08/05/2021
Situata nel cuore della Lomellina settentrionale, tra le placide acque dell'Agogna e del Terdoppio, e attraversata dai corsi dell'Arbogna-Erbognone e del Cavo Panizzina, Mortara si presenta oggi come una cittadina ricca di storia e dal fascino discreto. La sua posizione geografica, a breve distanza da importanti centri come Milano, Pavia, Vercelli e Novara, ne ha da sempre fatto un crocevia strategico, intessendo la sua identità attraverso i secoli con eventi cruciali e figure storiche di rilievo.

Le origini di Mortara affondano le radici in un passato lontanissimo, avvolto tra storia e leggenda. Secondo la tradizione, la città sarebbe sorta attorno al VII secolo a.C., fondata da popolazioni celtiche che scelsero un'area più elevata e asciutta rispetto alle circostanti zone paludose. Questa scelta denota già una precoce consapevolezza dell'importanza del territorio e della necessità di adattarsi all'ambiente circostante.
- Le Radici Antiche e la Leggenda del Nome
- Mortara nel Medioevo e sotto i Grandi Poteri
- Dalle Signorie al Marchesato Spagnolo
- L'Età Sabauda e l'Unità d'Italia
- Tracce Visibili di un Passato Lontano
- I Simboli della Città: Stemma e Gonfalone
- Tabella Cronologica Essenziale
- Cosa Rende Mortara Interessante Oggi?
- Domande Frequenti su Mortara
Le Radici Antiche e la Leggenda del Nome
Alcuni studiosi locali suggeriscono che il reticolo ortogonale di vie che ancora oggi caratterizza il centro storico, in particolare l'area intorno all'attuale via Roma, possa derivare dalla pianta di un antico castrum romano. Questa ipotesi, sebbene non unanimemente supportata da prove archeologiche schiaccianti, suggerisce una frequentazione del sito anche in epoca romana, confermando la sua importanza strategica e insediativa nel corso dei millenni.
L'unico elemento concreto e storicamente accertato risalente all'antichità è una pietra miliare, testimonianza tangibile del passaggio di antiche vie di comunicazione. Questo reperto, oggi conservato presso l'ingresso laterale della chiesa di San Lorenzo, rappresenta un legame diretto con il passato più remoto della città, un frammento lapideo che ha attraversato i secoli per raccontarci la sua storia.
Ma è nel Medioevo che Mortara assurge a un ruolo di primaria importanza. Il 12 ottobre 773, la piana lomellina fu teatro di un evento destinato a segnare profondamente il destino della città e, forse, a darle il nome. Qui si consumò un cruento scontro tra l'esercito di Carlo Magno, in marcia per conquistare il Regno Longobardo, e le forze guidate dal re longobardo Desiderio. La battaglia fu di una tale intensità e vide cadere un così gran numero di guerrieri longobardi che, secondo una delle ipotesi più suggestive e diffuse, il luogo dello scontro venne soprannominato "Mortis Ara", ovvero "altare dei morti". Questa leggenda, narrata anche dal poeta Ludovico Ariosto nell'Orlando Furioso, attribuisce al toponimo Mortara un'origine drammatica e legata a un evento bellico di vasta portata. Un'altra teoria, meno romantica ma altrettanto plausibile, fa risalire il nome all'esistenza di un antico altare dedicato al dio romano Marte, protettore della guerra, suggerendo una continuità nell'importanza strategica del luogo.
Mortara nel Medioevo e sotto i Grandi Poteri
Nel corso del Medioevo, Mortara fece parte della contea di Lomello, subendo le vicende e le lotte che caratterizzarono l'Italia settentrionale di quell'epoca. La sua posizione la rese ambita da diverse potenze.
Un momento di svolta si ebbe nel 1164, quando l'imperatore Federico I Barbarossa la sottomise al dominio di Pavia. Sotto Pavia, Mortara acquisì un nuovo status, diventando sede di podesteria, un centro amministrativo e giudiziario di una certa rilevanza territoriale.
Successivamente, la città passò sotto l'orbita del Ducato di Milano, governato prima dai Visconti e poi dagli Sforza. Questo periodo fu particolarmente significativo. Sotto i Visconti, Mortara divenne un luogo apprezzato per la caccia e lo svago della corte ducale, un'oasi di tranquillità e piacere per i signori di Milano. Gian Galeazzo Visconti, in segno di particolare favore, concesse al borgo l'autorizzazione a cambiare il proprio nome in Beldiporto, un nome che evocava la bellezza e la serenità del luogo. Questa denominazione, tuttavia, ebbe vita breve, mantenendosi solo fino al 1402.
