Come si chiamano i ristoranti tipici giapponesi?

Vera Cucina Giapponese: Un Viaggio Autentico

20/07/2021

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L'Italia è un paese che ama la buona tavola e, negli ultimi anni, ha sviluppato una vera e propria passione per la cucina giapponese. I ristoranti che dichiarano di offrire specialità nipponiche sono spuntati ovunque, superando addirittura i tremila in tutto il paese. Tuttavia, c'è una domanda che molti appassionati si pongono: quanti di questi locali offrono realmente un'esperienza culinaria giapponese autentica? Non basta esporre bandierine o servire riso e pesce crudo per rappresentare una tradizione millenaria ricca di sfumature, tecniche e filosofie profonde.

Dove mangiare la vera cucina giapponese a Roma?
I 5 RISTORANTI GIAPPONESI DI ROMA CHE AMO DI PIÙRistorante Doozo. Via Palermo 51, Roma. 06 481 5655.Ristorante Taki. Via Marianna Dionigi 56/60, Roma. 06 320 1750.Ristorante Rokko. Passeggiata di Ripetta 15, Roma. 06 322 3414.Ramen Bar Akira. Via Ostiense 73F, Roma. 06 8934 4773.Waraku. Via Prenestina 321, Roma. 06 2170 2358.

La cucina giapponese, conosciuta come washoku, è molto più di un semplice pasto; è un'arte che coinvolge non solo il gusto, ma tutti i sensi e persino lo spirito. È un patrimonio culturale così significativo da essere stato inserito dall'UNESCO nella lista dei Patrimoni immateriali dell'umanità nel dicembre 2013. Il termine stesso, washoku, composto dagli ideogrammi 'wa' (giapponese, ma anche armonia) e 'shoku' (cibo, mangiare), evoca un concetto di equilibrio e rispetto per la natura e gli ingredienti.

Indice dei contenuti

L'Essenza Profonda del Washoku: Non Solo Gusto

In Giappone, mangiare è un'esperienza olistica. Oltre al sapore, la presentazione del cibo riveste un ruolo cruciale. Ogni piatto è una piccola opera d'arte, pensata per deliziare gli occhi prima ancora del palato. I colori, le forme, la disposizione degli elementi sul piatto sono studiati per riflettere la bellezza della natura e delle stagioni. Questa attenzione estetica è particolarmente evidente nella cucina Kaiseki, un banchetto tradizionale multi-portata che incarna l'apice della raffinatezza culinaria giapponese, dove ogni dettaglio, dalla scelta della stoviglia al fiore decorativo, ha un significato.

Anche gli utensili e i materiali utilizzati sono fondamentali. Mangiare con le bacchette richiede destrezza e rispetto per il cibo. Le stoviglie, spesso realizzate con materiali pregiati come ceramica, lacca, legno e bambù, non sono semplici contenitori, ma parte integrante dell'esperienza sensoriale, aggiungendo texture visive e tattili. L'accostamento dei colori non è casuale, ma legato a doppio filo alle stagioni, permettendo al cibo di trasmettere lo spirito del momento dell'anno, celebrando la freschezza e la transitorietà.

Questa dedizione al mestiere e alla ricerca della perfezione è incarnata da figure leggendarie come Jiro Ono, lo chef ultranovantenne del Sukiyabashi Jiro di Tokyo, considerato uno dei più grandi maestri di sushi viventi. La sua aspirazione, come racconta il neuroscienziato e autore Ken Mogi nel suo libro sull'ikigai, è quella di morire mentre prepara sushi, magari il Koada, un piccolo pesce considerato 'il re del sushi'. Questo aneddoto illustra perfettamente il concetto di ikigai, quella forza interiore che spinge a fare ciò che si ama con passione e dedizione assoluta, un principio profondamente radicato nella cultura giapponese e nel mondo della sua cucina.

