18/09/2024
Nel cuore della suggestiva area dei Campi Flegrei si adagia la città di Pozzuoli, un luogo la cui storia è indissolubilmente legata alla terra vulcanica che la ospita e ai fenomeni geofisici che ne hanno plasmato il volto nel corso dei millenni. La sua posizione strategica sul golfo e la peculiare natura del suo sottosuolo l'hanno resa protagonista di vicende storiche di eccezionale interesse, fin dalle sue origini più remote.
Il fenomeno più distintivo e caratterizzante di Pozzuoli e dell'intera regione flegrea è senza dubbio il Bradisismo. Questo movimento verticale del suolo, causato dalle variazioni di pressione nel sottosuolo legate all'attività magmatica e idrotermale, ha determinato innalzamenti e abbassamenti del livello del mare e del suolo, influenzando profondamente la vita e lo sviluppo della città. Un esempio lampante del suo impatto si ebbe negli anni ottanta del XX secolo, quando il rapido sollevamento del suolo rese necessario spostare il porto di Pozzuoli di circa 50 metri rispetto alla sua posizione precedente. Ma il bradisismo non è un fenomeno recente; ha agito costantemente, costringendo gli abitanti nel corso della storia ad adattarsi e, in epoche di rapido sprofondamento, a ritirarsi verso le zone più elevate.
- Le Origini Greche: Dicearchia
- L'Periodo Sannita: Fistelia?
- Puteoli, il Grande Porto di Roma
- Il Cristianesimo delle Origini
- Età Medievale: Decadenza e Rinascita
- Età Moderna: Ricostruzione ed Espansione
- Età Contemporanea: Industria, Crisi e Rilancio
- Simboli della Città
- Tabella Cronologica Essenziale
- Domande Frequenti
Le Origini Greche: Dicearchia
La storia documentata di Pozzuoli affonda le radici nell'antichità greca. Nel 530 a.C., profughi provenienti dall'isola di Samo, in fuga dalla tirannide di Policrate, giunsero su queste coste. Con il beneplacito dei vicini Cumani, fondarono una città a cui diedero il nome di Dicearchia, termine greco che significa "(città) del giusto governo". Sebbene di questa prima fondazione greca rimanga solo una fonte scritta, l'ipotesi avanzata da illustri studiosi come Charles Dubois suggerisce che i contatti tra i Sami e i Cumani, originari di Calcide, fossero facilitati da antichi legami di amicizia tra Samo e Calcide. Questa alleanza si era manifestata in passato, in particolare durante la guerra tra le città euboiche di Eretria e Calcide, nella quale i Sami si erano schierati con Calcide. Tale legame ancestrale tra Sami, Calcidesi e le colonie euboiche in Italia e Sicilia avrebbe favorito la fusione tra le genti di Cuma e i fuggiaschi di Samo.
Dicearchia visse inizialmente in una condizione di dipendenza da Cuma, condividendo con essa la difesa dell'ellenismo in Campania, prima contro la pressione degli Etruschi e successivamente contro l'avanzata dei Sanniti.
L'Periodo Sannita: Fistelia?
La dominazione greca terminò nel 421 a.C., quando i Sanniti, dopo aver conquistato Cuma, occuparono anche Dicearchia. Sotto il dominio sannita, la città, che secondo alcuni studiosi potrebbe aver assunto il nome di Fistelia, godette di una notevole autonomia. Questa indipendenza si rifletté in particolare nell'ambito politico e commerciale. La sua posizione portuale era già all'epoca estremamente vantaggiosa e i contatti con l'entroterra campano favorirono gli scambi e lo sviluppo economico. Sebbene la documentazione su questo periodo sia meno ricca, è chiaro che la città mantenne una sua vitalità e importanza strategica.
