Chi è rinchiuso nel carcere di Bollate?

Bollate e il Gusto Amaro del Carcere

09/10/2021

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Quando si parla di ristorazione, la nostra mente corre subito a chef stellati, ingredienti ricercati e atmosfere conviviali. Ma esiste un 'menu' molto diverso, servito in luoghi dove la libertà è un ricordo lontano: le carceri italiane. E in questo panorama complesso, il carcere di Bollate emerge spesso come un'eccezione, un 'modello' che ospita nomi noti, generando discussioni e contrasti sulla realtà quotidiana, specialmente quella legata al cibo.

Chi è rinchiuso nel carcere di Bollate?
I compagni Vip. E non sarebbe un caso che dietro le sbarre dell'hinterland milanese ci siano Alberto Stasi, Guglielmo Gatti, Rosa ma senza Olindo, Massimo Bossetti e pure Renato Vallanzasca. Il modello di Bollate si basa su principi fondamentali che lo distinguono dalle prigioni tradizionali.

Il trasferimento di Giacomo Bozzoli a Bollate, dopo sole sette ore trascorse in condizioni meno agiate a Canton Mombello, ha riacceso i riflettori su questo istituto. Considerato da molti detenuti come un luogo a cui ambire per la sua reputazione di carcere 'modello', Bollate promette un trattamento che, sebbene sempre detentivo, si distingue dalle prigioni più affollate e tradizionali.

Gli Ospiti Illustri di Bollate

Bollate non è solo noto per la sua filosofia rieducativa, basata su formazione professionale e programmi educativi volti a preparare i detenuti per il reinserimento nella società, ma anche per la presenza di detenuti molto noti al pubblico. La lista dei suoi 'ospiti' sembra quasi un elenco di cronaca nera degli ultimi anni. Tra le sue mura hanno soggiornato, o soggiornano, figure come Alberto Stasi, Guglielmo Gatti, Rosa (senza Olindo), Massimo Bossetti e Renato Vallanzasca. Questa concentrazione di nomi famosi contribuisce all'aura di 'carcere dei Vip' che spesso gli viene attribuita, alimentando dibattiti sulla disparità di trattamento all'interno del sistema penitenziario italiano.

Il Piatto della 'Casanza': Monotonia Forzata

Ma al di là della reputazione di un singolo istituto, la realtà del cibo nelle carceri italiane è spesso dura e monotona. L'attesa del pasto è un rituale scandito dal silenzio, rotto solo dal rumore dei passi dei 'portavitto' e dal clangore metallico delle chiavi. Il cibo fornito dall'amministrazione penitenziaria, nel gergo carcerario chiamato 'la casanza', è descritto come spesso insapore, dalla consistenza monotona e raramente soddisfacente. Nonostante l'esistenza di menu settimanali teoricamente supervisionati da un medico, la pratica quotidiana vede serviti piatti preparati con budget estremamente limitati.

Le cifre parlano chiaro: l'amministrazione ha a disposizione per l'alimentazione giornaliera di un detenuto una somma che non supera i 3 euro e 90 centesimi. Questa cifra deve coprire colazione, pranzo e cena. È evidente come, con un budget così esiguo, fornire pasti di qualità sia una sfida insormontabile. Minestrine annacquate, carne maleodorante e pane vecchio sono purtroppo una norma in molte strutture, non solo a Canton Mombello o Opera, ma in generale in tutto il sistema, esacerbato dal sovraffollamento. Secondo i dati di Antigone, aggiornati a marzo 2024, in Italia ci sono oltre 61.000 detenuti a fronte di una capienza ufficiale di poco più di 51.000 posti. Questa situazione rende ancora più difficile garantire condizioni di vita dignitose, incluso l'accesso a cibo adeguato.

