Chi è il proprietario di La Stampa?

La Stampa: Storia, Proprietà e Direzione

15/09/2021

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La Stampa è uno dei quotidiani storici del panorama editoriale italiano, con una storia che affonda le radici nel lontano 1867. Fondato a Torino, ha attraversato epoche turbolente e cambiamenti radicali, mantenendo nel corso del tempo un ruolo significativo nell'informazione nazionale. La sua evoluzione riflette non solo le vicende interne della testata, ma anche i mutamenti politici, sociali ed economici dell'Italia.

Chi è l'editore del quotidiano La Stampa?
Editrice La StampaEditrice La Stampa S.p.A.GruppoExorPersone chiaveJohn Elkann (presidente)SettoreEditoriaProdottiquotidiano La Stampa

Le Origini: Dalla Gazzetta Piemontese a La Stampa

La storia del quotidiano inizia il 9 febbraio 1867 a Torino, con il nome di Gazzetta Piemontese. Fu fondato dal giornalista e scrittore Vittorio Bersezio e dal politico Casimiro Favale. Il motto scelto per accompagnare la testata era "Frangar non flectar", ovvero "Mi spezzerò non mi piegherò", un presagio forse della resilienza che il giornale avrebbe dimostrato nel corso dei decenni. Nei primi anni, la Gazzetta Piemontese veniva stampata nella tipografia di Favale, situata in via Dora Grossa a Torino. Aveva una tiratura iniziale di circa 7-8.000 copie e offriva due edizioni giornaliere, una al mattino e una al pomeriggio.

Nel 1880, la proprietà passò nelle mani del deputato liberale Luigi Roux, che assunse anche la direzione del quotidiano. Durante questo periodo, il giornale si avvalse della collaborazione di figure politiche di spicco come Silvio Spaventa e Ruggiero Bonghi, consolidando il suo orientamento liberale.

Un passaggio fondamentale avvenne nel 1894, quando l'imprenditore e giornalista Alfredo Frassati divenne comproprietario e affiancò Roux nella direzione. Frassati si distinse subito per il suo intento di rilanciare la testata. Il 1º gennaio 1895, il nome fu modificato in La Stampa Gazzetta piemontese. Sebbene il vecchio nome fosse inizialmente più evidente del nuovo, le proporzioni furono invertite il 30 marzo 1895, mettendo in risalto La Stampa come titolo principale. Frassati non si limitò a un cambio di nome: trasferì la sede in un nuovo palazzo in piazza Solferino e introdusse significative innovazioni tecnologiche, come l'adozione della linotype, una delle prime in Italia, che avrebbe raggiunto il notevole numero di trentasette unità.

Sotto la guida di Frassati, la tiratura crebbe rapidamente, raggiungendo le 50.000 copie in pochi anni. Nel 1900, Frassati acquisì la maggioranza della proprietà (due terzi), diventando direttore unico e potendo così definire in autonomia la linea editoriale. Il giornale assunse una chiara posizione a sostegno di Giovanni Giolitti, di cui Frassati divenne un fervente sostenitore. Furono chiamati a collaborare intellettuali di grande rilievo come Luigi Einaudi, Francesco Saverio Nitti e Gaetano Mosca. Frassati ampliò l'offerta editoriale con supplementi dedicati allo sport (La Stampa Sportiva, 1902) e al mondo femminile (La Donna, 1904). Nel 1908, il sottotitolo 'Gazzetta piemontese' scomparve definitivamente, lasciando 'La Stampa' come unico titolo. La tiratura continuò a crescere, sfiorando le 100.000 copie nel 1910, posizionando La Stampa come il primo quotidiano di Torino e il secondo del Nord Italia. Durante la Prima Guerra Mondiale, il giornale sostenne la posizione neutralista, in linea con il governo dell'epoca.

