09/11/2023
Massimo Carminati, noto ai più come il Cecato, è una figura enigmatica e profondamente radicata nella storia criminale e politica di Roma e d'Italia. Nato a Milano nel 1958, la sua traiettoria di vita lo ha portato a muoversi con disinvoltura tra l'estremismo di destra degli "anni di piombo" e la criminalità organizzata romana, incarnando un prototipo di criminale mercenario, più interessato al profitto che all'ideologia. La sua storia è costellata di episodi controversi, legami pericolosi e processi giudiziari che hanno segnato pagine importanti della cronaca nazionale, fino all'inchiesta "Mafia Capitale" che lo ha riportato prepotentemente al centro dell'attenzione mediatica e giudiziaria. Capire chi sia Carminati significa addentrarsi in un intreccio complesso di potere, malaffare e segreti che hanno attraversato decenni della Repubblica.

- Dagli Anni di Piombo alla Malavita Romana
- NAR e i Legami Pericolosi
- Accuse e Misteri d'Italia
- Il Primo Arresto e i Processi Pre-Mafia Capitale
- Mafia Capitale: L'Inchiesta che Scosse Roma
- La Situazione Attuale: Dov'è Oggi Massimo Carminati?
- Riepilogo Processi e Condanne Principali
- Domande Frequenti su Massimo Carminati
Dagli Anni di Piombo alla Malavita Romana
La giovinezza di Carminati si svolge a Roma, dove la famiglia si trasferisce negli anni Sessanta. È qui che inizia il suo avvicinamento agli ambienti dell'estrema destra, frequentando le sezioni locali del MSI e del FUAN. La sua fama cresce rapidamente nell'ambiente grazie alla sua reputazione di "duro" e picchiatore di strada, partecipando attivamente agli scontri di piazza che caratterizzavano gli "anni di piombo". Questo periodo lo vede accumulare le prime denunce per reati come rissa, violenza e aggressione, gettando le basi per la sua futura carriera criminale.

Fondamentali in questa fase sono le frequentazioni all'Istituto Paritario Mons. Tozzi, dove è compagno di scuola di figure che diventeranno centrali nell'eversione nera e nella criminalità, come Alessandro Alibrandi, Franco Anselmi e Valerio Fioravanti. Quest'ultimo, in particolare, lo considera un individuo senza limiti, pronto a tutto per il profitto, un profilo ideale per le azioni dei Nuclei Armati Rivoluzionari (NAR). Il legame con Anselmi lo porta a condividere un'abitazione a Perugia, ma è a Roma, in luoghi come il bar «Fungo» all'EUR, ritrovo di neofascisti e criminali, che Carminati consolida la sua doppia identità: quella del militante politico e quella del criminale comune.
Un episodio significativo di questo periodo è la rapina all'armeria Centofanti nel 1978, durante la quale perde la vita Franco Anselmi. Sebbene Carminati sia stato indiziato per la successiva esplosione di una bomba contro l'armeria come vendetta, non è mai stato condannato per questo atto. Questo evento sottolinea la violenza del contesto in cui si muoveva e la sua vicinanza a dinamiche eversive sanguinose.
NAR e i Legami Pericolosi
Valerio Fioravanti descrive Carminati come un personaggio carismatico all'interno del gruppo dei NAR, in particolare quello gravitante attorno all'EUR. Nonostante una partecipazione forse marginale agli scontri più violenti rispetto ad altri, il suo prestigio era elevatissimo. Questo prestigio derivava, in gran parte, dai suoi già solidi legami con la malavita romana, in particolare con la nascente Banda della Magliana. Carminati diventa così un ponte cruciale tra l'eversione nera e il crimine organizzato, sfruttando le sue conoscenze e la sua dimestichezza con esplosivi e armi.
La rapina alla filiale della Chase Manhattan Bank di piazzale Marconi all'EUR nel novembre 1979, a cui partecipa con esponenti dei NAR e di Avanguardia Nazionale, è un chiaro esempio di questa commistione. Il bottino, composto da traveller cheque, viene affidato a Franco Giuseppucci, uno dei boss della Banda della Magliana, per essere riciclato, dimostrando i primi contatti operativi ad alto livello tra i due mondi. Sebbene Giuseppucci venga poi arrestato, l'episodio evidenzia la rete di riciclaggio e cooperazione criminale già attiva.