Puteoli, il Grande Porto di Roma
La conquista romana della Campania nel 338 a.C. segnò una nuova era per la città. Da greco-sannita, divenne romana, assumendo il nuovo nome latino di Puteoli. Il significato del nome, "piccoli pozzi", è oggetto di dibattito. Potrebbe derivare dalle numerose sorgenti di acque termo-minerali presenti nella zona, o, come suggerisce il lessico di Sesto Pompeo Festo, potrebbe essere stato attribuito in modo sbrigativo dai Romani, che avrebbero assimilato impropriamente fumarole, fangaie e laghetti termali (caratterizzati da un forte odore sulfureo simile a quello delle uova marce) ai 'puticoli', ossia i fossi dove si seppellivano i cadaveri nelle campagne protostoriche. Questa seconda ipotesi, sebbene meno suggestiva, evidenzia la percezione iniziale che i Romani ebbero del luogo.
Fu durante la seconda guerra punica (218-201 a.C.) che Roma comprese appieno l'importanza strategica del porto di Puteoli. La sua posizione sul Tirreno lo rendeva uno scalo fondamentale per le comunicazioni e i rifornimenti. Per consolidare il proprio controllo e sfruttarne il potenziale, Roma vi stabilì una colonia marittima nel 195 a.C. Con la progressiva conquista romana dell'Oriente, Puteoli divenne il principale porto mediterraneo di Roma. La sua fortuna fu assicurata non solo dalla sua eccellente posizione, ma anche dalla possibilità di scambiare prodotti agricoli e industriali dell'entroterra campano con le merci d'oltremare e da speciali tariffe doganali che le conferivano un regime di preferenza rispetto al porto di Napoli e la ponevano in concorrenza diretta con il grande emporio di Delo, in Grecia.
Il quartiere portuale di Puteoli divenne un crocevia di culture e lingue. Una moltitudine varia e poliglotta affollava l'emporio marittimo, stabilendovi aziende (stationes) di commercio e trasporto, formando corporazioni professionali e associazioni religiose. Greci, Tiri, Eliopolitani, Ebrei e i primi Cristiani vi convivevano, professando i culti delle loro patrie d'origine. La presenza della prima comunità cristiana è attestata dal libro degli Atti degli Apostoli, che narra lo sbarco dell'Apostolo Paolo nel febbraio dell'anno 61 d.C. durante il suo viaggio verso Roma, e la sua permanenza di una settimana in città, accolto dai fratelli. Nabatei ed Etiopi contribuirono a conferire a Puteoli il carattere e il colore di un porto greco-orientale, tanto che già nel 126 a.C. Lucilio la definiva "Delus minor", e Stazio, all'età di Domiziano, la descriveva come "litora mundi hospita" (rive ospitali del mondo).
Puteoli godette di un lungo periodo di prosperità e vita municipale, ottenendo anche il titolo di colonia. L'imperatore Vespasiano (69-79 d.C.), per ricompensarla della sua lealtà nella lotta contro Vitellio, le assegnò una parte dell'agro capuano. Tuttavia, la fortuna di Puteoli iniziò a declinare lentamente con lo sviluppo del porto di Ostia, voluto prima da Claudio (iniziato nel 42 d.C.) e completato da Nerone (54 d.C.), e poi ampliato da Traiano (100-106 d.C.). Nonostante ciò, il porto puteolano mantenne il ruolo di scalo principale della Campania ancora al tempo di Antonino Pio (138-161 d.C.), che nel 139 d.C. ne riparò il molo danneggiato da una mareggiata. Un'operazione simile di ristrutturazione del porto, nuovamente danneggiato dal mare, è documentata anche alla fine del IV secolo, al tempo dell'imperatore Teodosio.
Il progressivo sprofondamento del litorale puteolano, causato dall'inesorabile bradisismo, ebbe conseguenze drammatiche. Verso la fine del V secolo o gli inizi del VI secolo, gli abitanti furono costretti ad abbandonare la parte bassa e i quartieri portuali della città, ormai sommersi, e a stabilirsi sull'altura che quasi certamente un tempo era stata l'acropoli di Dicearchia. Quest'area elevata fu cinta di mura e divenne il 'castro puteolano', un centro fortificato essenziale per la difesa della popolazione dalle crescenti incursioni nemiche.