Quanto costa mangiare in carcere?
«La cifra che le carceri italiane hanno a disposizione per l'alimentazione giornaliera di un detenuto non supera i 3 euro e 90, nei quali deve rientrare il costo di colazione, pranzo e cena, che, occorre ricordare, viene pagato in gran parte dai detenuti stessi, ai quali è chiesta una quota di mantenimento che ammonta ...

La Cucina Improvvisata Dietro le Sbarre

Ciò che sorprende molti è che, nonostante la mancanza di cucine all'interno delle celle, la stragrande maggioranza dei detenuti italiani cucina e mangia nella propria cella, per anni, a volte per decenni. Questo avviene grazie a un'incredibile capacità di adattamento e a un ingegno fuori dal comune. Un fornello da campeggio diventa lo strumento essenziale, e persino il bagno, un locale multifunzionale usato per le necessità igieniche, si trasforma in un angolo cottura improvvisato. Gli attrezzi da cucina vengono reinventati: un manico di scopa diventa un mattarello, una scatoletta di tonno bucherellata una grattugia. Questa cucina fai-da-te è alimentata principalmente dal 'sopravvitto' e dai pacchi inviati dalle famiglie.

Il 'Sopravvitto': Un Costo Salato per la Sopravvivenza

Il 'sopravvitto' è il servizio di vendita di beni di prima necessità e generi alimentari all'interno del carcere. Sebbene sia vitale per integrare la dieta fornita dall'amministrazione, è spesso fonte di frustrazione a causa dei prezzi esorbitanti. Prodotti che all'esterno costano pochi centesimi, come il bagnoschiuma, possono arrivare a costare anche tre euro. Questa differenza di prezzo, che può variare dal 25% al 100%, è stata oggetto di inchieste e denunce. La situazione è aggravata dal sistema degli appalti per la gestione del vitto: questi vengono spesso assegnati al ribasso, premiando l'azienda che offre il prezzo più basso per pasto (quei famosi 3,90 euro). Il problema sorge perché la stessa azienda che gestisce il vitto scadente spesso gestisce anche il sopravvitto. Questo crea un evidente conflitto di interessi: l'azienda ha un incentivo a fornire un vitto di bassa qualità per spingere i detenuti ad acquistare cibo e altri beni dal sopravvitto a prezzi maggiorati. La giustizia amministrativa e contabile ha iniziato a intervenire, censurando le basi d'asta troppo basse e annullando gare d'appalto, riconoscendo il 'disastro gestionale' e la disparità creata da questo sistema.

Un Gusto di Casa: I Pacchi e le Loro Regole

I pacchi inviati dalle famiglie rappresentano un'altra fonte cruciale di cibo, un legame con il mondo esterno e un modo per migliorare una dieta altrimenti insufficiente. Tuttavia, anche l'invio di pacchi è soggetto a severe restrizioni e regole precise, che variano leggermente da istituto a istituto. Nel caso di Bollate, le regole sono dettagliate e specifiche riguardo ai generi alimentari ammessi. Non è possibile inviare qualsiasi cosa; ci sono limiti su come il cibo deve essere preparato o confezionato. Ad esempio:

  • Verdure cotte (non ripiene)
  • Formaggi tagliati a pezzi (interi solo se confezionati dall'industria)
  • Frutta fresca e frutta secca sgusciata (confezionata dall'industria)
  • Legumi cotti
  • Pane casereccio tagliato a fette
  • Pasta cotta
  • Carne cotta a fette o a pezzi
  • Ragù e sughi fatti in casa (solo da colloqui, in modica quantità e confezione ermetica trasparente)
  • Salumi e sughi vari (confezionati dall'industria, in vaschetta trasparente)

Queste regole, per quanto restrittive, permettono un minimo di varietà e un sapore che va oltre la monotonia della 'casanza'. Ricevere un pacco diventa un momento di piccola festa, un segno tangibile dell'affetto dei propri cari.