L'Era della Famiglia Agnelli e il Periodo Fascista

Un momento cruciale nella storia del giornale si verificò nel 1920, quando il gruppo finanziario-industriale Agnelli-Gualino acquistò una quota della proprietà, ottenendo anche un diritto di prelazione sulle quote di Frassati. Dopo l'assassinio di Giacomo Matteotti nel 1924, La Stampa si schierò apertamente su posizioni anti-mussoliniane. Questa linea editoriale non fu tollerata dal regime fascista, e Frassati fu costretto a cedere la proprietà nel 1926 a una società controllata dalla famiglia Agnelli (FIAT). Il giornale fu adeguato alle direttive del regime, ma questa sottomissione ebbe un costo in termini di lettori, con la Gazzetta del Popolo che la superò in diffusione a Torino.

Nonostante le difficoltà, l'attività editoriale continuò. Il 31 dicembre 1930 vide la luce il primo numero de La Stampa della Sera (che dal 1937 divenne Stampa Sera), un'edizione pomeridiana e del lunedì, giorno in cui l'edizione mattutina non usciva tradizionalmente. Nel 1934, la sede fu trasferita in un grande palazzo affacciato su via Roma. Sotto la direzione di Alfredo Signoretti, le vendite ripresero a crescere. Nel febbraio 1943, La Stampa era stabilmente il secondo quotidiano italiano per tiratura, con circa 550.000 copie medie, una posizione che avrebbe mantenuto per molti anni.

Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, il giornale, come altri nel Nord Italia occupato, dovette allinearsi alle direttive del governo filo-tedesco della Repubblica Sociale Italiana. L'ultimo numero di questo periodo uscì il 26 aprile 1945. Dopo la Liberazione, il 3 maggio 1945, il Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) ottenne la sospensione del quotidiano a causa della connivenza con la RSI.

La Ripresa Post-Bellica e l'Era De Benedetti

Grazie all'appoggio degli Alleati, il quotidiano tornò nelle edicole il 18 luglio 1945, inizialmente sotto la direzione di Filippo Burzio. Tuttavia, per evitare il sequestro da parte delle autorità militari alleate, la testata dovette cambiare nome, diventando La Nuova Stampa il 21 luglio 1945. Dal 1º gennaio 1946, la proprietà tornò in mano alla famiglia Agnelli.

Chi è il proprietario di La Stampa?
Nel 2014 la proprietà è passata all'Italiana Editrice S.p.A. e dal 2017 a GEDI Gruppo Editoriale. Tra i direttori si ricordano A. Ronchey (1968-73), P. Mieli (1990-92), E.

Il periodo dal 1948 al 1968 fu segnato dalla figura carismatica del direttore Giulio De Benedetti. Aveva un obiettivo ambizioso: attrarre gli operai delle fabbriche FIAT, in gran parte lettori de L'Unità, e recuperare i lettori persi a favore della Gazzetta del Popolo. Con un budget limitato, De Benedetti inventò un formato innovativo, un "giornale-mosaico". Affittò i servizi di corrispondenti esteri da altri giornali romani, selezionò articoli già pubblicati per arricchire la Terza pagina e, soprattutto, creò la fortunata rubrica «Specchio dei tempi» (nata il 17 dicembre 1955), uno spazio di dialogo diretto con i lettori che esiste ancora oggi. Un'altra innovazione fu l'introduzione delle «Cronache della scienza», una pagina settimanale interamente dedicata alla scienza, la prima su un quotidiano nazionale. Questo approccio permise di offrire un prodotto di qualità mantenendo al contempo una notevole indipendenza editoriale.

Sotto la sua guida, La Stampa riconquistò la posizione di primo quotidiano a Torino e si affermò tra i principali a livello nazionale. Era l'unico quotidiano di rilievo a proporsi come alternativa al duopolio politico-editoriale DC-sinistra che dominava la scena italiana. In questo periodo, e fino agli anni Ottanta, continuò a uscire anche l'edizione pomeridiana Stampa Sera. A metà degli anni Sessanta, La Stampa vendeva in media 375.000 copie, a cui si aggiungevano le 175.000 copie di Stampa Sera.