La Base di Tutto: Qualità, Freschezza e il Ruolo del Dashi

Ma al di là della filosofia e dell'estetica, il fondamento della cucina giapponese risiede indiscutibilmente nella qualità e nella freschezza delle materie prime. È questo uno degli elementi chiave del successo mondiale del washoku. I cuochi giapponesi hanno un rispetto quasi reverenziale per gli ingredienti, selezionandoli con cura maniacale e trattandoli in modo da esaltarne il sapore naturale senza coprirlo.

Un altro pilastro fondamentale della cucina giapponese è il dashi. Secondo lo chef responsabile del Minokichi, uno dei ristoranti più antichi del Giappone (fondato nel 1716), chi non usa il dashi non sta facendo vera cucina giapponese. Il dashi è un brodo leggero ma saporito che costituisce la base per un'infinità di piatti, dalle zuppe (come la famosa zuppa di miso) alle salse, ai piatti di pasta e stufati. La sua preparazione richiede attenzione e ingredienti specifici.

Il dashi tradizionale si ottiene principalmente da due ingredienti: il kombu, un tipo di alga bruna ricca di acido glutammico, e il katsuobushi, fiocchi di tonno essiccato, fermentato e affumicato (bonito essiccato). Il kombu viene messo a bagno e poi cotto lentamente in acqua di alta qualità (l'uso di acqua minerale naturale è cruciale) a una temperatura controllata intorno ai 70 gradi Celsius per 30-40 minuti. Successivamente, la temperatura viene portata a 90 gradi e si aggiunge il katsuobushi, che viene lasciato in infusione per breve tempo prima di essere filtrato. Il risultato è un brodo limpido e profondo, ricco di umami.

L'umami è considerato il 'quinto sapore', distinto dal dolce, salato, amaro e aspro. Fu identificato per la prima volta nel 1908 dal chimico giapponese Kikunae Ikeda, che scoprì il ruolo dell'acido glutammico nel conferire quel sapore sapido e appagante presente nel brodo dashi, nei pomodori maturi, nel parmigiano e in molti altri alimenti. L'umami è fondamentale per la profondità e la complessità del sapore nella cucina giapponese.

Oltre Sushi e Sashimi: Un Mondo di Sapori da Esplorare

Per molti in Occidente, la cucina giapponese si identifica ancora quasi esclusivamente con sushi e sashimi. Sebbene questi piatti siano iconici e richiedano grande maestria (soprattutto nella preparazione del riso per il sushi e nel taglio del pesce), rappresentano solo una piccola parte del vasto repertorio culinario nipponico. È un po' come ridurre la cucina italiana a pizza e spaghetti.

La tradizione giapponese offre una varietà incredibile di piatti, spesso meno conosciuti fuori dal Giappone. C'è ad esempio la prelibata carne di manzo wagyu, celebre per la sua straordinaria tenerezza e marmorizzazione, spesso cucinata in brodi a base di dashi, mirin (un sakè dolce) e salsa di soia. Le verdure giocano un ruolo essenziale, con varietà uniche come le melanzane Kamonasu di Kyoto, i funghi Matsutake, le alghe Nori e Wakame, e ortaggi come daikon, gobo (un tubero) e aglio nero.

Piatti come il ramen (zuppa di tagliatelle), l'okonomiyaki (una sorta di frittata o pancake salato cucinato alla piastra con vari ingredienti), i donburi (ciotole di riso con sopra carne, pesce o verdure stufate), i kushikatsu (spiedini impanati e fritti tipici di Osaka), il tonkatsu (cotoletta di maiale impanata) e i takoyaki (polpette fritte a base di polpo) sono fondamentali nella dieta quotidiana giapponese e offrono un'esperienza culinaria completamente diversa dal sushi.

