Cosa ha di speciale Castelluccio?

Castelluccio di Norcia: La Magia dell'Altopiano

02/01/2022

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Castelluccio di Norcia è un piccolo paese che sorge a 1450 metri sul livello del mare, a circa 30 km da Norcia. È affettuosamente chiamato il “tetto dell’Umbria” per la sua posizione dominante, posto sulla cima di un colle che si erge sull’omonimo altopiano. Di fronte a questo suggestivo borgo si staglia imponente e maestosa la sagoma del Monte Vettore, che con i suoi 2.476 metri è la cima più alta della catena dei Monti Sibillini. L'ampio altopiano carsico ha una storia geologica affascinante, risalendo a circa un milione di anni fa, quando movimenti tettonici portarono alla separazione di immensi blocchi rocciosi, creando una vasta depressione che inizialmente ospitava un lago. Con il prosciugamento di questo lago, si è formato un vasto pianoro conosciuto come Piana di Castelluccio, esteso per circa 15 km² e suddiviso in tre aree distinte: il Pian Grande, il Pian Piccolo e il Pian Perduto.

Come vedere al meglio la fioritura di Castelluccio?
Il modo migliore per ammirare la fioritura di Castelluccio di Norcia è quello di dedicargli il tempo che merita. Raggiungiamo il Pian Grande evitando mezzi a motore ed evitando i weekend, eviteremo di congestionare il traffico e ci godremo al meglio lo spettacolo con i tempi lenti che merita.

Il Pian Grande, facilmente riconoscibile per la sua ampiezza e la lunga strada rettilinea che lo attraversa in direzione Forca Canapine-Norcia, è noto anche per un particolare fenomeno carsico chiamato Inghiottitoio o Fosso dei Mergani. Si tratta di una fenditura lunga circa 1,5 km e profonda 20 metri, nella quale confluiscono e scompaiono in profondità le acque piovane e quelle derivanti dallo scioglimento delle nevi. Queste acque riemergono poi circa 900 metri più a valle, in prossimità dell'abitato di Norcia.

Il Pian Piccolo è situato lungo la strada che sale verso Forca di Presta. Nelle sue vicinanze si trova una estesa faggeta denominata Macchia Cavaliera, un prezioso residuo boschivo scampato alla deforestazione causata dall'uomo nel corso degli anni passati.

Il Pian Perduto, invece, si trova quasi interamente in provincia di Macerata, con una piccola porzione ricadente nel comune di Perugia. Il nome di questo luogo evoca la memoria di un importante evento storico: la celebre Battaglia del Pian Perduto, combattuta qui tra gli eserciti di Visso e Norcia per il dominio delle terre coltivabili. Nel Pian Perduto si trova anche un piccolo specchio d'acqua, lo Stagno Rosso. Le sue dimensioni variano tra i 38 e i 43 metri, e la sua profondità, variabile in base alle stagioni, non supera mai il metro. Il colore delle sue acque, solitamente grigio o giallo, assume durante il periodo estivo una particolare tonalità rosso-violacea. Questo fenomeno, scoperto per la prima volta il 19 giugno 1995, è causato da un'alga chiamata “Euglena sanguinea”. Quest'alga, in condizioni normali, è di colore verde, ma al variare dell'intensità della luce e della temperatura dell'acqua, muta colore, creando effetti visivi quasi surreali. Una leggenda legata a questa colorazione narra di una fata che, dipingendo un arcobaleno, fece cadere della vernice rossa sui campi sottostanti, dando origine a un lago rosso visibile solo in particolari condizioni, proprio come l'arcobaleno.

Indice dei contenuti

Breve Storia del Borgo

Prima di assumere l'attuale nome di Castelluccio, il borgo è stato conosciuto con altri appellativi, tra cui Castello dei Senari e Castel di Monte Precino. Mentre il significato del primo nome non è immediatamente evidente, il secondo potrebbe essere collegato alla parola “presa” (intesa come prato o pezzo di terreno) o ad “apricus” (soleggiato, ben esposto al sole). L'attuale nucleo abitato ha avuto origine nel XIII secolo, ma studi e rinvenimenti archeologici suggeriscono una fondazione ancor più antica. Sul territorio sono state infatti ritrovate monete romane risalenti al III secolo, oggetti in terracotta e la tomba di un soldato romano lungo la strada per Forca di Presta, testimoniando la presenza umana su queste alture fin dall'epoca romana.

