24/09/2024
Il mito di Leda e il Cigno narra una storia affascinante e potente, quella di Zeus che, invaghitosi della bellissima Leda, moglie del re di Sparta, assunse le sembianze di un cigno per potersi unire a lei. Dalla loro unione, avvenuta sulle rive del Fiume Eurota, si narra che Leda depose un uovo da cui nacquero i celebri fratelli Elena e Polluce. Nella stessa notte, unendosi anche al marito Tindaro, Leda concepì Castore e Clitennestra. Questo soggetto, intriso di mitologia classica e simbolismo, dovette attrarre l'interesse di uno degli spiriti più indagati e universali del Rinascimento italiano, sebbene Leonardo da Vinci non fosse solito dedicarsi in modo esteso a temi prettamente mitologici nella sua vasta produzione artistica. Nonostante ciò, una delle sue opere più enigmatiche e discusse ha proprio questo mito come protagonista.

Un Soggetto Insolito per il Maestro
Nonostante la sua predilezione per ritratti, studi anatomici, macchine volanti e paesaggi, il tema mitologico di Leda e il Cigno catturò l'immaginazione di Leonardo. A un dipinto su tavola raffigurante Leda e il Cigno, l'artista dovette lavorare nella fase tarda della sua carriera, probabilmente durante il suo secondo soggiorno a Firenze, tra il 1504 e il 1506 circa. L'opera, secondo le testimonianze storiche, fu poi portata da Leonardo con sé a Milano e successivamente in Francia, dove il Maestro trascorse gli ultimi anni della sua vita sotto la protezione di Francesco I.
L'Opera Perduta: La 'Leda col Cigno' Originale
Purtroppo, il dipinto originale di Leonardo da Vinci raffigurante la 'Leda col Cigno', databile intorno al 1505-1510, non è giunto fino a noi. La sua sorte finale rimane avvolta nel mistero; si ritiene che sia andato perduto o distrutto nel corso dei secoli. Oggi, la conoscenza di questa importante opera leonardesca è possibile soltanto attraverso una serie di studi preparatori realizzati dallo stesso Leonardo e, crucialmente, attraverso le numerose copie, si contano almeno nove copie, eseguite da allievi e imitatori del Maestro. Queste copie, pur non potendo replicare fedelmente la mano e la tecnica ineguagliabili di Leonardo, ci offrono preziose indicazioni sulla composizione, la posa della figura, il paesaggio e l'iconografia scelta dall'artista.
Una delle ipotesi più suggestive legate al dipinto perduto di Leonardo suggerisce che la celebre 'Scapigliata', oggi conservata come capolavoro indiscusso presso la Galleria Nazionale di Parma, possa essere uno studio preliminare o correlato proprio alla figura di Leda. Sebbene la 'Scapigliata' sia un olio su pannello di piccole dimensioni (21 x 24.6 cm) e di datazione incerta (1500-1510 circa), la sua espressività, la morbidezza dei lineamenti e la tecnica sfumata richiamano da vicino lo stile leonardesco di quel periodo, rendendo plausibile un legame con l'intenso lavoro che il Maestro dedicò alla figura di Leda.
Testimonianze Storiche: Tracce di un Capolavoro
Nonostante la sua scomparsa, l'esistenza della 'Leda col Cigno' di Leonardo è attestata da diverse fonti storiche. Già nel 1590, Giovanni Paolo Lomazzo menzionava l'originale leonardesco nelle raccolte reali in Francia. La testimonianza più dettagliata risale al 1625, quando Cassiano dal Pozzo descrisse l'opera presente a Fontainebleau. Le sue parole ci offrono uno squarcio sull'aspetto del dipinto e sulle sue condizioni conservative all'epoca: “Una Leda in piedi, quasi tutta nuda, col cigno e due uova a' piè della figura dalle guscia delle quali si vede esser usciti quattro bambini. Questo pezzo è finitissimo, ma alquanto secco, in ispecie il petto della donna”. Questa descrizione è fondamentale perché conferma la posa in piedi di Leda in quella specifica versione e menziona la presenza del cigno, delle uova e dei bambini. Tuttavia, le tracce documentarie dell'opera di Leonardo si perdono definitivamente verso la fine del XVII secolo, lasciando il suo destino avvolto nel mistero.
Gli Studi Preparatori: La Genesi di un'Idea
Il processo creativo di Leonardo, caratterizzato da un'indagine continua e da numerosi studi, ci ha lasciato diverse testimonianze del suo lavoro sulla 'Leda col Cigno'. Questi disegni e schizzi ci permettono di seguire l'evoluzione dell'idea e le diverse soluzioni compositive esplorate dal Maestro.

