13/09/2021
La pizza, simbolo incontrastato della gastronomia italiana, non è solo un piatto amato in tutto il mondo, ma anche un indicatore cruciale della vitalità del settore della ristorazione nel Bel Paese. Negli ultimi due anni, questo comparto ha visto cambiamenti significativi, come rivela un'indagine approfondita condotta dalla CNA. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il numero totale di pizzerie e attività legate alla pizza in Italia ha subito variazioni notevoli, con trend sorprendenti che ridisegnano la mappa della pizza italiana.

- Il Quadro Generale: Meno Pizzerie Tradizionali
- Analisi Regionale: Chi Sale e Chi Scende
- La Densità della Pizza: Dove ce n'è di Più?
- Focus sulle Categorie Specifiche
- Esempi di Eccellenza nel Panorama Italiano
- Densità di Pizzerie per Abitante: Un Confronto Regionale
- Domande Frequenti sui Dati
- Conclusioni: Un Settore in Trasformazione
Il Quadro Generale: Meno Pizzerie Tradizionali
L'analisi della CNA evidenzia un dato inatteso: il numero complessivo di pizzerie e attività correlate è diminuito. Si è registrata una perdita di 5.366 unità negli ultimi due anni, portando il totale a quota 121.529 attività a livello nazionale. Questo calo generale è un segnale di trasformazione all'interno del settore, spinto probabilmente da diversi fattori economici e sociali che hanno impattato sulle attività tradizionali, come l'aumento dei costi delle materie prime e i cambiamenti nelle abitudini di consumo post-pandemia.
Analisi Regionale: Chi Sale e Chi Scende
La situazione regionale presenta un quadro variegato, con differenze sostanziali tra le varie aree geografiche italiane. Mentre alcune regioni hanno visto una contrazione, altre hanno registrato una crescita.
Il Calo Spettacolare in Campania
La regione simbolo della pizza, la Campania, ha subito il colpo più duro in termini di numero assoluto di pizzerie. Qui si è registrato un drastico calo del 41,1% delle attività, con una perdita significativa che ha portato il totale a 10.263 pizzerie. Questo dato, sebbene sorprendente per la patria della pizza, riflette forse una saturazione del mercato o una maggiore sensibilità agli impatti economici e alle nuove dinamiche del settore, come lo spostamento verso modelli diversi.
Crescita in Altre Regioni
Nonostante il calo generale, alcune regioni hanno visto una crescita significativa nel numero di attività legate alla pizza (un termine che potrebbe includere format diversi dalla sola pizzeria tradizionale). La Lombardia, in particolare, si è distinta con un aumento del +24,6%, aggiungendo 3.489 unità e raggiungendo un totale di 17.683 attività. Questa crescita è probabilmente legata alla dinamicità economica e demografica della regione, in particolare nell'area metropolitana di Milano. Altre regioni con buona crescita in termini assoluti includono la Toscana (+1.496 attività), la Sicilia (+1.268 attività) e l'Emilia-Romagna (+1.148 attività), aree con una forte tradizione culinaria e un importante flusso turistico.
Regioni in Contrazione (Pizzerie Generiche)
Oltre alla Campania, altre regioni hanno visto una diminuzione nel numero complessivo di pizzerie. Tra queste, il Lazio (-34,8%), l'Abruzzo (-28,4%), la Sicilia (-14,8% - è interessante notare la differenza con il dato di crescita delle "attività legate alla pizza" in Sicilia, suggerendo un possibile spostamento interno tra le tipologie di attività) e l'Umbria (-13%). Questi cali indicano come le difficoltà del settore abbiano toccato diverse aree del paese.
Le Regioni con la Crescita Percentuale Maggiore
Considerando la crescita in termini percentuali per le "attività legate alla pizza", spiccano regioni che partivano forse da numeri assoluti inferiori ma hanno visto un incremento notevole: Basilicata (+102,6%), Calabria (+75%), Puglia (+59,8%) e Sardegna (+39,5%). Questi dati suggeriscono un'espansione del settore in aree dove forse era meno sviluppato in precedenza.
La Densità della Pizza: Dove ce n'è di Più?
Un altro modo per analizzare la presenza delle pizzerie è considerare la loro densità rispetto alla popolazione residente. Questa prospettiva offre una visione diversa dalla semplice conta assoluta.
