Per cosa è famosa Canicattì?

Canicattì: Più di un Semplice Modo di Dire

02/12/2022

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Esiste un nome, nell'immaginario collettivo, soprattutto nel nord Italia, che suona quasi come un'espressione gergale per indicare un luogo lontano, quasi inesistente, un non-luogo dove spedire idealmente qualcuno o qualcosa di cui ci si vuole liberare o a cui non si crede: Canicattì. Eppure, a dispetto di questo diffuso modo di dire, Canicattì non solo esiste, ma è una realtà concreta, una florida cittadina situata nell'entroterra agrigentino, popolata da ben oltre trentacinquemila abitanti.

Per cosa è famosa Canicattì?
Canicattì, come tutta la Sicilia è il luogo delle più struggenti contraddizioni, all'ottimo recupero del convento menzionato, non a caso si contrappone (o giustappone) a qualche chilometro dal centro abitato Villa Firriato, una villa dei primi del 900 appartenuto al Barone Lombardo e costruita dall'architetto Basile, ...

Il fascino di Canicattì risiede proprio in questa sua dualità: da un lato il nome evocato come sinonimo di distanza e irrealtà, dall'altro la sua tangibile presenza, ricca di storia, cultura e, come spesso accade in Sicilia, di profonde contraddizioni.

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Il Mistero del Nome: Origini del Modo di Dire "Vai a Canicattì"

Come nascono i modi di dire? Spesso affondano le radici in fatti storici o aneddoti particolari. Nel caso di Canicattì, l'origine del suo utilizzo come sinonimo di luogo remoto è strettamente legata alla storia dei trasporti in Italia. Nel lontano 1876, la costruzione della ferrovia che collegava il nord al sud della penisola terminava proprio a Canicattì. Immaginate cosa significasse all'epoca intraprendere un viaggio in treno da città come Milano fino a quella che era l'ultima fermata della linea, nel cuore della Sicilia. Un'impresa che richiedeva dalle 24 alle 36 ore, in condizioni di viaggio ben diverse da quelle odierne. Questo percorso, simbolo di un'Italia che si univa ma che mostrava anche le sue immense distanze geografiche e infrastrutturali, ha scolpito il nome di Canicattì nell'immaginario collettivo come la destinazione finale, l'estremo sud, un luogo così lontano da sembrare quasi irraggiungibile.

Questo viaggio epico è stato anche un simbolo potente dell'emigrazione italiana, soprattutto quella che dal Sud portava uomini e donne verso le opportunità del Nord o all'estero. Il treno che attraversava l'intera Italia, come la celebre Freccia del Sud (il Milano-Siracusa-Agrigento, operativo dal 1953 al 2010), non era solo un mezzo di trasporto, ma un vero e proprio crocevia di storie, speranze e addii. Elio Vittorini, in "Conversazioni in Sicilia", cattura l'essenza di questi lunghi viaggi in treno, descrivendo atmosfere e incontri che ben rappresentano quell'epoca. Perfino la musica popolare ha colto questo tema, con canzoni come "Il treno che viene dal Sud" di Sergio Endrigo, scritta quasi in risposta a "La donna del sud" di Bruno Lauzi, a testimonianza di quanto il viaggio e la provenienza geografica fossero temi centrali nell'identità nazionale.

L'Accademia del Parnaso: Ironia Contro i Luoghi Comuni

È quasi un paradosso che una città associata a un luogo comune di distanza e irrealtà sia stata la culla di un'istituzione nata proprio per ribaltare i luoghi comuni: la Secolare Accademia del Parnaso, fondata a Canicattì nel 1922. Quest'Accademia, con spirito goliardico e profondamente ironico, si proponeva di sfidare le convenzioni e il pensiero stereotipato. Il suo stesso statuto, che recitava «Il Parnaso, Accademia di Scienza, Lettere ed Arte, non fa ad alcun socio l'obbligo di essere intelligente… Anzi», è un esempio perfetto della sua filosofia anti-convenzionale. Il simbolo scelto, un'asina, era un'ulteriore provocazione, tradizionalmente associata alla testardaggine o all'ignoranza, ma qui elevata a simbolo di saggezza, forse quella saggezza popolare che vede oltre le apparenze e i pregiudizi.

L'eco dell'Accademia del Parnaso superò presto i confini locali, acquisendo risonanza nazionale e attirando le simpatie di molti intellettuali. Tra questi, spicca la figura di Luigi Pirandello che, nel 1927, visitò Canicattì e scelse proprio il Teatro Sociale (ancora oggi esistente) per mettere in scena una delle sue opere più celebri e meta-teatrali: "Sei personaggi in cerca d’autore". Un connubio perfetto tra l'autore che indagava le maschere e la relatività della realtà e un'Accademia che faceva dell'ironia e del ribaltamento dei punti di vista la propria bandiera.