Uno degli studi più celebri è la 'Testa di Leda', un disegno a gessetto rosso su carta preparata rossa attribuito a Leonardo, databile intorno al 1505 e conservato nella Pinacoteca Ambrosiana a Milano. Questo studio si concentra intensamente sul volto e sull'acconciatura di Leda, con i capelli raccolti in trecce elaborate che incorniciano un volto dai lineamenti dolci e un'espressione languida e vagamente ambigua. La precisione e la delicatezza del tratto rendono questa 'Testa di Leda' uno degli studi più raffinati e completi realizzati da Leonardo per l'opera.
Un altro studio fondamentale è il disegno intitolato 'Leda inginocchiata e il cigno', parte delle prestigiose collezioni del Duca di Devonshire a Chatsworth. Questo disegno, realizzato con penna e inchiostro, esplora una diversa soluzione compositiva, con Leda in una posa inginocchiata o accovacciata. Qui, Leonardo utilizza linee curve e tratteggiate con grande maestria per modellare il corpo della donna, conferendole una notevole tridimensionalità e vitalità. La composizione dirige lo sguardo dell'osservatore attraverso una narrazione visiva: il cigno si china verso Leda, mentre la sua mano accenna un gesto verso i bambini che emergono dalle uova ai suoi piedi, immersi in un fitto sottobosco. I tratti a penna a spirale, tipici dello stile di Leonardo, creano un senso di movimento e conferiscono al disegno un'energia dinamica.
Esiste anche un altro studio di 'Leda accovacciata e il cigno' conservato presso il Museum Boijmans Van Beuningen di Rotterdam, che testimonia ulteriormente le variazioni compositive considerate da Leonardo prima di giungere alla versione finale, che sembra fosse quella con Leda in piedi, come descritto da Cassiano dal Pozzo. Questi studi dimostrano come Leonardo abbia indagato a fondo non solo l'anatomia e l'espressione, ma anche le possibili interazioni tra le figure e lo spazio circostante.
Le Copie: Finestre sull'Originale Perduto
Data la scomparsa dell'originale, le copie realizzate dagli allievi e dai seguaci di Leonardo assumono un'importanza capitale. Sono queste che ci permettono di ricostruire, seppure in modo approssimativo, l'aspetto del dipinto perduto e di apprezzarne l'iconografia innovativa, che dovette suscitare grande ammirazione all'epoca.
Tra le copie più note e significative, spiccano quelle conservate presso la Galleria Borghese a Roma, le Gallerie degli Uffizi a Firenze e la Gemäldegalerie Alte Meister a Kassel.
La copia della Galleria Borghese, attribuita forse a Cesare da Sesto o a un altro seguace di Leonardo, è una tempera su tavola (86 x 115 cm) che presenta Leda in una posa decisamente sensuale, quasi languida, mentre abbraccia il cigno. In questa composizione, l'uovo, parzialmente nascosto dall'erba rigogliosa, funge da centro simbolico dell'opera, un punto focale da cui sembra scaturire la vita (i bambini non sono visibili, ma impliciti). Lo sfondo è caratterizzato da paesaggi e architetture classiche in rovina, trattati con la tecnica dello sfumato e della prospettiva aerea, elementi tipici del linguaggio leonardesco.

Alle Gallerie degli Uffizi di Firenze si trova un'altra importante copia, databile al primo decennio del XVI secolo (circa 1505-1507) e attribuita a un pittore di scuola leonardesca, forse lo stesso autore della copia di Wilton House. Questa tavola (77.5 x 130 cm) raffigura anch'essa la sensuale figura femminile di Leda abbracciata al cigno, con le due uova ben visibili ai suoi piedi. Lo sfondo è particolarmente ricco di dettagli naturalistici, con una descrizione minuziosa di erbe e fiori nel prato, contrapposta alla rappresentazione delle montagne a picco sullo sfondo, rese quasi evanescenti dalla foschia, in un chiaro esempio di sfumato paesaggistico di derivazione leonardesca. Questa versione è spesso considerata una delle migliori copie esistenti dell'originale perduto.
