03/12/2022
Immerso nel cuore dell'Irpinia, a circa 1050 metri sul livello del mare, si trova il Piano Laceno, un altopiano di rara bellezza ai piedi del maestoso Monte Cervialto. Questa località, circondata da fitti boschi e vette imponenti, rappresenta da tempo una meta ambita per chi cerca contatto con la natura, storia e, in passato, sport invernali. La sua particolare conformazione e la ricchezza del territorio circostante ne fanno un luogo unico nel panorama appenninico.

Un Tesoro Naturale: Geografia e Clima
Il Laceno, noto anche come Piano Laceno, è situato su un altopiano che si estende ai piedi del Monte Cervialto, la cui vetta raggiunge i 1809 metri. Nelle vicinanze si trovano altre cime significative come il Monte Rajamagra (1667 m), il Monte Cervarolo (1558 m) e la Montagna Grande (1509 m). L'altopiano è circondato da un'area boschiva prevalentemente composta da conifere e fagacee, che contribuiscono a creare un paesaggio suggestivo in ogni stagione.
La particolare forma "a conca" dell'altopiano influisce notevolmente sul clima locale. Spesso si verificano forti inversioni termiche, soprattutto nelle nottate serene e con calma di vento. Questo fenomeno può portare a picchi di temperature minime molto basse, che nei mesi invernali possono raggiungere i -20 °C.
Un aspetto curioso e distintivo del clima lacenese è la frequente coesistenza di prati verdi nella zona del lago e abbondante neve sulle piste sciistiche. Ciò è dovuto principalmente alla particolare esposizione verso nord delle aree destinate allo sci e alla densità dei fitti faggeti che, non permettendo al sole di penetrare, preservano il manto nevoso più a lungo rispetto alle zone più aperte e soleggiate dell'altopiano.
Il Cuore Blu: Il Lago Laceno
Il Lago Laceno, alimentato dal torrente Tronola, sorge all'inizio del pianoro e si spande attorno all'abitato. In origine, l'area era prevalentemente paludosa. Nei secoli scorsi, il comune stesso si adoperò per bonificare il territorio e renderlo coltivabile, canalizzando le acque fino a farle confluire nella posizione attuale del lago. Questo intervento ha permesso di trasformare un'area acquitrinosa in un elemento paesaggistico centrale e caratteristico della località.
Tuttavia, la superficie del lago ha subito significative riduzioni nel corso del tempo. Il terremoto del 1980 in Irpinia ha causato l'apertura di falle nel sottosuolo lacustre e alla sorgente del Tronola, diminuendo progressivamente l'apporto idrico e la superficie del bacino alla sola parte su cui affaccia il paese. Successivamente, tra il 2010 e la fine del 2012, si è verificata un'ulteriore e più accentuata riduzione a causa delle forti siccità che hanno interessato la zona. Questa carenza idrica ha avuto ripercussioni sull'erogazione di acqua potabile in alcuni comuni dell'Irpinia e ha reso il lago una riserva fondamentale, spesso utilizzata d'estate per spegnere gli incendi boschivi della zona.
Oggi, questa sezione residua del lago si riduce a uno stagno durante i mesi estivi, raggiungendo la sua massima espansione idrica nei mesi di dicembre e gennaio, grazie alle piogge e alle nevicate invernali.
Per quanto riguarda la domanda su quanti abitanti abbia il Lago Laceno, è importante precisare che il testo fornito descrive l'abitato come una frazione composta prevalentemente da alberghi, ristoranti, ville e residenze, suggerendo una vocazione turistica e di villeggiatura. Tuttavia, non viene fornito un numero specifico di residenti permanenti basato su queste informazioni.
Dalla Storia al Turismo: L'Evoluzione di Laceno
La storia di Laceno è ricca e affascinante. Dopo l'unità d'Italia, la località divenne un importante rifugio per i briganti, che trovavano nascondiglio nei fitti faggeti circostanti, sfruttando la natura selvaggia e isolata del luogo.
