Chi è il proprietario della Grotta di Gino?

La Grotta di Gino: Mistero e Meraviglia Sotterranea

05/12/2021

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Alcune meraviglie si nascondono sotto i nostri piedi, celate nel cuore della terra. Strutture sotterranee che, per diverse ragioni, accendono la nostra curiosità e stimolano l'immaginazione. A volte è la loro funzione enigmatica, altre la capacità di svelare storie dimenticate, o ancora le tecniche ingegneristiche antiche che stupiscono per la loro audacia. Tra queste affascinanti cavità, la Grotta di Gino a Moncalieri emerge come un esempio straordinario e unico.

Non si tratta di un ipogeo millenario o di una galleria mineraria con scopi pratici evidenti. La Grotta di Gino è un'opera artificiale, interamente scavata da una singola persona, Lorenzo Gino, con un impegno titanico durato ben trenta anni, apparentemente per puro divertimento. Questa genesi insolita la rende immediatamente oggetto di fascino e interrogativi.

Quali sono gli orari di apertura della Grotta Gino?
ORARI DI APERTURALunedì 07:00 - 19:00.Martedì 07:00 - 19:00.Mercoledì 07:00 - 19:00.Giovedì 07:00 - 19:00.Venerdì 07:00 - 19:00.Sabato 07:00 - 24:00.Domenica 07:00 - 24:00.

Anni fa, abbiamo avuto l'opportunità di visitarla, guidati dal proprietario dell'epoca e da Fabrizio Milla dell'associazione Mus Muris. Quell'esperienza, avvenuta a margine di un evento speleologico a Torino, ha lasciato un segno profondo e ha alimentato la ricerca di informazioni su questa singolare creazione. Nonostante i tentativi di convincere Fabrizio a scrivere un resoconto, la mia personale indagine è proseguita nel tempo, portandomi al ritrovamento di un prezioso libretto intitolato “Lorenzo Gino e la sua grotta”. Questo testo, acquistato online, ha rivelato molti dettagli sulla realizzazione dell'opera, offrendo nuovi spunti e confermando la sua straordinarietà.

Le informazioni contenute nel libretto, unite alle conoscenze di Fabrizio, costituiscono la base per un contributo più ampio che speriamo di pubblicare presto. Nel frattempo, anticipiamo qui alcuni passaggi chiave di questa storia affascinante.

Indice dei contenuti

Lorenzo Gino: L'Uomo e l'Impresa

Lorenzo Gino, nato nel 1830, dedicò un periodo incredibile della sua vita alla creazione della sua grotta: dal 1855 al 1885. Trent'anni di lavoro solitario, un impegno che testimonia una tenacia fuori dal comune. La difficoltà nell'esecuzione non era indifferente. Le fonti raccontano di come la punta dello scalpello si rompesse frequentemente contro la roccia. Inoltre, durante lo scavo, capitava di intercettare sorgenti d'acqua, che Lorenzo Gino doveva poi ingegnosamente incanalare per evitare allagamenti. Alcune interpretazioni suggeriscono che l'opera fosse stata intrapresa proprio come intervento di bonifica e risanamento per la sua bottega di falegname, spesso afflitta da infiltrazioni d'acqua. Tuttavia, questa spiegazione utilitaristica appare poco convincente di fronte alla vastità e complessità dell'opera realizzata.

Ciò che è certo è che Lorenzo Gino non si risparmiò. Il completamento della grotta coincise, tristemente, con la fine della sua vita. Dopo la sua scomparte, il figlio Giovanni, per onorarne la memoria e l'incredibile fatica, decise di dedicargli un busto che lo raffigurasse. L'inaugurazione di questa statua, avvenuta il 22 novembre 1902, fu un evento di grande risonanza all'epoca, ampiamente riportato dai giornali locali. Il libricino che ho ritrovato è, in effetti, una raccolta dei lanci di agenzia e degli articoli di stampa dell'epoca. Esisteva anche un altro opuscolo, “Cenni descrittivi della grotta fantastica – misteriosa di Lorenzo Gino”, del quale, purtroppo, sono riuscito a rintracciare solo la copertina.