Canicattì: Terra di Contraddizioni Affascinanti e Dolorose

Visitare Canicattì oggi significa confrontarsi con quella che è forse la caratteristica più autentica della Sicilia: la compresenza di straordinaria bellezza e profondo degrado, di recupero virtuoso e abbandono inspiegabile. Questa terra è un palcoscenico di contraddizioni struggenti, che lasciano il visitatore a metà tra l'ammirazione e lo sconcerto.

Un esempio luminoso di recupero è il Centro Culturale San Domenico. Un tempo antico monastero domenicano risalente al 1609, questo complesso è stato mirabilmente ristrutturato dall'architetto Paolo Portoghesi e oggi è tornato a nuova vita, ospitando eventi culturali e diventando un punto di riferimento per la comunità. La sua architettura imponente e la cura dei dettagli testimoniano un passato glorioso e un presente votato alla cultura.

Tuttavia, a pochi chilometri di distanza, si trova un altro gioiello architettonico che narra una storia diversa: Villa Firriato. Costruita nei primi del '900 dall'architetto Basile per il Barone Lombardo, questa villa in stile Liberty è un esempio di rara bellezza, con dettagli che richiamano un'epoca di sfarzo e raffinatezza. Eppure, oggi, Villa Firriato versa in uno stato di desolante abbandono. Porte divelte, pavimenti asportati, persino blocchi di pietra muraria mancano, e tutto intorno è circondato da rifiuti. È difficile, se non impossibile, immaginare altrove nel mondo un tale scempio di bellezza. Questa dicotomia tra il San Domenico restaurato e la Villa Firriato in rovina è l'incarnazione visibile delle contraddizioni siciliane, dove il patrimonio storico e artistico può essere tanto celebrato quanto dimenticato.

Come in una frase attribuita a una nobildonna in un romanzo di Dacia Maraini, che, con iperbolica ironia, definiva l'inferno "Palermo senza le pasticcerie", anche a Canicattì le priorità e la cura del bello sembrano a volte seguire logiche imperscrutabili per chi non è nato in questa terra.

LuogoEpoca/ArchitettoStato AttualeSignificato
Centro Culturale San Domenico1609 / Ristr. Paolo PortoghesiMirabilmente ristrutturato, attivo centro culturaleEsempio di recupero e valorizzazione del patrimonio
Villa FirriatoPrimi '900 / Arch. BasileIn stato di grave abbandono e degradoEsempio di patrimonio dimenticato e deturpato

Kaos: Il Festival che Celebra Editoria, Legalità e Identità Siciliana

È in questo contesto di storia, ironia e contraddizioni che si inserisce un evento di grande vitalità e significato per Canicattì e per l'intera Sicilia: il Festival Kaos - Festival dell’editoria, della Legalità e dell’Identità siciliana. L'autore ha avuto modo di partecipare a questa bellissima iniziativa, che anima la città per alcuni giorni, portando cultura e riflessione tra la gente.

Kaos è un festival itinerante, che vede la partecipazione di numerose piccole case editrici indipendenti e una vasta schiera di artisti, scrittori, musicisti e attori. Per tre giorni, il Centro Culturale San Domenico e altri luoghi della città si trasformano in palcoscenici e salotti letterari, ospitando un susseguirsi frenetico e coinvolgente di conversazioni con autori, presentazioni di libri, incursioni musicali, performance teatrali e proiezioni video. L'obiettivo è chiaro: portare i libri e la cultura tra la gente, rendere la lettura e la riflessione accessibili a tutti, in un'atmosfera di partecipazione e scambio.

Ciò che colpisce è la risposta del pubblico: una partecipazione attenta e "religiosa", un silenzio rispettoso durante le presentazioni, un desiderio palpabile di assorbire le storie, le idee e le emozioni proposte. Kaos dimostra che c'è una sete di cultura e di confronto in questa terra, un desiderio di riscoprire le proprie radici e confrontarsi con le sfide del presente.

La Legalità a Kaos: Memoria e Impegno Contro la Mafia

Uno degli aspetti più significativi del Festival Kaos è il suo focus sulla Legalità e sull'Identità siciliana. In una terra che ha conosciuto e ancora combatte il fenomeno mafioso, parlare di legalità non è un esercizio retorico, ma un impegno civile fondamentale. Il festival dedica ampio spazio a questo tema, dando voce a chi la legalità la vive e la difende quotidianamente.