Data la sua posizione elevata e strategica, Castelluccio ospitava in origine un Castello costruito per controllare le vie di comunicazione tra la Valle del Tronto e quella del Nera, oltre che per proteggere i confini e i pascoli comunali, specialmente in considerazione delle mire espansionistiche dei vicini paesi marchigiani. Nell'antichità, i Castelli erano agglomerati che sorgevano in punti strategici per difendere i confini del comune. Del primitivo abitato rimane oggi soltanto la porta di ingresso che immette nella piazza principale, dove si trova la Chiesa di Santa Maria Assunta. La parte più alta del borgo, chiamata cassero, ospitava un edificio fortificato dove venivano conservate provviste, armi e munizioni. Intorno a questo nucleo fortificato cominciarono a sorgere le abitazioni che, data l'elevata posizione e le condizioni meteorologiche avverse, si allinearono a semicerchio concentrico sul versante sud, lasciando scoperto quello esposto a nord. Gli abitanti che mantenevano la residenza all'interno del Castello godevano di terre, franchigie e privilegi comunali.

In origine, i terreni intorno a Castelluccio venivano lavorati solo nei periodi più caldi dell'anno o utilizzati come pascoli per le greggi che salivano in quota durante la transumanza. Col tempo, queste attività stagionali si trasformarono in pratiche stanziali, portando all'inesorabile distruzione della faggeta che un tempo ricopriva interamente la zona, per fare spazio a coltivazioni che ancora oggi rappresentano una delle principali fonti di sostentamento e reddito per gli abitanti.

Castelluccio, per la sua posizione di confine e dominio, ha sempre avuto un ruolo predominante, soprattutto per il possedimento di terreni adatti all'agricoltura e alla pastorizia in un ambiente così montuoso. Nel 1346, Norcia designò 16 divisori, scelti tra nobili e popolani, con il compito di suddividere la montagna e ripartire prati, boschi, pascoli e terreni coltivabili tra ciascun nucleo familiare, che ne poteva disporre in usufrutto a vita. Tuttavia, a partire dal XVI secolo, Norcia iniziò a prevaricare i diritti del contado, riappropriandosi gradualmente dei territori assegnati.

Gli anni videro alternarsi momenti di dure lotte e brevi tregue tra Norcia e Visso. Le dispute territoriali culminarono nella Battaglia del Pian Perduto. Il 19 luglio 1522 segnò il punto decisivo di secoli di scontri tra i due eserciti. Nonostante Norcia schierasse una forza superiore di 6.000 soldati, fu sconfitta dai 600 combattenti di Visso. I documenti dell'epoca sono frammentari e non permettono una ricostruzione esatta dell'accaduto, ma le gesta dello scontro sono immortalate in uno straordinario poema di 116 ottave in rima, composto nel Seicento da un poeta-pastore di Castelsantangelo sul Nera di nome Berrettaccia. Egli descrive, con ironia e talvolta comicità, la controversia che portò alla vittoria dei vissani nonostante la loro inferiorità numerica.

Curiosità e Leggende

Per suggellare la pace e a memoria della Battaglia del Pian Perduto, fu eretta a Forca di Gualdo, sulla strada che scende a Castelsantangelo sul Nera, la Chiesa della Madonna della Cona, un tempo chiamata anche Chiesa della Madonna delle Grazie. La chiesa si trova sul territorio di Castelsantangelo ma è considerata “moralmente” appartenente anche a Castelluccio. Tradizionalmente, ogni anno nella prima domenica di luglio, i due paesi si recavano in processione alla cappella e, dopo la messa, davano inizio alla Festa della Cona con banchetti, canti e balli. Sebbene la tradizione della processione sia ancora viva, la festa nella sua forma completa non viene più svolta.

Una delle meraviglie più famose e attese dell'altopiano è senza dubbio la Fioritura. Questo fenomeno si manifesta nella tarda primavera, tra la fine di maggio e l'inizio di luglio. In questo periodo, i fiori delle lenticchie coltivate si mescolano a una moltitudine di specie spontanee come fiordalisi, genziane, margherite, narcisi, papaveri, ranuncoli, violette e molte altre. La fioritura simultanea trasforma la vasta distesa della piana in una tavolozza di colori incredibilmente vivida, creando un'esplosione cromatica che ricorda un'opera d'arte impressionistica.

La Lenticchia IGP, chiamata “lenta” dagli abitanti, è il prodotto agricolo simbolo di Castelluccio per eccellenza. È una pianta annuale seminata dopo lo scioglimento della neve, la cui fioritura avviene tra maggio e luglio. Fino a fine luglio, quando inizia la “carpinatura” (la raccolta), tradizionalmente eseguita a mano, soprattutto dalle donne chiamate “carpirine”, la coltivazione necessita unicamente della pioggia. Unica per il suo aspetto policromo e le ridotte dimensioni, la lenticchia di Castelluccio ha ottenuto nel 1997, con decreto comunitario, il riconoscimento europeo di Indicazione Geografica Protetta (IGP), a salvaguardia da possibili frodi.

