12/10/2023
Adagiato sulla costa tirrenica calabrese, Belvedere Marittimo si presenta come una località dal fascino duplice, capace di coniugare la suggestione di un passato lontano con la vitalità della vita marinara contemporanea. Il suo territorio si articola in due anime distinte, ma complementari: l'antico borgo medievale che veglia dall'alto di uno sperone roccioso e la più moderna Marina, proiettata verso il mare.

Il Borgo Medievale, posizionato a circa 150 metri sul livello del mare, conserva intatto il suo impianto storico, fatto di vicoli stretti, antiche mura e un'atmosfera senza tempo. Scendere verso il litorale significa invece approdare nella Marina di Belvedere Marittimo, situata a soli 10 metri di altitudine. Questa parte più recente della cittadina si è sviluppata per accogliere le esigenze del turismo, offrendo attrezzature e residenze dedicate ai visitatori che scelgono queste coste per le loro vacanze. Il clima qui è particolarmente gradevole, con inverni miti ed estati calde ma non eccessivamente afose, ideale per godere sia del patrimonio storico che delle bellezze naturali.
Un Patrimonio Religioso di Grande Valore
Il tessuto urbano e storico di Belvedere Marittimo è punteggiato da significative architetture religiose che testimoniano la profondità della sua fede e la sua lunga storia.
La Chiesetta del Rosario: Un Segno Antico
Tra i monumenti più vetusti spicca la Chiesetta del Rosario. La sua importanza storica è sottolineata da un dettaglio prezioso: sul portale in pietra arenaria è chiaramente inciso l'anno 1091, un segno tangibile della sua antichissima origine che la rende uno dei simboli della comunità.
La Chiesa del Santissimo Crocifisso: Arte e Devozione
Nel cuore del centro storico sorge la Chiesa del Santissimo Crocifisso, edificata ai margini dell'abitato, a ridosso delle antiche mura e affacciata sul ripido pendio che scende verso la stretta vallata solcata dal fiume Soleo. Sebbene l'aspetto esterno possa apparire semplice e quasi modesto a un primo sguardo, varcando la soglia si rimane sorpresi dalla magnificenza dell'opera d'arte che domina l'altare maggiore: un imponente Crocifisso ligneo, datato agli inizi del XVIII secolo (precisamente il 1711).
La storia di questa chiesa affonda le radici nel 1599, anno in cui i confratelli della Congregazione di Santa Maria del Pianto avviarono la sua edificazione, sostenuti dalle generose elemosine dei cittadini. Le Regole della Congregazione furono approvate dal vescovo di San Marco Argentano, mons. Giovanni Girolamo Pisani, il 14 novembre dello stesso anno. Inizialmente conosciuta come Chiesa di Santa Maria del Pianto fino al 1708, la chiesa cambiò nome a partire dal 1722, assumendo la denominazione di Chiesa della Confraternita del SS. Crocifisso. Questo cambiamento fu determinato dalla confraternita stessa, come attestato da un documento del 1732 che parla di una "Confraternita laicale della Venerabile Chiesa di S. Maria del Pianto, hoggi riformata e detta il SS.mo Crocefisso".
La "riforma" che portò al cambio di nome è strettamente legata alla collocazione del Crocifisso ligneo nel 1711. Quest'opera, di inestimabile valore artistico, divenne il nuovo fulcro della devozione e l'ispirazione stessa della congrega, che vedeva nella compartecipazione alle sofferenze di Cristo, anche attraverso severe penitenze (come quelle praticate durante la Settimana Santa), il proprio ideale. La precedente croce di legno fu sostituita dall'attuale scultura, commissionata da un personaggio autorevole, il cui nome rimane ignoto, ma che doveva possedere grande sensibilità artistica, apertura verso le novità e profonda religiosità. Questo committente manteneva probabilmente contatti influenti con l'ambiente artistico napoletano o pugliese, o forse con i principali conventi domenicani della zona (come quelli di Bonifati o Guardia Piemontese), poiché l'artista, il chierico secolare Pietro Frasa, era legato ai domenicani da un'amicizia con il venerabile P. Ludovico M. Calco.