Dal Trasferimento della Sede ai Direttori degli Ultimi Decenni del '900

Nel 1968, la sede del giornale fu trasferita in un moderno edificio in via Marenco 32, dove sarebbe rimasta fino al 2012. La tradizione di un giornalismo basato sui fatti, non ideologico e pragmatico, fu portata avanti dal successore di De Benedetti, Alberto Ronchey (1968-1973). Gianni Agnelli, succeduto a Valletta alla guida della FIAT, desiderava che La Stampa superasse i confini del Nord-Ovest per diventare una testata nazionale. Ronchey puntò sull'approfondimento delle notizie estere e sull'economia, avvalendosi di collaboratori come Carlo Casalegno, Alessandro Galante Garrone, Luigi Firpo e Norberto Bobbio per consolidare la presenza nazionale. Allo stesso tempo, non trascurò la cronaca locale, raggiungendo picchi di vendita con la copertura di casi di forte impatto emotivo.

Dopo il ritorno di Ronchey all'attività di inviato e sociologo, la direzione passò ad Arrigo Levi (1973-1978). In un contesto politico in evoluzione, Levi schierò il quotidiano sul 'No' al referendum abrogativo del divorzio nel 1974. Nel 1975, nacque il supplemento letterario Tuttolibri. A metà degli anni Settanta, la tiratura superò le 500.000 copie giornaliere, mantenendo la seconda posizione tra i quotidiani italiani d'informazione, subito dopo il Corriere della Sera, pur conservando una forte base di lettori locali a Torino e provincia.

Questo periodo fu segnato anche da eventi drammatici. Il 16 novembre 1977, il vicedirettore Carlo Casalegno fu vittima di un agguato delle Brigate Rosse e morì pochi giorni dopo, diventando il primo giornalista ucciso deliberatamente dalle BR. Un altro incidente diplomatico si verificò nel 1978 a causa di un elzeviro satirico su Muʿammar Gheddafi, che portò alla richiesta di allontanamento del direttore Levi da parte libica e alle sue dimissioni.

Il successore fu Giorgio Fattori (1978-1986), che guidò il giornale in un periodo di innovazione tecnologica (teletrasmissione, computer) e potenziamento degli inserti, creando nel 1981 Tuttoscienze. Durante il suo mandato, la diffusione aumentò significativamente. Gaetano Scardocchia (1986-1990) supervisionò un importante restyling nel 1989: il formato fu ridotto, passando da nove a sette colonne, e la storica Terza pagina dedicata alla cultura fu eliminata, spostando gli argomenti nelle pagine interne, in linea con le tendenze degli altri quotidiani nazionali.

Negli anni Ottanta, la tiratura continuò a crescere, raggiungendo picchi superiori alle 570.000 copie nei primi anni Novanta, prima di iniziare una graduale diminuzione. Nel 1986, La Stampa fu superata da la Repubblica, scendendo al terzo posto tra i quotidiani d'informazione.

Le Direzioni Recenti e i Cambiamenti Editoriali (1990-2014)

Con Paolo Mieli (1990-1992) si avviò un ricambio generazionale e una maggiore attenzione alla televisione. Introdusse la formula dei "diari" durante la Guerra del Golfo, che riscosse successo e aumentò la credibilità del giornale. Mieli fu anche l'artefice della 'de-juventinizzazione' della testata, una mossa apprezzata anche fuori dal tifo calcistico. Sotto la sua direzione, La Stampa iniziò a uscire sette giorni su sette, portando alla chiusura di Stampa Sera il 18 aprile 1992, dopo 62 anni di attività.

Dove si trova la redazione di La Stampa a Torino?
tramite Posta indirizzando a: La Stampa, via Lugaro 21, 10126 Torino; per telefono: 011.56381; indicando: Cognome, Nome, Indirizzo, Cap, Telefono. oppure collegandosi al sito www.lastampashop.it; presso gli sportelli del Salone La Stampa, via Lugaro 21, Torino.