Una copia con una composizione differente, basata sulla variante inginocchiata o accovacciata, è la 'Leda inginocchiata con i figli' conservata nella Gemäldegalerie Alte Meister di Kassel, in Germania. Attribuita all'allievo Giampietrino e databile tra il 1515 e il 1520 (olio su tavola, 105,5 x 128 cm), quest'opera si distingue per l'omissione del cigno stesso; solo i gusci d'uovo ai piedi di Leda e la presenza dei bambini alludono all'unione divina. La storia recente di questo dipinto è piuttosto movimentata, essendo stato tra le opere collezionate da Hermann Göring durante la Seconda Guerra Mondiale e successivamente recuperato. Analisi scientifiche condotte su questa copia, in particolare la riflettografia infrarossa, hanno rivelato la presenza di due disegni preparatori sottostanti: uno corrispondente alla composizione eseguita (Leda inginocchiata con i figli) e un secondo disegno, identico a uno studio della 'Sant'Anna' di Leonardo (oggi al Louvre), suggerendo un possibile riutilizzo di cartoni o studi leonardeschi per opere diverse.
Anche Raffaello Sanzio, durante il suo soggiorno fiorentino, ebbe modo di studiare l'opera di Leonardo. Un suo disegno datato 1507, conservato nelle Collezioni Reali di Windsor, mostra uno studio della 'Leda col Cigno' di Leonardo. Il disegno di Raffaello, a penna, inchiostro e gessetto nero (19.2 x 31 cm), raffigura Leda nuda in piedi sulla destra, con le braccia avvolte attorno al collo del cigno, e un bambino in basso a sinistra che guarda verso l'alto. Questo studio rapido e incisivo è un'ulteriore testimonianza dell'esistenza e dell'influenza dell'opera leonardesca sui contemporanei.
Perché l'Opera è Scomparsa?
Le ragioni precise della scomparsa o della distruzione della 'Leda col Cigno' di Leonardo rimangono in gran parte sconosciute. Le testimonianze storiche, come quella di Cassiano dal Pozzo nel 1625, indicano che l'opera si trovava a Fontainebleau ma era già in cattive condizioni conservative. È possibile che il deterioramento abbia portato alla sua distruzione intenzionale o che sia semplicemente andata perduta nel caos di eventi storici successivi, come rivoluzioni o incendi. La sua fragilità dovuta forse ai materiali o alla tecnica pittorica utilizzata, unita alla sua natura potenzialmente controversa (un nudo mitologico) in epoche successive, potrebbero aver contribuito alla sua sparizione. Resta uno dei grandi misteri della storia dell'arte, che rende l'opera ancora più affascinante.
Domande Frequenti sulla Leda di Leonardo
Dove si trova l'originale 'Leda col Cigno' di Leonardo da Vinci?
L'originale dipinto 'Leda col Cigno' realizzato da Leonardo da Vinci è purtroppo andato perduto e non si trova più in nessuna collezione pubblica o privata.
Come conosciamo l'opera perduta di Leonardo?
La conosciamo grazie agli studi preparatori di Leonardo stesso (disegni) e attraverso le numerose copie (almeno nove) realizzate dai suoi allievi e seguaci poco dopo la creazione dell'originale.

Quali sono gli studi preparatori più importanti?
Tra gli studi più noti vi sono la 'Testa di Leda' conservata nella Pinacoteca Ambrosiana a Milano e lo 'Studio per la Leda inginocchiata e il cigno' a Chatsworth House.
Quali sono le copie più famose e dove si trovano?
Le copie più famose includono quelle conservate alla Galleria Borghese di Roma, alle Gallerie degli Uffizi di Firenze e la 'Leda inginocchiata con i figli' nella Gemäldegalerie Alte Meister di Kassel.
Le copie sono identiche all'originale?
Sebbene cerchino di replicare la composizione e l'iconografia, le copie differiscono per dettagli stilistici, qualità pittorica e talvolta per piccole variazioni compositive (come la posa di Leda, in piedi o inginocchiata) o l'inclusione di elementi (come il cigno nella versione di Giampietrino).
Perché questo soggetto era insolito per Leonardo?
Leonardo era più noto per ritratti, studi scientifici e invenzioni. I soggetti mitologici non erano una parte preponderante della sua produzione, il che rende la scelta di rappresentare Leda e il Cigno particolarmente interessante.
Nonostante la sua scomparsa, la 'Leda col Cigno' di Leonardo da Vinci continua ad esercitare un fascino immutato. La sua esistenza, attestata da documenti storici e frammenti visivi lasciati dagli studi e dalle copie, testimonia l'indagine incessante di Leonardo sulla forma umana, la natura e il mito. Le diverse versioni che ci sono pervenute, pur non potendo sostituire l'originale, ci offrono scorci preziosi su un'opera che, per la sua iconografia audace e la sua presunta bellezza, merita un posto di rilievo nella storia dell'arte rinascimentale e nel corpus leonardesco, anche se solo come un magnifico e persistente mistero.
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