La vera svolta per Laceno si ebbe a partire dalla metà del XX secolo. Nel 1955, il comune di Bagnoli Irpino concesse alcuni terreni a prezzi simbolici per incentivare la costruzione di edifici residenziali e di villeggiatura. Questo portò alla realizzazione delle prime ville e alberghi, gettando le basi per lo sviluppo turistico. La località fu ufficialmente inaugurata il 6 settembre 1959, inizialmente concepita come meta per il turismo estivo, sfruttando il clima fresco e il paesaggio naturale.
Il passo decisivo verso la trasformazione in una stazione sciistica invernale avvenne nel 1969, con l'installazione del primo impianto di risalita, la sciovia "Serroncelli". Questo impianto, realizzato dall'ingegnere Franco Giannoni, partiva dai piedi del Monte Rajamagra e risaliva la "Valle del Terremoto". Fu successivamente prolungato nel 1973 per far fronte all'aumento della clientela. Funzionò, con alterne fortune legate agli inverni, fino al 2003.
Tra il 1973 e il 1974, l'offerta impiantistica si ampliò ulteriormente con la realizzazione di due seggiovie, denominate Settevalli e Rajamagra, e una breve sciovia per principianti, la Cuccioli, tutte costruite dalla ditta Marchisio di Torino. Con questi impianti, Laceno si affermò come una rinomata meta invernale, tanto da essere soprannominata "la Cortina del Sud".
Gli anni '70 e '80 rappresentarono il periodo di massimo splendore turistico per Laceno. La località ospitò manifestazioni culturali e sportive di rilievo, anche a livello internazionale, come notissimi slalom femminili. Eventi come feste, sagre, raid automobilistici organizzati dall'ACI e l'importante festival cinematografico "Laceno d'oro" contribuirono a consolidarne la fama.

A partire dagli anni novanta, tuttavia, Laceno conobbe un periodo di crisi e declino. La mancanza di nuovi investimenti per l'ammodernamento degli impianti e delle strutture, unita alla crescita esponenziale di altre stazioni sciistiche sull'Appennino, ne ridusse l'attrattiva. Questo periodo fu segnato anche da scandali e problemi organizzativi che ne compromisero l'immagine.
Nonostante le difficoltà, a partire dagli anni 2000, Laceno ha mostrato segnali di ripresa, registrando un incremento abbastanza costante delle presenze turistiche. Dal 2008 in poi, sono stati avviati interventi volti alla riqualificazione della stazione, con l'obiettivo di potenziare sia l'offerta sportiva che quella paesaggistica. Questi finanziamenti mirano anche a migliorare l'aspetto urbano e rurale dell'altopiano, attraverso la ristrutturazione di edifici storici come la chiesa di Santa Nesta e l'ostello sul lago.
Nel 2010, il flusso turistico è cresciuto ulteriormente, in particolare durante il periodo natalizio. L'introduzione di un sistema di innevamento artificiale per le piste da sci ha rappresentato un tentativo di garantire la pratica degli sport invernali anche in condizioni climatiche meno favorevoli, specialmente a dicembre.
La Questione Impianti: Tra Passato e Futuro
Una delle vicende più complesse e dibattute nella storia recente di Laceno riguarda la gestione e il futuro degli impianti di risalita. Nel mese di aprile 2017, alla società gestrice degli impianti e concessionaria dei suoli, facente capo agli eredi Giannoni, è stato intimato di restituire le aree. La controversia si basava sul mancato riconoscimento da parte del comune del rinnovo di concessione del 2002, mentre il gestore riteneva di avere una concessione valida fino al 2031.
Questa disputa legale si è protratta per diversi anni, coinvolgendo il TAR di Salerno e il Consiglio di Stato. In prima istanza, il TAR si è pronunciato parzialmente a favore dell'ente pubblico. La situazione ha avuto un impatto diretto sulla funzionalità della stazione: dal 21 maggio 2017, le due storiche seggiovie Settevalli e Rajamagra sono state fermate definitivamente, dopo oltre 42 anni di esercizio.
Gli impianti erano in procinto di intraprendere l'iter per il prolungamento della vita tecnica tramite una revisione speciale, iniziata nell'autunno 2016. Tuttavia, tale revisione non fu completata e collaudata entro la scadenza del 27 maggio 2017, proprio a causa della richiesta di restituzione delle aree, rendendo gli impianti inibiti all'esercizio.
