Che provincia fa Alcamo Marina?

Alla scoperta di Alcamo Marina e Trapani

03/04/2022

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Molti si chiedono in quale provincia si trovi Alcamo Marina. La risposta è chiara: Alcamo Marina è una frazione del comune di Alcamo, e come tale ricade interamente nella provincia di Trapani, in Sicilia. Questa affascinante località balneare condivide quindi la ricca storia, la cultura e le caratteristiche geografiche del suo comune di appartenenza, Alcamo, un centro di grande interesse storico e culturale.

Che provincia fa Alcamo Marina?
Libero consorzio comunale di TrapaniAlcamo (Àrcamu in siciliano) è un comune italiano di 44 596 abitanti del libero consorzio comunale di Trapani in Sicilia. 256 m s.l.m.

La storia di Alcamo affonda le radici in tempi remotissimi, ben prima della sua nascita come centro abitato strutturato. Le ricerche archeologiche testimoniano una presenza umana nel territorio già nel Mesolitico (9.000-6.000 a.C.), con ritrovamenti significativi presso la contrada Mulinello. Successivamente, reperti del Neolitico, inclusa un'ascia conservata oggi al Museo Paolo Orsi di Siracusa, sono stati rinvenuti presso il Fiume Freddo.

Indice dei contenuti

Le Origini Antiche: Longuro e Longarico

Le prime attestazioni di insediamenti più strutturati nel territorio risalgono all'antichità. Licofrone cita un centro abitato chiamato "Longuro" sul Monte Bonifato, risalente al VII-VI secolo a.C. Secondo la leggenda, Longuro fu fondato da Greci scampati alla distruzione di Troia. Durante l'epoca romana, gli abitanti di Longuro si spostarono ai piedi del monte per dedicarsi all'agricoltura, dando vita a un nuovo insediamento chiamato Longarico (o Longaricum), menzionato nell'Itinerario di Antonino Pio nel III secolo d.C. Si ipotizza che le due collinette presenti nello stendardo di Alcamo rappresentino proprio questi due antichi centri abitati.

La Nascita di Alcamo: Un Casale Arabo

La prima testimonianza documentata dell'esistenza di Alcamo risale al 1154, nel Libro di Ruggero II del geografo arabo Idrisi. Egli descrive Alcamo come un manzil, ovvero un casale o gruppo di case, caratterizzato da terre fertili e un fiorente mercato. A quel tempo, veniva chiamato dagli arabi "Alqamah". L'origine araba è confermata anche dal diario del pellegrino Ibn Jubayr nel 1185, che descrive Alcamo come una beleda (paese) con moschee e un mercato, abitato esclusivamente da musulmani. L'etimologia del nome "Alcamo" è dibattuta: potrebbe derivare dall'arabo al-qamah, che significa "terra fangosa" o "terra fertile", o forse dal nome di un condottiero musulmano, al-Qāmūq, che avrebbe fondato la cittadina nell'828, anche se questa seconda ipotesi è ritenuta da alcuni un'invenzione.

Il Medioevo: Cambi di Dominazione e Sviluppo

Il Medioevo fu un periodo di successione di diverse dominazioni per Alcamo, tra cui Vandali, Ostrogoti, Bizantini, Musulmani, Normanni e Svevi. Inizialmente, il centro storico era diviso in quattro casali abitati da musulmani: San Vito, San Leonardo, Sant'Ippolito e San Nicolò del Vauso. Tuttavia, le rivolte saracene tra il 1221 e il 1243 portarono l'imperatore Federico II di Svevia a deportare la popolazione araba, e i casali divennero gradualmente cristiani. In particolare, la rivolta del 1243 culminò nella deportazione dei Saraceni verso Nocera Inferiore e Lucera.

Alcamo passò poi nelle mani di vari feudatari, tra cui i Ventimiglia (resti del loro castello sono sul Monte Bonifato) e i Conti di Modica (il cui castello è stato restaurato). Durante il dominio dei Ventimiglia, gli abitanti di Bonifato si trasferirono ad Alcamo, favorendone l'espansione verso nord-est, in prossimità del Castello di Alcamo, che fu cinto da mura. Tra il 1334 e il 1340, Alcamo fu proprietà demaniale. Nel 1340, l'ammiraglio Raimondo Peralta acquisì il feudo e la baronia, che passò poi brevemente al figlio Guglielmo e successivamente alla famiglia Chiaramonte, a cui si attribuisce la costruzione del Castello dei Conti di Modica. Nel 1360, la signoria fu affidata a Francesco II di Ventimiglia. Nel 1378, nonostante fosse in rovina, Alcamo fu rapidamente riedificata grazie all'immigrazione di nuovi abitanti. Rimase ai Ventimiglia fino al 1397.