Un altro episodio che lega Carminati alla Banda della Magliana è quello della liberazione di Paolo Aleandri nel 1979. Aleandri, un giovane neofascista legato ai NAR, era stato rapito dalla Banda per non aver restituito un borsone di armi. Carminati e altri si attivano per rimediare armi sostitutive, tra cui due mitra MAB modificati e bombe a mano. Queste armi, una volta consegnate per la liberazione di Aleandri, si presume siano entrate a far parte dell'arsenale nascosto dalla Banda nei sotterranei del Ministero della Sanità. La scoperta di un mitra MAB proveniente da questo deposito su un treno nel 1981 porterà a indagini e processi che, sebbene inizialmente vedano Carminati coinvolto e condannato, si concluderanno con la sua assoluzione definitiva per questo specifico episodio legato al depistaggio sulla strage di Bologna.
Tra il 1980 e il 1981, Carminati avrebbe anche partecipato a un'esperienza in Libano, al fianco di altri componenti dei NAR, per sostenere i falangisti cristiano maroniti nel conflitto civile contro i palestinesi. Questa parentesi internazionale sottolinea ulteriormente la sua figura di mercenario e la sua disponibilità a operare in contesti ad alta tensione.
Accuse e Misteri d'Italia
La figura di Massimo Carminati emerge in diverse inchieste e processi legati ai misteri più oscuri della storia italiana, spesso in virtù del suo ruolo di cerniera tra ambienti eversivi e criminali. È stato incriminato e poi assolto in via definitiva per l'omicidio del giornalista Mino Pecorelli, assassinato nel 1979. Nonostante le testimonianze di pentiti della Banda della Magliana che lo indicavano come uno degli esecutori, la Corte di Cassazione nel 2003 ha ritenuto tali dichiarazioni non attendibili, assolvendo Carminati e gli altri imputati "per non avere commesso il fatto".
Anche nel processo per l'omicidio di Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci (Fausto e Iaio), due militanti di sinistra assassinati a Milano nel 1978, Carminati fu indagato insieme ad altri neofascisti romani. Tuttavia, l'inchiesta, durata 22 anni, si concluse con l'archiviazione nel 2000, pur riconoscendo la presenza di "significativi elementi indiziari a carico della destra eversiva", ma ritenendoli insufficienti per un processo.
Questi episodi evidenziano una costante nella biografia giudiziaria di Carminati: la sua presenza o il suo coinvolgimento in contesti criminali e eversivi di altissimo livello, spesso legati a misteri irrisolti, ma anche una notevole capacità di uscire assolto dai procedimenti più gravi, un fatto che ha contribuito ad alimentare la sua aura di personaggio inafferrabile.
Il Primo Arresto e i Processi Pre-Mafia Capitale
Il 20 aprile 1981 segna il suo primo arresto. Mentre tenta di espatriare clandestinamente in Svizzera con altri due avanguardisti, incappa in un posto di blocco della polizia al valico del Gaggiolo. Nel tentativo di fuga, la polizia apre il fuoco, colpendolo gravemente al volto. Un proiettile gli trapassa l'orecchio sinistro e raggiunge l'occhio, causandogli la perdita permanente della vista dall'occhio sinistro. Questo evento gli varrà il soprannome di "il Pirata", sebbene sia più noto come il Cecato. La versione ufficiale parla di un tentativo di fuga armato, ma la difesa di Carminati, rappresentata dall'avvocato Giosuè Bruno Naso, ha sostenuto in seguito che Carminati si fosse arreso disarmato e fosse stato colpito a bruciapelo, suggerendo un'operazione mirata, forse legata ai tentativi di depistaggio sulla strage di Bologna.
Dopo l'arresto, Carminati affronta diversi processi legati alla sua attività eversiva e criminale degli anni precedenti. Nel 1987 viene condannato in via definitiva a 3 anni e mezzo per la rapina alla Chase Manhattan Bank del 1979, pena su cui incide l'indulto del 1986. Nel 1988 è condannato a 8 mesi per ricettazione, pena cancellata dall'indulto del 1990. Nel 1991, una condanna a un anno, sei mesi e venti giorni per rapina e reati sulle armi viene interamente condonata dall'indulto del 1990. Nonostante queste condanne relativamente lievi o condonate, il suo curriculum criminale si consolida.
Un processo di grande rilevanza è quello contro la Banda della Magliana, iniziato nel 1995 grazie alle rivelazioni del pentito Maurizio Abbatino. Carminati è tra i 69 imputati, accusato di reati che vanno dal traffico di droga all'estorsione, fino all'associazione a delinquere. Nonostante la pubblica accusa chieda 25 anni, in primo grado viene condannato a 10 anni, ridotti a 6 anni e 6 mesi in appello nel 1998. A causa del cumulo di pene, la sua condanna totale raggiunge gli 11 anni e 9 mesi, in parte già scontati. Nel 2006 gli viene revocata la libertà vigilata.