Sul podio per la maggior densità di pizzerie (intendendo le attività generiche legate alla pizza) salgono la Sardegna (un'attività ogni 206,3 residenti), seguita dall'Abruzzo (un'attività ogni 249,2 residenti) e dal Molise (un'attività ogni 263,9 residenti). Queste regioni, pur non essendo sempre in cima per numero assoluto, mostrano una notevole capillarità del servizio rispetto alla loro popolazione.
La media nazionale si attesta su un'attività ogni 485,3 residenti.
All'estremo opposto si trova il Friuli-Venezia Giulia, con la densità più bassa (un'attività ogni 694,5 abitanti), quasi il triplo della densità riscontrata in Sardegna.
La classifica completa per densità vede, nell'ordine: Sardegna, Abruzzo, Molise, Valle d’Aosta, Marche, Toscana, Puglia, Sicilia, Liguria, Umbria, Emilia-Romagna, Trentino-Alto Adige, Campania, Lombardia, Piemonte, Veneto, Lazio e, ultima, Friuli-Venezia Giulia.
Focus sulle Categorie Specifiche
L'indagine CNA fornisce dati anche su tipologie specifiche di attività, come i ristoranti che offrono anche pizza e le pizzerie dedicate all'asporto.
Ristoranti-Pizzeria
Anche la categoria dei ristoranti che offrono anche pizza ha visto dinamiche contrastanti. Le riduzioni più significative in questa specifica tipologia si sono registrate in Campania (-1.376 unità, -28,2%) e nel Lazio (-744 unità, -23,42%).
Al contrario, c'è stata una forte crescita in altre regioni, in particolare in Lombardia (+935 nuove aperture, un incremento del +239,13%), un dato che sottolinea un'espansione notevole di questo modello di business nella regione. Seguono Veneto (+1.012 aperture, +48,37%), Emilia-Romagna (+508 inaugurazioni, +28,56%) e Piemonte (+636 aperture, +12,45%).
Questi dati hanno portato la Lombardia a conquistare il primato nel numero totale di ristoranti-pizzeria, con 5.744 attività, superando la Campania (3.503) e la Toscana (3.497).
Pizzerie da Asporto
Il vero boom degli ultimi anni si è verificato nel settore delle pizzerie da asporto. A livello nazionale, queste attività sono quasi quadruplicate, passando da 5.367 a ben 19.669, con un aumento di 14.302 unità. Questo dato è il più eloquente sul cambiamento nelle abitudini di consumo, con una chiara tendenza verso il consumo domestico e il delivery.
La Basilicata ha registrato una crescita percentuale eccezionale del +2.088%, sebbene sia probabile che partisse da un numero assoluto molto basso di attività. Altre regioni con forte crescita percentuale includono quelle già menzionate per le "attività legate alla pizza".
Anche in questo segmento, tuttavia, alcune regioni hanno visto cali: Calabria (-32%), Campania (-12%), Lazio (-9%). È importante notare che il calo percentuale in Campania (-12%) non impedisce alla regione di mantenere il primato per numero totale di pizzerie da asporto con 3.581 attività, seguita dalla Lombardia (1.559) e dalla Sicilia (1.552). Questo indica che la Campania, pur avendo perso attività, partiva da una base molto elevata.
Esempi di Eccellenza nel Panorama Italiano
Questi numeri riflettono un settore in continua evoluzione, dove convivono pizzerie storiche e nuove realtà che interpretano la pizza in modi diversi. Pensiamo a figure come Gino Sorbillo a Napoli, un punto di riferimento per la pizza tradizionale napoletana e un ambasciatore del suo valore, o a esperienze innovative come quella dei Fratelli Aloe con Berberè, che hanno portato un approccio diverso alla pizza in diverse città, incluse le 5 sedi a Milano citate. Non dimentichiamo l'impegno nella ricerca e nella qualità degli ingredienti e degli impasti, come dimostra Marzia Buzzanca con le sue proposte all'Hofstatter Garten di Termeno, o la qualità della pizza di Piano B in Sicilia, esempi di come l'innovazione e la tradizione si incontrino per offrire prodotti di alta qualità.