È importante sottolineare che non è necessario essere giapponesi per cucinare autentica cucina giapponese. Chef di fama internazionale, come Heinz Beck, tristellato con La Pergola a Roma e che ha aperto anche il ristorante Sensi a Tokyo (ottenendo subito una stella), dimostrano come sia possibile interpretare la tradizione nipponica con sensibilità e rispetto, talvolta fondendola con altre grandi cucine, come quella italiana. Beck stesso sperimenta con ingredienti come lo yuzu (un agrume giapponese) in marinature per il pesce, creando piatti che uniscono il meglio delle due culture, mantenendo sempre l'assoluta priorità sulla freschezza e qualità della materia prima.

Come Riconoscere l'Autenticità: La Certificazione JETRO

Data la proliferazione di locali che si definiscono "giapponesi" ma che spesso non rispettano i canoni della tradizione, come può un consumatore orientarsi? Il governo giapponese, consapevole di questa problematica e desideroso di preservare l'integrità del washoku all'estero (dove si contano ben 118mila ristoranti a esso ispirati, di cui oltre tremila solo in Italia), ha deciso di intervenire.

Attraverso la Japanese External Trade Organization (JETRO), è stata istituita una certificazione specifica chiamata 'Japanese Food Supporter'. Questo marchio viene rilasciato ai ristoranti che dimostrano di seguire le linee guida stabilite per garantire l'autenticità della cucina giapponese. Ottenere questa certificazione significa impegnarsi nell'utilizzo di ingredienti di qualità, nell'applicazione di tecniche tradizionali e nel rispetto della filosofia del washoku. Cercare questo marchio può diventare un valido aiuto per i consumatori nella scelta di un locale autentico. Per informazioni sulla certificazione, è possibile contattare la JETRO via email all'indirizzo [email protected].

Nuovi Indirizzi Autentici a Milano e Roma

Per chi desidera esplorare la varietà e l'autenticità della cucina giapponese al di là del sushi, specialmente nelle grandi città dove l'offerta è più ampia, stanno emergendo nuove proposte interessanti. Abbiamo scelto di segnalare alcuni locali che si distinguono per la loro attenzione alla tradizione e per l'offerta di piatti meno comuni, tralasciando volutamente i ristoranti storici e già consolidati come Osaka a Milano o Hamasei a Roma, per dare spazio a realtà più recenti e meno note che propongono un'esperienza diversa.

Milano

  • Ramen bar (Via Antonio Tolomeo Trivulzio, 16): Principalmente noto come eccellente ramen bar, offre anche piatti rari da trovare altrove, come la porchetta con porro piccante, granchio fritto e polpo marinato nel wasabi. Un ottimo punto di partenza per esplorare il mondo del ramen e non solo.
  • Okonomiyaki (Corso Vittorio Emanuele, 26/28): Il luogo ideale per assaggiare un autentico okonomiyaki, la 'frittata' o pancake salato tipico della regione del Kansai, cucinato sulla piastra con una vasta gamma di ingredienti, dalla carne ai frutti di mare alle verdure (spesso abbondante la verza).
  • Izakaya (Via Varese, 1): Una vera e propria izakaya, la tradizionale trattoria giapponese, perfetta per un pasto informale e conviviale. La specialità sono gli kushikatsu, spiedini impanati e fritti originari di Osaka. Da provare anche il riso al curry e un croccantissimo tonkatsu accompagnato dalla salsa ponzu.
  • Fusion Cocktail (Via Fiori Chiari, 1): Un locale che propone un interessante connubio nippo-italico nei cocktail (con ingredienti come yuzu, tè nero affumicato Lapsang Souchong, shochu) abbinati a portate fusion di alta qualità, splendidamente decorate.
  • Pesce (Via Giuseppe Parini, 7): Si distingue per la grande varietà di pesci offerti, inclusi pesci 'azzurri' come la spatola. L'insalata di alghe è notevole, con la presenza di alghe mozuku 'da bere'. Assolutamente da non perdere il merluzzo nero dell'Alaska marinato nel miso.