Un'altra curiosità legata alla lenticchia e alla fede locale è la tradizione delle donne di Castelluccio di recarsi ogni anno, alla fine di giugno, in pellegrinaggio alla Chiesa di Santa Scolastica a Norcia per invocare la pioggia sui raccolti. Dopo la celebrazione della messa, vengono offerti pane, prodotti locali e un bicchiere di vino. Fino a circa quindici anni fa, questo pellegrinaggio veniva compiuto a piedi, e l'ultimo tratto e l'ingresso in chiesa erano percorsi in ginocchio, recitando il rosario. Al ritorno, le donne erano solite raccogliere lungo la strada grandi mazzi di ginestre fiorite, che venivano poi appesi alle porte delle loro case e lasciati lì per circa una lunazione, un mese lunare.

Il clima di Castelluccio è caratterizzato da notevoli escursioni termiche. L'inverno porta gelate e abbondanti nevicate, mentre l'estate è mite, con temperature che raramente superano i 30 gradi. Durante la bella stagione, i monti circostanti offrono numerosi percorsi ideali per gli appassionati di trekking e per chi desidera fare escursioni in bicicletta, a cavallo o con gli asini. Nel periodo invernale, la Piana di Castelluccio si trasforma in un luogo di divertimento, con spazi sicuri per i bambini e opportunità per gli amanti dello sci di fondo e delle ciaspolate sulla neve.

I pastori che trascorrono le loro giornate sulla piana sono abituati a vedere volteggiare nel cielo gli appassionati di deltaplano e parapendio. Questi “uomini-uccello”, con le loro ali colorate, trovano qui l'habitat ideale per planare e ammirare dall'alto uno dei paesaggi più belli e ricchi dell'Appennino. Grazie alle particolari correnti ascensionali, l'altopiano di Castelluccio è rinomato a livello mondiale per la pratica degli sport in volo.

Per cosa è famoso Castelluccio?
Beni Urbanistici. È il borgo che sovrasta il polje carsico più grande d'Italia. Noto per la fioritura dei campi di lenticchia, nei mesi di giugno e luglio, offre uno spettacolo unico al mondo. Ma Castelluccio non è solo "la fioritura", è un luogo da visitare tutto l'anno.

Le abitazioni del borgo sono disposte lungo le ripide stradine che si snodano sul pendio del colle. Le loro piccole finestre sono addossate le une alle altre, quasi a proteggersi reciprocamente dal freddo. Sui muri di alcune case si possono ancora notare delle curiose scritte satiriche, realizzate con calce o vernice bianca, chiamate “satire”. Spesso incomprensibili a chi non conosce il dialetto locale, si riferivano a fatti o persone realmente accadute, alludendo a un soggetto senza mai nominarlo esplicitamente. Questo fenomeno ebbe inizio negli anni sessanta, quando gli abitanti si svegliarono una mattina d'estate trovandole scritte sui muri. La loro interpretazione era difficile, se non per chi le aveva originate. Ben presto si moltiplicarono, riempiendo i muri di Castelluccio. Fu l'inizio di un'era che è giunta fino ai giorni nostri; molte sono scomparse, ma rimangono indelebili nel ricordo dei paesani più anziani.

Le Chiese di Castelluccio

Salendo sulla cima del colle, un tempo chiamato “le pitture”, si raggiunge il nucleo più antico del paese. Qui si trova l'unica porta rimasta delle antiche mura, adiacente alla Chiesa di Santa Maria Assunta. Edificata nel XVI secolo, si presenta con una scalinata che conduce alla facciata intonacata, nella quale è inglobato il portale di ingresso ad arco a tutto sesto, ornato da ghiere e paraste laterali (pilastri leggermente sporgenti da una parete). Sull'architrave è incisa la data 1528. In origine, la chiesa aveva una torre campanaria; l'attuale campanile fu aggiunto nel 1801 in sostituzione della torre preesistente. L'interno presenta una pianta centrale con quattro bracci e una cupola ottagonale decorata pittoricamente nel 1862. Archi a botte si appoggiano su grosse colonne. In tre di queste colonne sono stati ricavati piccoli vani per la sacrestia, l'accesso al pulpito, alla cantoria e al campanile. Nel braccio posteriore si trova un altare seicentesco arricchito da un Crocifisso ligneo del XV secolo e una tela del XVIII secolo raffigurante la Santissima Addolorata e San Giovanni. Nel braccio destro è posto un altare rinascimentale in pietra del 1540 dedicato all'Assunta, opera di Francesco da Milano. Nel braccio sinistro è collocato un altare dedicato a Sant'Antonio Abate. Interventi di restauro nel 1990 hanno riportato alla luce nel nicchione affreschi del 1582 raffiguranti la Madonna del Rosario, dipinti da Carmine e Fabio Angelucci. Una statua in legno di una Madonna con Bambino, realizzata nel 1499 da Giovannantonio di Giordano da Norcia, risultava in parte danneggiata a seguito di un tentativo di furto nel 1980, che l'ha privata del Bambino e della mano sinistra. Nel 2006, grazie a una donazione, la statua è stata restaurata nelle parti mancanti.