Densità di Pizzerie per Abitante: Un Confronto Regionale
Per visualizzare meglio la distribuzione delle pizzerie rispetto alla popolazione, ecco una tabella che confronta la densità nelle regioni più rappresentative e la media nazionale.
| Regione | Densità (1 attività ogni X residenti) |
|---|---|
| Sardegna | 206,3 |
| Abruzzo | 249,2 |
| Molise | 263,9 |
| ... (altre regioni) | ... |
| Media Nazionale | 485,3 |
| Friuli-Venezia Giulia | 694,5 |
Domande Frequenti sui Dati
Perché c'è stato un calo generale delle pizzerie tradizionali?
L'indagine non specifica le cause esatte, ma è probabile che fattori come l'aumento dei costi delle materie prime ("caro Belpaese" citato nella fonte), le difficoltà legate alla pandemia (restrizioni, smart working che cambia flussi), il ricambio generazionale, la burocrazia e soprattutto il boom del delivery e dell'asporto abbiano spinto molte attività a chiudere, a non essere sostituite o a trasformarsi, ad esempio, concentrandosi unicamente sull'asporto o cambiando format.
Come mai la Lombardia ha avuto una crescita così forte?
La Lombardia, e in particolare l'area di Milano, è un grande centro economico con un'elevata densità di popolazione, un forte afflusso di lavoratori e turisti, e un mercato della ristorazione molto dinamico e recettivo alle nuove tendenze. È plausibile che ci sia una forte domanda di servizi di ristorazione diversificati, inclusa la pizza in vari formati. Il modello delle "attività legate alla pizza" e dei "ristoranti-pizzeria" (che hanno visto un incremento notevole in Lombardia) potrebbe essere particolarmente adatto al contesto urbano e alle abitudini di consumo della regione, che includono anche una vasta rete di servizi di delivery efficienti.
Il calo delle pizzerie in Campania significa che la pizza napoletana è in crisi?
Assolutamente no. La pizza napoletana è un marchio riconosciuto e apprezzato a livello mondiale, tutelato anche dall'UNESCO. Il calo del numero di pizzerie in Campania, sebbene numericamente il più consistente, potrebbe indicare una selezione naturale all'interno di un mercato storicamente molto vasto, una trasformazione interna al settore (magari con un passaggio verso format più moderni o un miglioramento della qualità media tra le attività che rimangono per resistere alla concorrenza) o semplicemente l'impatto dei fattori economici e della pandemia che hanno colpito l'intera nazione, ma con effetti amplificati in un contesto con una densità di attività già molto elevata.
Cosa ci dicono i dati sulle pizzerie da asporto?
Il dato sulla crescita esponenziale delle pizzerie da asporto (quasi quadruplicate a livello nazionale) è uno dei più rilevanti dell'intera indagine. Indica chiaramente un cambiamento fondamentale nelle abitudini di consumo degli italiani, con una preferenza sempre maggiore per l'acquisto di pizza da gustare a casa, spesso facilitato dall'uso sempre più diffuso di piattaforme di delivery. Questo trend, già in atto, è stato indubbiamente accelerato e consolidato dalle restrizioni e dalle nuove routine imposte dalla pandemia.
Conclusioni: Un Settore in Trasformazione
I dati forniti dalla CNA dipingono il quadro di un settore della pizza e della ristorazione in Italia estremamente dinamico e in rapida evoluzione. Se da un lato si assiste a un calo nel numero complessivo di pizzerie tradizionali, un segnale di pressione economica e di cambiamento del mercato, dall'altro si registra una crescita impressionante in segmenti come le pizzerie da asporto e in determinate regioni come la Lombardia. Questi trend suggeriscono che il settore si sta adattando a nuove esigenze dei consumatori, a modelli di business differenti e alle sfide economiche recenti. La pizza resta un pilastro della cultura italiana, un amore intramontabile per milioni di persone, ma il modo in cui la consumiamo e i luoghi dove la troviamo stanno cambiando, riflettendo le trasformazioni più ampie della società italiana.
L'analisi della CNA offre spunti preziosi per comprendere le direzioni future di questo comparto vitale per l'economia e la cultura del nostro paese. Sarà interessante osservare se i trend attuali si consolideranno o se ci saranno ulteriori evoluzioni nei prossimi anni.
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