Un periodo di decadenza seguì a causa di lotte economiche legate al ruolo di "Caricatore del Vallone" (centro di smistamento del frumento). Tuttavia, durante il periodo demaniale (1398-1407), la città fu nuovamente ricostruita. Alla fine del XIV secolo, Alcamo contava diverse migliaia di abitanti, molti dei quali immigrati da varie parti d'Italia (Pisa, Amalfi, Bologna, Calabria, Liguria) e dalla Spagna.

Nel 1407, la signoria passò a Giaimo de Prades, seguito dalla famiglia Cabrera nel XV secolo. Questo fu un periodo di fioritura per il commercio e l'artigianato, in particolare lo scambio di frumento e vino e l'attività di panettieri, fabbri, conciatori di pelle e tessitori. Antonello da Messina trascorse tre anni ad Alcamo (1438-1441) per apprendere l'arte delle pelli. Si sviluppò anche una scuola scrittoria con figure come Giacomo Adragna e Pietro d'Alcamo.

L'Età Moderna: Mura, Quartieri e Trasformazioni

Intorno al 1500, Alcamo fu posta sotto la giurisdizione del capitano di giustizia Ferdinando Vega per contrastare le incursioni dei pirati turchi. La città fu cinta da mura difensive con quattro porte principali: Porta Palermo (poi Saccari), Porta Corleone, Porta di Gesù e Porta Trapani (poi del Collegio). La città fu divisa in quattro quartieri associati alle chiese principali: San Giacomo de Spada, San Calogero, San Francesco d'Assisi e Maggiore Chiesa. La divisione era segnata dall'incrocio del corso VI Aprile e via Rossotti.

Nel 1535, in onore di Carlo V, furono aperte altre quattro porte: la nuova Porta Palermo, la nuova Porta Trapani (inizialmente San Francesco), Porta Stella e Porta Nuova. Nel XVI secolo, Alcamo passò alla famiglia Enriquez. Continuò la costruzione di edifici religiosi, tranne nel quartiere di San Calogero, dove risiedevano circa 400 ebrei con una sinagoga. Questi ebrei furono poi espulsi per ordine di re Ferdinando II.

Il XVI secolo segnò anche una svolta culturale con l'apertura di scuole e la presenza di dotti insegnanti come il poeta Sebastiano Bagolino. Nel 1547 avvenne l'apparizione della Madonna e il ritrovamento dell'immagine di Maria Santissima dei Miracoli. Tra il 1574 e il 1575, nonostante la fioritura artistica, la città fu decimata dalla peste. Nel 1618 Alcamo passò a Pietro Balsamo e nel 1631 fu elevata da "terra" a "città". Nel 1667 fu costruito il teatro Ferrigno.

Nel XVIII secolo, il dominio passò dalla famiglia Enriquez al regio fisco, poi di nuovo agli Enriquez e infine ai De Silva. Questo secolo fu segnato da pestilenze e moti popolari, ma anche da un periodo d'oro per le arti e l'architettura. Furono costruite o ristrutturate la Chiesa Madre (1699, con affreschi di Guglielmo Borremans), la chiesa di Sant'Oliva, dei Santi Paolo e Bartolomeo (1689), di San Francesco di Paola (1699) e la monumentale chiesa del Collegio (1767).

Dopo le epidemie, la popolazione si riprese nel XVIII secolo, raggiungendo i 13.000 abitanti nel 1798. Goethe descrisse positivamente la città nei suoi appunti di viaggio (1787).

L'Età Contemporanea: Dal Risorgimento ai Giorni Nostri

Nel XIX secolo (1812), Alcamo cessò di essere un feudo e divenne demanio regio. Figure come Stefano Triolo Galifi, Giuseppe Virgilio e Felice Pastore rappresentarono la città nel parlamento siciliano. Il 1820 fu segnato da una rivolta con assassinii, saccheggi e l'incendio degli archivi comunali. Nel 1829, un'epidemia di colera decimò la popolazione. La costruzione dell'attuale palazzo comunale iniziò nel 1843.