L'Inaugurazione e l'Eco sulla Stampa

La cerimonia di inaugurazione del busto fu un momento significativo, che attirò l'attenzione di molte personalità. Dal discorso tenuto per l'occasione dal Notaio Commendatore Pier Francesco Tabasso, apprendiamo che Lorenzo Gino concepì e realizzò questo incredibile ipogeo senza l'ausilio di disegni preventivi, calcoli o progetti formali. L'opera si sviluppò in modo organico, arricchita via via con statue che non erano semplici decorazioni, ma rappresentavano episodi realmente accaduti, conferendo alla grotta un carattere narrativo e quasi teatrale.

La Gazzetta del Popolo riportò l'epigrafe voluta dal Conte Tancredi De Abate per la scultura: «Lorenzo Gino – con subalpina tenacia – traforava questo colle». Il giornale sottolineò la partecipazione alla solenne festa sia di personaggi illustri e politici, venuti a rendere omaggio al lavoratore indefesso, sia degli abitanti di Moncalieri, rappresentati dai membri delle varie società operaie. Questa partecipazione trasversale dimostra quanto l'opera di Gino fosse sentita e apprezzata dalla comunità e dalle élite del tempo.

La Gazzetta di Torino, invece, si soffermò sulle condizioni meteorologiche avverse della giornata inaugurale, che costrinsero a spostare la commemorazione all'interno della grotta stessa, nel

grandioso salone – teatro

che era stato allestito per balli e concerti. Questo dettaglio aggiunge un tocco vivido alla cronaca dell'evento.

Anche il settimanale umoristico Pasquino non mancò di commentare l'evento, sebbene in tono scherzoso e quasi irrisorio: «A Lorenzo Gino, il… precursore del Fréjus e del Sempione…». Questa battuta, per quanto irriverente, testimonia comunque la notorietà raggiunta dall'opera di Gino, paragonata, seppur ironicamente, a grandi imprese ingegneristiche del tempo.

Un Viaggio nell'Ipogeo di Moncalieri

La Grotta di Gino è, a tutt'oggi, una proprietà privata. Il percorso di visita inizia in modo suggestivo. Dall'ingresso, ci si inoltra per circa 50 metri a bordo di una barca, navigando su un piccolo rivolo d'acqua sorgiva. Le pareti di questo primo tratto sono caratterizzate da numerose nicchie, un tempo destinate ad ospitare la straordinaria quantità di 15.000 bottiglie di vino. Oggi ne restano solo pochi esemplari vuoti, testimonianza di un passato di abbondanza.

Superato il tratto in barca, si scende per proseguire a piedi nella grotta vera e propria. Qui si incontra un secondo gruppo di statue. Più avanti, uno slargo ospita al centro altre sculture e giochi d'acqua, un elemento ricorrente e affascinante dell'opera. Un foro circolare nella volta permetteva alla luce naturale proveniente dal giardino sovrastante di illuminare questo ambiente.

Il percorso continua lungo un altro canale, fiancheggiato da sculture, che conduce a una rotonda. Al centro di questa rotonda si erge la statua del Duca Amedeo Ferdinando, raffigurato mentre pesca alla fiocina in compagnia dei suoi barcaioli. È in questo punto che si celava una sorpresa: getti d'acqua (oggi non più funzionanti) che si scatenavano improvvisamente, a ricordo della pioggia che sorprese il Duca di notte sul Po, causandone la prematura scomparsa. Nelle acque del piccolo canale che circonda la statua, un tempo, guizzavano anguille e pesci, aggiungendo un elemento di vita all'ambiente sotterraneo.

Un ulteriore slargo, con pareti ricche di nicchie che alloggiavano busti di poeti tra le bottiglie di vino, immette nella terza rotonda. Qui si trovavano le statue raffiguranti maschere italiane, intente a brindare all'Unificazione d'Italia. Questa scena, così esplicitamente legata a un evento cruciale della storia italiana, solleva interrogativi sulla vera natura dell'opera di Gino.

Chi è il proprietario della Grotta di Gino?
L'abbiamo visitata qualche anno fa, insieme al proprietario e a Fabrizio Milla dell'associazione Mus Muris, a margine di un incontro speleologico che avevamo organizzato a Torino.

Oltre il Divertimento: Significati Nascosti?

