Dove è morto Angelino Falvo a Torino?

Addio a Angelino Falvo: Un'Icona Torinese

15/02/2026

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Torino si stringe nel ricordo di Angelino Falvo, un nome che per oltre cinquant'anni ha rappresentato un punto fermo nella mappa della ristorazione cittadina e un simbolo di un'ospitalità d'altri tempi. Scomparso all'età di 80 anni, Angelino lascia un'eredità fatta di sapori autentici, aneddoti indimenticabili e un legame profondo con generazioni di torinesi e visitatori illustri.

Dove è morto Angelino Falvo a Torino?
Un uomo e un ristoratore di altri tempi, vera e propria pietra miliare del commercio torinese. Angelino è morto la scorsa notte, a 80 anni: ora potrà tornare a riabbracciare la sua amata Rita, sua moglie, con la quale aveva aperto il ristorante "Da Angelino" di corso Moncalieri 59, ora gestito dal figlio Mauro.

La sua figura non era quella del semplice ristoratore, ma di un vero e proprio ambasciatore del gusto e della convivialità piemontese. "Da Angelino", il suo ristorante in corso Moncalieri, era molto più di un locale dove pranzare o cenare; era un crocevia di storie, un rifugio accogliente, un luogo dove il calore umano si mescolava sapientemente con l'eccellenza culinaria.

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Una Vita Dedicata all'Accoglienza: L'Origine di un Mito Torinese

La storia del ristorante "Da Angelino" inizia nei ferventi anni Sessanta, un periodo di grande trasformazione per l'Italia e per Torino. Angelino Falvo, insieme alla sua amata moglie Rita, ebbe la visione di creare un luogo che riflettesse la loro passione per la buona cucina e per il rapporto umano. Scelsero corso Moncalieri, una zona che, pur essendo centrale, offriva un'atmosfera riservata e piacevole.

Per decenni, Angelino e Rita hanno lavorato fianco a fianco, costruendo mattone dopo mattone la reputazione di un ristorante basato sulla qualità, la genuinità e un'accoglienza senza pari. La scomparsa di Angelino segue, a distanza di tempo, quella della sua Rita, e il pensiero che ora possano ricongiungersi in un abbraccio eterno aggiunge un tocco di commozione a questa triste notizia. Oggi, il figlio Mauro ha raccolto il testimone, impegnato a preservare l'anima e lo stile che hanno reso celebre il nome di famiglia.

L'Ospitalità secondo Angelino: Un Dono Raro

Se chiedeste a chiunque abbia frequentato "Da Angelino" cosa lo rendesse speciale, la risposta andrebbe quasi certamente oltre il cibo. Angelino possedeva un carisma naturale e un'innata capacità di far sentire ogni cliente non solo benvenuto, ma coccolato e valorizzato. Era lui il cuore pulsante del locale, sempre presente, con la battuta pronta, il consiglio giusto sul piatto del giorno o un aneddoto da raccontare.

Il suo stile era fatto di piccoli gesti che facevano una grande differenza: l'assaggio offerto prima di ordinare, il "piatto in più" generosamente aggiunto, l'attenzione sincera verso le esigenze di ogni ospite. Era un vero artista dell'accoglienza, per il quale la soddisfazione del cliente non era un obiettivo commerciale, ma una missione personale. Questa dedizione creava un'atmosfera unica, un senso di familiarità che trasformava una semplice cena in un'esperienza memorabile.

La Cucina: Tradizione, Gusto e Genuinità

Alla base dell'esperienza "Da Angelino" c'era, ovviamente, la cucina. Profondamente radicata nella tradizione piemontese e italiana, offriva piatti che parlavano al cuore e al palato. I primi piatti, robusti e saporiti, preparati con pasta fresca e sughi ricchi, erano un inno alla generosità della tavola contadina rivisitata con eleganza. I secondi, a base di carne o pesce, seguivano rigorosamente le stagioni e la disponibilità di ingredienti freschi e di alta qualità.

Due piatti, in particolare, sono rimasti nel cuore dei frequentatori: il bollito misto, servito con le sue salse d'accompagnamento, un rito culinario che Angelino celebrava con maestria, e la bagna caoda, l'iconico intingolo a base di aglio, olio d'oliva e acciughe, simbolo della convivialità piemontese, perfetto per intingervi le verdure fresche di stagione. Ma il menù era dinamico, arricchito da proposte del giorno e da piatti che Angelino amava proporre per far scoprire nuovi sapori o riscoprire antiche ricette.

La cura nella scelta delle materie prime era maniacale. Angelino sapeva che il successo di un piatto partiva dalla qualità degli ingredienti, e per questo selezionava personalmente i fornitori, privilegiando i prodotti del territorio e le eccellenze italiane. Questo rigore si traduceva in piatti dal gusto autentico e inconfondibile.

Un Ristorante, Mille Volti Nodi: Dallo Sport allo Spettacolo

L'atmosfera discreta ma accogliente di "Da Angelino" lo rese presto un punto di riferimento per un pubblico eterogeneo e spesso molto noto. Personalità del mondo dello spettacolo, dell'arte, della musica e delle istituzioni torinesi erano clienti abituali, trovando nel locale di Angelino un luogo dove potersi rilassare lontano dai riflettori, godendo di buon cibo e ottima compagnia.

Ma il legame forse più forte e duraturo fu quello con il mondo dello sport, e in particolare con la Juventus. "Da Angelino" divenne negli anni una sorta di "seconda casa" per molti giocatori e dirigenti bianconeri. Nomi che risuonano nella storia del calcio, come Roberto Baggio, Stefano Tacconi, Gianluca Vialli, Michel Platini, e in tempi più recenti Zinedine Zidane, varcavano spesso la soglia del ristorante. Angelino era più di un ristoratore per loro; era un amico, un confidente, una presenza rassicurante.

Il rapporto con Zidane, in particolare, si fece così stretto da ispirare Angelino a dedicargli un piatto di pasta. E il legame si estese alla famiglia: il figlio di Angelino, Roberto, dimostrando talento ai fornelli, divenne addirittura lo chef personale di "Zizou", seguendolo anche nelle sue esperienze all'estero e portando con sé un pezzo dell'eredità culinaria di famiglia.

Un episodio che testimonia l'importanza del locale per la squadra bianconera risale al 1993. Subito dopo aver conquistato la Coppa Uefa, l'intera rosa della Juventus, guidata dal carismatico allenatore Giovanni Trapattoni, scelse di celebrare la vittoria proprio "Da Angelino". Un momento di festa e convivialità che sottolinea il legame speciale che si era creato tra il ristorante e il mondo bianconero.

L'Eredità di un Uomo e di un Locale

La scomparsa di Angelino Falvo non segna solo la fine di una vita, ma la chiusura di un capitolo importante nella storia della ristorazione torinese. Il suo stile, la sua passione, la sua dedizione rimarranno un esempio per le future generazioni di ristoratori.

Il figlio Mauro ha ora il compito e la responsabilità di portare avanti il nome "Da Angelino", preservando l'atmosfera unica e la qualità che ne hanno fatto una leggenda. Sarà una sfida impegnativa, ma anche un modo per mantenere vivo il ricordo di un padre straordinario e di un professionista esemplare.

Torino perde una delle sue figure più caratteristiche, un volto noto e amato che ha contribuito a definire l'identità culinaria e sociale della città. L'eredità di Angelino Falvo vive nei sapori dei piatti che continuano a essere serviti nel suo ristorante, ma soprattutto nel ricordo della sua ineguagliabile umanità e della sua arte nell'accogliere. Addio, Angelino, grazie di tutto.

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