Qual è la collina più alta di Torino?

Le Colline di Torino: Un Patrimonio Vivente

01/12/2024

Rating: 4.24 (3431 votes)

Le colline che abbracciano la città di Torino rappresentano un ecosistema dinamico e un archivio storico a cielo aperto, la cui storia affonda le radici in epoche remotissime, ben prima che l'uomo moderno lasciasse il suo segno. Questo rilievo, oggi cuore verde e polmone della metropoli, ha visto mutare profondamente il suo paesaggio e la sua vocazione nel corso dei millenni, testimoniando l'evoluzione del rapporto tra l'uomo e l'ambiente circostante.

Qual è la collina più alta di Torino?
La basilica di Superga, progettata da Filippo Juvarra è sagoma inconfondibile nel profilo della collina torinese, un'area che raggiunge i 720 metri di altitudine sul livello del mare nel suo punto più alto (Colle della Maddalena), e che si estende in tutta la parte est di Torino (che è anche l'area in cui scorre, a ...

La presenza umana su queste alture risale a circa 20.000 anni fa, un periodo coincidente con il lento ritiro dei ghiacciai e il conseguente terrazzamento delle alluvioni. In quell'era lontana, il clima e la vegetazione erano radicalmente diversi da oggi. Il paesaggio collinare era dominato da una vegetazione più aperta, simile a quella delle steppe, un ambiente probabilmente plasmato dalle condizioni climatiche rigide e dalla presenza di grandi erbivori.

Indice dei contenuti

Storia Millenaria: Dalle Origini alla Nascita della Città

Con la fine dell'ultima glaciazione, il clima divenne più mite e umido, favorendo la formazione di foreste dense. La collina torinese si coprì di boschi di latifoglie miste, con una ricca varietà di specie arboree autoctone. Frassini, aceri, querce, tigli, noccioli ed olmi costituivano il tessuto vegetale primigenio, creando un ambiente rigoglioso e ricco di biodiversità. Questa fase naturale durò per millenni, plasmando il suolo e i corsi d'acqua che scendevano verso la pianura.

Fu in epoca pre-romana che un cambiamento epocale si verificò. Gli abitanti che per millenni avevano popolato le alture collinari, sfruttandone le risorse e la posizione strategica, iniziarono a scendere verso la pianura sottostante. Questa migrazione portò alla fondazione del nucleo originario della città di Torino, segnando l'inizio di un rapporto diverso tra la collina e l'insediamento umano principale, un legame che si sarebbe rafforzato e trasformato nei secoli successivi.

Il Medioevo e la Trasformazione del Paesaggio Agrario e Religioso

Il periodo medievale vide un'ulteriore significativa trasformazione del paesaggio collinare. Sebbene le foreste rimanessero una componente importante, l'influenza umana si fece più marcata. Le estese foreste di querce, che avevano dominato per lungo tempo, iniziarono a ridursi, sostituite in parte da colture agricole e, in particolare, da castagneti. Parallelamente, si diffuse il pino silvestre, l'unica conifera autoctona della zona, la cui presenza divenne così caratteristica da dare origine al toponimo da cui deriva il nome del comune di Pino Torinese.

Dopo l'anno Mille, la collina divenne anche un centro di spiritualità e produzione monastica. Numerose abbazie furono costruite dagli ordini religiosi, e queste istituzioni ebbero un ruolo cruciale nella gestione del territorio. Vaste superfici boscate furono bonificate e convertite in terreni agricoli per sostenere le comunità monastiche. Fu in questo periodo che iniziarono a sorgere i primi centri abitati stabili sulle alture, piccoli nuclei che si aggiunsero alle sparse dimore preesistenti.

Le "Vigne" Nobiliari: Dimore di Villa e Centri Produttivi

Tra il Cinquecento e il Settecento, la collina torinese conobbe un periodo di grande splendore, legato soprattutto alla nobiltà cittadina. Numerose famiglie aristocratiche torinesi scelsero le alture per costruire le proprie ville e cascine, trasformando il paesaggio con architetture imponenti e giardini curati. Queste proprietà, soprannominate collettivamente le “Vigne”, non erano semplici luoghi di villeggiatura estiva. Erano vere e proprie aziende agricole, dove si concentrava la produzione, in particolare quella vitivinicola, da cui il nome. La vite divenne la coltura privilegiata, disegnando i fianchi delle colline con filari e terrazzamenti.

I vasti parchi che circondavano queste dimore nobiliari furono spesso arricchiti con esemplari arborei esotici, importati da terre lontane per abbellire e mostrare la ricchezza dei proprietari. Ancora oggi, passeggiando nei giardini storici o nei parchi pubblici ricavati da queste antiche tenute, è possibile ammirare maestosi esemplari di Magnolia grandiflora, Fagus purpurea e tricolor, ippocastani, platani, cedri e molte altre specie non autoctone che si sono integrate nel paesaggio, aggiungendo un tocco di diversità botanica.

Fragilità Ambientale e Specie Aliene: I Primi Dissesti

L'intensa sfruttamento agricolo del terreno collinare, sebbene portatore di prosperità per l'epoca, iniziò a mostrare i primi segnali di fragilità ambientale nel Settecento. La continua lavorazione del suolo, la riduzione della copertura forestale e la canalizzazione delle acque superficiali alterarono l'equilibrio idrogeologico. I primi dissesti idrogeologici iniziarono a verificarsi con maggiore frequenza, culminando in smottamenti e frane in occasione di eventi meteorologici estremi. Un episodio particolarmente significativo si verificò dopo l'alluvione del 1750. Per cercare di mitigare gli effetti dell'erosione e stabilizzare i versanti, fu introdotta una nuova specie arborea dal Nord America: la Robinia. Sebbene inizialmente importata con intenti benefici, la sua rapida crescita e la capacità di colonizzare terreni degradati l'hanno resa oggi una specie problematica in molte aree.