Durante il Risorgimento, Alcamo fu un centro patriottico. I fratelli Stefano e Giuseppe Triolo e Giuseppe Coppola assoldarono cittadini alcamesi che combatterono con i garibaldini nel 1860. Alcamo partecipò attivamente ai moti del 1812, 1820, 1848 e 1860. Stefano e Giuseppe Triolo issarono il tricolore sul palazzo comunale e organizzarono squadre per la battaglia di Calatafimi. Garibaldi emanò decreti dittatoriali ad Alcamo, e Francesco Crispi vi preparò una costituzione. In seguito, il Corso Imperiale fu rinominato Corso 6 Aprile.

Alla fine del XIX secolo, nel 1897, fu inaugurata l'illuminazione pubblica. Figure importanti del periodo furono il sacerdote Giuseppe Rizzo, fondatore dell'oratorio "San Francesco di Sales" e della Cassa Rurale e Artigiana Don Rizzo.

L'inizio del XX secolo vide un calo demografico, in parte dovuto all'emigrazione verso le Americhe. Le coltivazioni furono colpite dalla fillossera e il fallimento di due banche causò difficoltà economiche. Il territorio fu anche interessato da eventi legati alla mafia, con omicidi e conflitti a fuoco. L'intervento del commissario Cesare Mori portò all'arresto di capifamiglia mafiosi.

Durante la Prima Guerra Mondiale, Alcamo perse quattrocento cittadini. Il dopoguerra fu caratterizzato da miserie e brigantaggio. L'epidemia di "spagnola" nel 1918 causò circa cinquecento morti.

Negli anni '20, fu fondata la Società Elettrotecnica Palermitana, poi SGES, che insediò un'officina elettrica ad Alcamo, migliorando i servizi elettrici. L'officina rimase operativa fino al 1963.

Durante il fascismo, la richiesta di elevare Alcamo a capoluogo di provincia (1930) fu rigettata. Furono costruiti la Stazione di Alcamo Diramazione, il cine-teatro Marconi, l'acquedotto e il serbatoio comunale, il Dispensario antitubercolare, la Caserma dei Carabinieri e il liceo classico. Nel 1937, Benito Mussolini visitò la città per inaugurare un tronco ferroviario. Nel 1943, gli americani entrarono ad Alcamo senza resistenza. Nel 1944, disagi economici portarono a rivolte e all'incendio degli archivi comunali. La Seconda Guerra Mondiale causò la morte o la dispersione di 213 alcamesi.

A partire dagli anni Sessanta, l'urbanistica si è notevolmente ampliata. Tra la fine degli anni Ottanta e l'inizio dei Novanta, Alcamo fu teatro di una sanguinosa guerra di mafia tra i clan Greco e i Corleonesi, con decine di vittime. Nello stesso periodo (1985), fu scoperta una grande raffineria di eroina. Nonostante i crimini mafiosi, la città ha visto un risveglio religioso e un rinnovato interesse per le antiche tradizioni, documentate da storici locali come Roberto Calia e Carlo Cataldo.

Nel XXI secolo, le amministrazioni hanno promosso il restauro di importanti edifici storici, tra cui il castello dei conti di Modica, il Teatro, il Cine-Teatro Marconi, l'ex collegio dei Gesuiti, la Cuba delle Rose, la chiesa del Collegio, la facciata della Badia Nuova e l'antica fontana araba. È previsto anche il restauro del Castello di Calatubo. Significativi interventi urbanistici includono la ristrutturazione di Piazza Ciullo (progetto di Gae Aulenti) e la creazione del parcheggio sotterraneo in Piazza Bagolino con il vicino parco suburbano.

Alcamo ha mostrato anche un forte interesse per l'ambiente, aderendo all'iniziativa "Rifiuti Zero" e ottenendo risultati notevoli nella raccolta differenziata. Dal 2016, la città è governata dal Movimento 5 Stelle, con Domenico Surdi riconfermato sindaco nel 2021.

Il Clima di Alcamo

Il clima di Alcamo è tipicamente mediterraneo. La piovosità media annuale si attesta intorno ai 558 mm. Le piogge sono particolarmente scarse nel mese di luglio, con una media di soli 4 mm, mentre il mese più piovoso è dicembre, con una media di 83 mm. La temperatura media annuale è di 18 °C. Il mese più caldo è agosto, con una temperatura media di 25,8 °C, mentre il mese più freddo è febbraio, con una media di 11,2 °C. Queste temperature e la distribuzione delle piogge contribuiscono a rendere il territorio fertile, come suggerito da una delle ipotesi etimologiche del nome.

