica tra le verdi vallate che spaziano da Apecchio a Sant'Angelo in Vado e Città di Castello, ma una vera e propria immersione nel passato, alla ricerca del significato profondo di un nome e dei segreti celati in un luogo di straordinaria importanza storica e spirituale.

Qual è il significato del nome Scalocchio?
Il nome Scalocchio deriva da cale locus (luogo di cale), cioè il luogo che era il centro dell'area sacra dedicata a Cale, infatti questo toponimo lo ritroviamo nella stessa Cagli (il cui nome antico era appunto Cale).

Un Paesaggio Millenario e Popoli Antichi

La strada per Scalocchio si snoda attraverso panorami vasti e ondulati, che nella foschia mattutina sembrano perdersi verso l'Adriatico a oriente e nel cuore dell'Umbria a occidente. Queste terre, ben adatte alla vita agro-pastorale, furono abitate in epoca preromana dalle tribù degli antichi Umbri. Facevano capo alla potente comunità di Gubbio, la TOTA IKUVINA, che aveva colonizzato un'ampia area montana a cavallo dell'Appennino, da Urbania a Gubbio. Un paesaggio dove la storia si è stratificata, testimone di passaggi e conflitti che hanno segnato l'Italia centrale.

Il percorso tocca luoghi evocativi come il valico del Monte dei Sospiri, oggi segnato dalla presenza di pale eoliche, spunto di discussioni sull'energia rinnovabile. Ma il vero cuore del viaggio è Scalocchio, una località la cui storia affonda le radici in tempi remotissimi, ben prima dell'arrivo dei Romani e della costruzione dell'Abbazia.

L'Abbazia di San Benedetto: Un Faro nella Storia

L'Abbazia di San Benedetto di Scalocchio, situata a 600 metri sul livello del mare, rappresenta un punto focale di questa storia millenaria. Costruita tra il VI e il VII secolo, sebbene la prima testimonianza scritta risalga solo al 951, la sua posizione non è casuale. Si contrappone idealmente all'Abbazia di Lamoli, dedicata a San Michele Arcangelo. Questa contrapposizione tra un santo di iconografia bizantina (Benedetto) e uno di quella longobarda (Michele Arcangelo) ci riporta direttamente all'epoca del corridoio Bizantino. Questo fondamentale asse di collegamento, che univa il Ducato Romano all'Esarcato di Ravenna durante la dominazione longobarda, si snodava lungo la via Flaminia e utilizzava diverticoli, come quelli che attraversavano le vallate di Apecchio e Cantiano, per superare le frequenti interruzioni della viabilità principale.

La storia dell'Italia centrale in quel periodo fu turbolenta. Dopo la deposizione dell'ultimo imperatore romano, Romolo Augustolo, da parte di Odoacre, e l'arrivo dei Goti nel 489, la regione divenne teatro di scontri. L'Imperatore d'Oriente Giustiniano avviò una lunga guerra (535-553) per riconquistare l'Italia, culminata nella vittoria del generale Narsete contro Re Totila a Tagina. Luoghi strategici come Petra Pertusa (il Furlo) passarono di mano più volte. Successivamente, nel 570, i Longobardi irruppero in Toscana e nelle nostre terre, occupando centri vitali come Luceoli, Calle e Petra Pertusa.

Fu proprio a partire dalle fortificazioni militari bizantine, erette per difendere Roma lungo i passi appenninici durante la Guerra Gotica e il periodo longobardo, che iniziò la trasformazione nei primi castelli e rocche, attorno ai quali si aggregarono le contee medioevali. Centri come Calle (sulla Via Flaminia) e Tifernum (sulla Via Tiberina) continuarono per secoli schermaglie di confine ereditate dalle antiche tribù umbre (ikuvine e tifernati) e dagli Etruschi.

Il periodo medievale vide il consolidarsi di poteri locali e nuovi conflitti. Nel 1216, gli uomini del Castello di Carda si sottomisero a Cagli, così come altri signori della zona. Ma le contese tra Cagli e Città di Castello per il controllo delle terre di confine, infeudate agli Ubaldini nel 1196, proseguirono per tutto il Medioevo. L'intero territorio collinare, dal Metauro al Marecchia fino al Tevere, fertile e adatto all'allevamento, costituiva la Massa Trabaria, con la sua sottodenominazione locale di Vaccareccia ad Apecchio.