Il suo successore, Ezio Mauro (1992-1996), lanciò il settimanale Specchio della Stampa nel 1996. Nel 1999, sotto la direzione di Marcello Sorgi (con Gianni Riotta condirettore), nacque l'edizione web del quotidiano. Nei primi anni Duemila, La Stampa implementò una politica di abbinamenti con varie testate locali in tutta Italia.

Un altro cambiamento significativo avvenne il 19 novembre 2006, sotto la direzione di Giulio Anselmi (2005-2009), con la riduzione del formato dal tradizionale "lenzuolo" al formato Berlinese (31x45 cm), a sei colonne. Questa mossa, voluta dall'editore e accompagnata dall'adozione del colore in tutte le pagine e un restyling della testata, rappresentò una sfida alle abitudini dei lettori, ma fu considerata vinta dai dati di vendita. Dal 2009, La Stampa divenne disponibile anche in formato elettronico per e-book reader. Nel 2011, il sito web inaugurò VaticanInsider, un canale dedicato alla Santa Sede e alla Chiesa cattolica mondiale. Nel 2012, la sede fu nuovamente trasferita, in Via Lugaro 15 a Torino.

Un'importante iniziativa culturale fu la digitalizzazione dell'intero archivio storico della testata dalla nascita al 31 dicembre 2005, reso disponibile gratuitamente online a partire dal 29 ottobre 2010. Questo imponente lavoro ha messo a disposizione del pubblico milioni di pagine, articoli e fotografie.

I Cambiamenti di Proprietà Più Recenti: Italiana Editrice e GEDI

La struttura proprietaria de La Stampa ha subito significative trasformazioni negli ultimi anni. Fino al 2012, la società editrice, Editrice La Stampa, ha fatto parte del Gruppo Fiat, controllata tramite la holding Itedi - Italiana Edizioni, presieduta da John Elkann. Nel 2012, Itedi è stata fusa per incorporazione nella sua controllata Editrice La Stampa.

Un passaggio cruciale avvenne il 2 agosto 2014, quando Editrice La Stampa (controllata da Fiat Chrysler Automobiles, con John Elkann) annunciò la fusione per incorporazione con la Società Edizioni e Pubblicazioni (SEP) di Carlo Perrone, editrice de Il Secolo XIX. Questa operazione diede vita a una nuova società, denominata Italiana Editrice S.p.A., partecipata per il 77% da Fiat Chrysler e per il 23% dalla famiglia Perrone. L'accordo, efficace dal 1º gennaio 2015, creò un nuovo gruppo editoriale con le redazioni de La Stampa e Il Secolo XIX integrate, posizionandosi tra i maggiori gruppi editoriali italiani per diffusione.

La proprietà più recente si è definita nel 2016, quando Italiana Editrice S.p.A. è stata acquisita dal Gruppo Editoriale L'Espresso. A seguito dell'incorporazione, avvenuta nel 2017, il Gruppo Editoriale L'Espresso ha modificato il proprio nome in GEDI Gruppo Editoriale S.p.A. Per la pubblicazione dei quotidiani del gruppo, tra cui La Stampa, è stata costituita una nuova società, Gedi News Network (GNN). Pertanto, l'attuale editore de La Stampa è GEDI Gruppo Editoriale.

La Stampa Oggi: Direzione, Formato e Strategia Digitale

Dal 12 maggio 2018, il quotidiano presenta una nuova veste grafica, con un cambiamento del font (il nuovo carattere è il Charter) e dimensioni del testo leggermente maggiori. È stata introdotta la sezione "Tempi moderni" per Cultura, società e spettacoli, riconoscibile dall'uso del colore rosa. Nello stesso periodo, il sito lastampa.it ha introdotto la sezione "Top News" con contenuti accessibili tramite abbonamento.