Un altro episodio criminale che lo vede protagonista è il furto avvenuto nel 1999 al caveau della Banca di Roma all'interno del Palazzo di Giustizia di Roma. Considerato la mente dell'operazione, Carminati e la sua banda trafugano ingenti quantità di oro, gioielli e documenti riservati. Per questo furto, il Tribunale di Perugia lo condanna a 4 anni nel 2005, pena confermata dalla Cassazione nel 2010. Anche in questo caso, l'indulto del 2006 e l'affidamento in prova portano all'estinzione della pena nel 2011, sebbene ricalcoli successivi gli lascino un anno da scontare e l'interdizione dai pubblici uffici.
Mafia Capitale: L'Inchiesta che Scosse Roma
La vita di Carminati subisce una svolta drastica il 2 dicembre 2014, quando viene arrestato nell'ambito dell'inchiesta "Mondo di Mezzo", meglio nota come Mafia Capitale. L'accusa principale è quella di associazione a delinquere di stampo mafioso, insieme ad altre figure chiave come Salvatore Buzzi, considerato il suo braccio destro. L'indagine svela un vasto sistema corruttivo e di infiltrazioni negli appalti pubblici del Comune di Roma e delle sue aziende municipalizzate, con interessi che spaziavano dalla gestione dei centri di accoglienza per immigrati al finanziamento occulto di campagne elettorali. Carminati viene descritto dagli inquirenti come il vertice di questa rete, capace di tessere relazioni con politici, imprenditori, funzionari pubblici e figure criminali di diverse estrazioni.
Le indagini mettono in luce i suoi presunti legami con i vertici delle tifoserie romane (Fabrizio Piscitelli "Diabolik" per la Lazio, Mario Corsi per la Roma), con personaggi noti nel mondo dello spettacolo e dello sport (Giovanni De Carlo, Angelo Maria Monaco) e con potenti clan criminali italiani, tra cui i Casamonica, il clan catanese di Nitto Santapaola e le 'ndrine calabresi Piromalli e Mancuso. Questa rete di contatti trasversali confermava la sua capacità di muoversi in ambienti diversi, sfruttando relazioni a tutti i livelli.
Il processo "Mafia Capitale" ha avuto un iter giudiziario complesso e altalenante. Dopo l'arresto, Carminati viene sottoposto a diversi trasferimenti carcerari, incluso il regime del 41-bis. Nel 2017, in primo grado, il Tribunale di Roma lo condanna a 20 anni di reclusione, ma esclude l'associazione di stampo mafioso, riconoscendo solo l'associazione a delinquere semplice. Questa decisione, che ridimensionava l'impatto dell'inchiesta, suscita ampio dibattito.
L'11 settembre 2018, la Corte d'Appello di Roma ribalta parzialmente la sentenza di primo grado, riconoscendo la sussistenza del "metodo mafioso" (articolo 416 bis) e riducendo la pena per Carminati a 14 anni e 6 mesi. Questa sentenza sembrava confermare l'impianto accusatorio sulla natura mafiosa dell'organizzazione.
Tuttavia, il 22 ottobre 2019, la Corte di Cassazione annulla nuovamente l'aggravante del "metodo mafioso", stabilendo che l'associazione non fosse di stampo mafioso. La Suprema Corte ordina un nuovo processo d'appello, ma esclusivamente per la riformulazione delle pene sulla base di questa esclusione.
La Situazione Attuale: Dov'è Oggi Massimo Carminati?
La sentenza della Cassazione del 2019, escludendo il carattere mafioso, ha avuto un impatto diretto sulla posizione di Massimo Carminati. Il 16 giugno 2020, dopo 5 anni e 7 mesi di detenzione cautelare, Massimo Carminati lascia il carcere di Oristano per decisione del tribunale della libertà. Il motivo del rilascio è la scadenza dei termini massimi di custodia cautelare, un evento che ha suscitato diverse reazioni e dibattiti sulla durata dei processi e delle misure cautelari in Italia. Da quella data, Carminati è tornato in libertà.
Il percorso giudiziario legato a "Mafia Capitale" non si è però concluso. Il 9 marzo 2021, la nuova Corte d'Appello, chiamata a rimodulare le pene, ha condannato Massimo Carminati a 10 anni di reclusione per i reati di associazione a delinquere semplice, corruzione e traffico di influenze illecite, escludendo definitivamente il 416 bis. Questa condanna è stata poi confermata dalla Corte di Cassazione il 28 settembre 2022, rendendola definitiva.
Nonostante la condanna definitiva a 10 anni, Carminati non è rientrato immediatamente in carcere dopo la sentenza della Cassazione del 2022, avendo già scontato una parte significativa della pena in custodia cautelare. La gestione della pena residua dipende dai calcoli della magistratura di sorveglianza e dalle specifiche imputazioni.