Due Pesi, Due Misure: La Disparità nel Sistema

La critica più accesa che emerge dal racconto di chi vive il carcere, come Walter Monaco, riguarda la palese disparità di trattamento. Se Bollate offre (o è percepito offrire) celle singole, pet therapy, colloqui all'aria aperta, la maggior parte dei detenuti vive in condizioni di sovraffollamento, con pochissimi spazi e servizi. Il trasferimento rapido di Bozzoli a Bollate, motivato forse da preoccupazioni per gesti autolesionistici, stride violentemente con la realtà dei 56 suicidi registrati dall'inizio dell'anno nel sistema penitenziario, spesso tra persone che non hanno avuto accesso a trattamenti 'di favore' o a istituti 'modello'. Monaco parla esplicitamente di detenuti di 'serie A, B e C', e questo si riflette anche nell'accesso al cibo. Chi ha una rete familiare forte può contare su pacchi e denaro per il sopravvitto, migliorando notevolmente la propria dieta e la qualità della vita in cella. Chi è meno abbiente o isolato si trova a dipendere quasi esclusivamente dalla 'casanza' e dalle sue limitazioni. Questa disparità nel 'menu' carcerario è un amaro specchio delle disuguaglianze sociali che non si fermano davanti alle sbarre.

Quali detenuti famosi sono in carcere a Bollate?
Bozzoli è in buona compagnia: a Bollate sono reclusi altri detenuti “vip” come Alberto Stasi, Renato Vallanzasca e Massimo Bossetti.

In conclusione, la 'ristorazione' nel carcere italiano è un sistema complesso, fatto di budget risicati, ingegno forzato, conflitti di interessi e profonde disparità. Se Bollate rappresenta un'eccezione che alimenta dibattiti, la realtà quotidiana per migliaia di detenuti è una lotta costante per un pasto che vada oltre la mera sopravvivenza, un desiderio di dignità che passa anche attraverso il sapore del cibo.

Domande Frequenti sulla 'Ristorazione' Carceraria

Q: Chi sono i detenuti più noti a Bollate?
A: Bollate ha ospitato o ospita detenuti famosi come Alberto Stasi, Guglielmo Gatti, Rosa (Saporito), Massimo Bossetti e Renato Vallanzasca.

Q: Bollate è davvero un carcere "modello"?
A: È considerato tale per il suo focus sulla rieducazione, la formazione e programmi educativi. Tuttavia, alcuni criticano la percezione di un trattamento di favore per detenuti noti rispetto ad altri istituti.

Q: Quanto si spende per il cibo di un detenuto al giorno?
A: L'amministrazione penitenziaria ha a disposizione circa 3 euro e 90 centesimi per coprire colazione, pranzo e cena di un detenuto.

Quanti detenuti ci sono al carcere di Bollate?
Capienza e presenzeposti regolamentariposti non disponibilitotale detenuti126711384

Q: I detenuti possono cucinare in cella?
A: Sì, nonostante non ci siano cucine, molti detenuti cucinano in cella utilizzando fornelli da campeggio e strumenti improvvisati, acquistando ingredienti tramite il 'sopravvitto' o ricevendo pacchi.

Q: Cos'è il "sopravvitto"?
A: È il servizio di vendita di beni e cibo all'interno del carcere. Permette di integrare la dieta, ma è spesso criticato per i prezzi elevati e per il conflitto di interessi con la gestione del vitto ordinario.

Q: Si possono ricevere pacchi con cibo dalla famiglia?
A: Sì, i detenuti possono ricevere pacchi con cibo, ma solo se rispettano regole molto precise sui tipi di alimenti ammessi e sul loro confezionamento (es. formaggi a pezzi, carne cotta senza osso, sughi in confezione trasparente).

Q: Perché il cibo fornito dal carcere è spesso di bassa qualità?
A: La bassa qualità è principalmente dovuta al budget estremamente limitato (€3,90 al giorno per persona) e al sistema di appalti al ribasso che privilegia il prezzo più basso a scapito della qualità.

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