La vicenda legale ha visto ulteriori sviluppi. Il 17 novembre 2017, è stato notificato alla società l'atto di sgombero firmato dal sindaco pro-tempore, con l'intenzione del comune di rientrare in possesso degli impianti di risalita e delle aree su cui ricadono. Il Consiglio di Stato, con sentenza del 6 febbraio 2018, ha dato definitivamente ragione all'amministrazione comunale, sentenziando l'inammissibilità delle richieste della ditta Giannoni.
Nel settembre 2018, il TAR di Salerno ha nuovamente sentenziato l'inammissibilità delle richieste della Giannoni, pur riconoscendo la proprietà di alcune aree in capo alla società. Tuttavia, è emerso un problema di rototraslazione delle coordinate in fase di accatastamento risalente a oltre quarant'anni prima, che ha fatto sì che le aree catastali identificate come sedi degli impianti non coincidessero con quelle reali. Questa circostanza ha permesso al comune di entrare in possesso degli impianti.
La società ha comunque deciso di impugnare la sentenza presso il Consiglio di Stato. Nonostante le complessità legali, il processo per la riattivazione della stazione è andato avanti. Il 27 aprile 2022 è stato aggiudicato l'appalto per l'ammodernamento degli impianti. Tuttavia, è importante sottolineare che i nuovi impianti non sono ancora operativi. Il testo indica chiaramente che saranno aperti al pubblico solo dopo il completamento della costruzione e, soprattutto, dopo la pubblicazione del bando di gara per l'affidamento della gestione delle seggiovie e la sua successiva aggiudicazione.
Riguardo alla domanda su "Quando aprono le piste a Lago Laceno?", le informazioni fornite descrivono la dismissione dei vecchi impianti nel 2017 e l'aggiudicazione di un appalto per nuovi impianti nel 2022. Tuttavia, il testo chiarisce che i nuovi impianti saranno aperti solo dopo il completamento della costruzione e l'affidamento della gestione tramite bando. Pertanto, date specifiche di apertura non sono disponibili nel testo.
Cultura, Tradizioni e Sapore Locale
La cultura di Laceno e dell'Irpinia circostante si manifesta in diverse forme. Il Laceno d'oro, un importante festival del cinema neorealistico, fu ideato nel 1959 e si svolse nella località fino al 1988, prima di trasferirsi ad Avellino. L'eredità di questo evento è mantenuta viva dal "Premio Camillo Marino - Laceno d'Oro", istituito nel 2001 in memoria di uno dei suoi fondatori.
La cultura popolare del luogo è rinomata per i suoi canti, proverbi, le tradizioni legate ai lavori manuali e, in particolare, per la sua eccellente cucina. Quest'ultima si basa sull'utilizzo di prodotti tipici del territorio, celebri per la loro qualità. Tra i protagonisti della gastronomia locale spiccano il pregiato tartufo nero di Bagnoli, i saporiti funghi porcini raccolti nei boschi, i formaggi tipici della zona e le castagne, ingrediente versatile in molte ricette dolci e salate.

Anche la cultura di massa ha toccato Laceno; il chitarrista romagnolo Massimo Varini ha inciso un brano intitolato "Laceno", ispirato da un suo viaggio nella località, a testimonianza dell'impatto emotivo che questi luoghi possono avere.
Le Acque dell'Irpinia: La Pesca sul Fiume Calore
Per quanto riguarda la domanda "Che pesci ci sono nel Lago Laceno?", le informazioni fornite si concentrano sulla descrizione della pesca nel Fiume Calore in Irpinia, un corso d'acqua significativo della regione, ma distinto dal lago. Il testo non descrive le specie ittiche presenti specificamente nel Lago Laceno, ma offre un quadro dettagliato del Fiume Calore, che merita attenzione per gli appassionati di pesca sportiva.