Sotto il dominio degli Sforza, Mortara continuò a godere di una certa importanza. Fu feudo personale di Ludovico il Moro, una delle figure più iconiche del Rinascimento italiano. Addirittura, per un certo periodo, la signoria di Mortara appartenne alla duchessa Beatrice d'Este, consorte di Ludovico il Moro, a cui il duca la donò, testimoniando il valore e l'affetto che legavano la famiglia Sforza a questo territorio.
Dalle Signorie al Marchesato Spagnolo
La caduta degli Sforza nel 1499 segnò l'inizio di un periodo di instabilità e passaggi di mano per Mortara. La città divenne signoria di Gian Giacomo Trivulzio, un condottiero e uomo politico di spicco, e successivamente passò sotto il controllo di Obicino Caccia.
Con il ritorno degli Sforza, Mortara fu nuovamente infeudata, questa volta a Matteo Beccaria di San Gaudenzio. Tuttavia, la mancanza di discendenza maschile da parte di Beccaria portò la signoria a essere concessa a Cristina di Danimarca, figura di rilievo nelle dinamiche politiche europee del tempo.
Tra il 1580 e il 1613, Mortara conobbe un breve periodo di libertà feudale. Ma fu sotto il lungo governo spagnolo (1535-1706) che la città assunse un nuovo e definitivo assetto istituzionale, venendo elevata a marchesato. Questo titolo fu attribuito al governatore spagnolo di Alessandria, Rodrigo de Orozco y Ribera, e rimase in possesso dei suoi discendenti per quasi un secolo. In questo periodo, Mortara divenne un'importante piazzaforte militare, strategica per la difesa dei confini occidentali del Ducato di Milano contro le mire espansionistiche delle potenze confinanti. Questa funzione militare segnò profondamente l'aspetto urbanistico e la vita della città.

L'Età Sabauda e l'Unità d'Italia
Il dominio spagnolo su Mortara ebbe fine nel 1706 con il definitivo affrancamento del marchesato. Poco dopo, nel 1707, Vittorio Amedeo II di Savoia conquistò la città, inserendola nei domini sabaudi. Questo passaggio di mano fu sancito a livello internazionale dal trattato di Utrecht nel 1713.
Sotto i Savoia, Mortara conobbe un'epoca di rinnovato splendore e importanza. Vittorio Amedeo II la elevò al rango di città regia, liberandola definitivamente dai vincoli feudali, e la designò come capoluogo della provincia di Lomellina. Questo ruolo di centro amministrativo e politico fu mantenuto fino al 1860 e contribuì in modo significativo allo sviluppo urbanistico e sociale della città.
Il XIX secolo vide Mortara arricchirsi di palazzi e costruzioni che ancora oggi ne definiscono il volto istituzionale. Tra questi spiccano il Palazzo Comunale, edificato nel 1857, e il Teatro dedicato a Vittorio Emanuele II, la cui costruzione risale al 1845. Questi edifici testimoniano la vitalità culturale e amministrativa della città in quel periodo.
Un altro evento cruciale del XIX secolo fu la battaglia di Mortara, combattuta nel 1849, un episodio della Seconda Guerra d'Indipendenza che vide confrontarsi l'esercito piemontese e quello austriaco.
Con l'Unità d'Italia, sancita dal Decreto Rattazzi del 1859, Mortara fu inclusa nella provincia di Pavia, mantenendo comunque il suo ruolo di capoluogo del circondario della Lomellina, a testimonianza della sua centralità nel territorio.
Tracce Visibili di un Passato Lontano
Il passato di Mortara non è solo confinato nei libri di storia, ma lascia tracce visibili nel tessuto urbano e nel territorio circostante. Uno degli elementi più suggestivi, sebbene oggi quasi completamente scomparso, era il Castello.
Edificato probabilmente prima del dominio longobardo, il castello era una robusta fortezza circondata da mura e da un fossato. Sorgeva nell'area dove oggi si trova il santuario di Sant'Antonio, inglobando l'antica chiesa di Santa Maria di Castello, e si estendeva su un'ampia porzione di territorio fino a raggiungere l'attuale piazza Silvabella. Tuttavia, già nel XV secolo, la struttura versava in precarie condizioni e fu progressivamente demolita. I materiali recuperati vennero riutilizzati per ampliare e rinforzare i bastioni cittadini, un esempio pratico di riciclo edilizio ante litteram. La leggenda vuole che una lunga via sotterranea collegasse la rocca con avamposti strategicamente posizionati lungo la cinta muraria, un sistema di collegamento e fuga tipico delle fortificazioni medievali. Sebbene il castello non esista più nella sua interezza, si ritiene che probabili resti, inglobati in cortili privati e abitazioni, siano ancora oggi presenti, silenziosi testimoni di un'epoca di cavalieri e assedi.