Il Cristianesimo delle Origini
La presenza di una comunità cristiana organizzata a Pozzuoli fin dal I secolo è un dato storico di notevole importanza, confermato dal libro degli Atti degli Apostoli. Il passaggio di San Paolo, che si fermò per una settimana nel 61 d.C., testimonia l'esistenza di una rete di fedeli. La città annovera anche i suoi martiri, figure come Artema, Procolo, Acuzio ed Eutiche, e i più noti Gennaro, Sosso, Festo e Desiderio, che attestano la solidità e anche le persecuzioni subite dalla comunità locale.
Età Medievale: Decadenza e Rinascita
In epoca tardo imperiale e alto medievale, Puteoli risentì delle crisi dell'Impero. Nonostante alcune iscrizioni attestino lavori pubblici e la presenza di personaggi illustri anche nel IV secolo, suggerendo un perdurare di un certo benessere, i problemi legati al bradisismo si aggravarono. L'insabbiamento e l'immersione della costa raggiunsero il livello massimo di 4 metri sotto il livello del mare nel X secolo. Con il sacco di Roma da parte di Alarico, si perdono le notizie dirette su Puteoli. Dato il suo passaggio per Capua e Nola, è plausibile, come asserito da alcuni storici, che la città sia stata anch'essa razziata. Ciò comportò un ulteriore abbandono delle attività marittime e un arroccamento della popolazione sul 'castrum', l'area che corrisponde all'attuale Rione Terra.
Nonostante il generale decadimento, la zona costiera continuò ad essere frequentata grazie alla presenza delle sorgenti termali, che furono utilizzate per tutto il Medioevo. Autori come Felice, Cassiodoro e Beniamino di Tudela documentano l'interesse per i bagni flegrei da parte dei vari invasori, inclusi Vandali, Goti e Longobardi. L'area flegrea subì ulteriori razzie, come quella di Totila, re degli Ostrogoti, e nel 715 quella promossa da Romualdo II di Benevento. Nel 866, l'insediamento di Miseno, parte del territorio puteolano, fu saccheggiato dagli Arabi.
Fino alla fine del XII secolo, l'intera zona dei Campi Flegrei fu teatro di razzie e incursioni via terra e via mare. Il Castrum Putheolorum fu oggetto di contesa tra il Ducato di Napoli e il Regno normanno, fino alla vittoria di quest'ultimo. La situazione fu ulteriormente complicata da eventi naturali: nel 1198, alcune fonti storiche riportano un'eruzione della Solfatara, sebbene di modeste dimensioni, che peggiorò ulteriormente le già difficili condizioni di vita in zona, descritte dalle testimonianze dell'epoca come molto decadenti.
Un miglioramento si ebbe con l'avvento del Regno di Federico II. Anche se il castrum puteolano rimase territorialmente distinto da quello cumano e privo di un titolo politico o amministrativo autonomo sotto i Normanni e i primi Angioini, la svolta avvenne con la monarchia angioina. Dopo essere stata concessa in feudo a vari signori (Jean de Maflers nel 1271, Ludovico de Mons nel 1283, Ermengardo de Sabran nel 1294), finalmente il 9 maggio 1296, Carlo II d'Angiò la dichiarò città demaniale. Questa data è considerata quella ufficiale della fondazione dell'attuale Pozzuoli come entità amministrativa riconosciuta. L'istituzione dell''universitas' di Pozzuoli, richiesta dai Puteolani fin dal 1254, favorì lo sviluppo dell'economia locale, basata su pesca, agricoltura, estrazione di allume e sull'attività termale. Questo periodo vide la crescita di centri come Tripergole, un importante luogo termale, che però fu distrutto dall'eruzione del Monte Nuovo nel 1538.
Lo status di città fu riconfermato anche dagli Aragonesi nel XV secolo. Durante questo periodo, la città fu colpita da due terremoti, nel 1448 e nel 1468, eventi che spinsero il regno a esentare Pozzuoli dal pagamento del focatico (una tassa sui fuochi/famiglie), a testimonianza delle difficoltà affrontate dalla popolazione.