L'idea che la Grotta di Gino potesse avere un significato più profondo del semplice

puro divertimento

sembra trovare qui una prima, significativa conferma. Le sculture delle maschere italiane che brindano all'Unità non paiono casuali. Questa interpretazione è supportata anche da un passaggio del discorso inaugurale del Notaio Tabasso, che, parlando di Lorenzo Gino, affermò: «…nella mente e nell’animo del Gino si trovavano idee, pensieri, convincimenti profondi, morali, patriottici». Questa affermazione, proveniente da una figura autorevole dell'epoca, suggerisce che l'opera di Gino fosse intrisa di valori e ideali che andavano oltre la mera ricreazione.

Salendo una scala fiancheggiata da busti di illustri personaggi italiani, si incontrava una sorgente di acqua ferruginosa. Dall'ultima rotonda, una scala a chiocciola permetteva ai visitatori di risalire al giardino sovrastante. È qui che si trovava il ristorante, un elemento che sottolinea l'aspetto ricreativo e di accoglienza del complesso. Il libretto ritrovato riporta dettagliatamente la notevole carta dei vini e le pietanze offerte, oggi quasi dimenticate, tra cui spiccavano la lingua in salsa piccante, le scaloppine alla finanziera e la frittura di pesci pescati direttamente nella grotta, a piacimento degli avventori. Quest'ultimo dettaglio è particolarmente affascinante e conferma la presenza di vita acquatica all'interno dell'ipogeo.

Misteri e Collegamenti Storici

La posizione della grotta, scavata praticamente sotto al Real Castello di Casa Savoia a Moncalieri, solleva un altro interrogativo cruciale. È possibile che un'opera di scavo di tale portata e durata (trent'anni!) sia stata realizzata senza almeno il benestare, se non addirittura la commissione, dei regnanti? La Grotta di Gino fu veramente solo l'originale opera di un uomo semplice, o fu una struttura sotterranea (una cantina regale particolarmente elaborata, o altro?) voluta dai Savoia stessi? I continui richiami alle vicende e ai personaggi della casa reale all'interno della grotta (Re Galantuomo, Duca Amedeo Ferdinando) sembrerebbero supportare quest'ultima ipotesi. Ma se fosse così, perché commissionarla a Lorenzo Gino, un falegname, anziché a un esperto mastro minatore che avrebbe impiegato molto meno tempo per realizzarla?

Si pensi al caso di Colombano Romean, un minatore piemontese che, tre secoli prima di Gino, realizzò in soli sette anni di lavoro solitario un acquedotto sotterraneo di ben 500 metri a 2000 metri di quota. Il confronto tra la vastità e la rapidità dell'impresa di Romean e i tempi e la professione di Gino rende l'enigma ancora più fitto. Fu forse l'aura di leggenda acquisita da Romean a spingere Gino a intraprendere un'impresa solitaria di tale portata, per emulazione o ispirazione?

Ciò che è fuori discussione è che la Grotta di Gino a Moncalieri divenne estremamente famosa all'epoca. Le tante persone che parteciparono alla commemorazione del suo artefice e le innumerevoli cartoline d'epoca ancora in circolazione testimoniano la sua popolarità. Ne scrissero persino figure come Giovanni Saragat e Guido Rey nel loro libro “Famiglia alpinistica”, dove, nel paragrafo “I festaioli”, descrivono in modo divertente la festa di San Bernardo a Moncalieri, citando l'albero della cuccagna, i balli pubblici e la visita alla Grotta di Gino. Anche in questo testo, il percorso di visita è puntualmente descritto, confermando i dettagli emersi da altre fonti. E Quintino Sella, la celebre figura politica e scienziato, la visitò davvero, come si vociferava?

L'Enigma della Seconda Grotta di Gino

Proprio mentre sfogliavo il libretto recentemente acquistato, la mia attenzione è stata catturata da un'inserzione pubblicitaria sulla terza di copertina. Con mia grande sorpresa, annunciava: «La più interessante attrattiva e meraviglia della Lombardia è la Grotta di Gino. A Sesto San Giovanni sul viale Milano – Monza. Annesso alla Grotta scelto servizio di ristorante».