Il Mistero del Nome Scalocchio: Un'Origine Etrusca?

Ma torniamo al nome, il fulcro della nostra indagine. Qual è il significato di Scalocchio? Diverse ipotesi sono state avanzate nel tempo. Alcuni suggeriscono una derivazione dal vocabolo slavo "Scalkolje", che significherebbe pietraia. Tuttavia, l'autore dell'articolo rifiuta questa ipotesi, non trovando che la zona presenti tale caratteristica in modo predominante.

È invece ferma convinzione dell'autore, espressa fin dal 1988 nella pubblicazione "La via delle Rocche-Il corridoio Bizantino", che il nome Scalocchio abbia un'origine etrusca, legata a una divinità ctonia (sotterranea) ben conosciuta in questo territorio di confine tra Umbri ed Etruschi: CALE. Secondo questa teoria, il nome Scalocchio deriverebbe da "cale locus", ovvero il luogo dedicato a Cale, il centro di un'area sacra a questa divinità.

Questa ipotesi trova riscontro in diversi elementi:

  • Toponomastica: Il toponimo Cale si ritrova in altre località vicine, come Cagli (il cui nome antico era appunto Cale) e Mocale (da "mons cale", monte di Cale) vicino a Cantiano. La pronuncia moderna di Cagli è attribuita all'influenza francese delle truppe di Cesare Borgia ("il Valentino").
  • Archeologia: Esistono riferimenti archeologici a questa divinità etrusca. Una scritta su un cippo rinvenuto a Perugia riporta la parola che significa "a cale". Ancora più significativa è la presenza del nome Cale su una parte del fegato di bronzo rinvenuto a Piacenza. Questo manufatto era utilizzato dagli aruspici etruschi per le divinazioni e presentava incisi i nomi delle divinità di riferimento nelle diverse sezioni anatomiche del fegato, confermando l'importanza di Cale nel pantheon etrusco.

Gli Etruschi, che chiamavano sé stessi RASENA (probabilmente "signori dell'acqua"), confinavano con gli Umbri lungo il Tevere. Alcuni toponimi sopravvissuti sembrano testimoniare questa presenza, come Rasenna (vicino Sarsina e Gubbio) e Resina (sul Tevere). Anche la città umbra di Todi, al confine con gli Etruschi, aveva nel fiume Tevere il suo limite, chiamato "tuder" in umbro e "tular" in etrusco.

La Piana di San Martino, vicino Scalocchio, dove è stato trovato un sepolcro umbro-etrusco, rafforza l'idea di un territorio di confine con una forte influenza culturale mista, rendendo l'ipotesi di un nome di origine etrusca particolarmente plausibile.

L'Abbazia: Un Luogo Sacro Antico e Moderno

L'Abbazia di San Benedetto sorge su un piccolo pianoro triangolare, racchiuso tra i torrenti Bolina e Scalocchio. Le zone situate tra due corsi d'acqua erano anticamente considerate sacre, un elemento che supporta ulteriormente l teoria della continuità cultuale del sito. Questi torrenti, pur in periodi di siccità, garantiscono acqua perenne, confluendo più a valle nel Biscubio.

Arrivando all'Abbazia, si osserva la notevole struttura in pietra arenaria, opportunamente restaurata, isolata e circondata da boschi. Nonostante l'isolamento, il luogo ha una storia di ingegno locale; si narra che il parroco, per vedere le prime trasmissioni televisive, avesse costruito un impianto idroelettrico sfruttando il torrente vicino!

L'interno della chiesa riserva meraviglia. I restauri hanno portato alla luce reperti importanti: una statua di San Sebastiano del XV secolo (ora al Museo del Duomo di Città di Castello), pezzi di capitello, frammenti di colonna a torciglione, conci perfettamente squadrati di calcare bianco. Quest'ultimo materiale non è locale, ma proviene dal Monte Nerone, dove è conosciuto come Travertino. L'uso di questo materiale, accanto alla pietra arenaria locale, suggerisce l'esistenza di una precedente costruzione di un certo pregio. I monaci che edificarono l'Abbazia utilizzarono prevalentemente pietre locali meno resistenti, ma a basso costo, riutilizzando anche materiale calcareo residuo da una costruzione preesistente, gran parte della quale costituiva una cripta interrata sotto l'Abbazia.

