21/01/2023
Quando si conclude un pasto fuori casa, che sia un pranzo veloce o una cena elaborata, arriva immancabile il momento di saldare il conto. Ed è proprio in quell'istante che l'occhio cade spesso su una voce che genera dibattito e a volte perplessità: il coperto, chiamato anche "servizio" o "pane e coperto". Questa cifra aggiuntiva, che si somma al costo delle pietanze e delle bevande consumate, è da tempo oggetto di discussione tra i clienti, che si interrogano sulla sua legittimità e su cosa esattamente stiano pagando.

Il dibattito non è nuovo. Da anni ci si chiede se sia giusto far pagare un sovrapprezzo per il semplice fatto di sedersi al tavolo e usufruire del servizio, e quale sia la cifra massima che un ristorante possa richiedere. Non esiste una risposta univoca a livello nazionale, e questo contribuisce a creare confusione. Per fare chiarezza, esploreremo insieme cosa si intende per coperto, cosa dice la normativa (o la sua assenza) in Italia, come si confronta questa pratica con quella di altri paesi e, non ultimo, da dove nasce questa usanza che affonda le radici in un passato lontano.
Cosa Include Esattamente il Coperto?
La voce "coperto" sullo scontrino non si riferisce specificamente al cibo o alle bevande ordinate. Si tratta, nella maggior parte dei casi, di un costo forfettario che il ristorante addebita per una serie di servizi e materiali messi a disposizione del cliente. L'interpretazione più comune e tradizionale include il costo del pane servito (anche se non consumato) e l'utilizzo delle attrezzature essenziali per il pasto: piatti, posate, bicchieri e tovaglioli. È, in sostanza, un contributo per l'allestimento della tavola e per l'uso degli utensili.
Tuttavia, l'ambito del coperto può estendersi a coprire anche altre spese che la struttura sostiene e che non sono facilmente attribuibili ai singoli piatti consumati. Questo può includere i costi per la pulizia e la sanificazione del locale, il lavaggio della biancheria da tavola (soprattutto se di stoffa), e a volte, in interpretazioni più ampie, si riferisce anche a caratteristiche non materiali del servizio offerto. Alcuni esercenti possono considerare nel coperto il prestigio della location, magari con una vista panoramica, la posizione particolarmente vantaggiosa del ristorante, o l'alta professionalità e qualificazione del personale di sala.
In sintesi, il coperto cerca di quantificare in modo fisso quelle spese che il ristorante deve affrontare indipendentemente da ciò che il cliente ordina dal menu. È un modo per coprire i costi operativi legati all'accoglienza e al servizio al tavolo che non rientrano nel prezzo dei cibi e delle bevande. Proprio per la sua natura forfettaria e a volte poco trasparente, questa voce può risultare indigesta ai clienti, che si ritrovano a pagare un extra il cui calcolo non è immediatamente comprensibile e che incide sul costo finale dell'esperienza.
Coperto e Mancia: Due Cose Diverse
È fondamentale non confondere il coperto con la mancia. Sebbene entrambe siano somme che si aggiungono al costo del cibo e delle bevande, la loro natura legale e fiscale è completamente differente. Il coperto è un costo inserito nel conto dal ristoratore, fa parte del prezzo totale del servizio offerto e, in quanto tale, è soggetto a tassazione. Appare sullo scontrino fiscale o sulla fattura.
La mancia, invece, è una donazione spontanea da parte del cliente, un gesto di apprezzamento per il servizio ricevuto. Non è obbligatoria, non viene inclusa nella fattura o nello scontrino (a meno che non venga gestita in modo particolare dal locale, ma la sua natura resta volontaria) e, tradizionalmente, è considerata un guadagno per il personale di sala, non per il ristorante come entità legale soggetta a imposta su quella specifica somma. Alcuni ristoranti scelgono di non addebitare il coperto proprio per incoraggiare i clienti a lasciare una mancia al personale, percependo il coperto come un potenziale disincentivo a questo gesto di generosità.
La Normativa sul Coperto in Italia: Un Quadro Complesso
Una delle ragioni principali del dibattito sul coperto in Italia risiede nella mancanza di una legge nazionale chiara e uniforme che lo vieti o lo regoli in modo stringente. Attualmente, non esiste una normativa statale che proibisca ai ristoranti di addebitare il coperto. Questo significa che, a livello nazionale, la pratica è considerata legale e rimane a discrezione del singolo ristoratore decidere se applicarla o meno.