Roma

  • Sushi/Rolls (Piazzale del Verano, 90): Qui opera Atsufumi Kikuchi, le cui mani d'oro sono rinomate per la preparazione di roll eccellenti. La sua maestria si vede nel riso, sempre perfetto (considerato una materia complicata), e nel taglio del pesce, eseguito ad arte. Una tappa obbligata per gli amanti del sushi che cercano l'eccellenza, specialmente se amano lo sgombro.
  • Ramen (Via Ostiense, 166/A): Gestito da Margherita e Mariana (MaMa), questo locale si avvale della consulenza dello chef stellato Kotaro Noda per offrire un ramen autentico e di alta qualità. Utilizzano solo ingredienti selezionati per preparare questo piatto amato in Giappone, a base di tagliatelle o spaghetti in brodo saporito.
  • Mix Mediterraneo/Giapponese (Via del Gazometro, 54): Un locale che nasce dalla collaborazione tra un italiano e un giapponese, proponendo un mix squisito che a volte si tinge di note mediterranee, come un carpaccio di pesce tiepido con olio di sesamo. Se siete fortunati, potreste trovare la guancia di tonno, una vera prelibatezza.
  • Kaiten-zushi/Kaiseki (Via Giuseppe Giulietti, 21): Uno dei pochi locali in Italia a offrire l'esperienza del kaiten-zushi (sushi su nastro girevole) con un focus sulla qualità. Propone anche raffinata cucina Kaiseki e piatti più audaci e creativi, come una tartare di ricciola con prosecco, dieci spezie, caviale, spuma di piselli e yuzu.
  • Varietà (Via Prenestina, 321): Iniziato come ramen bar dagli sposi Miwako e Maurizio, il locale ha ampliato la sua offerta per includere altri piatti tradizionali fatti in casa, come okonomiyaki, wafu hambagu (l'hamburger giapponese) e takoyaki (polpette di polpo). Un ottimo esempio di come un locale possa crescere esplorando diverse sfaccettature della cucina giapponese.

Autentico vs. Non Autentico: Alcune Differenze Chiave

Orientarsi nel vasto panorama dei ristoranti che si definiscono giapponesi può essere difficile. Ecco una tabella comparativa semplificata basata sugli elementi discussi, che può aiutare a distinguere un locale più autentico da uno meno legato alla tradizione:

CaratteristicaRistorante Giapponese Autentico (Washoku)Ristorante Generico/Fusion (spesso 'All you can eat')
Filosofia CulinariaRispetto per la tradizione, esaltazione del sapore naturale degli ingredienti, attenzione all'estetica e alla stagionalità (Washoku, Ikigai).Spesso focalizzato sulla quantità e sulla popolarità di pochi piatti (sushi/sashimi), meno enfasi sulla profondità culturale e sulla stagionalità.
Uso del DashiFondamentale e preparato con ingredienti di qualità (Kombu, Katsuobushi) come base per molte preparazioni.Spesso non utilizzato o sostituito con brodi industriali o insaporitori artificiali.
Qualità IngredientiMassima attenzione alla freschezza e provenienza (pesce freschissimo, verdure specifiche, riso per sushi di alta qualità).Qualità variabile, a volte compromessa per ridurre i costi, minore varietà di pesci e verdure specifiche giapponesi.
Varietà del MenuAmpia gamma di piatti oltre sushi e sashimi (Ramen, Okonomiyaki, Donburi, piatti a base di Wagyu, verdure, ecc.).Menu spesso dominato da sushi, sashimi e pochi piatti 'caldi' standardizzati (tempura, ravioli).
PresentazioneEstremamente curata, ogni piatto è pensato esteticamente, scelta di stoviglie appropriate.Presentazione standardizzata, meno enfasi sull'estetica e sull'armonia stagionale.
CertificazionePotrebbe aderire a programmi di certificazione (es. Japanese Food Supporter JETRO).Generalmente non aderisce a certificazioni specifiche di autenticità giapponese.
Esperienza ComplessivaInvita a un'esperienza meditativa e sensoriale, apprezzamento dei dettagli e della cultura.Spesso esperienza più veloce e meno focalizzata sull'immersione culturale.