Una seconda Grotta di Gino? In Lombardia? Le immagini riprodotte su cartoline d'epoca che ho successivamente ritrovato mostrano una struttura che, sebbene simile a quella di Moncalieri per la presenza di un laghetto e di un ristorante annesso, sembra presentare un imponente corredo concrezionale. Questo dettaglio farebbe pensare più a una piccola grotta naturale adattata alla visita in barca, con la realizzazione di approdi esterni, l'aggiunta di statue e altri elementi scenografici, piuttosto che a uno scavo artificiale come quella piemontese.

Questa scoperta aggiunge un nuovo livello di mistero alla storia. Chi ha realizzato la Grotta di Gino in Lombardia? Era a conoscenza dell'esistenza di quella piemontese? Le due strutture condividono lo stesso nome per una pura coincidenza, o esiste un collegamento, una filiazione, una storia comune che non è ancora emersa?

Domande Aperte e Ricerca in Corso

Le domande sollevate dalla storia di Lorenzo Gino e della sua incredibile opera a Moncalieri, unite all'enigma della sua omonima lombarda, sono molteplici:

  • Chi era esattamente Lorenzo Gino? Qual era il suo mestiere principale e la sua estrazione sociale?
  • Quali furono le motivazioni reali che lo spinsero a intraprendere un'impresa così ardua e solitaria? Si trattò veramente solo di divertimento o c'erano scopi più pratici o ideali?
  • Qual è l'esatta relazione tra la grotta e la Casa Savoia? Fu commissionata, tollerata, o semplicemente ignorata dai regnanti?
  • Cosa rappresentano esattamente tutte le statue e gli episodi raffigurati all'interno della grotta di Moncalieri? È possibile ricostruire il “racconto” che Gino voleva narrare?
  • Chi è l'attuale proprietario della Grotta di Gino di Moncalieri e in che condizioni si trova oggi? (Nota: l'articolo menziona una visita passata con “il proprietario” ma non fornisce dettagli attuali).
  • Quali sono gli orari di apertura della Grotta di Gino di Moncalieri, se è visitabile? (Nota: l'articolo non fornisce questa informazione).
  • Chi ha creato la Grotta di Gino a Sesto San Giovanni? Quando fu realizzata?
  • Esiste un legame documentato tra le due Grotte di Gino, quella piemontese e quella lombarda?

Nel contributo più esteso che pubblicheremo a breve, cercheremo di dare risposta, per quanto possibile, a tutte queste domande, approfondendo le ricerche e analizzando le fonti storiche a nostra disposizione.

Nel frattempo, se qualcuno fosse in possesso di informazioni più complete sulla Grotta di Gino lombarda, o avesse documenti, testimonianze o semplicemente curiosità da condividere, saremmo lieti di essere contattati per unire le forze in questa affascinante ricerca nel sottosuolo e nella storia. La storia della Grotta di Gino, sia quella di Moncalieri che la sua misteriosa omonima, è un capitolo affascinante e ancora in parte da scrivere del nostro patrimonio culturale e ipogeo.

Domande Frequenti sulla Grotta di Gino

Chi ha scavato la Grotta di Gino a Moncalieri?
È stata scavata interamente da un singolo uomo, Lorenzo Gino, tra il 1855 e il 1885.

Quanto tempo impiegò Lorenzo Gino per realizzare la grotta?
Impiegò trenta anni di lavoro solitario per completare l'opera.

Cosa si trovava all'interno della Grotta di Gino di Moncalieri?
La grotta ospitava statue che rappresentavano episodi storici e personaggi, nicchie per 15.000 bottiglie di vino, giochi d'acqua, canali con pesci e un ristorante annesso nel giardino sovrastante.

Esiste un'altra Grotta di Gino?
Sì, un'inserzione pubblicitaria d'epoca suggerisce l'esistenza di una Grotta di Gino a Sesto San Giovanni, in Lombardia, con caratteristiche in parte simili ma forse di origine naturale.

Chi è l'attuale proprietario della Grotta di Gino di Moncalieri?
L'articolo menziona una visita avvenuta anni fa con "il proprietario", ma non ne specifica l'identità attuale né fornisce informazioni sulla proprietà odierna.

Quali sono gli orari di apertura della Grotta di Gino?
L'articolo non contiene informazioni riguardo agli orari di apertura o alla possibilità di visitare la grotta attualmente. Si tratta di proprietà privata.

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