Tuttavia, la mancanza di un divieto non implica l'assenza totale di regole. Le strutture sono obbligate alla massima trasparenza nei confronti del cliente. L'articolo 180 del Regio Decreto n. 635/1940, che è il regolamento di esecuzione del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (TULPS), impone ai pubblici esercizi, tra cui i ristoranti, di esporre in modo ben visibile al pubblico la licenza, l'autorizzazione e, soprattutto, la tariffa dei prezzi applicati. Questo significa che l'eventuale costo del coperto deve essere chiaramente indicato nel menu o in un listino prezzi esposto all'interno del locale, in modo che il cliente ne sia informato prima di sedersi al tavolo e ordinare.
Il quadro si complica a livello locale, dove diverse regioni e comuni hanno cercato di intervenire per regolamentare o vietare il coperto, spesso con risultati misti e non sempre rispettati. Ad esempio, il testo cita un'ordinanza del sindaco di Roma del 1995 che vietava l'addebito del "coperto" ma consentiva quello per "pane" e "servizio", una distinzione sottile che spesso genera confusione. Ancora più incisiva è stata la legge regionale del Lazio del 2006, che ha vietato espressamente l'applicazione di costi aggiuntivi per il coperto. Nonostante ciò, come evidenziato nel testo, molti ristoratori nella regione continuano ad addebitarlo, a volte utilizzando voci alternative sullo scontrino per eludere il divieto.
Anche altre regioni hanno considerato o adottato normative simili, spesso su impulso di associazioni di consumatori o di categoria favorevoli all'eliminazione del coperto, visto come un costo anacronistico e poco trasparente. Tuttavia, l'effettiva applicazione e il rispetto di queste leggi regionali rimangono una sfida, con molti locali che continuano ad includere il coperto, a volte mascherandolo sotto altre denominazioni. Questo scenario normativo frammentato e non sempre rispettato alimenta il dibattito e la frustrazione dei clienti, che si trovano a dover navigare in un sistema di regole non uniformi.
Nel corso degli anni, non sono mancate le iniziative per cercare di abolire il coperto a livello nazionale. Si menziona, ad esempio, l'ipotesi di un decreto "contro-coperto" nel 2017, che tuttavia non ha avuto seguito. La resistenza al cambiamento è forte, sia per motivi storici e culturali, sia per la necessità da parte dei ristoratori di coprire i costi operativi.
Un'Usanza con Radici Antiche
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il coperto non è un'invenzione recente. Le sue origini sono molto antiche e risalgono addirittura al Medioevo. In quell'epoca, le locande offrivano riparo ai viandanti. Questi ultimi, spesso in viaggio per lunghi periodi, portavano con sé il proprio cibo. Le locande permettevano loro di sedersi al caldo, al coperto, e consumare il pasto portato da casa, in attesa di riprendere il cammino. Per questo servizio di ospitalità e riparo, le locande richiedevano un piccolo compenso, una sorta di tassa per stare "al coperto". Se invece il viandante decideva di consumare cibi e bevande offerti dalla locanda, il costo del "coperto" era generalmente incluso nel prezzo del pasto.
L'usanza si è evoluta nei secoli e ha assunto contorni più simili a quelli attuali all'inizio del Novecento. In quel periodo, era comune che le persone, non potendo permettersi di mangiare un pasto completo al ristorante, si fermassero nelle osterie portando cibo da casa e ordinando solo da bere, tipicamente vino. Questa pratica era inizialmente tollerata dai gestori, consapevoli che i ristoranti erano accessibili solo alle classi più agiate e che molti non potevano permettersi di più. Tuttavia, con il tempo, alcuni ristoratori iniziarono a lamentare la sporcizia e il disordine lasciati dai clienti che consumavano poco o nulla, ma occupavano i tavoli e usufruivano dei servizi igienici e del riscaldamento. Fu così che si decise di reintrodurre il concetto di "coperto", non più legato solo al riparo, ma come contributo per l'uso della tavola, delle stoviglie e per la pulizia. In questa fase, il prezzo del coperto iniziò a includere spesso anche il costo dell'acqua e del pane, e i ristoratori cercavano di compensare i mancati guadagni sulla vendita del cibo aumentando i margini sulla mescita del vino.