La domanda su "dove vive oggi Massimo Carminati" trova risposta nel suo stato di libertà dal giugno 2020. Attualmente, Carminati si trova fuori dal carcere, in attesa di scontare la parte restante della sua condanna definitiva.
Un ulteriore sviluppo recente risale a settembre 2023, quando la procura di Roma ha chiesto sei mesi di reclusione per Carminati in un filone separato di "Mafia Capitale", accusato di usura legata a un tentativo di acquisto d'oro in Africa. Questo dimostra come la sua figura continui a essere oggetto di indagini e procedimenti giudiziari.
Secondo quanto riportato da fonti giornalistiche e confermato da recenti decisioni giudiziarie, Massimo Carminati dovrà tornare in carcere il 28 febbraio 2025 per scontare una pena residua di 3 anni e 4 mesi, specificamente legata a una condanna per corruzione nell'ambito dell'inchiesta "Mafia Capitale". Questo significa che, al momento della stesura di questo articolo, Carminati è in libertà, ma con una data già fissata per il suo rientro in istituto penitenziario per completare l'espiazione della pena definitiva.
Riepilogo Processi e Condanne Principali
| Processo | Anno Sentenza Definitiva | Reato Principale | Pena Iniziale / Appello | Esito Finale Definitivo / Note |
|---|---|---|---|---|
| Rapina Chase Manhattan Bank | 1987 | Rapina | 3 anni e mezzo | Pena scontata, incidenza indulto |
| Ricettazione (episodio 1981) | 1988 | Ricettazione | 8 mesi | Pena condonata (Indulto 1990) |
| Rapina e Armi | 1991 | Rapina, detenzione armi | 1 anno, 6 mesi, 20 giorni | Pena condonata (Indulto 1990) |
| Banda della Magliana | 1998 | Associazione a delinquere | 10 anni (1° gr.) / 6 anni 6 mesi (Appello) | Cumulo pena totale: 11 anni 9 mesi |
| Furto Caveau Banca Roma | 2010 | Furto aggravato | 4 anni | Pena estinta (Indulto 2006, affidamento), poi residuo 1 anno e interdizione uffici pubblici |
| Mafia Capitale | 2022 | Associazione a delinquere (no mafia), Corruzione, Traffico influenze | 20 anni (1° gr.) / 14 anni 6 mesi (Appello 416bis annullato) / 10 anni (Appello bis) | Condanna definitiva 10 anni. Rilasciato giugno 2020 per scadenza termini cautelare. Rientro in carcere previsto Feb 2025 per scontare residuo 3 anni 4 mesi (corruzione). |
Domande Frequenti su Massimo Carminati
Ecco alcune delle domande più comuni riguardo la figura di Massimo Carminati e la sua situazione attuale:
Chi è Massimo Carminati?
Massimo Carminati è un ex militante dell'estrema destra eversiva (NAR) e figura legata alla criminalità romana (Banda della Magliana), considerato un personaggio cerniera tra questi ambienti. È stato al centro di numerose inchieste e processi, tra cui quello di "Mafia Capitale".
Perché è noto come "il Cecato"?
Hai ricevuto questo soprannome dopo aver perso l'uso dell'occhio sinistro in seguito a una grave ferita da arma da fuoco riportata durante il suo primo arresto nel 1981.
Qual è stato il suo ruolo in "Mafia Capitale"?
Nell'inchiesta "Mafia Capitale", Carminati è stato inizialmente accusato di essere il capo di un'associazione a delinquere di stampo mafioso che gestiva appalti e affari illeciti a Roma. Sebbene la Cassazione abbia escluso l'aggravante mafiosa, è stato condannato in via definitiva per associazione a delinquere semplice, corruzione e traffico di influenze illeciti.
Quando è stato rilasciato?
È stato rilasciato dal carcere il 16 giugno 2020 per scadenza dei termini massimi di custodia cautelare, dopo oltre cinque anni di detenzione preventiva.
Deve ancora scontare una pena?
Sì, ha una condanna definitiva a 10 anni per "Mafia Capitale". Avendo già scontato una parte della pena in custodia cautelare, deve scontare il residuo. È previsto il suo rientro in carcere il 28 febbraio 2025 per scontare 3 anni e 4 mesi di pena residua per corruzione.
Dov'è Massimo Carminati oggi?
Attualmente, da giugno 2020, Massimo Carminati si trova in libertà. Rientrerà in carcere il 28 febbraio 2025 per scontare la parte finale della sua pena definitiva.
La storia di Massimo Carminati continua a rappresentare uno spaccato inquietante dei legami tra mondi apparentemente distinti – politica, eversione e criminalità – che hanno segnato la storia recente d'Italia. La sua figura rimane controversa, simbolo di un potere sommerso e di dinamiche criminali che hanno saputo adattarsi e rigenerarsi nel tempo.
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