MesePiovosità Media (mm)Temperatura Media (°C)
FebbraioN.D.11,2
Luglio4N.D.
AgostoN.D.25,8
Dicembre83N.D.
Media Annuale55818

Nota: I dati sulla piovosità e temperatura sono forniti solo per alcuni mesi e come media annuale nel testo di riferimento.

I Simboli di Alcamo: Lo Stemma

Lo stemma storico di Alcamo, utilizzato fin dai tempi di re Federico II, raffigura un'aquila nera volante coronata d'oro su campo d'argento, posta sopra un monte affiancato da altri due laterali, ciascuno cimato da una quercia d'oro. Federico II scelse l'aquila in quanto simbolo della sua famiglia. Le due querce simboleggiano le due antiche città che sorgevano nel territorio: Longuro (sul monte Bonifato) e Longarico (vicino all'attuale centro abitato).

Lo stemma fu ufficialmente riconosciuto nel 1932. Una rappresentazione scultorea dello stemma si trova sulla chiesa di San Francesco d'Assisi, vicino a Porta Palermo. Questa scultura, risalente al 1750, mostra l'aquila con le ali spiegate, a differenza dello stemma originale che la raffigurava con ali semichiuse. Altre rappresentazioni dello stemma, con leggere variazioni nella presenza della corona e nella posizione delle ali, si trovano sul tetto della Chiesa Madre, sulla facciata del Santuario della Madonna dei Miracoli, sul Castello dei Conti di Modica e nel Palazzo Comunale. Il gonfalone attuale, concesso nel 1988, è un drappo bianco riccamente ornato con ricami d'oro, recante lo stemma civico e l'iscrizione "Città di Alcamo".

Domande Frequenti su Alcamo e Alcamo Marina

In che provincia si trova Alcamo Marina?
Alcamo Marina si trova nella provincia di Trapani, in Sicilia, essendo una frazione del comune di Alcamo.

Qual è l'origine del nome Alcamo?
L'etimologia è incerta. Potrebbe derivare dall'arabo al-qamah ("terra fertile") o dal nome di un condottiero arabo, al-Qāmūq, anche se questa seconda ipotesi è dibattuta.

Chi ha fondato Alcamo secondo le prime testimonianze?
Le prime testimonianze (Idrisi, 1154) descrivono Alcamo come un casale arabo (manzil) chiamato Alqamah, già esistente e fiorente.

Quali sono stati i principali dominatori di Alcamo nel Medioevo?
Alcamo è stata dominata da Vandali, Ostrogoti, Bizantini, Musulmani, Normanni, Svevi, e poi da famiglie feudali come i Ventimiglia, i Peralta, i Chiaramonte e i Cabrera.

Quando è stata elevata Alcamo al rango di città?
Alcamo è stata elevata da "terra" a "città" nel 1631 dal viceré Francesco de la Cueva.

Quali eventi hanno segnato la storia di Alcamo nel XX secolo?
Il XX secolo ha visto emigrazione, crisi economiche (fillossera, fallimenti bancari), eventi legati alla mafia, le perdite delle guerre mondiali, l'epidemia di spagnola, sviluppi infrastrutturali (elettricità, ferrovia, acquedotto) e la sanguinosa guerra di mafia tra clan negli anni '80-'90.

Cosa rappresentano i simboli sullo stemma di Alcamo?
L'aquila simboleggia la famiglia di Federico II. Le due querce simboleggiano gli antichi insediamenti di Longuro e Longarico nel territorio.

Qual è il clima tipico di Alcamo?
Il clima è mediterraneo, con una piovosità media annuale di 558 mm (massima a dicembre, minima a luglio) e una temperatura media annuale di 18°C (massima ad agosto, minima a febbraio).

Quali importanti restauri sono stati effettuati ad Alcamo nel XXI secolo?
Sono stati restaurati il castello dei conti di Modica, il Teatro, il Cine-Teatro Marconi, l'ex collegio dei Gesuiti, la Cuba delle Rose, la chiesa del Collegio, la facciata della Badia Nuova e l'antica fontana araba, oltre a interventi urbanistici come la ristrutturazione di Piazza Ciullo.

In conclusione, Alcamo Marina è una perla della costa trapanese, legata indissolubilmente alla storia e all'identità di Alcamo, una città che ha attraversato millenni di storia, plasmata da diverse culture e eventi, mantenendo intatto il suo fascino e la sua importanza nel cuore della Sicilia occidentale.

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