In origine, il paese aveva un'altra chiesa, anch'essa intitolata a Santa Maria, oggi conosciuta come Chiesa del Sacramento. Situata nel centro dell'abitato, smise di essere la parrocchiale dopo la costruzione della chiesa sulla cima del colle. Nei primi anni del XVII secolo, assunse l'attuale denominazione, derivante dalla Compagnia del Santissimo Sacramento di Norcia, fondata nel 1425 dalla predicazione di San Giacomo della Marca sui Monti Sibillini. Con il terremoto del 1703, la chiesa fu quasi completamente distrutta; i lavori di ricostruzione terminarono nel 1728, come inciso su una lapide nel timpano del portale. Sulla sommità si trova un campanile che un tempo ospitava due campane di diverse dimensioni. La più grande veniva suonata dall'interno della casa del Parroco al mattino e alla sera per annunciare l'inizio e la fine della giornata lavorativa. Quella piccola, invece, serviva a convocare i capifamiglia per prendere decisioni riguardanti le problematiche della comunità.

Castelluccio è affascinante da visitare in ogni periodo dell'anno, a ogni ora del giorno. Vi apparirà sempre diversa, poiché l'ambiente circostante muta continuamente. Potrete vederla fare capolino, arroccata sul suo monte, con la nebbia che ricopre la piana tutt'intorno, quasi a voler sovrastare un soffice manto di nubi. Oppure la troverete ricoperta di neve che, nelle giornate di sole, la trasformerà in un quadro d'autore. Ma Castelluccio è suggestiva anche al calar del sole, quando le prime luci si accendono e illuminano il paese, facendolo assomigliare sempre più a un piccolo presepe arroccato sulla cima di un monte… uno spettacolo davvero unico e raro!

Gli abitanti che vivono stabilmente a Castelluccio di Norcia sono circa 120 durante tutto l'anno.

Altre Curiosità dell'Area

Castelluccio di Norcia è diventata la tappa finale dell'itinerario del Sentiero Europeo E1. Originariamente, questo percorso univa Capo Nord in Norvegia con Capo Passero in Sicilia, un tracciato inaugurato il 2 luglio 1972 e lungo oltre 6.000 km che attraversava l'intero continente. Attualmente, a causa dell'inagibilità di buona parte di esso, la lunghezza totale del percorso è di 4.900 km, partendo da Grövelsjön in Svezia e terminando, appunto, a Castelluccio di Norcia in Umbria.

Fin dall'antichità, il fascino di questi luoghi e dei Monti Sibillini in generale ha ispirato leggende e fantasie. Qui a Castelluccio si narra che di notte le fate, donne bellissime e rese eternamente giovani da un incantesimo, scendevano a valle dai monti per ballare e far festa con gli uomini del paese. Con le prime luci dell'alba, però, dovevano far ritorno sui monti. Si racconta che durante uno di questi balli, sorprese dai primi raggi del sole, furono costrette a fuggire. Nella loro folle corsa, con i loro piedi caprini, segnarono una parete del Monte Vettore (la faglia che taglia il monte a circa 2.000 metri), ancora oggi chiamata la Strada delle Fate.