Pietro Frasa (Milano, 1678 – Foggia, 1711) fu un noto predicatore che vedeva nell'immagine di Cristo crocifisso il modello supremo per l'umanità. Nel 1708 commissionò due crocifissi a uno scultore milanese, Giovan Battista Antignati, che poi dipinse personalmente, curando l'espressione delle piaghe. Questi si trovano oggi in Lombardia. Successivamente, recatosi in Puglia con Padre Calco, realizzò altri due crocifissi per le cattedrali di Troia e Foggia, oltre a un terzo per Biccari, quest'ultimo poi scomparso. Il Crocifisso di Belvedere Marittimo, che presenta lievi variazioni rispetto a quello di Foggia, potrebbe essere proprio l'opera di Biccari di cui si sono perse le tracce, realizzata da Frasa nel 1711. La sua fattura è potentemente drammatica: il Cristo morto ha il capo reclinato sulla spalla destra, il corpo si contorce a spirale e il sangue scorre copiosamente dalle ferite. Le enormi dimensioni accentuano questo realismo esasperato, che mostra un gigantismo espressivo forse legato a suggestioni caravaggesche, in particolare dalla Flagellazione di Cristo, opera che Frasa potrebbe aver visto a Napoli, città che frequentava per seguire i lavori d'intaglio commissionati a uno scultore del luogo. Il disegno del Crocifisso fu opera di Frasa, che ne seguì l'esecuzione affidata a un artista napoletano, riservandosi poi le rifiniture e la pittura. Le coincidenze e le caratteristiche stilistiche suggeriscono una possibile attribuzione a Giacomo Colombo o alla sua bottega, uno dei maestri della statuaria lignea napoletana tra Sei e Settecento.
Il Castello: Sentinella della Storia
Dominante il borgo antico si erge il Castello di Belvedere Marittimo, una struttura militare che ha attraversato e simboleggiato le diverse epoche storiche del territorio. Secondo la tradizione, il suo nucleo originario risalirebbe al periodo normanno, per poi essere ampliato e fortificato sotto la dominazione sveva. Fu però con l'arrivo degli Angioini che la struttura assunse la funzione di vera e propria residenza castellare, trasformando il precedente impianto militare.
Un significativo ammodernamento dell'intera struttura militare e della cinta muraria del borgo fu intrapreso dal feudatario Ruggero Sangineto nel 1287, il quale adeguò le difese alle nuove conoscenze militari dell'epoca. L'immagine attuale del castello, tuttavia, si deve alla volontà della potente famiglia Sanseverino di Bisignano, che alla fine del Quattrocento ne promosse una vasta ristrutturazione. L'obiettivo era adeguarlo alle più moderne scoperte militari del Rinascimento, secondo i canoni umanistici. Questo nuovo assetto risale al 1490, sotto il regno di Ferrante d'Aragona, il cui stemma è ancora visibile sulla porta d'accesso alla cinta castellare.
L'architettura del castello presenta caratteristiche interessanti che lo collegano ad altre importanti fortificazioni italiane. Morfologicamente, ricalca aspetti tipici dell'architettura castellare padano-marchigiana, con i beccatelli di coronamento che ricordano soluzioni adottate, ad esempio, nel Castello di Imola. Ma è soprattutto nella struttura e nella forma dei torrioni che si ritrovano affinità con castelli calabresi, in particolare con quelli posseduti dai Sanseverino stessi, come il Castello di Corigliano Calabro, e altre strutture del Regno di Napoli (Campania, Abruzzo, Basilicata, Castello Tramontano di Matera). Le soluzioni architettoniche più mature e circostanziate, presenti in quegli stessi anni, si riscontrano però soprattutto nei castelli di Puglia, come quelli di San Giovanni Rotondo, Rocchetta Sant'Antonio, Taranto, Otranto e il Castello di Corigliano d'Otranto. Queste similitudini hanno portato ad accostare l'opera di ristrutturazione del castello di Belvedere a grandi nomi dell'architettura militare rinascimentale come Giuliano da Maiano, Francesco di Giorgio Martini e Antonio Marchesi da Settignano, sebbene l'attribuzione specifica rimanga oggetto di studio.
