Dove andare al mare a Pellestrina?

Pellestrina: Tra Storia, Fede e il Mare

16/07/2022

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L'isola di Pellestrina, sottile striscia di terra che separa la Laguna Veneta dal Mare Adriatico, è un luogo dove la storia si fonde con la fede e la costante lotta contro la forza della natura. Ma qual è l'origine del suo nome così particolare? La risposta si perde nella nebbia del tempo, legata a vicende antiche quanto la stessa Venezia.

Perché si chiama Pellestrina?
L'origine del nome di Pellestrina è sempre stato un problema di difficile soluzione, bisogna risalire ad un certo Philitus, siracusano, esiliato in Adria verso il 386 a.C., questo Filisto avrebbe fatto scavare delle fosse per collegare l'Adige con la laguna di Adria, sarebbe derivato il nome di fossiones Philistinae.

Le Origini del Nome: Tra Leggenda e Storia Antica

L'enigma del nome di Pellestrina ha da sempre affascinato gli studiosi. Una delle ipotesi più suggestive risale a un personaggio storico: Philitus, un siracusano esiliato ad Adria intorno al 386 a.C. Si narra che questo Filisto abbia fatto scavare delle fosse, o canali, per collegare il fiume Adige con la laguna di Adria. Queste opere idrauliche sarebbero state conosciute come le "fossiones Philistinae". È da qui, secondo questa teoria, che deriverebbe il nome dell'isola. Un legame affascinante che connette la storia di un antico esiliato siciliano alla denominazione di questa lingua di terra lagunare, lunga circa 11 chilometri ma larga in media solo un centinaio di metri, con punte massime di 400-500 metri.

Tuttavia, la storia dell'isola è complessa e il nome non è stato l'unico utilizzato nel corso dei secoli. Originariamente, l'isola doveva presentarsi divisa in due tratti distinti da una piccola bocca di porto nella zona centrale, un tempo chiamata Portosecco, che in realtà era l'antico porto di Albiola. Questo canale separava il Lido di Albiola, a Nord, da quello che era il Lido di Pellestrina, a Sud. Non si conosce la data esatta in cui il porto di Pastene (un altro nome per questa zona) venne interrato, portando all'unificazione dell'isola e all'assorbimento del nome di Albiola in quello di Portosecco.

Albiola: Insediamenti, Distruzione e la Nascita di Pellestrina

Nel frattempo, nell'area di Albiola si era sviluppata una comunità fiorente, con famiglie benestanti giunte da città venete e lombarde come Vicenza, Verona, Padova, Monselice e Mantova. Questa comunità, tuttavia, dovette affrontare terribili traversie. Agli inizi dell'800, la città di Albiola fu rasa al suolo durante un conflitto franco-bizantino per il controllo delle isole lagunari. Gli abitanti, resilienti, iniziarono la ricostruzione intorno all'813. Ma le sventure non erano finite; tra il 902 e il 916, queste popolazioni subirono ulteriori attacchi ad opera degli Ungheri.

Albiola divenne teatro di una strenua difesa da parte dei Veneziani contro gli invasori Ungheri, una battaglia che si protrasse per oltre dieci giorni. Fu in questo periodo cruciale, segnato da conflitti e rinascite, che il nome di Albiola svanì per lasciare il posto al nome di PELLESTRINA, che da allora identifica l'intera isola unificata.

Governo e Amministrazione: Da Tribuni a Frazione di Venezia

Come altre isole della laguna, Pellestrina fu inizialmente governata da Tribuni, figure di spicco locali, e successivamente da Gastaldi ducali, rappresentanti del Doge. Questa forma di governo durò fino alla prima metà del XIV secolo. Nel 1379, un cambiamento significativo avvenne: Pellestrina passò sotto la giurisdizione di Chioggia, non solo a livello ecclesiastico ma anche amministrativo.