Al di fuori del centro storico, la frazione di Molino Faenza custodisce un altro interessante frammento di archeologia industriale e di storia locale: il Molino Faenza stesso. Questo imponente edificio, legato all'attività molitoria, fu edificato attorno al 1930. Oggi è in stato di abbandono e risulta in vendita, ma le sue strutture e i macchinari per la macinazione, sebbene fermi, raccontano la storia di un'attività che per decenni ha scandito i ritmi della vita locale. Un dettaglio affascinante e misterioso è la presenza su un camino centrale della struttura della data 1856, incisa nella muratura. Questo suggerisce che, sebbene le macchine e l'edificio principale risalgano agli anni '30 del XX secolo, la struttura nel suo complesso o almeno una parte di essa sia notevolmente più antica, forse preesistente e successivamente inglobata o ampliata.
Nella frazione di Casoni di Sant'Albino, troviamo la Chiesa della Beata Vergine del Rosario, un punto di riferimento spirituale per la comunità. Questa località ha anch'essa una storia religiosa profonda, testimoniata dall'antica chiesetta campestre dedicata a Santa Maria delle Barze, esistente fino al 1177, anno in cui si discusse della sua autonomia, segno di una comunità rurale con proprie esigenze e identità.
Nel cuore della città, Piazza Martiri della Libertà ospita il Palazzo Comunale, l'edificio che dal 1857 rappresenta il centro nevralgico dell'amministrazione cittadina, un luogo che incarna la continuità istituzionale e la vita civica di Mortara.
I Simboli della Città: Stemma e Gonfalone
Ogni città ha i suoi simboli che ne raccontano l'identità e la storia. Lo Stemma di Mortara è particolarmente ricco e affascinante, frutto di un'evoluzione secolare.
Il primo stemma documentato risale al 1462 e presentava unicamente un mortaio, un chiaro riferimento al nome della città e, forse, alla leggenda di Mortis Ara. Successivamente, nel 1592, su un sigillo presente sulla cassa dell'organo della basilica di San Lorenzo, compariva una rappresentazione più complessa: uno scudo diviso in tre parti, con l'aquila spiegata in alto, un mortaio nel primo riquadro in basso e un cervo saliente nel secondo.

Lo stemma attuale, ufficialmente adottato nel 1969, è stato approvato con delibera comunale nel 1967. Descritto araldicamente come "D'azzurro, al cervo passante su campagna di verde, addestrato da un mortaio di nero e da un albero al naturale; il tutto abbassato al capo dell'Impero", è un concentrato di riferimenti storici e leggendari. Il capo dell'Impero, in realtà un capo di Svevia con un'aquila su fondo d'argento, rimanda ai legami con l'autorità imperiale. Il cervo e l'albero, invece, si riferiscono alla grande foresta, la silva pulcra, che un tempo caratterizzava il territorio e attraverso la quale, secondo la leggenda, passò la regina Teodolinda nel suo viaggio da Lomello a Monza. Il mortaio mantiene il suo posto come riferimento al nome della città. Lo stemma è ulteriormente impreziosito da due rami di quercia e alloro e sormontato da una corona patriziale, simboli di forza, vittoria e nobiltà civica.
Il Gonfalone cittadino è un drappo rettangolare di colore azzurro, riccamente ornato da ricami d'oro, che riprende i colori e i simboli dello stemma, rappresentando la comunità in cerimonie e occasioni ufficiali.
Tabella Cronologica Essenziale
| Anno/Periodo | Evento |
|---|---|
| VII sec. a.C. (tradizione) | Fondazione presunta da popolazioni celtiche |
| Epoca Romana (ipotesi) | Sviluppo di un abitato su pianta di castrum |
| 12 Ottobre 773 | Battaglia tra Carlo Magno e Longobardi (origine leggendaria del nome) |
| Medioevo | Parte della Contea di Lomello |
| 1164 | Sottomessa al dominio di Pavia, diventa sede di podesteria |
| Periodo Visconti/Sforza | Sotto il dominio Milanese, luogo di svago per la corte, nome Beldiporto (brevemente) |
| Dopo 1499 | Passaggi di signoria (Trivulzio, Caccia, Beccaria, Cristina di Danimarca) |
| 1535-1706 | Periodo spagnolo, elevata a Marchesato, importante piazzaforte |
| 1707 | Conquista da parte di Vittorio Amedeo II di Savoia |
| 1713 | Trattato di Utrecht sancisce il passaggio ai Savoia, diventa Città Regia e Capoluogo di Provincia |
| 1845 | Costruzione del Teatro Vittorio Emanuele II |
| 1849 | Battaglia di Mortara |
| 1857 | Costruzione del Palazzo Comunale |
| 1859 | Assegnata alla provincia di Pavia, capoluogo del circondario di Lomellina |
| 1930 circa | Edificazione del Molino Faenza (struttura principale) |
| 1969 | Concessione ufficiale dello Stemma e del Gonfalone attuali |
Cosa Rende Mortara Interessante Oggi?