Durante l'edizione a cui fa riferimento l'autore, è stato premiato un giovane imprenditore coraggioso, Giuseppe Pirraino, che ha avuto la forza di denunciare i suoi estorsori, contribuendo al loro arresto. Un gesto di resistenza civile che merita di essere raccontato e celebrato. Ma il momento forse più toccante è stato quello dedicato alla memoria di due figure immense, figli di questa terra e vittime della violenza mafiosa: il giudice Rosario Livatino e il giudice Antonino Saetta, entrambi assassinati per il loro impegno nella giustizia. La presenza della figlia di Antonino Saetta ha reso la commemorazione ancora più vivida e sentita, un ponte tra la memoria del sacrificio e l'impegno delle nuove generazioni. Kaos si configura così non solo come un evento culturale, ma come un presidio di memoria e un incoraggiamento all'impegno civile, ribadendo che l'identità siciliana è intrinsecamente legata alla lotta per la giustizia e la legalità.

Aneddoti Locali: La Relatività del Tempo Siciliano

La Sicilia, si sa, ha i suoi ritmi e le sue logiche, che a volte sfuggono alla razionalità nordica. Un piccolo aneddoto osservato durante il festival ben illustra questa peculiarità, definita dall'autore la "relatività del tempo" comune in queste parti. Era stata annunciata la presenza dello scrittore Gaetano Savatteri, premiato per il suo libro "Il delitto di Kolymbetra", a un determinato orario al Centro Culturale San Domenico. Contemporaneamente, nello stesso giorno e alla stessa ora, manifesti pubblici annunciavano la sua presenza anche al Circolo Unione di Racalmuto per la presentazione di un altro libro, "La funesta docilità" di Silvano Nigro. Una svista di programmazione? Forse. Ma l'autore suggerisce che potrebbe trattarsi, più realisticamente, di un modo, forse inconscio, per affermare una concezione del tempo elastica, quasi ubiqua, che qui viene concepita e praticata con una naturalezza disarmante per chi è abituato alla rigida scansione oraria.

Questo piccolo episodio aggiunge un tocco di colore e autenticità alla descrizione di Canicattì, ricordandoci che al di là degli eventi ufficiali e della storia con la S maiuscola, c'è un quotidiano fatto di piccole idiosincrasie e modi di essere che contribuiscono a definire l'identità di un luogo.

Domande Frequenti su Canicattì

  • Canicattì esiste davvero?
    Sì, assolutamente. Canicattì è una città reale e popolosa (oltre 35.000 abitanti) nella provincia di Agrigento, in Sicilia. Il modo di dire che la associa a un luogo inesistente deriva da motivi storici legati ai trasporti.
  • Perché si dice "vai a Canicattì"?
    L'espressione è nata storicamente perché, a partire dal 1876, Canicattì era il capolinea di un'importante linea ferroviaria che collegava il nord e il centro Italia con il sud. Viaggiare fino a Canicattì rappresentava un percorso molto lungo e faticoso per l'epoca, rendendola sinonimo di un luogo estremamente lontano e difficile da raggiungere.
  • Cosa c'è di interessante a Canicattì oltre al modo di dire?
    Canicattì offre spunti di interesse storico e culturale, come il Centro Culturale San Domenico (un ex monastero magnificamente restaurato), il Teatro Sociale (legato alla visita di Pirandello), e ospita eventi importanti come il Festival Kaos, dedicato all'editoria, alla legalità e all'identità siciliana.
  • Il Festival Kaos è un evento rilevante?
    Sì, il Festival Kaos è un'iniziativa culturale significativa che anima la città, promuovendo la lettura e il dibattito su temi importanti come la legalità e l'identità siciliana. Attira piccoli editori, artisti e un pubblico attento, dimostrando la vitalità culturale del territorio.
  • Canicattì ha legami con la lotta alla mafia?
    Sebbene non sia la sola città siciliana legata a questa tematica, Canicattì è la città natale o di adozione di figure importanti nella lotta alla mafia, come i giudici Rosario Livatino e Antonino Saetta, ricordati e onorati anche in eventi locali come il Festival Kaos.

Canicattì è dunque molto più di un nome evocato in un modo di dire. È una città viva, con una storia complessa che affonda le radici nel passato ferroviario e nell'ironia culturale dell'Accademia del Parnaso. È un luogo che mostra con forza le contraddizioni della Sicilia, ma che al contempo si anima grazie a iniziative come il Festival Kaos, che celebrano la cultura, la legalità e l'identità di un popolo. Un viaggio a Canicattì non è un viaggio verso un non-luogo, ma un'immersione nella ricchezza e nella complessità di una terra autentica e sorprendente.

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