Le Tracce Profonde dell'Archeologia
Il territorio di Belvedere Marittimo è un vero e proprio scrigno archeologico, con testimonianze che coprono un arco temporale vastissimo, dalla preistoria all'epoca romana. Questi ritrovamenti offrono uno spaccato unico sulla vita e le culture che si sono succedute in quest'area costiera della Calabria.
In località Capo Tirone, nella zona della Marina, è stata documentata la presenza di sepolture risalenti ai Bruttii, l'antica popolazione italica che abitava la regione, databili ai secoli IV-III a.C. Già nel 1956, durante lavori edili, vennero alla luce corredi funerari, tra cui una collana in terracotta e uno specchio circolare in bronzo, tipici di sepolture femminili. La ceramica rinvenuta, sia di imitazione che di produzione coloniale, attesta i vivaci rapporti che la comunità brezia intratteneva con il mondo greco.
Intorno al promontorio, nell'area pianeggiante denominata "Cotura", è stata documentata anche la presenza di un insediamento romano di epoca imperiale: una villa d'otium, i cui resti sono emersi durante i recenti lavori per la realizzazione del Museo del Mare. Questo conferma l'attrattività del luogo anche in epoca romana, forse come residenza di svago.
Altri indizi dell'epoca romana provengono da testimonianze storiche e ritrovamenti più recenti. Il prof. Nocito riferisce che nel '600 furono trovate monete con l'effigie di Augusto, mentre i fondali marini hanno restituito un'anfora vinaria, suggerendo attività commerciali legate al vino.
Siti archeologici minori ma significativi sono dispersi in diverse aree del comune, tra cui Trifari, San Giorgio e lo stesso Centro storico. Nel corso degli ultimi due secoli, i ritrovamenti nel territorio belvederese sono stati numerosi e importanti. Oggi, le riproduzioni fedeli di molti di questi beni archeologici, realizzate dai maestri Pasquale Capano e Giuseppina Veneruso, sono visibili presso il Museo della Memoria Storica “Città di Belvedere Marittimo”, situato in Via Castel Ruggiero. Gli originali sono conservati in diverse sedi museali, come il Museo Civico di Cosenza, i depositi del Museo di Reggio Calabria e i magazzini dell’ufficio scavi di Sibari.
Gli studi dello storico Giovanni Amellino, pubblicati tra il 1886 e il 1890, sulle sepolture e i relativi corredi scoperti lungo il fiume Soleo, presso il pianoro “Galiso” in località Oracchio, hanno dimostrato la presenza di una popolazione preistorica nel territorio già tra il X e il IX secolo a.C.
Nel VII secolo a.C. si assiste a una migrazione di popolazioni brezie sulle colline a ridosso del Monte La Caccia. Si trattava di microinsediamenti rurali, i cui abitanti erano dediti principalmente alla pastorizia e all'agricoltura, con una particolare vocazione per la coltivazione dell'uva, che all'epoca rappresentava il prodotto agricolo di punta del territorio. Altri erano specializzati nella fabbricazione di manufatti in cotto, come tegoloni, anfore e orci. La Marina, in questo contesto, fungeva da luogo di imbarco e transito per gli spostamenti.
Negli anni cinquanta, durante la costruzione della chiesa a Capo Tirone (frazione Marina), il ritrovamento di una sepoltura femminile con ricco corredo ha evidenziato aree di frequentazione di età arcaica, classica ed ellenistica campana, suggerendo contatti o influenze da quell'area.
Negli anni ottanta, in località Pantana, i lavori per una strada di collegamento con Trifari portarono alla scoperta di una tomba brezia (IV– III sec. a.C.) con un notevole corredo, tra cui un cratere a campana a figure rosse decorato con un satiro e una figura femminile.
A Trifari stesso, sono venuti alla luce resti di una struttura abitativa composta da muri in pietre fluviali legate con argilla e frammenti di tegole, testimonianza di insediamenti residenziali antichi.