Spesso ci si chiede cosa ci sia di bello o per cosa sia famosa una città come Mortara. Basandosi sulle informazioni storiche e sui luoghi descritti, Mortara offre un'immersione nella storia e nelle tradizioni della Lomellina. Non è una meta turistica basata su grandi monumenti iconici come le città d'arte vicine, ma piuttosto un luogo dove si può apprezzare la stratificazione storica, l'architettura che racconta epoche diverse e la tranquillità della vita di provincia.
È famosa per la sua storia legata ai Longobardi e alla leggendaria battaglia che potrebbe averle dato il nome. È nota per essere stata un importante centro amministrativo e militare sotto diverse dominazioni, dai Visconti ai Savoia. Il suo Stemma, con i suoi ricchi simbolismi, è un elemento distintivo e affascinante.
Cosa c'è di bello a Mortara? La bellezza si trova nella scoperta delle sue tracce storiche: i resti del Castello, sebbene nascosti, stimolano l'immaginazione; il Molino Faenza, nella sua veste di rudere industriale, possiede un fascino malinconico e testimonia un'economia passata; Piazza Martiri della Libertà con il suo Palazzo Comunale rappresenta il cuore civico e storico della città. Le chiese, come quella nella frazione di Casoni di Sant'Albino, offrono spunti di interesse storico e religioso. La stessa struttura urbanistica, con le sue possibili radici romane, è un elemento di interesse per chi sa osservare al di là della superficie. La vicinanza alla natura della pianura lomellina, con i suoi corsi d'acqua, aggiunge un elemento paesaggistico.
Domande Frequenti su Mortara
Per cosa è famosa Mortara?
Mortara è famosa principalmente per la sua ricca storia, in particolare per la leggendaria battaglia tra Carlo Magno e i Longobardi nel 773, che si ritiene abbia dato origine al suo nome ("Mortis Ara"). È stata un importante centro militare e amministrativo sotto diverse dominazioni (Visconti, Sforza, Spagnoli, Savoia) ed è nota per il suo stemma storico e per essere stata capoluogo della provincia di Lomellina.
Quali sono i luoghi di interesse a Mortara?
Basandosi sulle informazioni disponibili, i luoghi di interesse a Mortara includono Piazza Martiri della Libertà con il Palazzo Comunale (Municipio), i presunti resti dell'antico Castello medievale (incorporati in strutture private), il Molino Faenza (un esempio di archeologia industriale in stato di abbandono) e la Chiesa della Beata Vergine del Rosario nella frazione Casoni di Sant'Albino, con la storia dell'antica chiesetta di Santa Maria delle Barze. Il suo stemma e la sua storia millenaria sono attrazioni culturali in sé.
Qual è l'origine del nome Mortara?
L'origine più nota e leggendaria del nome Mortara deriva dalla battaglia del 773 tra Carlo Magno e i Longobardi. Si narra che a causa dell'alto numero di caduti, il luogo fu chiamato "Mortis Ara", altare dei morti. Un'altra ipotesi attribuisce il nome all'esistenza di un antico altare dedicato al dio romano Marte.
Dove si trova Mortara?
Mortara si trova nella Lomellina centro-settentrionale, una regione storico-geografica della pianura padana, in provincia di Pavia, Lombardia. È situata tra i fiumi Agogna e Terdoppio ed è attraversata dai torrenti Arbogna-Erbognone e Cavo Panizzina.
Mortara è vicina a grandi città?
Sì, Mortara si trova in una posizione strategica a breve distanza da diverse città importanti del nord Italia. Dista circa 41,5 km da Milano, 41 km da Pavia, 30 km da Vercelli, 25 km da Novara e 14 km da Vigevano.
In conclusione, Mortara non è solo un punto sulla mappa della Lombardia, ma un luogo dove la storia ha lasciato impronte profonde, visibili a chi sa cercarle. Dalle leggende del suo nome alle vicende di principi e re, dalle vestigia di antiche fortificazioni agli esempi di un passato industriale, Mortara offre un viaggio affascinante attraverso i secoli, nel cuore della Lomellina.
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