Un'importante evoluzione nella produzione delle notizie è stata adottata dal 2 marzo 2020 con la strategia "digital first": le notizie vengono redatte e pubblicate direttamente online durante l'arco della giornata, e gli stessi articoli compaiono poi sull'edizione cartacea il giorno successivo. La Stampa è stato il primo tra i grandi quotidiani italiani a implementare questo modello.

Chi è il direttore de La Stampa di Torino?
La StampaDiffusione digitale22 824 (2020)DirettoreAndrea MalagutiVicedirettoreMarco Zatterin, Paolo Griseri e Annalisa CuzzocreaRedattore capoGianni Armand Pillon, Enrico Caporale e Guido Tiberga

La direzione del quotidiano ha visto recentemente diversi avvicendamenti. Dopo Marco Molinari (2016-2020), la direzione è passata a Massimo Giannini (2020-2023). Dal 7 ottobre 2023, l'attuale direttore de La Stampa è Andrea Malaguti.

Secondo i dati di ottobre 2024, La Stampa si conferma come il sesto quotidiano italiano per diffusione, con una media di 74.647 copie vendute.

Il quotidiano continua a uscire con vari inserti che coprono diverse aree di interesse, tra cui Tuttolibri, Tuttoscienze, Tuttosoldi e Specchio.

Domande Frequenti su La Stampa

Chi è l'attuale proprietario de La Stampa?

L'attuale proprietario de La Stampa è GEDI Gruppo Editoriale S.p.A., che ha acquisito la precedente società editrice Italiana Editrice S.p.A. nel 2016. GEDI pubblica il quotidiano tramite la controllata Gedi News Network (GNN).

Chi è il direttore attuale de La Stampa?

Dal 7 ottobre 2023, il direttore de La Stampa è Andrea Malaguti, che in precedenza ricopriva il ruolo di vicedirettore vicario del giornale.

Dove si trova la redazione principale de La Stampa a Torino?

La sede attuale della redazione de La Stampa a Torino si trova in Via Lugaro 15. Il quotidiano ha avuto diverse sedi storiche, tra cui quella originaria in via Dora Grossa, poi in piazza Solferino e successivamente in via Marenco 32.

Qual è stata l'importanza della famiglia Agnelli nella storia de La Stampa?

La famiglia Agnelli, tramite la FIAT, ha avuto un ruolo centrale nella storia de La Stampa per gran parte del XX secolo. Acquisirono la proprietà nel 1926 e la mantennero, pur con diverse strutture societarie (come Editrice La Stampa e Itedi), fino alla fusione che portò alla creazione di Italiana Editrice nel 2015 (di cui Fiat Chrysler Automobiles era socio di maggioranza) e alla successiva cessione a GEDI Gruppo Editoriale.

Tabella Cronologica delle Principali Proprietà

PeriodoProprietà Principale
1867-1880Vittorio Bersezio / Casimiro Favale
1880-1900Luigi Roux (con Alfredo Frassati dal 1894)
1900-1926Alfredo Frassati (con E. Pollone fino al 1920, poi Agnelli-Gualino)
1926-2014Famiglia Agnelli / FIAT (tramite diverse società come Editrice La Stampa, Itedi)
2015-2016Italiana Editrice S.p.A. (Fiat Chrysler Automobiles 77%, Famiglia Perrone 23%)
2017-OggiGEDI Gruppo Editoriale S.p.A.

In conclusione, La Stampa rappresenta un pezzo importante della storia del giornalismo italiano. Dalle sue umili origini come Gazzetta Piemontese alla sua attuale configurazione digitale sotto il gruppo GEDI, il quotidiano ha saputo adattarsi ai tempi, affrontando sfide politiche, economiche e tecnologiche. La sua storia è un intreccio di figure dirigenziali di spicco, evoluzioni editoriali e passaggi di proprietà che ne hanno plasmato continuamente l'identità, mantenendola, nonostante i cambiamenti del settore, un punto di riferimento nell'informazione del Paese.

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