Il 1380 segnò un altro momento drammatico per l'isola. Alla fine della celebre Guerra di Chioggia, che vide contrapposte Venezia e Genova, Pellestrina subì una devastazione quasi totale. Per ripopolare e ricostruire l'isola, il Podestà di Chioggia inviò quattro nobili famiglie chioggiotte: i Busetto, i Vianello, gli Zennaro e gli Scarpa. Queste famiglie si insediarono nella zona a sud di Portosecco e la suddivisero in quattro aree, ciascuna intitolata a una delle famiglie. Nacquero così i quattro Sestieri che ancora oggi caratterizzano l'isola: Busetto, Vianelli, Scarpa, e Zennaro (quest'ultimo nella zona di Portosecco, mentre Busetto, Vianelli e Scarpa si trovano a sud).

Nonostante le difficoltà amministrative e le rivendicazioni territoriali da parte di Malamocco (con un tentativo di sbarco armato nel 1464 respinto dal doge di Chioggia), Pellestrina continuò a svilupparsi. Diversi ricorsi furono presentati, ma un decreto del Senato del 15 maggio 1636 confermò definitivamente l'appartenenza di Pellestrina a Chioggia.

Questa dipendenza da Chioggia durò fino al 1797. Solo il 29 aprile 1806, sotto il Regno d'Italia napoleonico, Pellestrina fu dichiarata Comune Autonomo. Tuttavia, il desiderio della popolazione era quello di entrare a far parte del Comune di Venezia. Questo desiderio si concretizzò con delibere comunali nel 1920 e il parere positivo del Consiglio Comunale di Venezia nel 1921. Finalmente, nel 1923, con decorrenza dall'8 ottobre, Pellestrina divenne ufficialmente una frazione di Venezia, pur mantenendo un Ufficio separato di Stato Civile per le registrazioni vitali.

La Battaglia Contro il Mare: I Murazzi e le Nuove Difese

La vita a Pellestrina è sempre stata segnata dalla sua posizione esposta alla forza del Mare Adriatico. Nei secoli, l'isola ha dovuto difendersi strenuamente dall'erosione e dalle violente mareggiate. Già nel 1543, l'estremità meridionale, Ca' Roman, subì una grave distruzione, segno che i provvedimenti difensivi dell'epoca erano insufficienti.

La necessità di una difesa stabile e duratura portò a un progetto ambizioso nel XVIII secolo. Nel 1716, il cosmografo e frate francescano Vincenzo Maria Coronelli studiò la possibilità di costruire una muraglia di blocchi di pietra. L'opera fu affidata all'Architetto Bernardino Zendrini, il cui nome è oggi legato al comprensorio scolastico locale. La costruzione dei Murazzi, imponenti difese in pietra d'Istria, iniziò il 24 aprile 1744. Purtroppo, Zendrini non vide la fine dei lavori, che furono completati solo nel 1782, rappresentando l'ultima grande opera difensiva della Serenissima Repubblica di Venezia.

Anche questa imponente opera, baluardo fondamentale per la difesa non solo di Pellestrina ma dell'intera Venezia, ha corso il rischio di essere vulnerabile. Il 4 novembre 1966, una tremenda mareggiata mise a dura prova i Murazzi, ricordando la costante minaccia del mare. A partire dal 1996, per rafforzare la difesa del litorale, è stata realizzata un'ampia spiaggia artificiale lunga 9 chilometri, supportata da 18 pennelli (barriere perpendicolari alla costa) in blocchi di roccia, distanti circa 500 metri l'uno dall'altro, creando un nuovo litorale sabbioso che protegge l'isola.

Le Chiese di Pellestrina: Fede, Arte e Miracoli

Pellestrina non è solo storia e difesa dal mare, ma anche un luogo profondamente legato alla spiritualità e alla fede, testimoniata dalle sue chiese, ognuna con la sua storia e le sue ricchezze artistiche.