Età Moderna: Ricostruzione ed Espansione
Il XVI secolo si aprì con l'evento catastrofico dell'eruzione del Monte Nuovo nel 1538, che distrusse il centro termale di Tripergole e alterò profondamente il paesaggio. La città di Pozzuoli dovette affrontare una fase di ricostruzione e ripresa. Grazie ai privilegi economici concessi dal Regno di Napoli alle zone disastrate, e su impulso di figure come Don Pedro de Toledo, Pozzuoli conobbe la sua prima vera espansione urbana da quando si era ritirata sul Rione Terra nel primo Medioevo. Tra il XVI e il XVII secolo, la città si espanse verso le aree non sommerse che erano state abitate dagli antichi Romani, estendendosi verso la linea di costa e la zona del Macellum (noto anche come Tempio di Serapide). Questa fase di crescita diede origine a quella che oggi costituisce parte del centro storico. La città continuò a crescere fino all'epidemia di peste del 1656, che causò una battuta d'arresto demografica ed economica, come in molti altri centri abitati. Purtroppo, a causa della forte sismicità del luogo, gran parte delle costruzioni di questo periodo non sono giunte fino a noi, sebbene la loro edificazione abbia definito la nuova delimitazione urbana. Furono ricostruite anche alcune strutture essenziali andate perdute con la distruzione di Tripergole, come l'Ospedale.
Nonostante la ripresa, la città non fu immune da incursioni. Alla fine del 1500, pirati turchi e arabi attaccavano frequentemente la costa puteolana (il cui territorio si estendeva burocraticamente fino a Cuma). Questa minaccia spinse il reame spagnolo a organizzare una flotta per la difesa costiera. Al borgo di Pozzuoli fu riconosciuta un'importanza strategica non solo commerciale, ma anche militare, in quanto avamposto difensivo al confine con la capitale del Regno. Ciò portò alla costruzione di una cinta bastionata attorno all'abitato. Durante il vicereame spagnolo, grazie all'operato del vescovo e governatore Martino de Léon y Cardenas, il porto cittadino riprese a funzionare attivamente, servendo sia come scalo civile che come base militare per la marina spagnola.
Nel 1647, durante la rivolta di Masaniello, Pozzuoli rimase fedele alla corona e difese il Vescovo e la Curia locale dalle incursioni dei rivoluzionari. Un tentativo di rilancio del termalismo puteolano si registrò nel 1667, quando il viceré don Pedro Antonio d’Aragona incaricò una commissione di medici di ritrovare le antiche sorgenti termali. Furono scoperte diverse sorgenti lungo le pendici meridionali del Monte Nuovo, ma non furono sfruttate.
Tra il XVII e il XVIII secolo, la città continuò la sua espansione verso est. Nel 1676 fu edificato il convento dei frati Cappuccini, che, abbandonato nell'Ottocento a causa del bradisismo, diede il nome a una frazione e fu in seguito sostituito da un noto ristorante. Questo insediamento, assieme a quello preesistente dei frati Gerolomini, ha dato il nome alle attuali frazioni sul lungomare orientale. Durante il regno di Carlo III di Borbone, la riscoperta e la valorizzazione dell'epoca classica e dei suoi resti resero Pozzuoli famosa. Lo stesso re, incuriosito dai resti del Macellum, ne ordinò gli scavi e vi allestì un lapidario, il primo nell'area flegrea. Pozzuoli divenne così una tappa fondamentale del cosiddetto Grand Tour, l'itinerario culturale che attirava turisti e studiosi da tutta Europa alla scoperta dei resti archeologici.
Età Contemporanea: Industria, Crisi e Rilancio
Il XIX secolo, con l'avvento dell'Unità d'Italia, vide il porto di Pozzuoli perdere la sua importanza militare, conseguenza della perdita dello status di capitale da parte di Napoli. Tuttavia, in questo periodo Pozzuoli si affermò come centro industriale. Nel 1886 aprirono gli stabilimenti Armstrong, che con la Prima Guerra Mondiale divennero un'industria di punta a livello nazionale. La produzione siderurgica fu un'attività economica cruciale per la città fino agli anni 2000, sebbene la proprietà e la produzione cambiarono più volte. Nel 1955, l'apertura della fabbrica Olivetti rafforzò ulteriormente la vocazione industriale di Pozzuoli.