Il Calore è descritto come uno splendido torrente tra l'Irpinia e la provincia di Benevento, caratterizzato da acque estremamente limpide e non inquinate. È un habitat ideale dove convivono diverse specie ittiche, tra cui begli esemplari di trote, barbi e cavedani. Il fiume nasce dai monti Picentini e si sviluppa per oltre 100 km. Il tratto irpino, in particolare da Montella alla chiusa di Taurasi, è considerato il migliore sia per l'ambiente che per la fauna ittica.
Le acque di questo tratto del Calore sono gestite dalla Federazione Italiana Pesca Sportiva, con una gestione ritenuta oculata. Le normative per la pesca includono una misura minima di 20 centimetri per i salmonidi e un limite massimo di cinque catture giornaliere. La pesca è consentita tutti i giorni eccetto il lunedì e il venerdì (salvo festività infrasettimanali), con la stagione che inizia l'ultima domenica di febbraio.
La gestione prevede anche zone protette di ripopolamento con divieto assoluto di pesca. Due tratti sono stati designati a questo scopo: uno di 2 km dalla chiusa di Taurasi alla centrale Enel di San Mango, e un altro di 1,7 km dall'inizio della Contrada Vadantino al Calore Faitano. Queste zone sono chiaramente segnalate da cartelli.
L'accesso al torrente è agevole dalla strada che lo costeggia, tramite numerosi sentieri che si addentrano nella fitta vegetazione di castagni, cerri e salici. Il Calore presenta un carattere più torrentizio e con sponde alte nella zona di Castelfranci, mentre scendendo verso Taurasi il dislivello diminuisce, offrendo buche profonde con acque più tranquille e sponde più accessibili.
Nelle acque limpide del Calore convivono trote, barbi, cavedani e lasche. La limpidezza dell'acqua impone l'uso di monofili molto sottili per tutte le tecniche di pesca (passata, fondo, tocco), poiché i pesci in queste acque sono particolarmente diffidenti. Notizie recenti segnalano anche la presenza di carpe nel tratto basso, sebbene molto astute e difficili da catturare.
La pesca a spinning può dare buoni risultati, prediligendo rotanti e minnows di piccole dimensioni (non oltre i 5 grammi), pescando a risalire per sfruttare il fattore sorpresa. La pesca a mosca è possibile ma richiede esperienza a causa delle sponde spesso infrascate.
Per le esche naturali, è assolutamente proibito l'uso e la detenzione del bigattino in tutto il corso del fiume. Sono invece efficaci il classico lombrico e le camole del miele. Data la presenza di barbi e cavedani, si utilizzano anche gatte, sambuco, crisalide e portasassi (questi ultimi raccolti in zona). Esaminare la microfauna del fiume è un indicatore della sua salute, e il Calore è considerato in ottime condizioni.
Una tecnica di pesca locale particolarmente insolita e degna di nota è l'uso della sanguisuga, chiamata "mignatta" in dialetto. I pescatori locali la utilizzano con successo tutto l'anno per catturare cavedani, barbi e anche trote di notevoli dimensioni. L'efficacia di questa esca è spiegata dalla notevole presenza di questi anellidi sotto i sassi e nei rigagnoli laterali del fiume, rendendoli parte della dieta quotidiana dei pesci. È fondamentale presentarla in modo naturale con monofili sottilissimi per non insospettire i pesci.
Tra le altre esche naturali efficaci si segnalano i frutti presenti in natura, come ciliegie, uva, sambuco e fichi, spesso preceduti da un'adeguata pasturazione per attirare i pesci.
Considerazioni Finali
Il Lago Laceno e il suo altopiano rappresentano un territorio dalle molteplici sfaccettature: un ambiente naturale di grande pregio, una storia legata al brigantaggio e allo sviluppo turistico, le sfide idrogeologiche che influenzano il lago stesso, e un futuro incerto ma promettente per la sua vocazione invernale. Nonostante le difficoltà recenti, la località conserva un forte potenziale attrattivo, sia per gli amanti della natura e delle tradizioni locali che per chi attende la rinascita completa della sua offerta sportiva. La ricchezza culturale, la rinomata gastronomia e la vicinanza a corsi d'acqua importanti come il Fiume Calore aggiungono ulteriori elementi di interesse a questa affascinante meta irpina.
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