La presenza di una cripta, risalente presumibilmente ai primi secoli del Cristianesimo, suggerisce una continuità nell'utilizzo del sito. Questa prima costruzione cristiana, forse una chiesetta in arte tardo antica, potrebbe aver sostituito gradualmente un precedente santuario pagano umbro-etrusco, facilitando l'accettazione della nuova fede da parte degli abitanti. Non abbiamo reperti archeologici diretti di questo santuario pagano, forse perché gli Etruschi costruivano i loro templi in materiali deperibili (legno, terracotta), mentre per gli Umbri il tempio era il luogo sacro stesso, non necessariamente un edificio fisso.

Gli Umbri consideravano sacri luoghi fisici come l'Okre (collina per osservazioni celesti, cerimonie, sacrifici) o sorgenti e corsi d'acqua, come documentato nelle Tavole Ikuvine. L'ubicazione di Scalocchio tra due torrenti si allinea perfettamente con questa concezione di luogo sacro. Appare quindi plausibile ipotizzare che l'antico Delubrum dedicato a Cale si trovasse proprio in quest'area, poi sostituito dalla cripta cristiana e infine dall'Abbazia.

Simboli e Continuità Culturale

I reperti ritrovati nell'Abbazia testimoniano questa stratificazione culturale. Tra questi, spicca un capitello che presenta su ogni lato una sirena bicaudata. Questo è un simbolo antichissimo, presente anche nelle tombe etrusche (come la Tomba delle Sirene a Sovana del III sec. a.C.). La sirena etrusca, a volte alata, era un potente simbolo acquatico, legato alla fertilità, al femminile sacro e alla scorta delle anime verso l'aldilà.

Le interpretazioni simboliche del capitello di Scalocchio, basate su studi specifici, indicano che la sirena che stringe le code simboleggia il dominio delle passioni per una rinascita spirituale. La presenza del sesso nella figura bifida poteva avere un valore apotropaico (allontanare il male) o semplicemente rappresentare la procreazione. Il Cristianesimo adottò questo simbolo, che si ritrova in molte chiese medievali, reinterpretandolo come morte e rinascita, creatura di rigenerazione spirituale e portatrice di sapienza, superando i concetti pagani legati alla fertilità e agli inferi. La sirena di Scalocchio, completa secondo il canone più antico con la rappresentazione della vulva, enfatizza il concetto di fertilità e nascita, un legame forte con le probabili origini pagane del sito.

Altri fregi ritrovati includono uno a intreccio orizzontale, simile alla scrittura cufica, che nel romanico assume un significato simbolico di Sapienza ed Eternità Divina, protezione senza principio né fine. Un fregio a spina di pesce evoca la figura di Cristo (i primi cristiani erano detti Nazareni e simboleggiati dal pesce). Questi elementi, insieme a reperti non ancora completamente scavati nella cripta, arricchiscono il quadro storico e simbolico del luogo.

La continuità delle zone sacre è una costante ben documentata. In questo caso, l'ubicazione tra due corsi d'acqua, tipica dei luoghi sacri antichi, supporta l'idea che il sito dell'Abbazia fosse considerato sacro ben prima dell'arrivo del Cristianesimo. La nuova religione si affermò lentamente nelle aree montane, lontane dalle grandi vie di comunicazione come la Flaminia o la Tiberina. Testimonianze come quella di Grecianus Episcopus a Calle nel 359 d.C. mostrano l'espansione cristiana lungo le strade consolari, mentre poeti come Claudio Claudiano, alla fine del IV secolo, ancora menzionavano altari pagani sui monti, confermando la persistenza di antichi culti.

Il Delubrum, citato da Claudiano, poteva essere un semplice santuario con altare all'aperto, un luogo di riunione. Questa descrizione si adatta bene all'idea di un antico luogo sacro a Scalocchio. Curiosamente, ancora oggi durante la festa dell'Abbazia, per tradizione, si portano in processione le "Rocche", un gesto che alcuni interpretano come un rito di augurio di fertilità, forse un'eco lontana delle pratiche rituali che si svolgevano in questo luogo sacro millenni fa.