Il Novecento: Nuovi Usi e Nuove Sfide

Il Novecento segnò un'ulteriore evoluzione nel rapporto tra la città e la sua collina. Le classi lavoratrici torinesi iniziarono a frequentare il territorio collinare per svago e relax, scoprendo la bellezza dei paesaggi e l'aria più salubre rispetto alla città industriale. In questo periodo, cominciarono a svilupparsi i primi sentieri collinari dedicati all'escursionismo e alle passeggiate. Un'infrastruttura simbolo di questa nuova fruizione fu la costruzione di una funicolare, che collegava la città alla Basilica di Superga, rendendo l'altura e il suo celebre monumento più facilmente accessibili a tutti.

Tuttavia, il XX secolo portò anche nuove e più intense pressioni sul territorio. Durante la Seconda Guerra Mondiale, numerosi boschi furono tagliati per esigenze belliche e di riscaldamento, riducendo ulteriormente la copertura forestale. Negli anni '50 e '70, il boom economico e la crescita demografica portarono a nuove e massicce urbanizzazioni. Intere aree, spesso tra le più panoramiche e naturalisticamente preziose, furono edificate, con la costruzione di nuove strade e insediamenti residenziali. Questo fenomeno ebbe conseguenze drastiche: accentuò i problemi di dissesti idrogeologici a causa dell'impermeabilizzazione del suolo e dell'alterazione dei deflussi, causò una profonda alterazione del paesaggio tradizionale e del patrimonio naturalistico, e ridusse drasticamente sia la vegetazione naturale che la possibilità di fruizione pubblica di ampie zone collinari, che divennero proprietà private.

Il Degrado Ecologico Attuale e i "Boschi d'Invasione"

Oggi, la collina torinese si trova ad affrontare nuove sfide ecologiche, in parte ereditate dal passato e in parte legate a cambiamenti socio-economici recenti. La progressiva diminuzione dell'utilizzo del legname, un tempo risorsa fondamentale, ha portato all'abbandono di molte particelle boscate, in particolare i cedui di Robinia. Questi boschi, non più gestiti attraverso i tagli periodici tipici del ceduo, presentano una struttura alterata e squilibrata. La Robinia, pur essendo una specie robusta, è soggetta a frequenti schianti (rotture o sradicamenti dovuti a vento o neve) a causa della sua crescita rapida e del legno fragile, un problema peggiorato dall'invasione di specie rampicanti come il Rovo e la Vitalba. Queste piante si aggrovigliano attorno ai fusti e agli arbusti, soffocandoli e provocandone il diradamento, creando un sottobosco impenetrabile e disordinato.

In molte zone un tempo dedicate all'agricoltura, come prati o frutteti abbandonati, si osserva oggi un altro fenomeno: l'espansione spontanea della vegetazione arbustiva ed arborea. Questo è particolarmente evidente in prossimità dei vecchi cascinali abbandonati. Queste aree vengono progressivamente colonizzate da quelle che vengono definite “boschi d’invasione”. Si tratta principalmente di specie pioniere a rapida crescita, capaci di insediarsi su terreni marginali o disturbati, come la Robinia, il frassino, il salicone, il ciliegio, la betulla, l'acero campestre e il pioppo bianco. Se da un lato questa vegetazione restituisce alla collina una copertura verde, dall'altro rappresenta una semplificazione ecologica rispetto agli ambienti agricoli tradizionali e richiede una gestione per evitare che diventi a sua volta problematica.

Prospettive per il Futuro: La Necessità di Gestione Attiva

Di fronte a questi scenari, emerge chiara la necessità di intervenire rapidamente e in modo mirato per riportare i boschi e l'intero ecosistema collinare in buone condizioni di salute e stabilità. Un'azione fondamentale riguarda la gestione del sottobosco: una periodica ripulitura non solo migliora la fruibilità dei boschi, ma è cruciale per prevenire gli incendi, riducendo la quantità di materiale combustibile accumulato al suolo.

Parallelamente, è importante avviare un processo di conversione graduale dei vecchi cedui in fustaie. Questo tipo di gestione forestale, che favorisce lo sviluppo di alberi ad alto fusto con una struttura più stabile e diversificata, contribuisce in modo significativo a prevenire il dissesto idrogeologico, migliorando la capacità del suolo di assorbire l'acqua e contrastando l'erosione. Inoltre, fustaie ben gestite sono meno soggette a schianti e più resilienti agli attacchi parassitari e ai cambiamenti climatici, frenando il degrado complessivo del patrimonio boschivo.

La collina torinese, con la sua ricca e complessa storia, le sue trasformazioni paesaggistiche e le sue attuali fragilità ecologiche, rappresenta un patrimonio di inestimabile valore. La sua conservazione e valorizzazione richiedono un impegno costante nella gestione sostenibile, capace di bilanciare la protezione degli equilibri naturali con la fruizione da parte dei cittadini, garantendo che questo polmone verde continui a svolgere il suo ruolo ecologico, storico e ricreativo per le generazioni future.

Se vuoi conoscere altri articoli simili a Le Colline di Torino: Un Patrimonio Vivente, puoi visitare la categoria Gastronomia.

Go up