Agli inizi degli anni novanta, in località S. Ianni, sono state rinvenute ceramiche arcaiche (frammenti a vernice nera e acroma, laterizi, tegole) e resti strutturali di una fattoria di epoca ellenistica, indicando attività agricole e produttive.
Sul finire del XX secolo, in località S. Giorgio, è stato scoperto un antico palmento con locus vinarius, un sistema di pigiatura dell'uva di tradizione romana, confermando l'importanza della viticoltura in epoca antica.
Infine, nel 1999, al confine nord del territorio, nei pressi dell'incrocio con la strada per Quattromani, sono stati messi in luce tratti di un muro di terrazzamento e strutture murarie di rinforzo, pertinenti a una villa romana databile tra il I e il III secolo d.C.
Natura e Paesaggio
Oltre alla sua storia e ai suoi monumenti, Belvedere Marittimo offre anche pregevoli aspetti naturali. Parte del suo territorio comunale è infatti incluso nell'area protetta del Parco nazionale del Pollino, un'area vasta e di grande valore paesaggistico e naturalistico che si estende tra Calabria e Basilicata, offrendo opportunità per escursioni e contatto con la natura incontaminata.
Domande Frequenti su Belvedere Marittimo
- Dove si trova Belvedere Marittimo?
- Belvedere Marittimo si trova sulla costa tirrenica della Calabria, nel sud Italia.
- Quali sono le principali attrazioni storiche?
- Le principali attrazioni includono il Castello normanno-svevo-angioino-aragonese, la Chiesetta del Rosario (XI secolo) e la Chiesa del Santissimo Crocifisso con il suo pregevole crocifisso ligneo del 1711.
- C'è un museo a Belvedere Marittimo?
- Sì, il Museo della Memoria Storica “Città di Belvedere Marittimo” espone riproduzioni di reperti archeologici ritrovati nel territorio. Gli originali si trovano in altri musei calabresi.
- Si possono visitare i siti archeologici?
- Il testo fornito menziona vari siti e ritrovamenti, i cui reperti sono esposti in museo. Non specifica l'accessibilità diretta a tutti i luoghi di scavo.
- Qual è l'importanza archeologica del territorio?
- Il territorio ha restituito testimonianze che vanno dalla preistoria (X-IX sec. a.C.) all'epoca romana (I-III sec. d.C.), passando per insediamenti Bruttii (VII-III sec. a.C.) e Greci/Campani (IV-III sec. a.C.), dimostrando una frequentazione continua e contatti culturali significativi.
- Chi ha scolpito il famoso Crocifisso nella Chiesa del SS. Crocifisso?
- Il Crocifisso ligneo è stato progettato e dipinto dal chierico secolare Pietro Frasa nel 1711, mentre l'intaglio fu eseguito da uno scultore napoletano sotto la sua direzione. È stata avanzata l'ipotesi di un'attribuzione a Giacomo Colombo o alla sua bottega.
- Quali sono le caratteristiche geografiche del comune?
- Il comune si divide tra un borgo medievale collinare (circa 150m s.l.m.) e una marina costiera (10m s.l.m.). È attraversato dal fiume Soleo e include aree montane vicine al Monte La Caccia.
- Il territorio fa parte di un parco naturale?
- Sì, una porzione del territorio comunale di Belvedere Marittimo è inclusa nel Parco nazionale del Pollino.
Conclusione
Belvedere Marittimo si rivela una destinazione ricca e complessa, dove la bellezza del paesaggio costiero si intreccia indissolubilmente con una storia millenaria. Dal fascino silenzioso del borgo arroccato alle tracce visibili delle antiche civiltà, passando per monumenti religiosi di grande valore artistico e un imponente castello che racconta secoli di dominazioni, ogni angolo narra una storia. La sua posizione strategica tra mare e montagna, unita a un clima favorevole e alla vicinanza con il Parco del Pollino, la rende una meta ideale per chi cerca un'esperienza di viaggio completa, capace di unire relax, cultura, storia e natura.
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