Il Coperto in Italia e Nel Mondo: Un Confronto
Una delle caratteristiche più sorprendenti del coperto è che si tratta di una pratica prevalentemente italiana. Nella maggior parte degli altri paesi europei e nel resto del mondo, il concetto di un costo fisso addebitato a persona per il semplice fatto di sedersi al tavolo e usufruire del servizio è quasi sconosciuto. Questo è un motivo di frequente sorpresa e a volte di irritazione per i turisti stranieri che visitano l'Italia, abituati a prezzi che includono già tutti i costi operativi e di servizio, con la mancia che rimane un gesto puramente volontario per esprimere soddisfazione.
All'estero, il prezzo dei piatti e delle bevande è generalmente considerato onnicomprensivo. Il servizio e l'utilizzo delle strutture sono visti come parte integrante del costo dell'offerta ristorativa. Se il servizio è particolarmente apprezzato, il cliente lascia una mancia, la cui percentuale varia a seconda delle consuetudini locali (negli Stati Uniti, ad esempio, la mancia è una parte fondamentale della retribuzione del personale di sala e ci si aspetta una percentuale elevata, mentre in molti paesi europei è meno marcata e più legata alla qualità percepita).
La specificità italiana del coperto è un retaggio storico che si è mantenuto nel tempo, diventando quasi una caratteristica distintiva della nostra ristorazione, nel bene e nel male. Mentre alcuni lo difendono come un modo necessario per coprire costi vivi e garantire un certo standard di servizio, altri lo criticano come un costo nascosto, poco trasparente e un freno alla generosità nella mancia.
Domande Frequenti sul Coperto
Data la confusione che circonda il coperto, è normale che i clienti abbiano diverse domande. Ecco alcune delle più comuni:
È obbligatorio pagare il coperto?
Sì, se il costo del coperto è chiaramente indicato nel menu o in un listino prezzi esposto all'interno del locale e il cliente, prendendo posto al tavolo, accetta implicitamente le condizioni del servizio. Se il costo non è indicato in modo visibile, il cliente ha il diritto di rifiutarsi di pagarlo.
Cosa include il coperto se non prendo il pane?
Anche se il nome è spesso "pane e coperto", la voce si riferisce all'insieme di servizi e materiali di cui abbiamo parlato (utilizzo stoviglie, tovaglioli, pulizia, ecc.). Anche se non si consuma il pane, il costo del coperto è comunque dovuto, in quanto forfettario e legato alla fruizione complessiva del servizio al tavolo.
Posso rifiutarmi di pagare il coperto se il servizio non mi è piaciuto?
Il coperto è un costo fisso per l'utilizzo della struttura e delle attrezzature, non è una valutazione della qualità del servizio ricevuto (per quello c'è la mancia). Tecnicamente non si può rifiutare di pagare il coperto sulla base di un servizio insoddisfacente, a meno che non ci siano violazioni evidenti (es. coperto non indicato nel menu). Tuttavia, in caso di disservizi gravi, è sempre opportuno far presente le proprie lamentele al gestore, che potrebbe decidere, a sua discrezione, di venire incontro al cliente.
Il coperto è una tassa?
No, il coperto non è una tassa nel senso stretto del termine come le imposte statali o locali. È un costo del servizio applicato dal ristoratore. Tuttavia, la somma pagata per il coperto entra nel fatturato del ristorante ed è quindi soggetta alle normali imposte sul reddito e all'IVA, proprio come il costo dei piatti e delle bevande.
Tabella Comparativa: Coperto vs Mancia
| Caratteristica | Coperto | Mancia |
|---|---|---|
| Natura | Costo fisso del servizio | Donazione spontanea |
| Obbligatorietà | Sì, se indicato nel menu | No, sempre volontaria |
| Sul conto/scontrino | Sì, appare come voce specifica | Generalmente no, non appare sul conto |
| Scopo principale | Coprire costi operativi (stoviglie, pulizia, pane, ecc.) | Ricompensare il personale per il servizio eccellente |
| Tassazione | Sì, fa parte del fatturato tassabile del ristorante | Generalmente no, non rientra nel fatturato tassabile del ristorante (guadagno del personale) |
| Trasparenza | Deve essere indicato nel menu/listino | Non richiede indicazione preventiva |
| Consuetudine | Tipicamente italiana | Diffusa a livello internazionale, con variazioni locali |
In conclusione, il coperto rimane una peculiarità del sistema ristorativo italiano, un retaggio storico che continua a generare dibattito. Sebbene non esista un divieto nazionale, la legge impone la massima trasparenza sul suo costo, che deve essere sempre indicato in modo chiaro per il cliente. Comprendere cosa si cela dietro questa voce sullo scontrino può aiutare i consumatori a navigare con maggiore consapevolezza nel variegato mondo della ristorazione italiana.
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