Domande Frequenti sulla Cucina Giapponese Autentica

Cos'è esattamente il "washoku"?

Il "washoku" è il termine giapponese per indicare la cucina tradizionale del paese. Non è solo un insieme di ricette, ma un sistema sociale e culturale che valorizza il rispetto per la natura, l'uso sostenibile delle risorse locali, l'equilibrio nutrizionale, l'importanza dei pasti conviviali e la stretta connessione con gli eventi annuali e le stagioni. Per la sua ricchezza e profondità, è stato riconosciuto Patrimonio Culturale Immateriale dell'Umanità dall'UNESCO.

Perché il "dashi" è così importante nella cucina giapponese?

Il "dashi" è il brodo base della cucina giapponese, paragonabile al ruolo che il brodo di carne o vegetale ha in altre cucine. È fondamentale perché conferisce il sapore umami, che aggiunge profondità e complessità a innumerevoli piatti, dalle zuppe (come la zuppa di miso) ai piatti in brodo, alle salse e ai condimenti. Preparato correttamente con kombu e katsuobushi, il dashi è l'anima di molti sapori giapponesi.

Come posso capire se un ristorante giapponese in Italia è autentico?

Cercare l'autenticità richiede un po' di curiosità. Un buon segno è un menu che offre una varietà di piatti che vanno ben oltre sushi e sashimi (cercate ramen, udon, soba, tempura fatta bene, yakitori, donburi, piatti a base di verdure specifiche, ecc.). Chiedete se preparano il dashi in casa e quali ingredienti usano. L'attenzione ai dettagli nella presentazione e la qualità percepita degli ingredienti (soprattutto il riso per sushi e il pesce) sono altri indicatori. Inoltre, la presenza di certificazioni come il 'Japanese Food Supporter' della JETRO è un segnale positivo.

Ci sono piatti giapponesi oltre a sushi e sashimi che dovrei provare?

Assolutamente sì! La dieta giapponese quotidiana si basa su molti altri piatti. Il ramen, una ricca zuppa di noodle, è estremamente popolare. L'okonomiyaki e i takoyaki sono deliziosi street food o piatti informali. I donburi offrono pasti completi e confortevoli. I piatti a base di tofu, verdure stufate o grigliate, e le preparazioni a base di carne come il tonkatsu o il wagyu sono altrettanto rappresentativi. Esplorare questi piatti significa scoprire la vera diversità e ricchezza della cucina giapponese.

Cos'è l'"umami" e perché se ne parla tanto?

L'umami è uno dei cinque gusti fondamentali, descritto come 'sapido' o 'gustoso'. È stato scoperto all'inizio del XX secolo ed è associato alla presenza di glutammati, inosinati e guanilati in alcuni cibi. L'umami non è solo un sapore, ma esalta anche gli altri gusti e contribuisce alla palatabilità complessiva del cibo, creando una sensazione di soddisfazione. È naturalmente presente in alimenti fermentati, brodi (come il dashi), funghi, alghe, pomodori e formaggi stagionati, ed è un elemento chiave nell'equilibrio dei sapori nella cucina giapponese.

In conclusione, l'interesse per la cucina giapponese in Italia è forte, ma l'esperienza autentica richiede di andare oltre i luoghi comuni e cercare quei ristoranti che con passione e rispetto per la tradizione offrono un assaggio genuino del vasto e affascinante mondo del washoku. Sperimentare nuovi piatti e apprezzare l'attenzione alla qualità e alla filosofia che sta dietro a ogni preparazione può trasformare un semplice pasto in un vero e proprio viaggio culturale e sensoriale nel Sol Levante.

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