La Chiesa di Ognissanti (Sestier Busetti)

Situata al limite sud dell'isola, nel Sestier Busetti, la Chiesa di Ognissanti è una delle importanti presenze religiose dell'isola, punto di riferimento per la comunità locale.

Il Santuario della Madonna dell'Apparizione (Sestier Vianelli)

Nel Sestier Vianelli si trova il Santuario della Madonna dell'Apparizione, un luogo di grande devozione. La sua storia è antichissima, con notizie che risalgono al 1111. Distrutta e ricostruita più volte a causa di invasioni, fu ampliata nel 1535 e ulteriormente ingrandita tra il 1603 e il 1618 per accogliere una popolazione crescente. La struttura attuale risale al 1864.

Un evento miracoloso avvenuto il 4 agosto 1716, esattamente alle 6 del mattino, ha reso questo luogo particolarmente sacro. Un ragazzino, Natalino Scarpa detto dei Muti, passando davanti all'oratorio dei Santi Vito e Modesto (che conservava un antico dipinto della Madonna), vide un'anziana donna vestita d'azzurro. Nonostante la chiesa fosse chiusa, la donna lo chiamò dolcemente e gli affidò un messaggio per il parroco, don Palo Zennaro: "Vien qua fio - và dal piovan e dighe che faccia celebrar delle messe per le anime del Purgatorio, se volemo aver vittoria - e tel digo a ti perchè ti xe degno".

Il sacerdote inizialmente fu incredulo, ma la notizia si diffuse rapidamente e la popolazione accorse. Attraverso la serratura, videro l'immagine della Madonna muovere gli occhi. Questo movimento si ripeté più volte e furono testimoniate numerose guarigioni. Il giorno seguente, i Turchi subirono una sconfitta a Petervaradino, e il 25 tolsero l'assedio a Corfù. La tradizione popolare narra che l'immagine sia stata dipinta su un fondo di botte da un pellegrino come ringraziamento per l'ospitalità ricevuta. L'immagine raffigura la Madonna seduta con il bambino in braccio.

A seguito del riconoscimento del miracolo dell'Apparizione da parte del Vescovo di Chioggia, si decise la costruzione di un nuovo tempio. I lavori iniziarono nel 1718 e la chiesa, a pianta ottagonale, fu consacrata il 2 marzo 1723. La facciata esterna, su tre lati che danno sulla scalinata, è rivestita in marmo d'Istria. All'interno, di fronte all'ingresso principale, si trova la cappella con l'altare della Vergine, realizzato con marmi pregiati. Vi sono anche altari dedicati a San Domenico di Guzman e a San Vincenzo Ferreri; la pala di San Domenico è attribuita al Piazzetta. Nel 1953, scavi archeologici hanno individuato il perimetro e le fondamenta dell'antico oratorio, segnando il punto esatto dell'apparizione con una fascia di marmo. Il Tempio fu consacrato con il titolo dell'Apparizione di Maria Santissima il 15 aprile 1923 e dichiarato monumento nazionale il 20 novembre dello stesso anno. L'immagine venerata fu solennemente trasferita nel nuovo tempio nel 1723 e incoronata nel 1863.

La Chiesa di Sant'Antonio da Padova (Sestier Scarpa)

Proseguendo verso nord lungo la laguna, nel Sestier Scarpa, si trova la chiesa dedicata a Sant'Antonio da Padova. Fondata nel 1612 come semplice cappella sulle fondamenta di un oratorio, fu ampliata nel 1703 ed eretta a parrocchia solo l'8 febbraio 1874. L'edificio è in stile neoclassico, con una facciata che richiama le chiese veneziane dell'epoca. L'interno, a navata unica, ospita sei altari laterali aggiunti in diverse epoche. Tra gli altari di maggior pregio artistico spiccano quello di San Nicola da Bari e quello della Beata Vergine del Bambino Gesù, quest'ultimo proveniente da una chiesa demolita a Chioggia. L'altare principale, dedicato a Sant'Antonio patrono, è in marmo neoclassico con una statua ottocentesca del santo. Notevole anche l'altare di San Giovanni Battista, patrono dei pescatori, con una statua marmorea dello scultore Augusto Zanetti del 1885. L'altare maggiore, opera settecentesca, è un magnifico esempio di neoclassicismo con marmi rossi e bianchi, caratterizzato da un raffinato tabernacolo a basilichetta colonnata.