Un'importante infrastruttura per lo sviluppo urbano e i collegamenti fu la ferrovia Cumana, costruita nel 1889, che collegò Pozzuoli e il suo borgo periferico di Bacoli (allora ancora parte del comune) con Napoli (attraverso Fuorigrotta e Agnano). Questa ferrovia favorì una nuova espansione della città, questa volta verso ovest. Nel Novecento, nell'insenatura tra Punta Epitaffio e Punta Bambinella, nacque l'insediamento di Arco Felice, che prese il nome dall'omonima stazione, così chiamata per la sua vicinanza geografica all'Arco Felice romano, situato nell'entroterra. Quest'area, grazie anche alla presenza di cantieri navali, si sviluppò come zona turistica, con un'interruzione dovuta alla Seconda Guerra Mondiale e un periodo di massima espansione tra gli anni '50 e '60. Nel 1919, Bacoli ottenne la separazione da Pozzuoli, diventando comune autonomo.
Il XX secolo fu segnato nuovamente dall'impatto del Bradisismo. La crisi bradisismica del 1970 fu un evento traumatico. La preoccupazione per un'imminente eruzione della Solfatara portò le autorità nazionali a sgomberare frettolosamente il Rione Terra, che era ancora il centro popolare e popoloso della città. Questa evacuazione causò un primo grave trauma al tessuto sociale. Il Rione Terra rimase abbandonato per lungo tempo, dichiarato pericolante e insalubre. Scongiurato il pericolo vulcanico, si decise di costruire una nuova parte di città per gli sfollati, a nord, nelle zone agricole al confine con Quarto: nacque così il Rione Toiano, un quartiere prevalentemente residenziale.
La fragilità della città si manifestò di nuovo con il Terremoto dell'Irpinia del 1980, che danneggiò ulteriormente gli edifici storici, e soprattutto con la grave crisi bradisismica del 1983-85. Questo evento innescò nuovamente il meccanismo d'emergenza e l'evacuazione. Mentre la città storica veniva nuovamente spopolata, mettendo in crisi il tessuto sociale, la popolazione in pericolo fu inizialmente spostata nella zona domitia, requisendo cittadelle turistiche e abitazioni vacanziere. Successivamente, si decise di costruire una nuova grande città per gli sfollati, ancora più a nord del Rione Toiano. Nel 1986, fu inaugurato il popoloso quartiere di Monterusciello, al confine con il comune di Quarto, prendendo il nome dal colle omonimo. Ancora oggi, Monterusciello è uno dei quartieri più densamente popolati della città.
Per migliorare i collegamenti con le nuove aree residenziali, fu aperta una stazione lungo il tracciato della ferrovia Circumflegrea (costruita negli anni '60) a servizio di Monterusciello, la stazione di Grotta del Sole. La Circumflegrea fu anche prolungata per congiungersi al capolinea della Cumana, Torregaveta.
Contestualmente alla costruzione di Monterusciello, furono avviati importanti lavori di ricostruzione e risanamento degli edifici nella zona storica. In questo periodo prese il via anche la riqualificazione del Rione Terra, con l'obiettivo di trasformarlo in un quartiere a forte vocazione turistica e alberghiera. La subsidenza (abbassamento del suolo) successiva alla crisi bradisismica e i lavori di ricostruzione negli anni '90 hanno dato nuova luce alla città, riportandola ad essere un centro turistico importante, rievocando in parte i fasti degli anni '60. A contribuire a questo rilancio sono fondamentali i collegamenti marittimi con le isole campane di Ischia e Capri, per le quali Pozzuoli è da sempre uno dei porti di partenza privilegiati.