Tipi di Luoghi Sacri Antichi (secondo il testo):

Tipo di Luogo SacroCaratteristicheEsempio (se menzionato nel testo)
TemplumCostruzione dedicata a divinità importanti (es. triadi Etrusca/Romana).Triade Etrusca (Tinia, Uni, Menrva), Romana (Giove, Giunone, Minerva).
FanumPiccola costruzione, con terreno sacro annesso, possibilità di accogliere e rifocillare viandanti.Città di Fano (dedicato alla dea Fortuna).
DelubrumSantuario con vasta zona sacra, non imponente, piccoli santuari nelle radure del bosco per sacrifici.Citato da Claudiano, ipotizzato per Scalocchio.

Domande Frequenti su Scalocchio:

Cos'è Scalocchio?

Scalocchio è una località, oggi parte del comune di Città di Castello (PG), nota principalmente per la sua storica Abbazia di San Benedetto. Si trova in un'area appenninica di confine tra Umbria e Marche.

Dove si trova l'Abbazia di San Benedetto di Scalocchio?

L'Abbazia è situata in una zona isolata a circa 600 metri di altitudine, tra i torrenti Bolina e Scalocchio, non lontano da Apecchio (PU) e Città di Castello (PG).

Qual è il significato del nome Scalocchio?

Secondo l'ipotesi più accreditata basata sullo studio del toponimo e sui reperti archeologici, il nome Scalocchio deriva dall'etrusco "cale locus", significando "luogo di Cale". Cale era una divinità ctonia (sotterranea) venerata dagli Etruschi e in quest'area di confine.

Perché il sito dell'Abbazia era considerato sacro?

L'ubicazione tra due corsi d'acqua (i torrenti Bolina e Scalocchio) era anticamente considerata sacra da diverse culture, inclusi gli Umbri e gli Etruschi, che spesso legavano il sacro a elementi naturali come fiumi e sorgenti.

Quali importanti reperti sono stati trovati nell'Abbazia?

Durante i restauri sono stati ritrovati frammenti architettonici di una costruzione precedente (una cripta cristiana tardo antica), pezzi di colonne e capitelli, conci di pietra non locale (probabilmente da Monte Nerone), una statua di San Sebastiano (ora a Città di Castello) e in particolare un capitello con la figura di una sirena bicaudata, ricca di simbolismo antico.

Cosa simboleggia la sirena bicaudata trovata a Scalocchio?

Nell'antica cultura etrusca, la sirena bicaudata era simbolo di fertilità, legata all'acqua e al mondo degli inferi. Nel Cristianesimo medievale, pur adottando il simbolo, il significato si è evoluto verso concetti di morte, rinascita, rigenerazione spirituale e sapienza, pur mantenendo a Scalocchio un forte legame con l'idea di fertilità data la sua rappresentazione completa.

Qual è il legame tra Scalocchio e il corridoio Bizantino?

L'ubicazione dell'Abbazia, contrapposta a quella di Lamoli (dedicata a San Michele Arcangelo, santo longobardo), suggerisce che l'area facesse parte o fosse vicina ai diverticoli del corridoio Bizantino, l'asse strategico che collegava i territori bizantini in Italia durante la dominazione longobarda.

Conclusioni: Un Luogo dove la Storia Parla

Il viaggio a Scalocchio si rivela molto più di una semplice visita a un'antica abbazia. È un'immersione in strati millenari di storia, cultura e credenze. Dal paesaggio modellato da popoli antichi come Umbri ed Etruschi, attraverso le vicende del corridoio Bizantino e le lotte medievali, fino alla costruzione e ai restauri dell'Abbazia di San Benedetto, ogni elemento racconta una storia. Il nome stesso, Scalocchio, porta con sé l'eco di una divinità etrusca, Cale, e l'idea di un luogo sacro la cui importanza è stata riconosciuta e reinterpretata nel corso dei secoli. La sirena bicaudata scolpita nel capitello, il riutilizzo di pietre antiche, l'ubicazione tra i torrenti: tutto contribuisce a dipingere il quadro di un sito di straordinaria continuità cultuale. Scalocchio non è solo un punto sulla mappa, ma un luogo vivo dove il passato continua a sussurrare i suoi segreti a chi è disposto ad ascoltare.

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