Tra le altre opere d'arte e storiche si annoverano un Crocifisso del XV secolo nel coro, un Crocifisso processionale seicentesco, il Pergamo o pulpito settecentesco in legno scolpito con cariatidi che imitano le opere del Brustolon, le tavole della Via Crucis dipinte a imitazione di quelle del Tiepolo a Venezia, e un organo attribuito a Gaetano Callido. La sacrestia conserva due tele ottocentesche: l'Angelo Custode e la Natività. Il campanile, inaugurato nel 1887, è una mirabile costruzione in stile rinascimentale su progetto di Cesare Spadon, caratterizzato da un cornicione con archetti pensili e l'uso lucido della pietra d'Istria.

La Chiesa di Santo Stefano (Portosecco)

Dopo una passeggiata che attraversa abitati e orti, si giunge a Portosecco, dove sorge la chiesa parrocchiale dedicata a Santo Stefano. Le prime notizie su un luogo di culto in questa zona risalgono ai secoli XII e XV, menzionando una piccola cappella chiamata Santa Maria della Cava su un'isoletta separata, dove la gente si recava in barca per la messa. I ruderi di quest'isoletta erano visibili nel 1745, ma oggi è sommersa.

Nel 1456, sul sito attuale, fu costruita una piccola chiesetta intitolata a Santa Maria Vergine, inizialmente un angusto oratorio con un solo altare. Rimase tale fino al 1616, quando gli abitanti, contribuendo con elemosine, la ingrandirono e la dedicarono a Santo Stefano. Il 31 maggio 1719 fu elevata a chiesa parrocchiale dal Vescovo di Chioggia. La chiesa gode dell'Indulgenza della Porziuncola, concessa da papa Leone XIII nel 1883. Ampliata e restaurata nel 1884, presenta uno stile neoclassico con una navata unica e un coro a semicerchio. L'altare maggiore ospita una tela settecentesca di Santo Stefano e un artistico tabernacolo. Ai lati del coro, due tele ad olio raffigurano la Cena di Gesù con gli Apostoli e il transito di San Giuseppe. Gli altari laterali, dedicati alla Beata Vergine della Cintura e al patrono Santo Stefano, sono arricchiti da marmi provenienti dalla sommersa chiesa di Santa Maria della Cava. Importante è l'organo, opera del Callido, e il Battistero rinascimentale con parte marmorea scolpita. Il campanile a cupola, sulla destra, simile a quello di Ognissanti a Venezia, fu restaurato intorno al 1880.

La Chiesa di San Pietro in Volta

Continuando la passeggiata verso nord, lungo la laguna, si raggiunge San Pietro in Volta. La chiesa locale ha una storia di ricostruzioni, essendo stata edificata per ben tre volte. La prima costruzione risale al X secolo, dopo la guerra contro gli Ungheri. Si attribuisce la sua edificazione nel 965 a una famiglia detta degli Arcipagani, che in ricordo della vittoria sugli Ungheri avvenuta nel giorno di San Pietro, intitolò la chiesa a questo apostolo. Successivamente fu aggiunto il nome "In Volta", poiché in quel punto l'isola compie una svolta naturale lungo il margine lagunare. La chiesa attuale fu iniziata nel 1777 e completata nel 1813. Presenta una facciata in stile neoclassico e un interno a navata unica.