Simboli della Città
Lo stemma e il gonfalone di Pozzuoli presentano elementi ricchi di significato storico. Lo stemma è uno scudo sannitico, in campo dorato, con gli angoli superiori arrotolati, sormontato da una corona radiale. Al suo interno sono raffigurate sette teste recise di aquile, disposte in successione araldica (1, 2, 1, 2, 1). Le teste di aquila, a colore naturale, sono coronate all'antica e mostrano lunghe lingue rosse che fuoriescono dal becco, rivolte a destra. Su una banda superiore a fondo bianco è riportata la scritta 'PUTEOLORUM', mentre su una banda inferiore a fondo bianco compare la scritta 'FIDELISSIMA CIVITAS'. Quest'ultima dicitura, "Città Fedelissima", attesta un riconoscimento storico della lealtà della città, probabilmente legato a eventi come la fedeltà alla corona durante la rivolta di Masaniello o altre vicende che ne hanno marcato il rapporto con le autorità centrali.
Tabella Cronologica Essenziale
| Periodo | Eventi Principali | Nome della Città |
|---|---|---|
| V sec. a.C. | Fondazione da profughi greci | Dicearchia |
| 421 a.C. | Conquista sannita | Dicearchia (forse Fistelia) |
| 338 a.C. | Conquista romana, romanizzazione | Puteoli |
| 195 a.C. | Diventa colonia marittima romana | Puteoli |
| V-VI sec. d.C. | Ritiro sul castrum (Rione Terra) a causa del bradisismo | Puteoli / Castrum Putheolorum |
| 9 maggio 1296 | Dichiarata città demaniale da Carlo II d'Angiò | Pozzuoli (Universitas) |
| 1538 | Eruzione Monte Nuovo, distruzione Tripergole | Pozzuoli |
| 1886 | Apertura stabilimenti Armstrong | Pozzuoli |
| 1970 | Crisi bradisismica, sgombero Rione Terra | Pozzuoli |
| 1983-85 | Grave crisi bradisismica, evacuazioni, costruzione Monterusciello | Pozzuoli |
Domande Frequenti
Che cos'è il Bradisismo e perché è importante per Pozzuoli?
Il Bradisismo è un fenomeno geofisico tipico dei Campi Flegrei che causa l'innalzamento o l'abbassamento del suolo. È fondamentale per Pozzuoli perché ha plasmato la sua geografia, influenzato la sua storia (come lo spostamento del porto o il ritiro della popolazione sul Rione Terra) e continua a essere un elemento distintivo del territorio.
Quando è stata fondata Pozzuoli?
Le sue origini più antiche risalgono al 530 a.C. con la fondazione greca di Dicearchia. La data ufficiale della fondazione dell'attuale città come entità amministrativa riconosciuta è il 9 maggio 1296, quando fu dichiarata città demaniale da Carlo II d'Angiò.
Qual era l'importanza di Puteoli in epoca romana?
Puteoli fu il principale porto mediterraneo di Roma. Era un centro commerciale cruciale, crocevia di popoli e culture, che serviva a collegare la capitale con l'Oriente. La sua importanza strategica e commerciale la rese una delle città più vivaci e cosmopolite dell'Impero.
Qual è la storia del Rione Terra?
Il Rione Terra è l'area elevata dove sorgeva l'antica acropoli di Dicearchia. Divenne il 'castrum' fortificato in epoca tardo antica/altomedievale quando il bradisismo costrinse la popolazione ad abbandonare la costa sommersa. È stato il cuore storico e demografico della città per secoli, ma è stato evacuato a causa del bradisismo nel 1970 e 1983-85, subendo poi un lungo processo di riqualificazione.
Come hanno influito le crisi bradisismiche del '900 sulla città?
Le crisi del 1970 e 1983-85 hanno avuto un impatto sociale ed urbanistico enorme, portando all'evacuazione del centro storico (Rione Terra) e alla costruzione di nuovi vasti quartieri residenziali (Rione Toiano, Monterusciello) per ospitare la popolazione sfollata. Hanno però anche stimolato i processi di ricostruzione e riqualificazione del centro storico e del Rione Terra, rilanciando la vocazione turistica della città negli anni successivi.
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