Risalendo il sentiero che da Forca di Presta conduce al Monte Vettore, si trova, a quota 1.941 metri, il Lago di Pilato. Anticamente chiamato Lacum Sibillae, è l'unico bacino naturale di origine glaciale dell'Appennino. La sua forma particolare a “occhiale” lo distingue durante il periodo estivo, alimentato dallo scioglimento delle nevi e dalle piogge. Rilevamenti effettuati nel 1990, quando si prosciugò a causa di condizioni climatiche eccezionali, indicarono un perimetro di circa 900 metri, una lunghezza di circa 130 metri e un'altezza di 8-9 metri. Nella tradizione popolare, il lago è considerato un luogo magico e misterioso. Una leggenda narra che nelle sue acque sia custodito il corpo di Ponzio Pilato, condannato a morte da Tiberio (secondo imperatore romano dal 14 al 37 d.C.). Si dice che Tiberio, dopo aver rinchiuso il corpo di Pilato in un sacco, lo affidò a un carro di bufali lasciati liberi di vagare. Gli animali, partiti da Roma, sarebbero giunti fino ai Monti Sibillini e su fino alla Cima del Redentore, dalla cui cresta il corpo sarebbe caduto nelle acque del lago. Altre leggende narrano che in questo lago vi fosse un'entrata verso il mondo degli Inferi, accessibile tramite percorsi impervi. Anche per questo motivo, a partire dal XIII secolo, fu considerato un luogo frequentato da streghe e negromanti, tanto da spingere le autorità religiose del tempo a vietarne l'accesso, ponendo una forca all'inizio della vallata. Furono anche innalzati muri a secco intorno alle sue acque per impedirne il raggiungimento.

Nel 1954 il Professor Marchesoni scoprì nelle acque del Lago di Pilato la presenza di un piccolo crostaceo (gamberetto) di colore rossastro, lungo circa 12 mm, con la caratteristica unica di nuotare all'indietro con il ventre rivolto verso la superficie. Fu denominato Chirocefalo del Marchesoni, ed è tutt'oggi presente solo in questo luogo. Le sue uova vengono deposte sulle rive e tra le rocce in secca; pertanto, è assolutamente vietato avvicinarsi alle sponde o entrare in contatto con le acque del lago, per preservare questo fragile ecosistema.

Come Ammirare al Meglio la Fioritura di Castelluccio

La Fioritura di Castelluccio di Norcia è uno spettacolo che si ripete ogni anno, sempre capace di incantare e sorprendere. Chiamata “la fiorita” dagli abitanti locali, avviene sull'altopiano carsico ai piedi del paese, situato in provincia di Perugia all'interno del Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Il borgo, che ancora mostra i segni dei terremoti del 2016-2017, sorge su un'altura tra il Pian Grande, il Pian Piccolo e il Pian Perduto. È principalmente sul Pian Grande, alle pendici del Massiccio del Monte Vettore, che questo magnifico spettacolo si manifesta in tutta la sua grandezza.

Periodo Ideale per la Fioritura

È importante sottolineare che non è possibile indicare con estrema precisione e largo anticipo la data esatta di inizio e fine della Fioritura sul Pian Grande. Non esiste una regola fissa né una data prevedibile stabilita dall'uomo. Proprio come le caratteristiche di un vino variano in base al clima della stagione, così anche la Fioritura dipende dalle condizioni climatiche dell'anno. Tuttavia, possiamo indicare un periodo di massima in cui questa tavolozza naturale di colori prende forma: generalmente, il periodo va da fine maggio a metà luglio.

La Fioritura non presenta variazioni solo temporali, ma anche cromatiche. È un fenomeno vivo e dinamico che muta continuamente; a ogni ora e ogni giorno si presenta diverso e spettacolare. Narcisi, genzianelle, violette, lenticchie, papaveri, asfodeli, acetoselle e molte altre specie si alternano e si mescolano, vestendo l'altopiano con un abito che si rinnova e si tinge dal bianco al giallo, dal blu al rosso. Pertanto, la Fioritura non è mai “in ritardo” o “in anticipo”, non è “sbiadita” o “accesa”; ogni anno è esattamente come deve essere, riflettendo con i suoi colori ciò che è accaduto nei mesi precedenti, sia per i fiori spontanei che per le piante coltivate come la lenticchia.

È bene ricordare, inoltre, che Castelluccio e il suo altopiano meritano di essere visitati non solo nel periodo della Fioritura, ma durante tutto l'anno. Ogni stagione offre paesaggi e atmosfere uniche.

Consigli per Ammirare la Fioritura

Per godere al meglio dello spettacolo della Fioritura, è consigliabile pianificare la visita nel periodo indicato. Le proposte per esplorare l'altopiano, incluse escursioni a piedi, sono adatte a tutti, ma è sempre necessario essere allenati alla camminata e indossare abbigliamento adeguato alle condizioni climatiche e al tipo di terreno montano.

In sintesi, Castelluccio di Norcia offre un'esperienza ricca che va oltre la celebre Fioritura. È un luogo intriso di storia, leggende e una natura potente e mutevole, capace di incantare il visitatore in ogni periodo dell'anno.

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