Entrando, sulla destra, si possono ammirare la Pila Acquasantiera settecentesca in marmo scolpito, l'Altare delle Anime con marmi policromi geometrici e una tela degli inizi del secolo, l'Altare di Sant'Antonio, una piccola pila incastonata sormontata da una pregevole scultura trecentesca della Madonna con Bambino, e l'Altare del Sacro Cuore. L'altare maggiore, in marmi bianchi neoclassici, presenta un tabernacolo a basilichetta ed è affiancato dalle statue di San Pietro e San Paolo. Sopra l'altare si nota un'artistica corona in legno dorato. Il soffitto è decorato con dipinti dei quattro Evangelisti. Il coro rappresenta un raro esempio d'arte, rivestito fino a due metri di altezza da spalliere in legno di mogano intagliato, ricavate dalla sala di una vecchia nave veneziana demolita, trovata ancora nel 1943 presso gli squeri della famiglia Schiavon a San Pietro in Volta. Dietro l'altare maggiore si trova un altro altare con una tela settecentesca del Redentore e gli Apostoli. Da vedere anche il pulpito settecentesco in legno dorato e l'organo, anch'esso in legno dorato, che crea una grande prospettiva.

Tra gli arredi sacri, spiccano le belle lampade a pendolo cromate in oro e argento a foglie del 1850, l'Ostensorio seicentesco in stile veneto-fiorentino e le aste dorate portacandele settecentesche. Nella sacrestia si trovano un altare con una pala di San Pietro Apostolo, una porta con stipiti rinascimentali e un'antica lapide del XVI secolo che ricorda il luogo della chiesa originaria e la sua consacrazione. Il campanile, sulla destra della chiesa, è un esempio di architettura veneziana del XVIII secolo.

Domande Frequenti su Pellestrina

Perché l'isola si chiama Pellestrina?

L'origine più accreditata lega il nome all'antico siracusano Philitus, esiliato nel IV secolo a.C., che avrebbe scavato canali chiamati "fossiones Philistinae", da cui deriverebbe il nome. Il nome si affermò definitivamente dopo le guerre contro gli Ungheri nel X secolo, sostituendo l'antico nome Albiola.

Cosa sono i Murazzi e qual è la loro importanza?

I Murazzi sono imponenti opere di difesa in pietra d'Istria, costruite nel XVIII secolo su progetto di Bernardino Zendrini, per proteggere l'isola (e di conseguenza la laguna e Venezia) dalle violente mareggiate e dall'erosione marina. Rappresentano un baluardo fondamentale contro la forza del mare.

Qual è la storia del miracolo dell'Apparizione?

Il 4 agosto 1716, il giovane Natalino Scarpa vide l'immagine della Madonna muovere gli occhi nell'oratorio dei Santi Vito e Modesto. L'evento fu accompagnato da guarigioni e, secondo la tradizione, coincise con importanti vittorie militari contro i Turchi. L'episodio portò alla costruzione del Santuario e la Madonna dell'Apparizione è oggi patrona dell'isola.

Cosa sono i "Sestieri" di Pellestrina?

Dopo la Guerra di Chioggia nel 1380, per ripopolare l'isola devastata, furono inviate quattro famiglie da Chioggia (Busetto, Vianello, Zennaro, Scarpa). Queste famiglie divisero la zona a sud di Portosecco in quattro aree, o "Sestieri", ciascuna intitolata a una delle famiglie, una suddivisione che persiste ancora oggi.

Quali sono le chiese principali da visitare a Pellestrina?

Le chiese principali, che riflettono la ricca storia e devozione dell'isola, sono la Chiesa di Ognissanti, il Santuario della Madonna dell'Apparizione, la Chiesa di Sant'Antonio da Padova, la Chiesa di Santo Stefano a Portosecco e la Chiesa di San Pietro in Volta.

Pellestrina è, dunque, un luogo dove ogni pietra, ogni onda che si infrange sui Murazzi e ogni antica chiesa racconta una storia di origini misteriose, di lotte per la sopravvivenza e di profonda fede. Un'isola che conserva gelosamente la sua identità unica, sospesa tra il blu intenso dell'Adriatico e le placide acque della laguna.

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